WWE 2K20 – Recensione

Prima che procediate alla lettura della nostra recensione, occorre fare una doverosa precisione: abbiamo giocato alla versione per PlayStation 4 di WWE 2K20, grazie a un codice fornitoci dal publisher, nei giorni precedenti alla release ufficiale e dunque ben prima che venissero implementate delle patch correttive, richieste a gran voce dai fan. Non sappiamo, quindi, se e in quale misura i numerosi bug presenti siano stati risolti, ma la sensazione generale è che la cadenza di uscita annuale per un titolo di wrestling inizi a risultare alquanto problematica.

Passiamo ora in rassegna i contenuti “divertenti”; anche quest’anno torna alla ribalta la 2K Showcase, incentrata sui momenti salienti della carriera delle Four Horsewomen ovvero Becky Lynch, Charlotte Flair, Sasha Banks e Bayley. La modalità di fruizione rimane inalterata: i giocatori dovranno esibirsi in alcuni dei loro match più importanti, da NXT a Raw fino ad arrivare a WrestleMania, alternando sessioni giocate a video presi dagli archivi della WWE. Torna anche la modalità “My Career”, questa volta rimpolpata dalla possibilità di utilizzare una superstar femminile da affiancare a quella maschile. La storia di Red e Tre, questi nomi dei due protagonisti che i giocatori possono plasmare a piacimento, è bizzarra sino all’inverosimile, ma intrattiene ed è longeva al punto giusto, impegnandovi per almeno 15 ore se vi cimentate anche negli obiettivi secondari. Il viaggio che li porta da dallo show giallo al main roster, raccontato attraverso dei flashback durante la loro introduzione nella Hall of Fame, è costellato di incontri con stelle attuali e del passato, e non mancano le sorprese. Alcuni dialoghi sono ai limiti del ridicolo, ma tutto sommato si tratta di un’ottima modalità anche grazie al doppiaggio reale delle stelle, come accaduto lo scorso anno. Possiamo quindi dire che gli sviluppatori hanno sviluppato l’ottima idea di partenza di 2K19, estendendola su più fronti. Pollici in su anche per il roster, composto da oltre 200 lottatori, alcuni dei quali non apparivano da anni all’interno di un titolo targato WWE. Certo, ci sono alcune assenze inspiegabili, soprattutto sul fronte NXT UK, ma questo è senza dubbio l’ultimo dei problemi. In futuro saranno rilasciati dei pacchetti aggiuntivi chiamati “Originals”, costituiti da arene e superstar in una versione molto diversa dagli standard. Il primo pacchetto, chiamato “Bump in the Night”, permette ai giocatori di vestire i panni di alcuni lottatori in versione “horror”, su tutti Randy Orton in versione rettile e Braun Strowman come Frankestein, e per la prima volta di utilizzare “The Fiend”, l’apprezzatissimo alter ego di Bray Wyatt. La longevità di WWE 2K20 è aumentata dalla presenza delle “torri”, ovvero una serie di incontri da completare in sequenza rispettando degli obiettivi ben precisi. Su tutte spicca quella di Roman Reigns, che ripercorre alcuni degli incontri più importanti della sua carriera. Si tratta di una modalità chiaramente ispirata a Mortal Kombat e che, seppur priva di contributi video, riesce in ogni caso a intrattenere.

Anche quest’anno la modalità “My Career” giocherà molto con l’aspetto sovrannaturale del wrestling

Purtroppo le caratteristiche positive sopra citate vengono completamente inondate da quelle negative. Dal punto di vista grafico, in primis, WWE 2K20 non sembra assolutamente tenere il passo con i titoli di questa generazione, risultando peggiore del precedente capitolo. Alcuni modelli non assomigliano per nulla alle controparti reali, segno che la rottura tra Yukes e 2K abbia profondamente impattato sulla resa del titolo. Ma il vero problema che rende WWE 2K20 a tratti ingiocabile è rappresentato dalla numerosa presenza di glitch, alcuni dei quali troppo strambi per risultare veritieri: modelli che cambiano forma, lottatori che rimangono imbambolati sul ring o si impigliano tra le corde, pubblico che scompare durante gli incontri, impossibilità di andare a segno con alcuni colpi e molto altro. Come detto ampiamente in apertura, 2K ha promesso di risolvere il tutto tramite patch correttive, ma rimandare di qualche mese l’uscita di questo titolo avrebbe sicuramente giovato al risultato finale. Anche il nuovo sistema di controlli risulta più tedioso rispetto al passato: le reversal sono adesso attribuite al tasto triangolo anzichè al dorsale R2 e l’esecuzione della fnisher è attribuita alla combinazione quadrato+croce. Forse il team di sviluppo voleva creare una mappatura adatta ai neofiti, ma è finito per rendere il tutto ancora più confusonario. La nostra speranza è che con le nuove patch si possa tornare al sistema di controlli classico, molto più agevole da maneggiare. Anche l’intelligenza artificiale dei lottatori è molto sbilanciata, passando da momenti di stanca a difficoltà assurda. Cosa ne è stato, invece, della modalità Universe? Purtroppo anche su questo frangente 2K ha compiuto un passo falso non apportando alcuna novità nonostante le promesse degli sviluppatori. Anzi, alcune cutscene continuano a essere ripetitive al massimo e si fa sentire l’assenza della modalità General Manager, a lungo decantata dai fan. Avremmo voluto che gli sviluppatori aggiungessero qualche stipulazione in più ma, a parte il Mixed Tag Team Match, non sono state apportate novità di rilievo.

I bug clamorosi di WWE 2K20 sono diventati oggetti di scherno sui social

In Conclusione

A conti fatti non ci sono mezzi termini per definire WWE 2K20 se non come un salto dalla terza corda andato clamorosamente a vuoto, per restare nel gergo del wrestling. Gli sviluppatori sono riusciti a confezionare un titolo che non sarebbe assolutamente dovuto uscire sugli scaffali e che ha gettato letteralmente ortiche quanto di buono costruito con i precedenti capitoli. Non bastano una modalità carriera divertente e una buona Showcase a salvare il titolo da una grave insufficienza. Un videogame sul wrestling dovrebbe divertire ma, pad alla mano, WWE 2K20 non fa altro che rendere frustrante il tutto regalando soddisfazioni prossime allo zero. Che sia giunto il momento per una nuova Compagnia di provare a spodestare il monopolio videoludico dettato dalla WWE? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo l’appuntamento è rimandato al 2021.


5.5
voto

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