The Church in the Darkness – Recensione

Molto probabilmente non tutti conoscono la storia di Jonestown e del “Progetto Agricolo del Tempio del popolo” dove il 18 novembre del 1978, circa 900 persone morirono a cuasa di avvelenamento da cianuro. Secondo dati ufficiali, la strage di Jonestown e della setta connessa resta la più grande strage civile dopo l’11 settembre del 2011. The Church in the Darkness racconta la storia ispirata a questo tragico evento. Il gioco è stato sviluppato dalla Paranoid Production, società indipendente ma con un team di tutto rispetto capitanato dall’ancor più famoso Richar Rouse III.

La storia di The Church in the Darkness è ambientata nel 1977 e tutto inizia con una setta, accusata di esser estremista da parte del governo americano, la quale si trasferisce in una regione del Sud America per trovare la “libertà” di poter professare il proprio culto. Vic, il protagonista del gioco, è stato incaricato dalla propria famiglia di partire alla ricerca del nipote e cercare di scoprire se sia partita contro la sua volontà o abbia deciso di unirsi alla setta spontaneamente. Il nostro compito è quello di infiltrarci all’interno di Freedom Town e cercare il nostro caro parente scomparso.

The Church in the Darkness ci mette nella condizione di poter decidere sin dall’inizio il nostro approccio alla missione di ricerca. Prima di iniziare dobbiamo decidere il nostro equipaggiamento da utilizzare durante l’infiltrazione. In pieno stile roguelite, il nostro inventario può essere sbloccato di run in run tramite gli oggetti che troveremo in partita, rendendoli disponibili già dall’uscita successiva. Lo svolgimento può variare tra lo stealth puro, cercando di non farci vedere dalle guardie di Freedom Town utilizzando le mani e metodi non mortali o entrare in pieno stile Rambo con il colpo in canna e pura cattiveria verso la setta, uccidendo qualunque cosa si muova nel nostro raggio d’azione. Ogni decisione, però avrà una propria conseguenza. Se durante la nostra partita dovessimo uccidere un membro armato della setta che minaccia un civile, quel civile non farà scattare l’allarme per ringraziarti di averlo salvato ma al contrario potrebbe anche richiamare tutte le guardie della zona che inizieranno a darci la caccia in quell’area. La visuale in terza persona dall’alto ci darà una grossa mano anche ad individuare i nemici in lontananza ed il loro campo visivo, in stile Metal Gear Solid per la prima Playstation. La nostra partita finirà nel momento in cui verremo catturati o uccisi, costringendoci a ricominciare la partita da zero. Anche la posizione di nostro nipote cambierà di partita in partita, costringendoci a sviluppare una nuova strategia di volta in volta per poter arrivare in quel determinato punto, ma, oltre alla posizione del ragazzo, cambierà anche la mentalità del culto e le motivazioni della scomparsa. In una partita capiterà che la setta lo abbia costretto e quindi voglia scappare mentre in un’altra potrebbe essere che la sua volontà lo porti a voler restare in Sud America, poiché non c’è stata nessuna attività coercitiva nei suoi confronti. Non a caso The Church in the Darkness ha ben 19 finali tutti da sbloccare rendendo la partita diversa di volta in volta.

Per quanto il gioco si presenti con una bella storia avvincente e curiosa The Church in the Darkness ha molti difetti ed alcuni abbastanza gravi, il che non permetterà di esser apprezzato da alcuni giocatori. Dalla prima run potremmo notare i comandi macchinosi e lenti nonchè il problema della rigiocabilità. Per quanto riguarda il primo problema, il sistema di mira con le armi è buono ma risulterà difficoltoso da utilizzare in pieno poichè non sarà preciso nella maggior parte dei casi mentre per la ripetibilità, potremmo dire che i 19 finali citati in precedenza non saranno un buon stimolo per ricominciare il tutto. La lore del gioco potrà esser scoperta tramite alcuni documenti che troveremo in giro per la mappa ma la ricerca del nipote che varierà ogni run potrà essere frustrante in alcuni casi anche se il percorso da fare è spesso prevedibile. C’è possibilità di poter salvare durante la run per cercare di completarla e ricaricarla nel momento del game over. L’audio di gioco, in molti tratti, risultà fastidioso a causa dei suoni di sottofondo della giungla e con le cuffie potreste avere non pochi problemi.

In Conclusione

Considerando chi ha sviluppato The Church in the Darkness, ci aspettavamo un prodotto di qualità, mentre purtroppo ci troviamo tra le mani u gioco che risulta insoddisfacente sotto molti punti di vista. Questo è un gran peccato perchè le aspettative che avevamo riposto in esso erano abbstanza elevate, soprattutto considerando la storia della setta di Jonestown e i suoi risvolti sociali, ma la deludente realzizzazione tecnica ci restituisce un prodotto decisamente mediocre che si salva solo per qualche spunto interessante.


5.5
voto

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