Greedfall – Recensione

Ho più volte definito lo sviluppo dei videogiochi un processo iterativo, che idealmente si ripete nel tentativo costante di affinarsi sempre di più. Questo è particolarmente vero quando si parla dello studio francese Spiders, specializzato in action rpg e che in questa generazione ha sfornato diversi titoli che ambivano a riportare in auge in genere che sta soffrendo una crisi abbastanza profonda. I titoli del team però non si sono rivelati finora all’altezza di questa difficile sfida, per via di un mix di problemi tecnici e di design che hanno finito per offuscarne i pregi relegandoli così nel limbo dei titoli mediocri. Il team però non si è arreso ed ha perseverato, mostrando un graduale miglioramento qualitativo che oggi ci porta infine al loro ultimo e più promettente titolo, Greedfall. La domanda è quindi scontata: riuscirà Greedfall dove i precedenti lavori del team hanno fallito?

La trama è uno dei punti di forza della produzione e ci vede vestire i panni del (o della) giovane De Sardet, legato della Congregazione dei Mercanti e provetto diplomatico, alla vigilia della nostra partenza per la misteriosa isola di Tír Fradí. Recentemente scoperta dal mondo civilizzato, l’isola rappresenta una nuova frontiera per la colonizzazione da parte delle tre principali forze politiche del “vecchio mondo”: la già citata Congregazione dei Mercanti, la teocrazia di Thélème e la tecnocratica Alleanza del Ponte. Queste tre potenze che rappresentano quindi i valori del guadagno, della religione e della ricerca scientifica, andranno a scontrarsi contro la cultura indigena dell’isola fortemente animista ed ispirata ai valori dei nativi americani. All’aspetto puramente coloniale del viaggio si affianca però una missione ben più importante, ovvero cercare un rimedio per la Malicore, una terribile pestilenza che affligge il vecchio mondo e che sembra risparmiare i nativi dell’isola. Il nostro scopo sarà quindi quello di farci strada nell’isola, guadagnandoci la fiducia delle varie tribù dell’isola e cercando al tempo stesso di fare da mediatori nei numerosi conflitti tra le fazioni in gioco. La ricerca di una soluzione diplomatica, che tenga conto dei vari fattori culturali presenti, distacca nettamente Greedfall dai suoi concorrenti ed incentiva il giocatore a ricercare soluzione alternative all’approccio bellico. Le numerose quest secondarie presenti, che approfondiscono la storia delle varie fazioni, risultano ben scritte e concorrono a farci guadagnare la fiducia dei nostri alleati in modo da garantirci il loro aiuto nel momento del bisogno. Sarebbe stato fin troppo facile per il team ridurre il tutto alla parabola del buon selvaggio, ma fortunatamente il gioco affronta le tematiche relative allo scontro tra culture ed alla colonizzazione in modo adeguato ed evitando di scadere in facili moralismi. Al netto però di un comparto narrativo interessante, non possiamo sorvolare sullo scarso spazio che viene dato all’approfondimento delle varie culture presenti. Sebbene non manchino quest dedicate, il lavoro fatto dal team appare troppo superficiale in alcune circostanze e riesce solo a far intuire il quadro generale senza scendere adeguatamente nel dettaglio. La Congregazione dei Mercanti è forse la fazione che soffre di più di questo problema, apparentemente solo un cuscinetto neutrale tra le varie forze in campo senza mai mostrare una sua distinta politica o personalità.

Dal punto di vista del gameplay il titolo aderisce alla formula tipica del genere action rpg anche se mostra una propensione al dialogo che raramente ha caratterizzato le produzioni moderne. Attraverso un’attenta allocazione di abilità, attributi e talenti, sarà possibile risolvere la maggior parte delle situazioni attraverso il dialogo e la mediazione, diminuendo così i combattimenti. Resta comunque presente un solido combat system che garantisce una buona libertà tattica al giocatore, consentendo l’uso della magia, di trappole, armi da fuoco ed ordigni artigianali e le immancabili armi da mischia ad una e due mani. Una certa generosità con i punti abilità permette al giocatore di specializzarsi (o quantomeno rendere efficaci) diversi stili di combattimento grazie ad un albero delle abilità abbastanza ampio ma eccessivamente lineare nello sviluppo. Il sistema di crafting ricopre un ruolo abbastanza importante nel titolo, permettendo non solo di costruire consumabili ed oggetti necessari alla risoluzione di quest, ma anche il potenziamento delle armi e delle armature in nostro possesso attraverso la costruzione di parti accessorie in grado di migliorare i valori numerici del nostro equipaggiamento tradendo così una certa linearità che limita le nostre possibilità. La presenza della pausa tattica nel combattimento, utile per verificare la situazione e sfruttare abilità e consumabili, si rivela un’aggiunta utile solo alle difficoltà più elevate per via della scarsa difficoltà dei vari combattimenti. La maggior parte dei nemici si limita ad attaccare in modo molto diretto i nostri personaggi (potremo infatti portare con noi 2 compagni dei quali gestiremo l’equipaggiamento ma non le abilità), e fatta eccezione per alcune boss battle nessuno sconto risulta particolarmente stimolante o impegnativo. L’impressione generale è quindi quella di un gameplay sicuramente ricco di sistemi interconnessi e funzionali ma poco approfonditi, che avrebbero tratto giovamento da un maggiore sviluppo. Offrire meno opzioni ma di maggior peso nell’economia del titolo, avrebbe sicuramente dato vita ad un’esperienza più profonda e complessa, ma anche così il titolo si dimostra abbastanza godibile.

Tecnicamente il titolo mostra alcuni limiti dovuti alla sua natura di produzione AA ma una buona direzione artistica riesce a far passare sopra ad alcune delle imperfezioni presenti. L’estetica del gioco, che richiama le atmosfere europee del 1800 sfrutta uno stile relativamente poco utilizzato in questo campo, donando una certa originalità visiva. Le armature ed i vestiti dei vari personaggi principali sono molto dettagliati e convincenti, ed in particolare quelli legati alla Congregazione fanno sfoggio dell’opulenza tipicamente ottocentesca. Meno convincenti appaiono quelli dei vari isolani, che soffrono per via di una certa ripetitività visiva e per un design non particolarmente convincente. La fauna dell’isola annovera alcune creature decisamente interessanti, prime tra tutte i giganteschi guardiani che proteggono i luoghi di culto della popolazione indigena, ma una certa tendenza al reskin sminuisce il buon lavoro fatto nel loro design. Un simile problema affligge anche le ambientazioni, che seppur convincenti e tutto sommato ben costruite, si dimostra fin troppo ripetitive. Le foreste che ricoprono le varie zone dell’isola si estendono in modo fin troppo uniforme e non conferiscono varietà e particolarità alle varie aree, che finiscono col confondersi tra di loro. I tre grandi centri urbani presentano invece evidenti differenze architettoniche, in particolare Hikmet che prende ispirazione dalle città mediorientali per le sue costruzioni, ma questa originalità esteriore è rovinata dal costante riutilizzo delle stesse strutture interne che variano solo per la disposizione di alcuni arredi. Il lato audio offre un doppiaggio qualitativamente altalenante, che alterna dialoghi ben recitati a tracce decisamente meno convincenti. In particolar modo questo accade con le popolazioni indigene che con il loro accento incostante finiscono per sembrare quasi delle caricature in certi momenti. Il gioco richiede circa una quarantina di ore per essere completato, salendo fino a 50 qualora si decida di esplorare ogni angolo dell’isola in cerca di equipaggiamenti nascosti.

In Conclusione

Greedfall è un titolo valido che finisce per diventare vittima delle stesse ambizioni del team. La volontà di creare qualcosa di indubbiamente meritevole ha spinto lo studio verso troppe direzioni contemporaneamente, approfondendo troppo poco i vari sistemi introdotti nel titolo. Nonostante lo sviluppo non adeguato di alcune componenti, il titolo riesce comunque ad offrire un’esperienza ruolistica interessante e solida grazie alla propensione al dialogo ed alla ricerca di soluzioni non violente alle numerose missioni presenti. L’ambientazione accattivante è valorizzata da una buona direzione artistica e sostenuta da un serie di sistemi che anche se non totalmente sviluppati, si dimostrano in grado di reggere l’esperienza di gioco. Nonostante la presenza di alcuni difetti che non gli permettono di trascendere le barriere di titolo per appassionati, Greedfall è senza dubbio la produzione migliore realizzata dagli Spiders che riescono a rimettersi in carreggiata dopo il passo falso di The Technomancer ma che ancora non hanno realizzato un vero capolavoro in grado di premiare i loro sforzi.


7
voto

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