Dragon Ball Z Kakarot – Recensione

Siamo onesti: a meno che negli ultimi trent’anni non abbiate vissuto in un rifugio antiatomico senza connessioni con il mondo esterno, non potete non aver sentito parlare neanche una volta di Dragon Ball, il celeberrimo manga creato da Akira Toriyama e diventato nel corso degli anni un vero e proprio prodotto transmediale capace di catturare l’interesse di grandi e piccini. Dragon Ball, infatti, è un prodotto nato nel lontano 1987 e nel corso del tempo è stato capace di essere “coinvolto” in mercati che andavano al di là di quello della carta stampata (su cui è nato) approdando al mondo degli anime, del cinema e ovviamente anche nel mondo dei videogiochi. A oggi, infatti, si contano oltre trenta titoli dedicati al marchio Dragon Ball, con una particolare attenzione per la serie Z che vede un vero e proprio percorso evoluzionistico del protagonista, grazie alla sua scoperta di appartenere a una razza aliena guerriera denominata Sayan. Nel corso degli anni la storia di Dragon Ball Z ha camminato di pari passo con quella delle console, partendo dai semplici scenari bidimensionali visti su Super Nintendo (Dragon Ball Z: Super Butouden) per finire con il recentissimo Dragon Ball Fighterz pubblicato su più piattaforme.
Il progetto più ambizioso è probabilmente quello di cui vi parleremo in questa sede, ossia Dragon Ball Z Kakarot, titolo sviluppato da Cyberconnect2 che non ha l’intenzione di far esplorare al giocatore universi alternativi ma, piuttosto, vivere quelli già noti nella maniera più fedele possibili, senza svarioni narrativi. Il risultato è quello di un prodotto Action RPG che riesce a riunire in un solo titolo caratteristiche sublimi a qualche contenuto che, a essere onesti, ci è sembrato un semplice riempitivo da accostare alla trentina di ore necessarie per il completamento dell’avventura principale.

La carrellata di trailer e immagini promozionali che hanno anteceduto il rilascio di Dragon Ball Z Kakarot hanno dato l’impressione ai giocatori più navigati (o scettici come il sottoscritto) che non fossero altro che del fumo negli occhi per mascherare un gioco grezzo che contava di toccare esclusivamente i cosiddetti “feels” dei giocatori: dopotutto, siamo sinceri, l’esperienza recente con One Piece World Seeker era stata abbastanza deludente ed è lecito essere prevenuti con titoli ispirati a film, anime o saghe diventate oramai un cult. Niente di più sbagliato. Ma andiamo con ordine.
Appena avviato Dragon Ball Z Kakarot  il giocatore viene accolto da un remake della sigla originale di Dragon Ball Z realizzata interamente con la grafica del gioco, dove l’Unreal Engine utilizzato fa vedere i suoi muscoli, e dopo pochi minuti il gioco ha inizio, vedendo Goku e Gohan proiettati all’interno di una mappa dalle atmosfere dragonballiane con l’obbiettivo di raccogliere alcuni elementi da portare a Chichi. Questa prima parte di gioco, nella sua brevità, funge solo da tutorial per spiegare le dinamiche di gioco essenziali come il movimento sulla mappa oppure la presenza di quest principali e secondarie. Muoversi nella mappa di Dragon Ball Z Kakarot  è veramente facile ed è possibile utilizzare sia la Nuvola Kinton sia camminare oltre che, ovviamente, volare. Più che parlare di una vera e propria mappa, però, il titolo di Cyberconnect2 propone una serie di mini-mappe di diverse aree e, per spostarsi da una mappa all’altra, è necessario ricorrere a un apposito menù di spostamento che vi proporrà le diverse aree esplorabili che aumenteranno con il progredire della storia. Come abbiamo avuto modo di dirvi in precedenza, la mappa accoglie un quantitativo spropositato di missioni secondarie proposte dai più svariati personaggi: raccogliere oggetti ed eliminare nemici saranno le richieste che più spesso riceverete e non tarderà quindi ad arrivare quel senso di ripetitività che vi spingerà subito a iniziare un’altra missione principale. Le quest secondarie, al di là della ripetitività, offrono al giocatore la possibilità di ottenere alcuni punti esperienza e oggetti utili a migliorare le caratteristiche dei diversi personaggi (ma di questo parleremo poco più avanti).
Nonostante le mappe di gioco propongano ambientazioni più o meno note ai fan di Dragon Ball, purtroppo la realizzazione delle stesse è al di sotto delle aspettative poiché gli ambienti risultano molto simili tra loro, con una onnipresente presenza di verde e pochi dettagli caratterizzanti, anche nelle città e villaggi che saranno a tutti gli effetti i posti in cui vi recherete per ricevere degli incarichi da portare a termine. Girovagando per le diverse mappe, oltre ad accogliere richieste per il completamento di subquest, è possibile raccogliere oggetti collezionabili (alcuni dei quali proporranno frame tratti dall’anime Dragon Ball) e materie prime per la creazione di macchine o di squisiti manicaretti con cui aumentare le statistiche dei diversi guerrieri.

Come avete avuto modo di capire leggendo le varie anteprime in giro per la rete, Dragon Ball Z Kakarot racconta l’arco narrativo di Dragon Ball Z dall’inizio alla fine senza omettere nessun momento importante. Il gioco inizia infatti proponendo l’arrivo del Sayan Radish (fratello di Goku) e termina con il ciclo di Majin Bu, senza ovviamente saltare le fasi cruciali di Freezer e Cell. La trama del gioco si evolve attraverso una lunga serie di missioni che si attivano parlando con alcuni personaggi “chiave” per il proseguo della storia. Ciascuna missione è inoltre anticipata e/o seguita da una sequenza realizzata con grafica in-game che ripropone alla perfezione quanto visto nell’anime, salvo qualche piccola sbavatura o accelerazione nella narrazione. Per esempio, nel momento in cui Piccolo colpisce Radish e Goku con il suo Makanko Sappo, nessuno dei due personaggi colpiti sarà coperto di sangue (come invece accadeva nel manga), oppure lo stesso Radish non verrà finito con un colpo sulla schiena da parte di Piccolo ma spirerà dopo aver pronunciato le ultime parole; altro esempio di “taglio” si verifica quando Freezer interroga i namecciani circa la posizione delle sfere: molti di voi ricorderanno che, in quel momento, Freezer sfoga tutta la sua rabbia su un piccolo namecciano prima di puntare il suo dito verso Dende (il futuro Dio della terra) e convincere quindi l’anziano namecciano a parlare. Questi tagli e variazioni alla trama nulla cambiano nell’esperienza di gioco, ma qualche fan accanito potrebbe storcere il naso.
Durante le nostre ore trascorse con Dragon Ball Z Kakarot siamo rimasti estremamente colpiti dalla fedeltà ai dialoghi della controparte cartacea: i personaggi scambieranno esattamente le stesse identiche battute, riuscendo così a far trasmettere quel prepotente pathos che abbiamo percepito ammirando la serie animata. Le missioni che compongono la storia non chiedono altro che recarsi  da un punto A a un punto B per affrontare il successivo nemico o, tuttalpiù, recarsi in un certo posto per recuperare un particolare oggetto da consegnare a un altro personaggio. Come detto poco più sopra, l’intera esperienza di gioco può essere intervallata, se il giocatore lo desidera, da una serie di missioni secondarie la cui ripetitività è percepibile fin da subito: come per le missioni principali, infatti, gli obbiettivi richiesti sono praticamente sempre gli stessi e dal momento che queste non aggiungo né tolgono nulla alla trama principale, vi cimenterete nelle missioni secondarie solamente nel caso in cui vogliate sviluppare i vari personaggi.

Fin dalla sua prima presentazione Dragon Ball Z Kakarot è stato presentato come un Action RPG, uno di quei titoli insomma c’è tanta azione ma anche una bella porzione di customizzazione e sviluppo dei vari personaggi; dopo tante ore passate a svolazzare sulle varie mappe del gioco possiamo affermare con assoluta certezza che l’esperimento è riuscito a metà. Ogni qualvolta utilizzerete e “sbloccherete” un nuovo personaggio avrete la possibilità di accedere al suo albero della abilità dove sarà possibile potenziare gli attacchi già noti o migliorare le sue statistiche spendendo alcune sfere Z che troverete lungo la mappa o a fine di ogni combattimento. Disseminati lungo la mappa e contraddistinti da un fascio di luce blu troverete dei punti di allenamento dove, soddisfacendo alcuni requisiti e vincendo il duello, sarà possibile sbloccare nuove mosse per ciascun personaggio. Contemporaneamente allo sviluppo dei personaggi è possibile sfruttare alcuni tabelloni di gioco dove, collocando ogni personaggio in una certa posizione, sarà possibile ottenere un potenziamento per i guerrieri, soprattutto se vengono posti in caselle vicine personaggi che hanno un qualche tipo di correlazione: mettendo vicini Piccolo, Gohan e Goku è possibile ottenere potenziamenti grazie al rapporto padre-figlio che intercorre tra Goku e Gohan e al rapporto allievo-maestro grazie a quello che intercorre tra Gohan e Piccolo. Per i tabelloni citati in precedenza ci sono oltre quaranta personaggi collocabili e pertanto è lasciata al giocatore la ricerca della combinazione migliore. Sempre in merito al discorso del tabellone, a ogni personaggio possono essere offerti dei doni (reperibili a fine combattimento o acquistabili in negozio) che migliorano e potenziano il legame con gli altri personaggi.

Per quanto riguarda il discorso dei combattimenti, il gameplay di Dragon Ball Z Kakarot  è un qualcosa di completamente diverso rispetto al passato, abbandonando quindi la struttura vista in titoli come Xenoverse e Fighterz, e avvicinandosi a uno stile di lotta più strategico e ponderato ma non per questo meno spettacolare o lento. Dragon Ball Z Kakarot  propone infatti lotte in cui i giocatori hanno a disposizione poche libertà di movimento in modo da non perdere di vista i nemici presenti sulla mappa ed è per questo motivo impossibile perdere di vista i nemici o nascondersi per pianificare una strategia. Con il nemico sempre in vista, quindi, i giocatori dovranno utilizzare il pulsante cerchio per sferrare un’alternanza di calci e pugni, intervallandola ogni tanto con il tasto quadrato per dei colpi energetici; con la pressione dei pulsanti L1 o R1 + uno dei quattro tasti a cui è stato assegnato un comando, il giocatore può lanciare un attacco speciale del personaggio utilizzato oppure chiedere un supporto di uno dei personaggi (se presenti) che partecipano alla lotta. Il sistema di controllo, raccontato così, potrebbe sembrare molto confusionario e non vi nascondiamo che nelle prime sessioni di gioco abbiamo avuto qualche difficoltà a capire come muovere correttamente il personaggio o come schivare i colpi del nemico; dopo qualche ora e i primi combattimenti, il sistema di controllo dimostra tutta la sua efficacia e riesce a rendere il titolo accessibile a ogni tipo di giocatore. Durante le prime fasi di gioco Dragon Ball Z Kakarot  sembra presentare un tipo di lotta fin troppo semplice, con una curva di difficoltà ascendente ma non è affatto così: procedendo nell’avventura e affrontando nemici sempre più forti, il titolo di Cyberconnect2 mostra un sistema di combattimento tosto, intelligente e ponderato dove il giocatore non potrà lanciare sfere di energia ininterrottamente a causa dell’energia spirituale che tende a calare dopo alcuni attacchi. Procedendo nella storia, ovviamente, non mancherà ad alcuni personaggi la possibilità di trasformarsi in Super Sayan o di utilizzare la Fusion, ma su questo lasciamo a voi il piacere della scoperta…

Come avrete avuto modo di capire, quindi, la linea che divide Dragon Ball Z Kakarot dall’anime e dal manga è veramente sottile e il livello di fedeltà nella realizzazione delle cutscene e dei personaggi è veramente sorprendente. Le cutscene presentano un livello di dettaglio impressionante, con delle espressioni facciali dei diversi personaggi realizzate con notevole maestria; purtroppo, però, le animazioni dei personaggi risultano un po’ carenti negli intermezzi dialogati durante le missioni. La paletta di colori utilizzata per colorare scenari di gioco è personaggi è molto fedele a quella presente nell’anime ed è possibile apprezzarla soprattutto in occasione degli attacchi speciali come la Kamehameha, la Genkidama o il Taiyoken dove anche gli effetti di illuminazione hanno un ruolo veramente importante.  Ad accompagnare l’azione di gioco e le varie scene c’è la colonna sonora ORIGINALE con gli stessi brani che hanno reso celebri la serie animata, ed è quindi un tuffo al cuore sentire Cha-La Head-Cha-La nelle sue varianti durante i diversi momenti.
Dragon Ball Z Kakarot è un titolo che presenta nella maggior parte dei dialoghi un doppiaggio completamente in lingua inglese o giapponese di ottima fattura, accompagnato da una serie di sottotitoli in lingua italiana, curati e pienamente comprensibili.

In Conclusione

Dragon Ball Z Kakarot è senza ombra di dubbio un titolo coraggioso in cui è evidente che gli sviluppatori di Cyberconnect2 hanno provato a metterci il cuore, creando un gameplay che “osa” nonostante il nome altisonante. Il risultato è tutto sommato un titolo convincente, in cui tutti i fan di Dragon Ball Z troveranno sempre più motivi per andare avanti nella storia fino all’esplosivo combattimento finale contro Majin Bu. Come avete potuto leggere nell’articolo, però, Dragon Ball Z Kakarot è un titolo con alcuni difetti: la ripetitività delle missioni, primarie e secondarie, non tarda ad arrivare e la realizzazione grafica del titolo nei vari scenari di gioco non rispecchia la sublime qualità mostrata nelle varie cutscene di cui è ricco il gioco. Creare un titolo con il nome “Dragon Ball” vuol dire toccare un qualcosa di veramente importante per una generazione e il fallimento può essere dietro l’angolo se si osa troppo: per fortuna, però, il Dragon Ball Z Kakarot è un titolo vincente e convincente e non possiamo che consigliarlo agli amanti del manga di Akira Toriyama.

 

 


8
voto