Blacksad: Under the Skin – Recensione

Il genere “hard boiled” ha alcuni tratti caratteristici immediatamente riconoscibili: un detective rude e solitario, cappotti lunghi, sigari, bottiglie di whisky, un rappresentazione cruda della violenza e animali antropomorfi.

Ok forse l’ultima non rientra esattamente nelle caratteristiche del genere, ma sicuramente rientra in quelle di Blacksad, serie a fumetti degli autori spagnoli Juan Díaz Canales (testi) e Juanjo Guarnido (disegni) iniziata nel 2000 e conclusa nel 2014.

L’atmosfera noir, la trama investigativa e personaggi fortemente caratterizzati rendevano le storie di Blacksad perfette per un’avventura grafica, ed ecco che nel 2017 Microids ha annunciato l’arrivo del videogioco Blacksad: Under The Skin.

Vediamo quindi come si è rivelata questa prima trasposizione videoludica del gatto investigatore.

Tutto inizia come nel più classico dei gialli: Joe Dunn, proprietario di una palestra di boxe, viene trovato impiccato dalla donna delle pulizie, ma quello che sembra un classico suicidio naturalmente nasconde molto di più.

Nei panni di John Blacksad dovremo quindi fare luce su questo mistero, e proseguendo nelle indagini verranno fuori diversi scheletri nell’armadio e niente è come sembra.

Come accennato una delle caratteristiche principali di Blacksad è che tutti i personaggi sono animali antropomorfi, un espediente che ha permesso agli autori di giocare anche con alcuni “stereotipi” associando tratti umani e animali: lo stesso protagonista è rappresentato come gatto, scaltro e solitario, il commissario Smirnof è un leale cane pastore tedesco e così via, tanto che spesso si può capire la personalità e il carattere di un personaggio solo basandosi su che tipo di animale sia.

Il fatto di essere un gatto tuttavia ha anche influenze sul gameplay: Blacksad infatti può utilizzare i suoi sensi di felino in diversi modi, ad esempio sentire il battito del cuore tramite l’udito per capire lo stato d’animo di un sospettato o sfruttare l’olfatto e la vista per trovare dettagli impossibili per un essere umano. Queste “abilità” tuttavia possono essere utilizzate solo in momenti prestabiliti, mentre per il resto dovremo affidarci solo al caro e vecchio punta e clicca per esplorare l’ambiente e trovare indizi utili alle indagini.

Blacksad: Under the Skin di base infatti è un’avventura investigativa che può essere paragonata ai giochi di Telltale, per cui abbiamo il completo controllo dei movimenti di Blacksad tramite le frecce direzionali (la versione testata era quella PC), mentre cliccando sui vari elementi dello scenario o personaggi si può interagire con essi. Esplorando minuziosamente l’ambiente è possibile trovare sia elementi di contorno che approfondiscono solo la storia sia indizi che possono aiutarci nelle indagini, e una ogni volta che troviamo qualcosa di utile questo viene segnato sia nel taccuino sia nel “palazzo mentale” di Blacksad.

In qualsiasi momento tramite la pressione di un tasto si può entrare nella mente dell’investigatore per rivedere tutti gli indizi sparsi, e ricollegandoli si può arrivare ad una deduzione per proseguire nella storia.

L’unico problema è che spesso mi sono ritrovato ad essere arrivato a deduzioni abbastanza logiche da solo ancora prima di aver trovato tutti gli indizi, ma il gioco naturalmente obbliga a trovare tutto prima di poter proseguire, il che a volte può rendere frustrante l’esperienza considerato anche che alcuni indizi sono veramente piccoli proprio a livello visivo. Più di una volta mi sono trovato bloccato a vagare per diversi minuti senza sapere cosa fare nonostante sapessi benissimo da solo dove sarebbe andata a parare la deduzione richiesta, ma non riuscivo a trovare l’indizio mancante perché era un qualcosa di piccolissimo che non avevo visto e ho trovato  completamente a caso cliccando un po’ ovunque preso quasi dalla disperazione.

Magari poi era colpa mia e qualcun altro invece avrebbe notato subito il dettaglio dello scenario fuori posto, ma se per caso vi trovaste bloccati sappiate che potrebbe essere normale, ma non perdetevi d’animo e iniziate ad osservare ogni millimetro perché anche cose apparentemente insignificanti potrebbero invece essere la chiave che vi permette di proseguire.

Non mancano naturalmente i dialoghi a scelta multipla, e dovremo fare sempre attenzione a come rispondiamo: in molte situazioni bene o male sia arriva sempre alla stessa conclusione, ma in diversi momenti invece le scelte avranno situazioni piuttosto tangibili sugli eventi, e il gioco ha diversi possibili finali. Ance i rapporti con alcuni personaggi possono cambiare drasticamente, e una parola fuori posto può portare a situazioni spiacevoli. Se proprio volete rimediare a qualche disastro è possibile accedere al riassunto degli eventi (che viene tra l’altro riportato come un fumetto della serie originale) e ripetere alcune sequenze, ma personalmente non vi consiglio questa “scappatoia” e godervi il gioco al massimo delle sue potenzialità accettando anche un eventuale finale negativo, e magari fare direttamente una nuova partita con scelte diverse.

Da segnalare infine la presenza di Quick Time Events in alcuni momenti che metteranno alla prova i vostri riflessi, e saranno gli unici momenti “di azione” in un titolo che invece punta quasi tutto su un ritmo lento (forse troppo in alcune parti) e riflessivo.

Dal punto di vista tecnico purtroppo Blacksad: Under the Skin non si presenta nella forma migliore. Si tratta pur sempre di una produzione dal budget abbastanza ridotto, ma su PC anche giocando con le impostazioni al massimo il livello di dettaglio dei modelli, ambientazioni e animazioni è veramente basico per non dire insufficiente, mentre il comparto audio risolleva il tutto con un doppiaggio inglese veramente azzeccato nelle voci e una colonna sonora jazz di impatto e che ci fa entrare totalmente nell’ambientazione anni ’50.

In Conclusione

Blacksad: Under the Skin si è dimostrata un’avventura investigativa piuttosto interessante e coinvolgente, con una storia profonda e personaggi ben caratterizzati. Si tratta di un gioco fruibile tranquillamente anche se non avete mai letto i fumetti originali, anche se naturalmente potreste perdervi alcune citazioni o non capire del tutto inizialmente le relazioni tra i personaggi… ma chissà che dopo essere arrivati a titoli di coda non vi venga voglia di recuperare anche l’opera cartacea. Si tratta comunque di un titolo rivolto esclusivamente agli amanti delle storie interattive, e i suoi ritmi lenti e riflessivi potrebbero scoraggiare chi invece è in cerca di qualcosa di più “adrenalinico”. Anche il comparto tecnico purtroppo non rientra tra i punti forti del gioco ed è praticamente da bocciare su tutta la linea, ma se invece per voi l’importante è vivere una storia avvincente e matura Blacksad: Under the Skin è un titolo da provare e potrebbe sorprendervi.


6.5
voto

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