Shenmue III – Recensione

Ci siamo. Dopo diciotto anni di una lunga ed estenuante attesa, il terzo capitolo della serie Shenmue è finalmente arrivato sul mercato, grazie a una campagna su Kickstarter che ha visto il contribuito di migliaia di fan desiderosi di una degna conclusione delle avventure di Ryo Hazuki. Per chi ha giocato i primi due capitoli della serie, Shenmue è un titolo che, a suo modo, ha visto “il futuro” del gaming, introducendo il concetto di un mondo più o meno aperto dove il protagonista poteva dedicarsi ad attività secondarie (ed erano veramente tante) tra il raggiungimento di un obbiettivo e l’altro. Shenmue, inoltre, introdusse la transizione tra il giorno e la notte in tempo reale, passaggio indispensabile per il completamento di alcune missioni.
Quello che è lecito chiedersi è: un gioco come Shenmue potrebbe risultare vincente e convincente ancora oggi? Saranno riusciti gli sviluppatori ad aggiornare il gameplay senza far perdere a Shenmue la sua vera essenza? Continuate a leggere per scoprirlo!

La storia di Shenmue III comincia esattamente dove si era interrotto il viaggio di Ryo e Shenhua diciotto anni fa, con i due giunti al cospetto di due enormi simboli, la fenice e il dragone, all’interno di una grotta sperduta nelle campagne cinesi del 1987. Non ci vorrà troppo affinché la situazione inizi a complicarsi e, oltre all’assassino del padre di Ryo, scompaia anche il padre di Shenhua, misteriosamente rapito da una compagine di criminali. Per coloro che non hanno rigiocato in tempi recenti le versioni rimasterizzate di Shenmue, l’inizio di Shenmue III può risultare alquanto traumatico: a distanza di diciotto anni, infatti, è praticamente impossibile ricordare il motivo per cui Ryo è giunto nelle campagne cinesi e sarebbe stato giusto riprendere il viaggio con almeno un minimo di introduzione e/o una sorta di riassunto di quanto accaduto precedentemente poiché, in fin dei conti, è da tanto tempo che la storia di Shenmue si è interrotta. Fortunatamente, però, nel menù principale del gioco è presente la possibilità di assistere a un breve filmato che racconta i fatti accaduti nei due precedenti capitoli fino al momento esatto in cui inizia la storia del terzo: non sarebbe stato più sensato “obbligare” il giocatore a vedere il video in questione prima di partire con il viaggio di Shenmue III.

Fin dalle prime battute di gioco, Shenmue III è un titolo che profuma di nostalgia, dei bei tempi, della fortuna e della sfortuna che ebbe Dreamcast, una console mai realmente compresa dal pubblico, ma che comunque è stata capace di sfornare dei piccoli capolavori che ancora oggi tantissimi videogiocatori, incluso il sottoscritto, rimpiangono. Bisogna ammettere però che, col tempo, la tecnologia e il gameplay dei videogiochi hanno avuto una evoluzione ed era pertanto auspicabile che, in qualche modo, Shenmue III si presentasse più o meno al passo coi tempi. E invece no. Shenmue III è esattamente quel titolo che sarebbe dovuto apparire su Dreamcast o, tuttalpiù, sulla successiva generazione di console, ma proporlo così, nel 2019, il titolo risulta essere abbastanza anacronistico.
La storia di Shenmue III si sviluppa attraverso una esplorazione di ambienti decisamente ristretti, l’interazione con alcuni NPC che ci forniranno dettagli per il raggiungimento dell’obiettivo, indagini e combattimenti. Ma andiamo per gradi. Come abbiamo avuto modo di dirvi poco più su, Shenmue III è un titolo in cui è indispensabile parlare, aiutare e, talvolta, sfidare i diversi personaggi presenti sulla mappa, al fine di carpire informazioni utili per il raggiungimento dell’obiettivo; interagire con i NPC del gioco non è sempre piacevole in quanto questi tendono a ripetere sempre le stesse frasi a ciascuna interazione, ostentando una certa meccanicità, e, come se non bastasse, i dialoghi non sempre risultano convincenti e fin troppo spesso la loro forzatura è più che evidente. Le fasi esplorative del gioco sono inoltre rese molto frustranti dalla totale assenza di “viaggi rapidi” e di una mini mappa a schermo che consentano di raggiungere in breve tempo una specifica parte della mappa: preparatevi quindi a ore e ore di estenuanti camminate, di viaggi da una parte all’altra  per il completamento di una missione.

Similmente a quanto accade per i dialoghi, anche le fasi di indagine e di esplorazione risultano poco spontanee ed eccessivamente correlate all’interazione con gli altri personaggi i quali si rivelano a tutti gli effetti “la chiave” per il proseguo della missione e il raggiungimento dell’obiettivo. Quello che forse risulta essere più divertente e funzionante ancora oggi è il sistema di “sfida”, in cui alcuni NPC per fornire informazioni vi sfideranno in alcuni minigiochi, praticamente gli stessi che potrete sfruttare per poter guadagnare qualche soldo in più. Shenmue III offre anche un sistema di combattimento dal sapore decisamente retrò, ma le cui meccaniche, purtroppo, risultano essere troppo legnose e poco naturali per risultare convincenti. I combattimenti si svolgeranno come sempre all’interno di un ring circolare in cui il protagonista potrà muoversi nelle diverse direzioni senza però perdere di vista il nemico; per vincere, Ryo dovrà mandare KO l’avversario utilizzando una delle tecniche già in possesso, la cui esecuzione avviene attraverso la pressione dei tasti in un preciso ordine. Con allenamenti vari e interagendo con alcuni personaggi, il protagonista potrà migliorare le proprie statistiche di combattimento e acquisire nuove tecniche di lotta. In Shenmue III, insomma, il personaggio di Ryo continua a crescere e cambiare, a diventare un personaggio più forte e un combattente migliore ma, per farlo, dovrà completare più e più volte gli allenamenti, sfidare ogni maestro che incontra lungo il cammino e quindi, cimentarsi in una serie di azioni ripetute che potrebbero stancare i giocatori più impazienti. La serie Shenmue è infatti nota per la necessità del ripetersi di alcune situazioni: vuoi per raccogliere denaro, vuoi per ottenere nuove mosse, vuoi per imbonire qualche personaggio, i giocatori saranno chiamati a fare le stesse cose più volte, per un numero indefinito: ma oggigiorno sono tutti disposti a farlo?
Un altra situazione delicata in Shenmue III è quella che riguarda i menù del gioco che risultano estremamente intricati e difficili da esplorare a causa dell’interfaccia non proprio intuitiva e a una lunga serie di sezioni di cui, probabilmente, se ne sarebbe potuto fare a meno.

Giunti a questo punto, la situazione sembra essere abbastanza chiara: Shenmue III è un titolo che si è fermato al 2001. Il gusto retrò, se così si può definirlo, sembra non avere contagiato solamente il gameplay del titolo, ma anche la sua realizzazione tecnica. Nonostante gli sviluppatori ci abbiano messo il cuore (e si vede) nella realizzazione di ambienti di gioco che potessero essere risultare convincenti e affascinanti, Shenmue III mostra un comparto tecnico decisamente datato, a partire dalla legnosità dei movimenti dei personaggi, dotati di animazioni poco fluide e naturali, e finendo con la presenza di troppe sbavature e la comparsa improvvisa dall’orizzonte di oggetti. Per quanto riguarda il sonoro va assolutamente fatta una menzione alla colonna sonora del gioco, composta da una serie di brani in perfetta sintonia con l’atmosfera di gioco ma, purtroppo, lo stesso non può dirsi del doppiaggio, composto da battute estremamente ripetitive e male interpretate dai doppiatori.

 

In Conclusione

Dopo ore e ore passate a esplorare la mappa e completare missioni, possiamo affermare con assoluta certezza che Shenmue III è un titolo per pochi. Il lavoro di YS Net sembra infatti un tributo dedicato esclusivamente a coloro che, oramai da tempo, desideravano una conclusione delle avventure di Ryo che, scherzi della sorte, in realtà non sembrano finite. Pare infatti certo l’arrivo di un capitolo conclusivo (o chissà, un DLC) delle avventure di Ryo, un eroe che sicuramente avrebbe meritato una gestione diversa, un titolo migliore e che, probabilmente, con un prodotto moderno a trecentosessanta gradi, sarebbe potuto diventare l’eroe anche di una generazione più giovane di videogiocatori. Peccato


6.5
voto

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