The Legend of Zelda: Link’s Awakening – Recensione

La saga di The Legend of Zelda è una di quella che non avrebbe bisogno di presentazioni, un vero e proprio pilastro portante dell’offerta videoludica Nintendo. Creata dal maestro Shigeru Myamoto nel lontano 1986, la serie è considerata una delle più significative del mondo videoludico grazie al suo gameplay che miscela sapientemente azione, esplorazione e complessi enigmi ambientali. Uscito originariamente su Gameboy nel 1993 (ed in seguito in una versione speciale per Gameboy Color nel 1998), The Legend of Zelda: Link’s Awakening è il quarto capitolo della saga, che con il suo tono meno serio è riuscito a conquistare un posto speciale nel cuore dei fan. L’annuncio a sorpresa di un suo remake per Nintendo Switch ha quindi riempito di aspettative il pubblico e dopo un lungo weekend dedicato interamente a spolpare il titolo, siamo finalmente pronti a dare il nostro giudizio.

Nella complessa cronologia della saga, The Legend of Zelda: Link’s Awakening si colloca subito dopo A link to the Past e vede il nostro Link vittima di un disastroso naufragio. Il nostro eroe si ritroverà quindi bloccato sull’isola di Koholint, salvato dal mare dalla giovane Marin e da suo padre Tarin. Privo di equipaggiamento e con un misterioso gufo parlante come guida, Link dovrà farsi strada partendo dal villaggio di Mabe alla ricerca dei leggendari Strumenti delle Sirene, otto strumenti necessari a risvegliare il Pesce Vento che risiede nell’enorme uovo che domina l’isola e che con il suo sonno impedisce a Link di tornare a casa. È evidente come la trama segua uno schema decisamente classico, che fornisce nuovi elementi al completamento di ogni dungeon. Questa formula scandisce un ritmo ben definito, che lentamente insinua nella mente del giocatore il dubbio che le cose non siano esattamente come sembrano e che dietro l’isola ed il Pesce Vento si nasconda un mistero ben più grande. Sebbene il mistero sia abbastanza intuibile anche dopo poche ore di gioco, la trama cerca di conservare la rivelazione per il finale del titolo, affidandosi principalmente al colorito cast di personaggi ed al gameplay per mantenere l’attenzione del giocatore. I vari abitanti di Koholint sono decisamente sopra le righe, a partire dalla signora appassionata di Categnacci fino ad arrivare al rospo gigante e cantante soul, passando per il piccolo demone che ci maledice con la capacità di portare più oggetti. L’umorismo (a tratti infantile) che trasmettono i personaggi domina il titolo e ne alleggerisce notevolmente i toni, andando a creare un’atmosfera fiabesca e piacevolissima in grado di conquistare anche i giocatori adulti con la sua semplicità.

Veniamo quindi al gameplay che riprende l’efficace formula di A Link to the Past, dandoci un mondo di gioco ricco di enigmi ambientali e segreti da scoprire. Ogni zona dell’isola di Koholint ci richiederà uno strumento specifico per poter essere esplorata fino in fondo, ad esempio le pinne per poter nuotare nell’acqua alta o l’arpione per superare i vari crepacci presenti. Questi strumenti andranno guadagnati all’interno dei vari dungeon presenti sull’isola, ognuno legato tematicamente alle varie applicazioni di quello specifico strumento. L’aumento graduale della sfida rappresentata dai dungeon è rappresentato non solo dalla presenza di nemici più pericolosi, ma soprattutto dalla complessità crescente del layout e dalla presenza sempre maggiore di complessi enigmi ambientali che ci costringeranno a ragionare attentamente sulle nostre mosse. I dungeon finali infatti sono in grado di mettere alla prova anche i giocatori più smaliziati, che dovranno tenere a mente le azioni eseguite in ogni stanza per riuscire a trionfare. Le varie boss battle invece si dimostrano altalenanti e discontinue dal punto di vista del livello di sfida, con alcuni mini boss che si rivelano ben più impegnativi dei boss veri e propri. L’enorme quantità di segreti presenti nel gioco richiederà una certa propensione al backtracking ed una considerevole memoria (fortunatamente aiutata dalla possibilità di posizionare dei segnalini personalizzati nella mappa di gioco) per tenere traccia di eventuali passaggi da esplorare o zone inizialmente inaccessibili. I vari abitanti dell’isola hanno numerose richieste per il giovane Link, ma troppo spesso queste ricadono in uno schema di scambi di oggetti tra i vari personaggi fino ad ottenere l’oggetto desiderato. Fortunatamente l’umorismo del titolo aiuta a mitigare questo neo, e la maggior parte delle missioni affidate dai vari abitanti è totalmente secondaria ed opzionale. Gradevole aggiunta è la possibilità di creare i nostri dungeon attraverso un editor abbastanza semplice ma funzionale, che ci guiderà nel processo di apprendimento delle sue funzionalità con una serie di quest dedicate. Purtroppo, questa funzione per quanto interessante sulla carta, è limitata dalla necessità di utilizzare delle tessere (che corrispondono alle varie stanze dei dungeon) predeterminate e già affrontate durante le nostre esplorazioni, andando quindi a ridurre grandemente le possibilità creative del giocatore.

Tecnicamente ci troviamo davanti ad un’opera estremamente gradevole visivamente, che con il suo stile grafico è in grado di catturare immediatamente l’attenzione del giocatore. L’intero mondo di gioco sembra un gigantesco diorama in pasta modellabile, trasmettendo una forte tridimensionalità nonostante la visuale dall’alto. Ambienti e modelli, pur mantenendo un design semplice ed essenziale, sono realizzati e caratterizzati magnificamente grazie ad una modellazione che abbandona ogni pretesa di realismo in favore di una rappresentazione più cartonesca. Un punto a sfavore è senza dubbio rappresentato dal frame rate del titolo, che in più di un’occasione si è dimostrato lievemente instabile anche in modalità docked e che peggiora quando si utilizza la console come portatile. Per quanto i cali non siano così marcati da andare a minare la godibilità del titolo, appaiono decisamente ingiustificabili viste le modeste ambizioni tecniche del prodotto. Il lato audio offre una colonna sonora coinvolgente e ben realizzata, che ruota attorno allo storico tema principale della saga che accompagna le nostre avventure diventando un sottofondo che non stanca mai. Altrettanto ben realizzati sono i vari effetti sonori, che in mancanza di un vero e proprio doppiaggio, conferiscono voce ai vari personaggi del gioco. La longevità del titolo non è esattamente eccezionale attestandosi circa sulle 10 ore per la sola trama principale, ma che può variare leggermente in base all’eventuale memoria del titolo originale o alla volontà di scoprire ogni segreto di Koholit. La presenza di una difficoltà extra, e la possibilità di creare i propri dungeon possono aggiungere una certa rigiocabilità al titolo, ma solamente per i giocatori più appassionati.

 

In Conclusione

The Legend of Zelda: Link’s Awakening è una remaster validissima, che attraverso una nuova veste grafica valorizza un capitolo meno noto della celebre saga senza però andare a modificarne in modo sensibile i contenuti. La formula collaudata, che premia un backtracking attento e meticoloso del mondo di gioco, si dimostra ancora validissima dopo ben 26 anni dimostrando così la grandezza del suo gameplay. Solo due difetti vanno a intaccare la produzione: il primo è una longevità non proprio eccezionale del titolo (non aiutata nemmeno dalla possibilità di creare i nostri dungeon personali), che viene esacerbata da una richiesta economica decisamente eccessiva. Il secondo è una realizzazione tecnica che scopre il fianco durante l’uso della console in modalità portatile, proprio lo stesso formato per il quale era stato pensato il titolo in origine. Questi due difetti impediscono al titolo di avere un posto accanto ai vari esponenti maggiori della saga, rimanendo comunque un gradevolissimo capitolo minore. Il gioco è quindi consigliatissimo a chiunque voglia intraprendere un percorso di riscoperta dei capitoli più vecchi della saga (disponibili all’interno del servizio Nintendo Online) godendo al tempo stesso di una veste grafica rinnovata ma che non snatura questo bellissimo titolo.


8
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.