eFootball PES 2020 – Recensione

Forse in pochi, anzi pochissimi, si sarebbero aspettati da Konami un gioco che potesse tornare ai fasti dei fascinosi PES della seconda metà degli anni 2000, quando il simulatore calcistico nipponico non aveva davvero rivali. Ora il rivale c’è e come, rappresentato da un FIFA che negli anni ha saputo innovare e sorprendere, rimanendo sempre almeno due passi avanti rispetto allo stesso PES, eppure da oggi gli equilibri tornano ad essere alquanto instabili.
Una mission impossible portata a casa contro ogni pronostico da una casa che nel 2018 aveva perso i diritti della Champions League e dell’Europa League, passati a FIFA che finalmente sembrava, se ancora c’era qualche dubbio, aver definitivamente aver preso le redini del mercato. PES invece ha saputo rispondere alla grande, impartendo quasi una lezione alla rivale di sempre dal punto di vista del gioco, che appare fluido, realistico e ben organizzato. Insomma, con ogni probabilità e contro ogni pronostico, PES è pronto a farsi spazio nelle vostre console e a prendersi la scena in una serata tra amici o in una giornata da gaming.

Nell’iniziare la disamina di PES 2020, è necessario introdurre le sue modalità di gioco, in cui premettiamo subito che FIFA ha obiettivamente qualcosa in più.
La grande novità di quest’anno si chiama “Matchday” ed è la nuova modalità che vi permetterà di sfruttare le partite cartello in giro per il mondo relative alle stagioni calcistiche in corso di svolgimento. Una scelta sicuramente interessante che permette di giocare tali partite con una squadra da supportare poi per tutto il torneo fino ad arrivare alla gran finale trasmessa in streaming all’interno del gioco. Quello che lascia dubbiosi, però, sono gli orari in cui è possibile competere per il Matchday. Le ore serali sono di fatto escluse, lasciando poco spazio a chi di giorno lavora, studia o comunque non può stare davanti alla console. Inoltre non tutti i giorni è possibile competere, costringendo i giocatori a calibrare con cura i propri orari, per chi può, o a non competere affatto, per chi invece non potesse proprio. Per il resto PES 2020 non presenta altre novità, se pur apportando qualche cambiamento stilistico in varie modalità.
Per esempio in Master League, la modalità che vi permette di impersonarvi in un allenatore e prendere le redini di una squadra reale, la casa nipponica ha aggiunto molti dettagli narrativi, con molte scene di intermezzo che riguardano la vita dell’allenatore sul campo, negli spogliatoi, in conferenza stampa e nei rapporti con i giocatori. Scene queste, che sul momento rendono si più interessante la modalità, permettendo al giocatore di entrare a pieno nel clima della gestione, ma che a lungo andare stancano per la monotonia e per la poca completezza. Anche la scelta iniziale di non poter creare il proprio allenatore, ma di doverlo scegliere tra alcune leggende calcistiche del passato, lascia alquanto perplessi. Passando poi all’altra carriera disponibile, e cioè Diventa un mito, le novità sono pressoché nulle. Qui Konami ha deciso di mantenere la base precedente senza nulla aggiungere né togliere alla modalità in cui potrete impersonare un giocatore e seguire la carriera partita dopo partita.
Anche in My Club, la modalità che strizza l’occhio a Ultimate Team di FIFA, le cose rimangono invariate. Tuttavia in questo contesto PES 2020 risente veramente tanto il fatto di non aver mai veramente investito in questa modalità, cercando di creare un copione simile a quello presentato da EA, ma senza sortire alcun risultato tangibile. Il modulo legato all’allenatore rende veramente difficile la giocabilità, sopratutto all’inizio quando la nostra squadra sarà composta da sconosciuti e da un campione che potremo avere in prestito. Inoltre l’assenza di un mercato dove vendere e comprare giocatori, rende difficile la composizione della squadra.

In uno stile a dir poco rinnovato, PES 2020 si presenta con un gameplay davvero accattivante e che promette battaglia serrata al predominio del gioco calcistico di casa EA Sports. Da subito notiamo un gioco fluido, dinamico, che sembra davvero azzeccato se confrontato con il realismo calcistico. La corsa è molto ben proporzionata alle varie velocità dei giocatori ed i passaggi, così come i cross, sono molto differenti in base al giocatore che li effettua e devono essere calibrati e direzionati alla perfezione per ottenere un risultato accettabile. Questo dettaglio in particolare si traduce in una grande differenziazione delle azioni in base alle squadre o ai giocatori a nostra disposizione, e permette al tempo stesso di provare varie tattiche per il possesso palla, per il cambio campo o, ancora, per lanciare un compagno in profondità. Infatti il passaggio deve si essere perfetto, ma deve anche essere abile chi stoppa il pallone. Davanti alla porta, poi, tirare non è del tutto facile visto che bisogna sempre tenere presente la posizione del giocatore nei confronti del pallone e della porta. Spesso, sopratutto all’inizio, manderete la palla in curva, ma con il tempo questo aspetto risulterà non essere un grande problema, abbellendo addirittura le partite. Altra novità offensiva è il Finesse Dribling, perfezionato da Konami con l’aiuto del “Don” Andres Iniesta. Caratteristica davvero interessante questa che permette un vantaggio non indifferente nel dribbling e nei movimenti nello stretto a fronte, però, di un utilizzo non semplice. Il controllo, infatti, è sviluppato sulle due levette analogiche che in base a come vengono posizionate e al tempismo con cui le si posizione forniranno la mossa desiderata. Un sistema un po’ ostico da imparare, ma dal risultato garantito per dribblare e trovarvi da soli davanti al portiere o per eludere un raddoppio di marcatura.
Passando invece alla fase difensiva, notiamo che resta un po’ una pecca, visto che tutto si può dire, tranne che sia facile. Innanzitutto il grande problema deriva dai palloni alti, dove spesso sul cambio di selezione che va a pescare il giocatore interessato alla ricezione del pallone, quest’ultimo si muove a caso, o comunque quasi mai va verso la direzione del pallone in autonomia. Altro problema è il contrasto fisico (il cd spalla a spalla) che spesso si traduce in una inutile trattenuta, spendendo una ammonizione che puntualmente arriva. Ecco, le ammonizioni. Forse vi ricorderete che PES era divenuto famoso per la severità dei suoi arbitri e per la loro facilità di estrarre rossi e gialli uno dopo l’altro. Eppure in PES 2020 c’è da dire che i cartellini sono più controllati e gli arbitri raramente sbagliano una decisione.
Per quanto riguarda i portieri, infine, c’è da dire che anche qui il realismo si fa sentire, con parate ben coordinate e precisione nel posizionamento. Ovviamente più il portiere è esperto e forte, più sarà facile il “miracolo” per salvare il risultato, ed anche questo è molto apprezzabile. Un po’ meno convincenti, invece, le uscite che non sono sempre molto ben coordinate e che portano spesso il portiere a prendere gol su pallonetto o dopo essere stato saltato abbastanza facilmente.

Qui signori c’è veramente da tirare giù il cappello. Il confronto con l’antagonista FIFA è pressoché impossibile, visti i livelli di accuratezza raggiunti dalla casa nipponica. PES presenta dettagli davvero unici, come le facce dei giocatori che sembrano davvero realistiche, i loro corpi, il campo, gli stadi, i dettagli delle divise e degli accessori, insomma, un livello di accuratezza ineguagliabile. Il tutto unito ad una grafica da urlo che rende PES nettamente in vantaggio, considerando anche la qualità di visione del gameplay. Altra cosa davvero unica è l’accuratezza estesa degli editori che non si sono concentrati solo sui volti dei giocatori più famosi, ma che hanno dato un’impronta completa al gioco, disegnando anche quelle dei giocatori di seconda e terza fascia. Così potrete trovare figure molto realistiche delle compagini minori di Serie A, ma anche delle maggiori di Serie B e dei vari campionati in giro per il mondo.
Per quanto riguarda le varie sponsorizzazioni, invece, è ovvio che PES abbia puntato molto sulla Juventus, sul Bayern Monaco, sul Barcellona e sull’Arsenal, che nel gioco compaiono frequentemente sullo sfondo delle varie schermate. Inoltre queste squadre sono sicuramente le più curate a livello di dettagli e permettono davvero di giocare in maniera completa.

In Conclusione

Insomma, PES è sicuramente tornato in auge dopo anni di secondi posti, spesso anche degradanti dietro ad un FIFA che ha sempre riscosso molti più consensi dal 2010 in poi. Un ritorno in grande stile, con un gioco davvero sano ed interessante nel permettere davvero al giocatore di applicare la propria impronta a qualsiasi squadra. Un gioco, che per questo motivo, è migliore rispetto a FIFA, solo per quei giocatori che veramente si intendano di calcio e che abbiano un’idea della propria strategia tattica e tecnica per far rendere al meglio la squadra. Meno immediato, sicuramente, ma più dettagliato e con una grafica senza eguali. Konami is back, e forse tutti noi la aspettavamo da tempo


8.5
voto

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