The Surge 2 – Recensione

Alla sua uscita The Surge ha indubbiamente causato un certo fermento nel mondo dei titoli soul like. Distaccandosi dal setting fantasy, che sembrava l’unica declinazione possibile per il genere ed offrendo un combat system brutale e soddisfacente, basato sullo smembramento dei nemici per acquisirne i vari equipaggiamenti, il titolo è riuscito a ritagliarsi un posto speciale nel cuore dei fan nonostante i difetti che affliggevano la produzione impedendole di elevarsi allo stesso livello dei suoi fratelli maggiori. Una progressione dei livelli troppo confusionaria ed un bilanciamento dei nemici che non riesce a mantenere il suo equilibrio nelle fasi finali del gioco, lo declassavano a titolo per i soli amanti del genere facendo comunque ben sperare per un suo potenziale sequel. Il suo finale aperto lasciava infatti intendere questa possibilità, ed a Febbraio 2018 è stato finalmente annunciato The Surge 2. Riusciranno i ragazzi di Deck 13 Interactive a correggere i difetti della precedente produzione e ad elevare il titolo tra i grandi del suo genere?

La storia del titolo prende il via poco dopo il finale del precedente capitolo (una conoscenza della storia pregressa è consigliata ma non indispensabile), e dopo aver creato il nostro alter ego saremo rapidamente catapultati negl’eventi. Il nostro personaggio sarà infatti l’unico apparente sopravvissuto di un incidente aereo, ritrovandosi così bloccato a Jericho City due mesi dopo che un’epidemia ne ha causato il crollo e la conseguente quarantena. Risvegliati da un profondo coma, con solo alcuni ricordi frammentari del nostro passato, dovremo farci largo per le strade della città divenute terreno di scontro tra le forze d’evacuazione ed il culto della scintilla, entrambi alla ricerca di una misteriosa bambina che sembra legata al nostro passato. Per quanto l’incipit della storia appaia decisamente più intrigante rispetto alle semplici premesse del predecessore, questo non riesce a dare vita ad una trama abbastanza convincente. La narrazione si dimostra fin dalle prime ore poco coinvolgente e frammentata, incapace di sviluppare in modo efficace il suo potenziale. Nonostante l’introduzione di un cast di npc ben più nutrito rispetto al passato, nessun personaggio riesce a catturare l’attenzione del giocatore, che rimarrebbe comunque deluso dalla scarsa profondità che questi personaggi dimostrano. Il rapporto tra la tecnologia e l’uomo ed il suo impatto con la natura, così come la tematica del trans umanesimo che caratterizzava il primo The Surge, viene sostituito da una blanda riflessione pseudo filosofica sull’eventuale natura delle macchine e sul loro rapporto con i creatori umani. Una riflessione che purtroppo scade velocemente nel clichè del culto religioso apocalittico, una trattazione fin troppo superficiale per quello che poteva rivelarsi un interessante tema per un videogioco. Questa superficialità coinvolge anche la trama principale, che nelle sue battute finali non fornisce nessuna reale risposta ai vari interrogativi sollevati nelle ore precedenti, lasciando l’impressione che il team abbia “gettato la spugna” su questo fronte. Considerando quindi le scarse capacità narrative del team, avrei optato per un approccio più simile a quello del precedente capitolo, che puntando sulla semplicità riusciva a creare una trama decisamente più solida e funzionale.

Veniamo quindi al gameplay, che fa del combat system il suo principale punto di forza in modo abbastanza palese. Come nel predecessore, la chiave per la vittoria risiederà nel puntare le varie parti del corpo nemiche in modo da recidere quelle dotate di equipaggiamenti di nostro interesse aumentando così il nostro arsenale. Considerando che il sistema di combattimento era già ben realizzato nel primo capitolo, il team ha giustamente evitato modifiche radicali, preferendo l’introduzione di piccole novità. Tra queste spicca senza dubbio l’aggiunta della parata direzionale, eseguibile premendo con la giusta tempistica il tasto della parata e dando una direzione con lo stick destro. Se eseguita correttamente questa tecnica aprirà la guardia dell’avversario dandoci modo di sferrare un potente attacco o addirittura di recidere un arto. Se sulla carta quest’aggiunta appare interessante, nella pratica questa tecnica si dimostra fin troppo complessa e rischiosa per essere utilizzata in modo costante. Il minimo errore di tempistica renderà inutile la nostra parata esponendoci all’elevato potenziale di danno causato dai colpi nemici. Questo rischio, unito alla difficoltà di lettura delle animazioni nemiche, diventa un deterrente fin troppo efficace per il giocatore che finirà per ricorrere principalmente alla schivata come forma di difesa. Altra novità è l’assegnazione di punti a salute, stamina ed energia, andando ad aumentare così il nostro pool di punti ferita, la nostra resistenza e l’efficacia dei vari impianti che usufruiscono dell’energia. Energia che svolgerà un ruolo chiave durante il combattimento, molto più che in passato. Se già prima ne era necessario il consumo per poter eseguire la recisione di un arto, adesso anche usare una carica di un consumabile comporterà la spesa di un segmento della barra dell’energia (denominato batteria dal gioco). Numerosi impianti del titolo, così come diversi set di armatura, hanno effetti particolari che si attivano con il riempimento o l’esaurimento di una o più batterie dando vita ad una complessa rete di sinergie che lasciano notevole spazio al giocatore per sperimentare diversi setup. Fortunatamente il titolo ci permette di salvare 3 diversi loadout che comprendono arma, armatura ed impianti, garantendo così la possibilità di adattare rapidamente il nostro equipaggiamento alla situazione.

La natura soul like del gioco, unita all’esperienza del precedente capitolo, lasciava facilmente presagire una difficoltà elevata ed indubbiamente il titolo non viene meno a quest’aspettativa. Anche dopo diverse ore di gioco, persino i nemici iniziali sono in grado di avere la meglio sul protagonista con pochi colpi ben assestati, fatta eccezione per quei giocatori che opteranno per le armature più pesanti in assoluto (che garantiranno qualche colpo extra in cambio di una ridotta mobilità). Schivare costantemente nell’attesa di una finestra ottimale per sferrare qualche colpo ben assestato diventerà rapidamente la norma, facendo attenzione ai numerosi pericoli ambientali in grado di danneggiarci o persino causare la nostra dipartita. Purtroppo, il livello di sfida si dimostra fin dai primi momenti non particolarmente bilanciato, influenzato negativamente dalla tendenza del gioco ad abusare di imboscate e di combattimenti in pesante inferiorità numerica. Quasi ogni volta che sembra presente un solo nemico davanti a noi, almeno altri 2 o 3 sono nascosti in un vicolo accanto, dietro una cassa, o pronti ad assalirci da una posizione di vantaggio a noi non visibile. Questa tendenza finisce per svilire l’elemento sorpresa insito nell’uso dell’imboscata, che diventa rapidamente una fastidiosa e frustrante tendenza del gioco. L’elevato danno inflitto dai nemici, unito alla capacità di alcuni di mantenerci in un quasi costante stato di incapacità, mette pericolosamente alla prova anche la pazienza del giocatore più smaliziato. Le fasi finali del titolo esacerbano questi problemi, aumentando notevolmente i pericoli ambientali e forzando il giocatore a combattimenti su piattaforme pericolosamente sopraelevate e decisamente troppo strette se consideriamo l’elevata capacità di movimento di certi avversari. Questa difficoltà nei combattimenti non si ravvede nei boss, che anzi sembrano più dei puzzle dove la chiave per la vittoria risiede nel comprendere la precisa meccanica che regola quel combattimento piuttosto che nella costruzione di una build efficace.

Ad una prima occhiata il titolo si dimostra in linea con le produzioni moderne, ma ad un’analisi più approfondita scopre il fianco a diversi problemi di natura tecnica e qualitativa. L’uso di livelli decisamente più grandi che in passato (comunque divisi da schermate di caricamento) ha permesso un level design che valorizza l’elevata interconnessione delle zone, ricchissime di passaggi segreti, stanze nascoste e scorciatoie, premiando così i giocatori più dediti all’esplorazione meticolosa del mondo di gioco. Allo stesso tempo questa scelta sembra influire negativamente sulle prestazioni del titolo che mostra alcune incertezze dal punto di vista del frame rate, sofferente nelle situazioni troppo affollate. La qualità delle texture si dimostra abbastanza altalenante, con alcune texture dei modelli che appaiono poco dettagliate (in particolar modo nella versione console) ed una certa tendenza al riciclo dei nemici sembra suggerire che il team avesse a disposizione un budget non all’altezza delle loro ambizioni. Questa sensazione di ripetizione è particolarmente accentuata da un cast di boss che fondamentalmente ci fa combattere due volte contro ogni avversario (addirittura riciclando le fasi di uno specifico boss come boss singoli), lasciando il dubbio che si sia semplicemente cercato di “fare numero”. Il comparto audio, non esattamente il punto forte della precedente produzione, continua a ricoprire un ruolo totalmente secondario nel titolo. La colonna sonora latita per la maggior parte dell’esperienza di gioco, ed i vari effetti sonori non sono in grado di creare la giusta atmosfera durante la partita. Le poche linee di dialogo dei vari npc non sono recitate in modo particolarmente convincente, e fanno ben poco per donare profondità ai personaggi. La longevità del titolo si attesta attorno alle 20 ore per la prima partita, ma viene chiaramente aumentata dalla presenza del New Game Plus.

 

In Conclusione

Le aspettative per The Surge 2 erano indubbiamente molto alte, considerando che il suo predecessore era un titolo che nonostante i suoi difetti possedeva indubbiamente abbastanza meriti da renderlo quantomeno interessante per gli amanti del genere. Deck 13 Interactive ha indubbiamente cercato di raffinare i punti di forza del titolo, ampliando (anche se di poco) le possibilità offerte dal già ottimo combat system, migliorando il design dei livelli e facilitando la gestione dell’equipaggiamento. Al tempo stesso però, il titolo si porta appresso alcune delle criticità del suo predecessore, prima fra tutte un bilanciamento della difficoltà che non riesce a creare un livello di sfida elevato ma al tempo stesso bilanciato, sfociando rapidamente nella frustrazione e nell’abuso della superiorità numerica da parte del nemico. Questo problema, unito ad un comparto tecnico che troppo spesso si dimostra inadatto alle ambizioni del team di sviluppo e ad una trama che poco appassionante e male narrata, finisce per rendere The Surge 2 un titolo superiore al suo predecessore ma che ancora non riesce a mostrare il pieno potenziale del brand. Come il primo capitolo, anche questo è un titolo consigliato a chi ama il genere soul like ed è alla ricerca di qualcosa che si distacchi dalle atmosfere fantasy che sembrano imprescindibili per il genere, a patto di prepararsi ad una sfida non sempre bilanciata e ad un comparto tecnico che mostra il fianco a diverse criticità. Speriamo quindi che un The Surge 3 permetta al team di sviluppo di confezionare quel titolo che il primo capitolo lasciava intravedere ed il secondo non è riuscito a concretizzare.


7.5
voto

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