Terminator: Resistance – Recensione

Dopo il deludente Rambo: the Videogame, Reef Entertainment con Terminator: Resistance ci riporta a giocare, dopo molti anni, nei panni degli ultimi uomini rimasti sulla Terra, costretti a lottare per liberarsi dal giogo delle macchine ribelli guidate dalla malefica Skynet. Questo titolo rappresenta uno sforzo ammirevole nel creare un FPS a giocatore singolo, ma la mancanza di un budget AAA avrà permesso agli sviluppatori di creare un gioco interessante e migliorarsi rispetto a Rambo? Scopriamolo assieme nella nostra recensione.

Il gioco è ambientato circa 30 anni dopo i film The Terminator e T2: Judgment Day. Lo scenario è la Guerra del Futuro nel quale siamo chiamati ad assumenre il ruolo di Jacob Rivers nella lotta contro gli invasori robot, sullo sfondo di una terra completamente devastata dall’attacco sferrato alla razza umana dalla IA Skynet, che si è ribellata all’uomo e votata al suo completo sterminio. Chi conosce la trama delle varie iterazioni filmiche della serie Terminator, rimarrà abbastanza sopreso da come la narrazione di Terminator: Resistance esuli completamente della timeline ufficiale, che in parte è gà stata stravolta dagli ultimi titoli della saga cinematografica, gettandoci in un mondo che ha qualche appiglio con la storia originale, ma che si discosta troppo dalla linea temporale che conosciamo.
A prima vista la trama sembra molto labile, ma ci ha invece stupito il livello di conivolgimento che regala mano a mano che progrediamo.

Rivers si unisce nelle prime fasi del gioco ad un gruppo di ribelli e inizia subito stringere relazioni con gli altri sopravvissuti. Questo è il fulcro dello sviluppo di tutta la narrazione del gioco. Iniziando a prenderci cura delle necessità dei nostri compagni, inizieremo a stabilire relazioni sempre più strette con loro, con una serie di sviluppi, anche sentimentali, e colpi di scena che guideranno tutto il nostro avanzamento nel gioco. La trama è facilmente prevedibile, ma rimane comunque l’asse portante di tutta la nostra azione.

Sviluppare la nostre relazioni con i personaggi porta a numerose missioni secondarie, ma dovremo essere in grado di selezionare le giuste opzioni di dialogo affinché queste possano essere sbloccate. Anche in questo caso non vi aspettate scelte molto complesse, poiché esse, come già visto nei titoli  Telltale, si riducono a semplici opzioni nelle quali è abbastanza palese quale risposta dare per avanzare,  ma è un’implementazione intrigante per un’esperienza che immaginavamo concentrata esclusivamente sul combattimento in prima persona. Questa modalità ci dà un per tornare alla base dopo il completamento di ogni obiettivo per accedere a nuovi dialoghi e scoprire nuove amicizie da consolidare.

Ci viene offerto un buon grado di  libertà poiché potremo scegliere a piacere quali obiettivi affrontare, senza seguire un ordine predefinito. Le mappe, che si sbloccherano dopo aver accettato una nuova missione, ci offrono vari distretti da esplorare, pieni di risorse da collezionare per il crafting e nemici da affrontare o da evitare.

Il sitema di combattimento lo abbiamo trovato essenziale, quasi scarno. Possiamo equipaggiarci con i tipici fucili d’assalto, fucili da caccia e pistole, ma i nemici non rappresentano, tranne qualche raro e sporadico caso, delle minacce insormontabili, una volta che saremo entrati nel meccanismo di gioco. Il livello di sfida dell’intera campagna non è quindi molto alto e in circa sette ore,  a livello di difficoltà normale, lo abbiamo completato agilmente. Questo elemento è sicuramente un lato negativo del gioco, poichè ci aspettavamo di dover affrontare orde di Terminator e altre macchine mortali con più difficoltà, ma individuando i punti deboli dei nemici, difficilmente abbiamo subitoeccessivi danni. Tutto scorre liscio, senza grandi intoppi, a parte, come dicevamo, qualche avversario più tosto, che però alla fine non ha resistito più di tanto alla nostra gragnuola di poriettili. Anche l’implementazione della modalità stealth nel gioco risolleva poco la monotonia generale degli scontri, perchè alla fine solo in pochi casi muoversi silenziosamente è un opzione realmente valida. Gli attacchi frontali rimangono sempre il modo più semplice di affrontare i robotici avversari.

Manca un po’ di originalità anche negli obiettivi che ci vengono assegnati. Alla fine si riducono essenzialmente a far esplodere fortezze nemiche, eliminare alcuni robot e attraversare le mappe per raggiungere destinazioni specifiche. Le ambientazioni all’aperto offrono un po’ di varietà alla nostra azione, ma una volta arrivati a destinazione l’azione rimane sempre la stessa: esplora, distruggi e torna alla base. il crafting è molto semplice poiché dovremo raccogliere materiali sparsi all’interno delle varie mappe e poi andare al banco di lavoro per grare nuove armi e munizioni.

Alla fine però l’esperienza complessiva rimane comunque godibile, pur non essendoci nulla di degno di nota in Terminator: Resistance, se non costruire relazioni tra il giocatore e gli NPC. La sua semplicità ci ha comunque permesso di passare qualche ora di sano divertimento, rottamando senza soluzione di continuità orde di macchine e cercando di scavare un po’ nella storia.

Graficamente purtroppo il gioco non può reggere il confronto con altri titoli di questa generazione. La scelta di una una tavolozza di colori incredibilmente noiosa, le ambientazioni prive di qualsisasi forma di varietà ed originalità, un framerate decisamente pessimo e i modelli dei personaggi poco rifiniti lo rendono un titolo che avrebbe potuto tranquillamente girare su una PS3 o Xbox  360.
La colonna sonora, ispirata chiaramente a quella del film, ci accompagna gradevolmente per tutto il gioco, mentre gli effetti sonori sono semplici campionature senza molto appeal.

 

In Conclusione

Terminator: Resistance da una parte riesce ad organizzare una campagna abbastanza degna per coloro che cercano un gioco che permetta loro di godersi qualche ora d’azione senza spremersi troppo le meningi, ma dall’altra ha una struttura che oseremo dire “obsoleta”, sia in termini di difficoltà che di realizzazione tecnica. Nonostante gli sforzi fatti dagli sviluppatori per accrescere l’importanza delle relazioni e delle interazioni per differenziare l’esperienza di gioco, complessivamente Terminator: Resistence rimane un prodotto non del tutto realizzato, un gioco divertente ma non imprescindibile.


5,5
voto

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