MediEvil Remake – Recensione

Era il lontano Ottobre del 1998 quando MediEvil faceva capolino sulla prima, e storica Playstation. Un action adventure con atmosfere molto Burtoniane, che conquistava il giocatore con la sua estetica ed il suo umorismo. Al netto di un gameplay non sempre eccezionale, il titolo diventò un vero e proprio cult per quella generazione di gamer e per tanto tempo si è richiesto a gran voce una remaster o un remake. Nel 2017, Sony ha finalmente accolto le suppliche dei fan, annunciando che MediEvil sarebbe finalmente tornato con una nuova veste grafica. Dopo due anni d’attesa e ben ventuno dall’uscita dell’originale, Sir Daniel Fortesque è pronto per impugnare nuovamente le armi e farci rivivere le emozioni passate.

 

La trama di MediEvil è abbastanza semplice e ci vede vestire gli scheletrici panni di Sir Daniel Fortesque, eroico condottiero passato alla storia per aver sconfitto il malvagio stregone Zarok e salvato le terre di Gallowmere. La realtà però è ben diversa, ed il povero Daniel è caduto alla prima carica di quella storica battaglia, ucciso da una freccia all’occhio e senza mai avere l’opportunità di dimostrare il suo valore. Il ritorno di Zarok, che con un incantesimo getta tutta Gallowmere in una notte eterna e risveglia i morti per usarli come esercito, sarà quindi l’occasione per il nostro redivivo protagonista per guadagnarsi il suo posto nelle sale degl’eroi e porre fine una volta per tutte alle macchinazioni dello stregone. A separaci dal nostro obbiettivo ci sono ben 23 livelli pieni di pericoli, non morti ansiosi di far terminare la nostra avventura ed uno stile sopra le righe che conferisce a tuto il titolo un umorismo leggermente infantile ma efficace. Nonostante Sir Daniel vanti scarse capacità comunicative (in fin dei conti è privo di mandibola), il cast di personaggi che accompagna le nostre gesta riesce a compensare per questa mancanza, in particolar modo il nutrito gruppo di eroi che popolano l’omonima sala e che aiuteranno Daniel nella sua missione. Per quanto l’intreccio narrativo sia decisamente semplice e privo di veri colpi di scena (quello principale sul passato di Daniel è rivelato nel filmato iniziale), la trama riesce a fornire la spinta necessaria a portare a compimento l’avventura senza particolari intoppi o cali qualitativi.

Il lato del gameplay rappresenta forse l’aspetto più debole di questo remake, che purtroppo mostra le mancanze legate all’età reale del titolo. Il titolo è fondamentalmente un action adventure, con un mix di combattimenti ed elementi platform intramezzati da alcuni enigmi non particolarmente complessi (spesso risolvibili con la pressione del tasto attacco nel punto giusto). Se da un lato questa struttura ludica offre un gameplay molto immediato, dall’altro lato mostra impietosamente tutti i limiti dettati dall’età del titolo. Il genere action adventure ha indubbiamente visto un’evoluzione notevole nel ventennio appena trascorso e MediEvil paga il prezzo di essere un titolo uscito da una macchina del tempo senza considerare quanto il genere sia andato avanti. A cominciare dal suo combat system, che con la sua estrema semplicità finisce per diventare troppo superficiale e coinvolgente. La presenza di diverse armi sbloccabili attraverso un meticoloso completamento dei livelli non aggiunge quella profondità che troviamo nei titoli più moderni, ed anzi accentua la sensazione di avere tra le mani un prodotto manchevole sotto questo punto di vista. La sua telecamera imprecisa, che fatica a tenere il passo con l’azione nelle fasi più concitate e nelle sequenze platform più impegnative, rappresentava un problema già all’epoca ed oggi diventa ancora più difficile da digerire se confrontata con gli standard moderni. Intendiamoci, il comparto puramente ludico del titolo rimane tutto sommato gradevole ed in grado di offrire diverse ore di divertimento, ma la scelta di eseguirne una trasposizione 1:1 senza considerare l’evoluzione del genere è stata quantomeno discutibile.

Se il gameplay è stato quindi trasposto senza modificarlo, l’aspetto visivo del titolo ha tratto giovamento da un corposo restauro, con un redesign di ambienti e modelli che sfrutta le maggiori potenzialità delle macchine attuale senza però alterarne lo stile. I suoi colori accesi, le architetture ricche di linee oblique e l’aspetto decisamente sopra le righe dei nemici contribuiscono al carisma del titolo adesso come vent’anni fa. Meno gradevoli sono le varie animazioni del gioco, riprese quasi direttamente dal titolo originale e particolarmente fuori luogo se applicate ai modelli attuali. Anche la scelta di utilizzare il doppiaggio originale, seppur con tracce di qualità superiore, non si rivela totalmente vincente. Se da un lato l’effetto nostalgia è stato senza dubbio potente, dall’altro MediEvil era tra i pionieri del doppiaggio italiano nel mondo console e come molti giochi del periodo è ben lontano dalla qualità attuale. La colonna sonora invece resta gradevolissima, dando la giusta leggerezza al titolo ma sottolineando degnamente le varie boss battle presento. La longevità del titolo, in linea anche con gli standard attuali del genere, si attesta attorno alla decina di ore, qualcuna in più qualora vogliate ricercare ogni segreto in ogni livello del gioco.

 

In Conclusione

Valutare MediEvil Remake è senza dubbio complesso, non solo per l’effetto puramente nostalgico che il titolo ha nei giocatori della mia generazione, ma anche perché si tratta di un’opera che mette in luce pregi e difetti del concetto stesso di remake. Da un lato infatti troviamo un restauro visivo fedelissimo al titolo originale per stile e toni, che modernizza il mondo di gioco grazie ad un eccellente lavoro di modellazione poligonale. Dall’altro però abbiamo un remake che nella sua aderenza all’opera originale finisce per amplificare i difetti del titolo, che se all’epoca non erano così rilevanti adesso diventano decisamente più incisivi ed in grado di scoraggiare il giocatore moderno che si avvicina al titolo senza la giusta predisposizione. Il valore di questo remake è più storico che ludico, un piccolo pezzo di storia del videogioco contemporaneo da giocare senza eccessive aspettative e consapevoli dell’effettiva età anagrafica del titolo. Consigliato a coloro che vogliono rivivere le avventure di Sir Fortesque senza dover rispolverare la prima Playstation, ma chi cerca un action adventure più “moderno” farebbe meglio a guardare altrove.

 

 

 


6.5
voto

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