Travis Strikes Again: No More Heroes Complete Edition (PS4) – Recensione

Sono trascorsi ormai nove anni dall’ultima avventura di Travis. che abbiamo visto protagonista in No More Heroes 2: Desperate Struggle e secondo lo stesso Gōichi Suda, o Suda51 che dir si voglia, avrebbe segnato anche la fine del nostro protagonista, ma alla fine lo stresso creatore del pazzo e non convenzionale universo di Travis&Co. ha deciso che sarebbe stato necessario uno spin off e ha portato , prima su Switch ed adesso su PS4, Travis Strikes Again: No More Heroes. Che possa essere un divertente interludio aspettando il preannunciato No More Heroes III? Scopriamolo assieme in questa nostra recensione.

Travis Strikes Again: No More Heroes è semplicemente ed essenzialmente un hack and slash intervallato da  minigiochi e lunghi intermezzi narrativi. Una breve introduzione ci spiega come diversi anni dopo il secondo No More Heroes per ragioni assolutamente folli, sia Travis che Bad Man vengono assorbiti dalla console denominata Death Drive Mk II, per la quale sono stati sviluppati sei giochi “leggendari”, che ovviamente strizzano l’occhio ai retrogames che hanno fatto la gioia dei giocatori più anziani e che oggi sono ritornati alla ribalta prepotentemente. Ogni gioco ci offrirà meccaniche diverse, ma che alla fine si riducono sempre e comunque a quella comune degli hack & slash .

Dopo qualche partita ci si accorge subito che nonostante ci siano sei giochi diversi nella Death Drive Mk II, al massimo vengono aggiunte piccole variazioni al tema, ma la sostanza rimane sempre la stessa. Ad esempio, ce n’è uno in cui, dobbiamo ruotare le diverse parti di un piccolo quartiere per farci strada verso l’uscita, ma comunque ancora combattendo. Oppure c’è un gioco che emula le corse di di Tron, ma le gare durano pochi secondi, e il compito è quello comunque di lottare per ottenere i pezzi di moto migliori.

Quello che si nota subito che nonostante all’apparenza il gioco voglia sembrare vario e comunque strutturato, alla fine i fondi per completarlo erano comunque limitati e in Grasshopper Manufacture hanno cercato di renderlo più gradevole con qualche artificio, ma la sostanza rimane comunque risicata. In generale il  un gioco molto, troppo semplice. Il combattimento da il so meglio in modalità cooperativa, mentre inel gioco singolo è lineare e poco impegnativo, anche a livello di difficoltà superiore,  e i mini-giochi non sono certo così complessi da farci perdere troppo tempo nella loro soluzione.Quindi uno dei problemi principali è che si nota che il budget ridotto ha portato a cercare di allunare il brodo per renderlo un titolo un po’ più longevo, ma il risultato finale è che le ombre sovrastano le luci e alla lunga il gameplay diventa realmente troppo ripetitivo.

Nonostante tutto sia immerso nella surreale narrazione tipica delle produzioni di Suda51, lo sviluppo della trama avviene attraverso lo stile di un’antica avventura conversazionale, prendendo spudoratamente in prestito il codec di Metal Gear per creare le sequenze che collegano un gioco all’altro. Il problema è che ci sono sequenze che durano anche dieci minuti, tutti pieni  di testo con quasi nessuna animazione, senza alcuna interazione da parte del giocatore. Capisco che uno sia interessato alla storia e che sia anche divertente seguire la psichedeliche vicende di Travis e Bad Man, ma considerando che ci troviamo di fronte ad un hack & slash, la cosa ben presto tende ad annoiare. Quello che comunque non manca è un elevato senso ironico ed auto-ironico che pervade ogni pixel di TSA:NMH, reso evidente dalle continue citazioni dal mondo dei videogiochi, con la spudorata sfrontatezza di arrivare anche a parlare ai giocatori verso la camera, oppure elogiando le qualità del motore grafico del gioco, ovvero l’Unreal Engine 4. La solita follia in pillole a cui Gōichi Suda ci ha abituato. Peccato che però manchi la sostanza che era presente negli altri due titoli. Anche se questo è uno spin-off a budget ridotto, un po’ di sforzo in più sul piano del gameplay poteva essere fatto.

Non ho avuto particolari difficoltà a terminare il gioco in circa otto ore complessive. L’unico momento nel quale ho dovuto (relativamente) sudare di più. è stato l’ultimo livello che risulta essere sicuramente più impegnativo rispetto agli altri. Il mio consiglio è di iniziarlo a giocare al livello di difficoltà più alto e poi calibrarlo in corso d’opera se sembra essere troppo complicato andare avanti, visto che questa opzione è disponibile e che gicarlo a livello più basso vuol dire perdersi molto del divertimento legato all’azione. Azione che in alcuni momenti risulta frenetica, ma mai così elettrizzante come ci si potrebbe aspettare da un gioco creato da Grasshopper Manufacture.
Un punto sicuramente a favore di TSA:NMH è il buon livello di rigiocabilità che ha, dovuto alla presenza di alcune aree segrete all’interno di ogni livello e la presenza di collezionabili che possono essere sbloccati solo accumulando alcune monete azteche. Per sbloccare alcune aree segrete è necessario introdurre un codice che troviamo in una rivista in-game, proprio come succedeva una volta, quando si compravano Zzap, K o TGM per andare a inserire i codici nei nostri giochi preferiti.
Sicuramente il gioco in termini di divertimento da il meglio di sé, come dicevo sopra, se giocato in modalità cooperativa con un amico che prende i comandi di Bad Man, anche se un grosso problema rimane la telecamera che non riesce, inspiegabilmente, a seguire i due giocatori. 

Questa versione PS4 è già comprensiva dei DLC usciti fino ad adesso, Black Dandelion e Bubblegum Fatale, che aggiungono Shinobu Jacobs e Badgirl come personaggi giocabili, come parte del gioco principale oltre a una selezione di nuove ed esclusive T-Shirt. I contenuti disponibili come parte dei pacchetti Black Dandelion e Bubblegum Fatale diventeranno accessibili una volta completata la storia principale. Questo permette di allungare un po’ la durata, ma alla fine purtroppo la differenza non è così evidente.

Sul piano audiovisivo, TSA:NMH  ha un’ottima resa sul PS4 Pro, con una grafica fluida e pulita, accompagnata però da una colonna sonora non proprio eccezionale. Alcuni brani sono piacevolmente orecchiabili, altri fanno salire il nervoso dopo qualche minuto. L’Unreal 4 fa un ottimo lavoro nel far muovere coerentemente il nostro personaggio in un mondo di gioco dettagliato e ben definito, senza mai incappare in rallentamenti anche nei omenti più concitati dell’azione. Un cenno particolare va fatto alla localizzazione dei testi in italiano, che oltre ad essere ben realizzata dal punto di vista della traduzione letterale, denota anche una cura particolare nella resa dei modi di dire presenti nelle sagaci battute presenti nella parte narrativa. Il pad della PS4 non ha certo le potenzialità dei Joy-Con Nintendo, per cui per poter ricaricare la spada laser di Travis si può comunque utilizzare il sensore di movimento del Dualshock 4, ma non è così immediato come con la Switch.

In Conclusione

Travis Strikes Again: No More Heroes è definibile come un gioco che vive sui contrasti. Il motivo è ben presto detto: con un budget che permetteva di creare un titolo della durata di 4/5 ore, è stato pubblicato un gioco che ci tiene impegnati per almeno il doppio del tempo. Il risultato, purtroppo è un titolo che non arriva ad approfondire ile sue componenti principali e che anzi risulta alla lunga ripetitivo e a volte perfino noioso. Come lato positivo è che è sempre e comunque un prodotto di Suda 51, che quindi trasuda ironia, sarcasmo, assurdità surreali e una trama interessante seppur demenziale, che da soli sono elementi che fanno propendere per l’acquisto. Se poi a tutto questo ci si aggiunge anche il fatto che questa edizione completa comprende anche i due DLC usciti finora, posso dire con certezza che se siete dei fan di Grasshopper Manufacture, sono certo che sarà a breve nella vostra collezione PS4 e Steam. Se non siete dei fan di Gōichi Suda, ma vi piacciono gli hack & slash e non siete spaventati da intermezzi narrativi lunghi, allora fateci un pensierino.


6.8
voto

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