Deadlight – Recensione

Deadlight copertina

SCHEDA DI GIOCO

Titolo: Deadlight
Data di uscita: 25 ottobre 2012
Sviluppatore: Tequila Works
Publisher: Microsoft Studios
Numero di giocatori: 1
Piattaforme: PC. XBOX 360
Localizzazione: doppiaggio in inglese, sottotitolato in italiano

PREMESSA

Deadlight, platform a scorrimento orizzontale a sfondo horror, è il primo lavoro dei Tequila Works, neonata software house spagnola formata da un team ben assortito, con membri una volta appartenenti ad ambienti più famosi e consolidati, come Blizzard, Sony, MercurySteam e Pyro Studios.
Seppur si riagganci ad uno dei temi sempre più abusato nel campo videoludico e non, ossia l’avvento degli zombie, Deadlight cerca di distinguersi dalla massa, grazie ad uno stile grafico peculiare ed aggraziato e ad una atmosfera ben realizzata ed ammaliante.

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TRAMA

A causa di una inspiegabile epidemia scoppiata in Europa intorno agli anni ‘80, l’umanità si ritrova sull’orlo dell’estinzione. Una volta contagiata, la persona diventa un guscio vuoto, una persona senza un intelletto in grado solo di graffiare, mordere ed infettare il prossimo. Non a caso, infatti, questi esseri sono stati battezzati come “ombre”, proprio per indicare il degrado degli infettati, nient’altro che pallide ombre di quello che erano un tempo.
Ci ritroveremo a vestire i panni della brusca guardia forestale Randall Wayne, che, dopo aver vagato in lungo e in largo con alcuni superstiti, si ritrova a Seattle, dove sembra sia stato predisposto un campo sicuro in grado di accogliere e proteggere i sopravvissuti. Costantemente braccato dalle ombre, Randall si ritroverà a muoversi tra foreste oscure e una città in macerie, aggrappandosi all’ultimo barlume di speranza rimastogli: la speranza di poter riabbracciare la figlia Lydia e la moglie Shannon, di cui non ha più notizie da mesi.
Benché l’introduzione non sia malvagia, l’avventura sia arricchita da filmati di intermezzo e sporadici flashback e siano disseminate nel mondo di gioco alcune pagine del diario personale del protagonista che danno maggior enfasi all’apparato narrativo, si avverte la mancanza di un plot narrativo completo, lasciando il giocatore in balia di una storyline abbozzata e di un background dei personaggi accennato, elementi che, viste le premesse, avrebbero potuto essere curati ed arricchiti con nuovi preziosi aneddoti per dare maggior lustro all’intera produzione.

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GAMEPLAY

Deadlight è fondamentalmente un platform a scorrimento orizzontale, arricchito da elementi tipici dei survival horror e da basilari enigmi da risolvere. A Randall sarà concessa la facoltà di arrampicarsi, di effettuare balzi, di rotolare rapidamente per infilarsi in strettoie e di interagire con alcuni elementi dell’ambiente circostante per avanzare o per utilizzarli come diversivo/arma per allontanare/uccidere le ombre. Il protagonista possiede una barra della vita, ricaricabile grazie a dei medikit ritrovabili lungo il percorso, ed una barra della resistenza autorigenerante, che dimuirà ogni qualvolta si effettui uno scatto.
I nemici di Randall sono prevalentemente due: l’acqua, in quanto il protagonista non è capace di nuotare, e le ombre. Quest’ultime, attirate da ogni minimo suono, possono essere affrontate grazie ad una versatile accetta da pompiere, grazie ad una pistola e a un fucile, che possono contare su ben poche e scarseggianti munizioni, oppure sfruttando sporadiche trappole ambientali disseminate durante il percorso di gioco. Nonostante sia possibile affrontarle, rimane comunque sconsigliabile, in quanto il frastuono causato dal combattimento non farà altro che attirarne altre. E’ preferibile, dunque, attirare presso un’altura un gruppo di nemici attraverso un fischio, adoperare la fionda per colpire un’automobile e far scattare l’allarme che attiri la loro attenzione e così via.
Il gioco non vanta una difficoltà accentuata, vista l’immediatezza della maggior parte degli enigmi e la frequente presenza di checkpoint da un punto all’altro.
Per quanto siano poche e semplici le meccaniche che muovono il gameplay, esse si dimostrano, tralasciando l’accentuata piattezza e qualche imperfezione, sufficientemente funzionali, accompagnando senza infamia e senza lode l’evolversi della vicenda.

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ATMOSFERA

Le punte di diamante dell’intero lavoro dei Tequila Works sono il level design e la direzione artistica, che, attraverso l’efficace e versatile Unreal Engine 3, concedono a Deadlight di distinguersi superlativamente rispetto ad altre produzioni videoludiche più massicce e con budget ben più elevati operanti sullo stesso tema.
Il gioco si mostra in 2,5 dimensioni, presentandosi, quindi, con una grafica tridimensionale con un’interazione bidimensionale, presentando animazioni, scene di intermezzo, effetti ed ambienti curati e dettagliati sotto ogni aspetto e perfettamente in grado di trasmettere al giocatore quel senso di angoscia, mestizia e desolazione che da sempre caratterizzano le realtà post-apocalittiche. Complice di questo successo, il look cromatico adottato, che crea un riuscito gioco di luce ed ombra e un eccellente effetto “controluce” che amplifica il pathos suscitato dal titolo.
Il comparto sonoro può vantare una buona campionatura di suoni ambientali e musiche e il doppiaggio in inglese si attesta ad un livello più che buono, completando l’atmosfera.

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VERDETTO FINALE

Deadlight è un complessivamente un indie discreto, che ha come cavallo di battaglia uno stile azzeccato e brillante, capace di trasmettere la drammaticità della situazione, inscenando una città disastrata e desolata e rendendo partecipe il giocatore di una corsa disperata per sfuggire ad una famelica orda di zombie. Atmosfera ben congeniata a parte, l’aspetto grezzo del titolo emerge con il non dovutamente sviluppato plot narrativo, con la scarsa longevità sulle 4 ore e con il gameplay poco raffinato, minando così l’offerta videoludica proposta.
Una occasione non dovutamente colta, in quanto una maggiore e complessiva attenzione avrebbe potuto fare il salto di qualità ad un titolo che aveva tutte le carte in regola per poterlo fare.


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