Tropico 6 – Recensione

Tropico si presenta nella sua sesta iterazione della fortunata saga che ci permette di simulare la carriera di un dittatore con il gameplay di un city-builder. La tipologia del gioco è ben conosciuta e dopo sei episodi la scelta degli sviluppatori era ad un bivio: creare qualcosa di nuovo, con il rischio di allontanare la “fan-base” per cercare di avvicinare però nuovi giocatori, oppure proporre un remix di quanto visto finora, mantenendo le stesse dinamiche di gioco arricchite da alcuni elementi. Kalipso Media, affidando lo sviluppo a Limbic Games, ha optato per la seconda scelta, per cui scopriamo assieme se questa formula è risultata effettivamente vincente.

 

La prima cosa che ci troveremo a fare, appena iniziato il gioco, è la creazione del nostro El Presidente. Si possono scegliere abiti, cappelli, accessori di vario tipo da una selezione che mano a mano che procederemo nel gioco si arricchirà di altre componenti estetiche, sbloccabili in specifiche missioni. Tutto ciò non influisce minimamente sulle dinamiche del gioco, ma è una simpatica variante che ci permetterà di sbizzarrirci, come nei GdR classici, nella creazione del nostro personaggio, che potrà essere modificato in qualsiasi momento durante il gioco. Un’altra novità introdotta in Tropico 6 è la possibilità di avere più isole, che ci permetterà di avere più spazio a disposizione quando espanderemo il nostro dominio. Per coloro che sono digiuni della saga, ma anche per quelli come me che pur avendo giocato agli altri titoli della serie vogliono fare un “giro di prova”  per testare le novità introdotte, possono iniziare con una versione tutorial del gioco. sebbene sia abbastanza approfondito, sicuramente è più interessante per i nuovi adepti che vogliono imparare i rudimenti della dittatura, che non per i veterani. Ho trovato infatti carente questa fase introduttiva nel’esposizione delle varie dinamiche di gioco aggiornate, che ho quindi dovuto imparare attraverso le missioni, naturalmente a mie spese.

Il gameplay di Tropico 6 si articola in due modalità. La principale è la Campagna, che ci porta a vivere la storia in continua evoluzione de El Presidente e del suo braccio destro col trascorrere degli anni, facendoci confrontare  con varie sfide mentre procediamo nella strenua lotta per mantenere il potere assoluto sul nostro soleggiato arcipelago caraibico. L’altra è la modalità Sandbox, dove saremo liberi di giocare nel modo che preferiamo, abbracciando in pieno il metodo simulativo.

Tropico 6

In entrambi i casi, il nostro obiettivo principale è mantenere il potere con ogni mezzo necessario, anche con le azioni più disinvolte e anche politicamente scorrette. essere un dittatore efficiente richiede mantenere un costante, quanto precario, equilibrio tra paura, corruzione e e anche esplicita violenza. Potremo controllare i giornali, pilotare elezioni, uccidere dissidenti. Avanzando nel tempo potremo disinvoltamente decidere se allearci con l’Asse o con gli Alleati, oppure fare un pericoloso ma profittevole doppio gioco, rimanendo sempre sul filo del rasoio e rischiando di perdere tutto al minimo errore. insomma, in Tropico 6 troviamo esplicitamente mostrati i mezzi che molte dittature hanno applicato per mantenersi a galla per decenni.

Come accadeva nei titoli precedenti, queste nefandezze che comporterebbero nel giocatore un sensibile senso di colpa ( a meno che non siate dei sociopatici con reali aspirazioni dittatoriali) , sono abilmente “addolcite” da un forte approccio ironico. Anche Limbic Games, che adesso ha preso in mano lo sviluppo della serie on questo sesto titolo, ha continuato nella tradizione, rendendo comunque divertente e scanzonato un argomento sicuramente sinistro e controverso come la nascita e il mantenimento di uno stato dittatoriale. Un punto di forza a favore della spensieratezza del gioco è il buffo e quasi amorevole rapporto che lega El Presidente e il suo secondo in comando. I due sembra che più che uno stato impregnato di violenza e corruzione, stiano cercando di creare un paradossale paradiso tropicale, che mischia assieme ricchezza spudorata e povertà estrema, che poi non è molto distante da quello che hanno fatto molti dittatori. Durante le schermate di caricamento vengono anche citati aneddoti interessanti riguardanti dittature reali, che in parte ci si può sbizzarrire a ricreare nel gioco. un esempio è la possibilità di andare a prendere in prestito monumenti famosi in varie parti del mondo per magnificare la nosta grandezza, mentre magari la nostra popolazione vive in fatiscenti baracche. Questo mi ricorda quello che fece Félix Houphouët-Boigny, presidente della Costa d’Avorio tra il 1960 e il 1993 (mandato bello lunghetto! ndr) che fece costruire nella sua povera nazione la replica della Basilica di San Pietro, spendendo qualcosa come 250 milioni di euro, che adesso giace in stato di abbandono.

Tropico 6

Per mantenere il potere è necessario che la nostra popolazione sia comunque felice e per realizzare questo primario obiettivo è necessario sfruttare le risorse naturali che il nostro arcipelago ci offre, per farci assurgere al ruolo di potenza mondiale Questo ci permetterà, seppure con sfrontata crudeltà, di elargire alla nostra popolazione i beni e i divertimenti che richiedono, perché far lavorare i nostri sudditi/cittadini come schiavi porta a brutte conseguenze, per cui è necessario costruire parchi, circhi, taverne e quanto è nelle nostre disponibilità per far si che il morale sia comunque alto e la popolazione sia produttiva. C’è anche la possibilità di emanare editti che privilegino le classi meno abbienti, ma attenzione, perché tutto ha un costo e la bancarotta del nostor piccolo paradiso è sempre dietro l’angolo ad attenderci.

Un altro elemento da non sottovalutare è il mantenimento dell’equilibrio trale le varie fazioni che nasceranno in tropico. Che siano comunisti rivoluzionari o ferventi religiosi, ognuna di queste parti deve essere ascoltata, blandita oppure repressa, affinché non inizino a sobillare la popolazione, aumentando il livello di scontentezza e quindi mettendo a rischio la tenuta del nostro potere.

Nei panni di El Presidente potremo rafforzare la nostra popolarità andando direttamente tra la gente, partecipando ad eventi e discorsi, al fine di mostrare il nostro lato “umano”. Questo è un elemento chiave sopratutto quando si avvicinano le elezioni che ad un certo punto saremo costretti a concedere e se vogliamo essere rieletti è bene che in prossimità delle scadenze elettorali il nostro indice di gradimento sia bello alto. El Presidente ha anche la facoltà di stornare dai conti dello Stato un po’ di denaro per depositarlo in un bel conto svizzero. Questo “tesoretto” tornerà molto utile quando dovremo ungere qualche leader delle fazioni, poiché spesso e volentieri ci porranno degli stringenti ultimatum, che però potranno essere abilmente evitati ungendo i giusti ingranaggi con del denaro sonante. come si vede in Tropico è palesemente riportato quello che effettivamente succede in molti paesi del mondo, in maniera magari esagerata, ma nemmeno troppo.

Quello che ci permette di fare Tropico 6 è quindi impersonare e sviluppare un alter ego canaglia e spregiudicato, peccato però che mantenere sempre alto il nostro livello di “bastardaggine” sia abbastanza difficile. La struttura del gioco, composta di moltissimi elementi e variabili da tenere sempre sotto controllo con una attenta gestione, risulta troppo punitiva, lasciandoci pochi margini di libertà d’azione, per cui i fallimenti e la frustrazione di vedersi malamente spodestati sono molto frequenti.

Tropico 6, anche se all’apparenza può risultare un titolo scanzonato,  è comunque un gestionale ben congegnato e altamente dettagliato. Nel gioco ci possiamo concentrare su i singoli cittadini, impostare rotte commerciali, organizzare accordi con paesi stranieri e modificare quasi ogni aspetto del nostro Stato, modificando una serie quasi infinita di parametri. L’aggiunta di più isole, che da un lato ci porta ad avere molto più spazio per espanderci, dall’altro può rendere la gestione complessiva un po’ più difficoltosa, ma questo elemento alla fine rende il gioco più avvincente delle precedenti iterazioni.

La versione che ho testato è quella su PS4 e come sempre, quando si tratta di gestionali, ho sempre il timore che i controlli su console non siano all’altezza del gioco, ma sono stato smentito dall’ottima implementazione dei comandi che è stata fatta. Il pad riesce in maniera egregia a sostituire la combo mouse/tastiera, per cui la giocabilità rimane elevata.

In Conclusione

L’intervento di Limbic Games ha reso Tropico 6 un gioco che, nonostante non offra particolari elementi di novità rispetto ai precedenti episodi, offre la possibilità di cimentarsi in lunghe campagne intriganti e degli esiti incerti, regalando ore ed ore di divertimento.  L’unione della componente satirica con un solido meccanismo di city-building ed un ottimo sistema gestionale, risultano vincenti, dimostrando che alla fine non è necessaria l’innovazione per creare un titolo avvincente, ma a volte basta saper lavorare bene con quello che già si ha sotto mano, senza mirare a stravolgere meccanismi che hanno funzionato bene fino a questo momento.


7.5
voto

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