FeaturedRecensioni

Wattam – Recensione

Dietro allo stravagante e coloratissimo Wattam c’è l’inconfondibile tocco di Keita Takahashi, colui che ha portato sui nostri schermi il folle e divertente Katamari Damacy. Spiegare cosa sia  Wattam non è un’impresa certo semplice poiché mi sono trovato a gestire decine e decine di oggetti animati come nasi, water, forme geometriche, occhi, forchette e molti altri oggetti che riempiono in maniera folle lo schermo, con i quali potremo interagire in maniera del tutto inconsueta.

Il Sindaco, un cubo con la bombetta, è tutto solo, il mondo è stato sconvolto da una temibile calamità, ma piano piano scopre che gli oggetti che lo circondano sono vivi e vogliono divertirsi con lui e mano a mano che il divertimento aumenta, il mondo che sembrava vuoto e buio, si riempie di nuovi personaggi e di colore. Arrivano una forchetta, una matita, un pallone da spiaggia, diversi tipi di fiori, noci di cocco, un ventilatore, un frigorifero, un forziere, un tappo di bottiglia. Ma anche un naso umano con le gambe che si abbassa a terra per annusare. Tutti questi oggetti possono interagire tra di loro , tenendosi per mano, creare allegri girotondi che permetteranno di creare nuovi oggetti, attirare nuovi amici su tavoli da biliardo o piste da bowling, creare nuove connessioni con altre stagioni, e procedere in un continuum di nonsense, in un caos disordinato dove l’entropia crea nuovo divertimento, Come dicevo non è un compito facile descrivere cosa si può fare in Wattam. Sembra di essere stati catapultati in un parco giochi affollato, dove tutti fanno qualcosa e dove noi saremo chiamati ad affrontare alcune “missioni” per poter sbloccare più personaggi, più livelli e connetterci a questo assurdo flusso di assurda follia. Un tema molto importante è la “cacca”, che potrà essere prodotta dalla Bocca dopo che ha mangiato gli oggetti, e poi processata da Water, per creare un gioioso ciclo, con tanto di sonori peti. Sembra una cosa disgustosa detta così, ma vi posso assicurare che lo stile grafico e l’interazioni rendono il tutto spassoso al limite del surreale.

Come dicevo, all’inizio l’unica figura che possiamo controllare è il Sindaco, un piccolo blocco verde con un cappello a bombetta. I rudimenti del gioco ci vengono forniti nei primi minuti, così mentre controlliamo il Sindaco, impariamo a muovere la telecamera e saltare, fintanto che non incontriamo un nuoco oggetto, una roccia. Il Sindaco la saluta la roccia e inclinandosi fa cadere da dentro il suo cappello un pacchetto colorato, che altro non è che una bomba che provoca un’esplosione colorata. Questo genera l’ilarità generale e se inizialmente sarà solo una prerogativa del Sindaco di utilizzare le esplosioni per far schizzare in aria i personaggi, facendoli impazzire dal divertimento, più avanti nel gioco anche altri lo potranno fare. Dopo ogni esplosione gli oggetti animati caditi a terra saranno presi da un senso di vertigine e vomiteranno coriandoli colorati, ma come i bambini piccoli, chiederanno di farlo ancora ed ancora!

‍Wattam non ha una trama lineare, ma avanzando nel gioco scopriremo l’esistenza di un mito, raccontato in alcune pergamene, che ci permetterà di capire di più le origini di questo mondo così strampalato. Avanzando si arrivano a sbloccare più di cento personaggi e aree che possono interconnettersi, che sono rappresentate da stagioni, ognuna con una lingua diversa. C’è l’inglese, il russo, il coreano, ma non vi spaventate, tutto il gioco è sottotitolato in italiano, anche se la maggior parte della cose da fare è abbastanza intuibile, Ci sono alcune “missioni” principali da seguire per  avanzare, ma lo scopo del gioco è  quello di ripopolare il mondo di Wattam  creando connessioni tra i personaggi e per fare questo ci vengono proposti enigmi molto semplici. Ad un certo punto il Telefono perde la sua cornetta, che è stata presa dal Sole. Allora ho provato ad impilare una serie di personaggi uno sopra l’altro, ma la distanza era troppa, per cui è arrivato in aiuto un palloncino e la soluzione era ovviamente davanti ai miei occhi. Tutto il gioco è su questa falsariga, per cui non vi aspettate un impegno troppo elevato per la soluzione dei problemi posti.

Più impegnativi sono sicuramente i controlli, che richiedono un po ‘di tempo per abituarsi. Sono poco intuitivi in partenza, per cui dovremo fare molta attenzione a dove sono disposti i tasti sul pad per spostare la visuale, fare lo zoom, prendere per mano altri personaggi, salutare e le altre varie azioni che potremo compiere. Quando ci sono tanti personaggi sbloccati, diventa molto confusionario capire chi stiamo controllando e come passare ad un personaggio specifico, ma per fortuna gli sviluppatori hanno introdotto la possibilità di accedere al menù completo dei personaggi, così da poterli rintracciare con maggiore facilità.
Ho rilevato qualche problema anche con la telecamera, che a volte non riesce ad inquadrare bene il personaggio che stiamo controllando, per cui diventa difficile capire in che direzione stiamo andando e cosa stiamo facendo.

Ma questi problemi tecnici non minano certo la grande varietà di divertimento che ci regala Wattam. A differenza di Katamari, qua non esistono missioni specifiche da compiere, siamo in un grande giardino di un asilo dove dobbiamo tenere sotto controllo una popolazione di pazzi oggetti, quasi fossero bambini pronti a creare lo scompiglio più totale per il solo gusto di farlo. Wattam ci lascia liberi di esplorare, sperimentare, sia da soli che in co-op locale, senza soluzione di continuità. Mentre lo giocavo avevo accanto a me mio figlio di cinque anni che era estasiato dalla folle e poetica narrazione degli eventi, dalle molteplici possibilità di creare nuovi personaggi, dalla imprevedibile assurdità di ogni azione.

 

In Conclusione

Wattam esce dai canoni dei giochi ad obiettivi, di quelli con una ferrea narrazione, è un sandbox atipico, gioioso e spensierato, che regala un divertimento senza limiti. Ci riporta alla purezza dei bambini, alla semplicità con cui essi riescono a stringere relazioni a dispetto delle differenze, ci dimostra che l’unica speranza dell’umanità è quella di creare interconnessioni, di essere uniti seppur diversi e che una sana risata ci risolve la giornata. All’apparenza può sembrare un gioco per bambini e sicuramente lo ameranno, ma sono sicuro che Wattam farà divertire anche i grandi, con il suo senso dell’assurdo e con un umorismo semplice ma mai volgare. Nonostante qualche bug, lo consiglio caldamente a chi ama i giochi semplici e coinvolgenti, a coloro che non amano solo le sfide estreme, ma che sanno ancora divertirsi con leggerezza e passione.

Mostra tutto

Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
Back to top button