Daymare: 1998 – Recensione

Circa due anni fa apparve su Kickstarter la possibilità di finanziare un interessante progetto indipendente, che prometteva di essere “A terrifying old school Survival Horror game from the creators of Resident Evil and Invader Studios (Resident Evil 2 Fan Remake)”. Misi subito 15,00 euro nel progetto perchè lo trovai avvincente e volevo dare fiducia ad uno studio italiano, che proponeva un titolo ambizioso ed intrigante. L’obiettivo che si erano dati come crowdfunding minimo era di 180.00 euro, ma alla fine su KS ne raccolsero poco più di 40.000. Il gioco però non fu abbandonato e gli sviluppatori si guardarono attorno cercando anche nuovi partners. L’interesse attorno a questo progetto gradualmente è cresciuto e ha attirato l’attenzione sia degli storici  fan di RE, ma ma anche di Capcom. Proprio la casa giapponese ha chiesto ad Invader Studios (che aveva già degli assets di gioco già realizzati) di discutere idee per il remake ufficiale di RE2 e li ha persino citati nei titoli di coda del gioco.
Quindi, spinti da questa ulteriore gratificazione, invece di gettare tutto il lavoro in mare, Invader Studios ha colto l’occasione per portare a termine quello che avevano iniziato ed oggi possiamo finalmente giocare a Daymare: 1998.

Come dicevo, Daymare: 1998 è un survival horror che non si fa problemi a dichiararsi liberamente ispirato alla saga di Resident Evil, a partire dalla quarta iterazione della serie creata da Capcom: abbiamo quindi la visuale in terza persona sopra la spalla e il sistema di puntamento che tutti ben conosciamo. Pur avendo sicuramente alcune caratteristiche originali la base di partenza è esattamente quello che ci si aspetterebbe da uno dei titoli partoriti dalla contorta mente di  Shinji Mikami.
Quindi troveremo un susseguirsi di vari scenari, più o meno articolati, in cui dovremo risolvere enigmi, trovare oggetti, aprire porte, scoprire nuovi percorsi e, soprattutto, rimanere vivi in ambienti circondati da temibili nemici, cosa che vi posso tranquillamente anticipare, non sarà affatto semplice!

Inizialmente Daymare: 1998 ci offre due opzioni di difficoltà. La prima è consigliata a coloro che hanno già avuto pratica con il genere survival horror e vogliono vivere un’esperienza sicuramente tosta, ma comunque piena di soddisfazioni a portarla compimento. Per coloro che invece cercano un’esperienza più accessibile, c’è l’altro livello di difficoltà, che però promette un’esperienza più blanda e meno avvincente. Ho deciso naturalmente di mettermi alla prova subito con la difficoltà raccomandata per i giocatori”scafati” e sedevo dirla tutta il picco di difficoltà iniziale è veramente alto, ma poi una volta superati i primi dieci minuti di gioco, la situazione si normalizza, rendendo fruibile il gioco nella sua interezza. Daymare: 1998 non fa sconti e l’impianto di gioco è fedele ai vari horror di sopravvivenza che siamo abituati a conoscere e ad apprezzare. Abbiamo munizioni contate e contro i nostri avversari dovremo calibrare bene ogni minimo colpo di pistola o fucile e anche tenere in considerazione che a volte la fuga è il modo migliore per non sprecare preziose munizioni. Un elemento di novità interessante introdotto in Daymare: 1998 è proprio la gestione dei caricatori: essi fanno parte del nostro inventario e a parte abbiamo proiettili di diversi tipi. Possiamo ricaricare qualsiasi arma in modo tradizionale purché disponiamo di una scatola di munizioni.  Nell’inventario dovremo quindi combinare manualmente le munizioni con l’arma. Se abbiamo i caricatori già pieni di munizioni, abbiamo due opzioni: ricaricare riempiendo il  caricatore, operazione che richiede alcuni secondi, oppure espellere un caricatore ed inserirne uno nuovo. Ma attenzione, perchè il caricatore vuoto che abbiamo in questo modo abbandonato se non torniamo a recuperarlo, sarà perso per sempre. Se l’idea è di per sé interessante ed apprezzabile come elemento di innovazione, devo dire che la realizzazione pratica è un po’ troppo macchinosa, soprattutto quando si cerca di ricaricare velocemente e ci si deve ricordare quale tasto utilizzare per fare cosa. Ci sono anche degli shortcut  da tastiera che ci permettono di compiere le azioni più velocemente, ma anche in questo caso ho trovato la combinazione mouse e tastiera non all’altezza dei riflessi richiesti dal gioco per poter uscire bene da ogni incontro-scontro con gli avversari più tosti.

Un altro elemento importante dell’avventura sono ovviamente i puzzle. Ne troviamo di diversi tipi, ma tutti molto “autentici”, molto “residentevileschi”. Si passa da quelli più semplici, che richiedono solo i di prendere oggetti e metterli nel posto giusto, e altri più complessi, che richiedono più sforzo da parte nostra. In alcuni casi mi sono trovato a prendere carta e penna per poter trovare il modo di risolverli, cosa che mi ha fatto piacere, perché il gioco è intriso in quell’atmosfera che realmente caratterizzava anche off-screen i survival-horror “di una volta”. Ho molto apprezzato l’equilibrio tra i due tipi di puzzle, soprattutto quelli più difficili , perchè riportano ad una modalità di gioco che purtroppo, parlando da “giocatore anziano”, denoto sempre più che si sta perdendo nei titoli odierni. Gli aiuti sempre più presenti all’interno di tutto il gioco, i consigli, le soluzioni ventilate, la mancanza di quel sistema di precarietà che ci faceva tenere sulle spine, sono tutti elementi che sempre più invadono le produzioni moderne, ma in Daymare: 1988 si respira ancora quel modo “antico” di fruizione del gioco. Nel titolo di Invader Sudios ci sono pochi margini di errore, siamo chiamati ad essere protagonisti a tutto tondo, non esistono scorciatoie, ma solo una sana e longeva sfida piena di difficoltà onesta e mai frustrante.

Come dicevo prima parlando del sistema di cambio delle munizioni, la componente del gioco che ho apprezzato meno nel suo complesso è sicuramente il sistema di controllo. Mi è sembrato poco intuitivo e a volte troppo approssimativo. Ci ho messo circa un paio d’ore di gioco per adattarmi ai comandi sparsi sulla tastiera. Inizialmente ho dato la colpl al mio “imbarbarimento” per essere passato ormai quasi esclusivamente al pad, ma poi ragionandoci sopra ho capito che la disposizione dei tasti per compiere azioni non è proprio ottimale, così come il sistema di puntamento risulta un po’ troppo approssimativo. Nutro la speranza che tutto sia risolto grazie al feedback degli utenti con patch successive.

Il comparto dove Daymare: 1998 fa di sicuro un ottimo lavoro è quello audiovisivo. A parte le espressioni imbarazzanti dei personaggi nelle sezioni video, nel complesso sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla qualità della sua grafica, considerando che è stata sviluppata da un piccolo team indipendente, nonché dalla grande varietà di location. La realizzazione complessiva è di ottima fattura, con un utilizzo sapiente delle ombre e delle luci, un buon livello di dettaglio delle location. Molte di esse sono chiari adattamenti degli scenari di Resident Evil 2, che sarebbero stati realizzati per il remake di Capcom e poi  convertiti per sfruttarli in Daymare: 1998. Ciò non significa che esistano scenari originali, sebbene manchi quello scenario indimenticabile ed eccezionale che quasi tutti hanno Resident Evil: per farvi capire quello in cui tutto funziona perfettamente, in cui tutti gli elementi si intersecano e funzionano come un orologio svizzero, portando il gioco ad un livello superiore.

Questa cura nel dettaglio degli scenari purtroppo non la ritroviamo nella realizzazione degli avversari che cercheranno di farci la pelle ad ogni angolo. Gli zombies sono fatti discretamente, ma la altre creature non spiccano per caratteristiche grafiche particolari, anzi deludono molto mettendole a confronto con il comparto tecnico complessivo. Anche la loro IA è abbastanza scarsa, creando a volte delle situazioni abbastanza imbarazzanti e paradossali, che abbassano molto il livello di divertimento durante i combattimenti.

La trama risulta piacevole e ben strutturata, unendo il tema del disastro creato dall’uomo ad elementi paranormali, con un buon ritmo e alcuni spunti interessanti, Non vi aspettate niente di rivoluzionario e innovativo: la narrazione degli eventi ci accompagna per le otto ore di gioco che mi sono state necessarie per terminare il gioco a livello “difficile”, andando avanti senza andare alla ricerca dei segreti. Naturalmente è stata poi necessaria una seconda run per andare a scoprire le varie sfaccettature della storia e per completarlo al 100% ce ne vuole almeno una terza. Il valore produttivo complessivo, considerando anche il discreto doppiaggio in inglese e i testi in italiano, è elevato, portando il rapporto qualità/prezzo (29.99 €) ad un ottimo livello.

In Conclusione

Daymare: 1998 non è un gioco Capcom, non ha dietro una produzione milionaria ed un team di 200 persone. E’ un gioco onesto, nel quale si trova tutta la passione e l’amore che gli sviluppatori di Invader Studios provano verso la saga di survival-horror più famosa al mondo. Capcom ha fissato il livello molto, molto alto per i fan della saga con il remake di Resident Evil 2, ma, per essere un progetto indipendente, ciò che questi italiani hanno fatto è sorprendente. Daymare: 1998 non è sicuramente Resident Evil 8, ha alcuni difetti nel sistema di controllo e anche la realizzazione di alcuni avversari è perfettibile, ma se si pensa che si tratta di un adattamento della saga di Capcom realizzata da uno studio indipendente italiano, con mezzi comunque limitati, allora vi posso assicurare che rimarrete molto sorpresi di quanto siano riusciti a creare e dell’amore che trasuda da ogni pixel. Non posso quindi che consigliarlo a tutti coloro che amano RE e sperare che il successo di questo titolo possa portare ad un altro titolo da parte di Invader Studio che possa mettere ancora in risalto le loro doti eccezionali.


7.8
voto

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