The Outer Worlds – Recensione

Per coloro che speravano in un seguito di Fallout: New Vegas c’è stata molta eccitazione quando Obsidian Entertainment circa un anno fa ha presentato il primo trailer di The Outer Worlds e finalmente oggi, dopo averlo esplorato a dovere, siamo in grado di poter dire la nostra in merito a questo gioco, grazie al codice che ci è stato rilasciato per la versione PS4.
Se questo gioco sembra Fallout, non vi sbagliate. Per cambiare scenario Obsidian ha deciso di abbandonare la Terra post-apocalittica e trasportarci nell’ambientazione di una colonia spaziale capitalista, nel sistema di Halcyon, dove saremo chiamati a combattere il regime corporativista, o adeguarci ad esso.

Un po’ come succede in Buck Rogers, veniamo risvegliati dopo 70 anni di sonno criogenico da uno scienziato pazzo che ha recuperato il nostro corpo da una nave piena di altri coloni, la Hope, che era data per persa nelle pieghe dello spazio. Dovremo costruire il nostro personaggio, scegliendo le caratteristiche fisiche e modificando le statistiche prima di essere brutalmente lanciati sul primo pianeta, con poche informazioni ma tanta voglia di esplorare. Il nostro compito non è univoco, poiché potremo scegliere se far crollare la struttura capitalista del sistema, oppure scendere a patti con il diavolo e diventare un acerrimo sterminatore delle fazioni socialiste ed anarchiche che si vogliono ribellare alla mega corporazione.

The Outer Worlds è in tutto e per tutto un gioco di ruolo di fantascienza in prima persona nel quale navigheremo tra i vari pianeti e basi del sistema Halcyon, che però non è basato solo ed essenzialmente sul combattimento. La componente CRPG è ben delineata ed implementata, rendendoci attori della storia con la possibilità di parlare, corrompere, hackerare e farci strada attraverso la maggior parte dei problemi che dovremo affrontare, mettendo molta enfasi sulla trama e su come essa possa essere modificata dalle nostre scelte.

Man mano che saliamo di livello avremo a disposizione punti e perks da distribuire al nostro personaggio, per cui saremo in grado di modellarlo a seconda del nostro stile di gioco, così come potremo modificare anche i nostri compagni di party. Abbiamo trovato ben realizzata questa continua costruzione del personaggio, che sebbene venga offerta anche in altri tipi di giochi, in The Outer Worlds è stato compiuto un ottimo lavoro, che ci coinvolge durante tutta la nostra avventura. Non esiste un solo modo di affrontare le varie missioni, sopratutto quelle principali, perché saremo chiamati a compiere varie scelte morali ed etiche che avranno dei riflessi su tutto l’arco narrativo. In questo modo Obisdian è riuscita a creare sia un sistema coinvolgente che la possibilità di poter rigiocare The Outer Worlds seguendo una strada completamente diversa. Questo è molto importante, perchè la storia principale, seguendo solo le missioni principali, dura circa trenta ore, ma la possibilità di poter ripartire da capo per esplorare altre linee narrative amplia la longevità del gioco.

Le dinamiche RPG si applicano anche al sistema di combattimento. Se da una parte le nostre statistiche sono rilevanti per come ci approcceremo ai vari scontri, l’approccio dinamico nei confronti di certi avversari porterà a modificare il nostro atteggiamento nei loro confronti. Ci sono ad esempio un sacco di creature ostiche da affrontare e il nostro personaggio può diventare fobico nei loro confronti, applicando dei debuff, ma ricompensandoci con perks da assegnare ai miglioramenti. Questo implica che nei combattimenti averemo meno probabilità di causargli danni elevati, ma quando le sconfiggeremo avremo dei vantaggi extra. Questo sistema è interessante perchè introduce un sacco elementi di variabilità, rendendo i vari scontri divertenti e appaganti, anche quando avremo un livello alto e saremo dotati di armi potenti. L’unica pecca è che inizialmente dovremo faticare un po’ per non essere sconfitti. La precisione delle armi da distanza, la potenza di quelle da mischia e la nostra salute aumentano all’aumentare del livello, per cui durante le prime missioni dovremo prestare molta attenzione al tipo di approccio che avremo nei confronti degli avversari. Ci è capitato di essere sconfitti dopo pochi secondi di lotta da avversari di pochi livelli superiori al nostro, perché erano dotati di armi e corazze più potenti delle nostre.

C’è una discreta varietà di armi, ed esse possono essere ulteriormente modificate in vari modi e su può  persino cambiare loro i vari tipi di danno che possono infliggerle, per renderle più efficaci a seconda degli avversari che saremo chiamati ad affrontare. Infatti si possono applicare modiche che raccogliere mo durante il nostro cammino o acquisteremo dai venditori, ai banchi di lavoro che troveremo in alcune locazioni. Anche le armature possono essere modificate allo stesso modo, ma sappiate che qualsiasi modifica che apporterete sarà legata indissolubilmente all’arma o all’armatura, per cui non recuperabile. Le armi e le armature sono anche soggette ad usura, per cui sarà necessario ripararle con elementi che raccoglieremo nell’esplorazione.
Come in Fallout, c’è anche la possibilità di rallentare il tempo, ma non chiamate questo sistema VATS, perchè altrimenti qualcuno potrebbe passare delle noie legali!
Come dicevamo sopra, in The Outer Worlds i può creare un party composto da altri due personaggi, in parte comandati dall’IA del gioco e in parte da noi, ai quali infatti  potremo impartire degli ordini, seppur molto basilari. Essi hanno le loro abilità speciali, possono salire di livello e saremo noi a decidere quali statistiche migliorare e quali perks assegnare. Sebbene siano molto utili nei combattimenti, alla fine la loro presenza è più di supporto che non di vera interazione, anche se a volte sono utilizzati per alcune side quests particolari. L’idea non è malvagia, ma un’implementazione maggiore nelle fasi di combattimento sarebbe stata sicuramente più utile, visto che alla fine durante gli scontri il loro modo di combattere li porta quasi sempre ad essere sacrificati come scudi umani. Il fatto invece che siano elementi attivi nella risoluzione di alcune missioni e che ci possano dare alcune informazioni o raccomandazioni, sono elementi che abbiamo trovato interessanti ed originali, sicuramente da prendere come spunto anche per produzioni future.
Se sceglieremo il livello di difficoltà di gioco più elevato, essi non potranno essere “resuscitati” alla fine di ogni combattimento, altrimenti una volta sconfitti gli avversari, si rimetteranno in piedi, pronti di nuovo a unirsi alla nostra avventura.

Un elemento da non sottovalutare sono le scelte che compiremo durante il gioco. Come dicevamo in precedenza, la linea narrativa propone dei bivi, per cui saremo chiamati a decidere quale strada seguire, un po’ come accade nei LibroGame. Abbiamo trovato questo espediente molto interessante, perché come già detto, seguendo la trama principale il gioco si esurisce in circa trenta ore, ma questa possibilità di poter fare scelte diverse porta a considerare l’idea di giocarlo tutto da capo. Questo è anche incentivato anche dal fatto che alcune missioni secondarie potranno fallire se ad esempio uccidiamo dei personaggi chiave. Ci è successo ad esempio che durante l’esplorazione di un laboratorio, per recuperare una chiave, abbiamo scelto di uccidere la guardia coloniale che si rifiutava di darcela, in quanto il nostro livello di persuasione era troppo basso. Questo a comportato che tutte le forze coloniali del pianeta, compreso lo scienziato che ci doveva fornire indicazioni per il successo della quest secondaria, si rivoltassero contro di noi. Per cui ci siamo trovati a dover sterminare tutti i coloniali e quindi a non sapere quale fosse il finale della missione.

The Outer Worlds non si propone certo come un open world, in quanto sebbene si possono esplorare con relativa libertà le varie mappe dei pianeti e degli avamposti, si ha sempre e comunque la sensazione che tutto sia progettato per metterci sul binario giusto per portare avanti la nostra avventura. Questo è maggiormente avvalorato dal fatto che quando si seleziona una quest, sia principale che secondaria, ogni obiettivo è chiaramente indicato sulla mappa, con dei waypoint che ci guidano letteralmente passo passo. Da una parte può sembrare un approccio un po’ troppo semplicistico, ma in realtà l’abbiamo trovato un buon modo per procedre senza doverci lambiccare il cervello alla ricerca di elementi importanti.

La trama è ben scritta e ci regala momenti di ilarità, anche se a volte la satira risulta un po’ troppo forzata. Riprendendo sia lo stile della principale fonte di ispirazione, ovvero Fallout, che le tematiche di Bioshock, ci vengono porposti caustici siparietti che si esplicano in battute o pubblicità aziendali. Ma in realtà è nella scrittura “seria” che The Outer Worlds da il meglio di se, anche se essa risulta un po’ troppo frammentata in elementi che dovremo recuperare durante lunghe conversazioni con i PNG ed esplorando terminali, pieni di nozioni e messaggi. Tutto questo porta a delineare la struttura narrativa complessiva, a farci sentire immersi nel mondo di gioco. Peccato che nella versione PlayStation 4 da noi provata, la lettura risulti disagevole per la presenza di un font troppo piccolo che porta a sforzarsi troppo gli occhi. Su di un televisore 49 pollici non si può stare certo ad una distanza superiore ai due metri, altrimenti non si riesce a leggere senza sforzarsi troppo la vista.

Le varie missioni nelle quali è suddiviso l’arco narrativo hanno il chiaro intento a costringerci ad esplorare il sistema di Halcyon e a portarci sui vari pianeti o stazioni orbitanti con la nostra fidata nave Unreliable che abbiamo ereditato in maniera tragicomica del precedente comandante. Ogni locazione è diversa per ambienti e biomi, per cui non si rischia certo di annoiarci.

Un elemento che non avremo certo voluto che The Outer Worlds ereditasse da Fallout è certamente il loot continuo, che ci porta ad esplorare ogni cassetto, cadavere, scatola e armadietto che troveremo, con il rischio di trovarci l’inventario pieno di cose inutili che rischiano di appesantirci. Un buon sistema per liberarci delle cose in eccesso, soprattutto armi ed armature, oltre che andare a venderle ai negozi spari un po’ ovunque, è quello di riciclarli per recuperare elementi che ci servono per le riparazioni.

Graficamente il gioco è una vera gioia per gli occhi e sulla nostra PS4 Pro non ha dato alcun problema relativo a rallentamenti. Gli artisti grafici, oltre a che ad impegnarsi a costruire mappe coerenti e ben organizzate, hanno optato per una grafica che attinge ad una palette cromatica di colori psichedelici, rendendo bene l’idea del sistema alieno, distante dai parametri terrestri. I personaggi umani hanno buone caratterizzazioni, ma il massimo è stato raggiunto nella creazione del bestiario, che risulta quanto mai vario e convincente.

Piccola nota a margine. Abbiamo iniziato la nostra partita settando come linguaggio l’italiano, ma dopo aver letto troppe bestialità nella traduzione, abbiamo subito optato per tornare all’inglese, perchè ci è risultato particolarmente fastidioso e a volte incomprensibile il testo nell’italico idioma.

In Conclusione

The Outer Worlds , nonostante sia permeato fortemente dall’ispirazione di Fallout, riesce ad essere un gioco originale, che sicuramente creerà attorno a se un suo pubblico affezionato. Le tematiche del gioco di ruolo sono state ben implementate all’azione, e il tutto è stato reso coerente da una trama ben architettata. La satira che avrebbe voluto alleggerire un po’ la narrazione sembra invece un po’ troppo forzata, quasi artefatta, mentre la possibilità di compiere scelte che portano l’arco narrativo verso direzioni diverse è sicuramente molto interessante. Questo gioca a favore della rigiocabilità del titolo per vedere cosa succede da una prospettiva diversa. Se siete degli orfani di Fallout: New Vegas e se non siete stati pienamente soddisfatti dal Fallout 4, allora date una chance a The Outer Worlds e siamo sicuri che non ve ne pentirete. E’ anche un ottimo gioco per scoprire se vi piacciono i CPRG, per cui i nuovi adepti potranno testarlo come banco di prova, per poi magari andare ad affrontare titoli più ampi.

 

 


7.5
voto

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