Niffelheim – Recensione

Nei numerosi anni che ho passato a giocare su varie piattaforme, mi sono sempre più fatto l’idea che i giochi che cercando di unire assieme meccaniche diverse, sono purtroppo destinati a cadere di fronte alla sindrome del “fare tutto senza riuscire a far niente bene“, ovvero difficilmente questo genere di giochi riesce ad avere un giusto equilibrio tra le sue varie anime. Ecco quindi che mi trovo ad analizzare  Niffelheim, che ci propone da un lato una componente di crafting e sopravvivenza, dall’altra un gioco di ruolo 2D a scorrimento laterale, il tutto cucito insieme con un filo preso direttamente dalla trama complessa e punitiva dei vari Dark Souls. Sebbene abbia uno stile visivo unico e accattivante, Niffelheim purtroppo non riesce ad amalgamare assieme le sue varie componenti. Scopriamo assieme i motivi.

Lo studio indipendente Ellada Games ha lavorato su Niffelheim per diversi anni su Steam in accesso anticipato e da settembre del 2018 è uscito finalmente in versione definitiva. Oggi lo troviamo disponibile anche per console e abbiamo avuto la possibilità di provarlo nella versione PS4.
Nel gioco siamo chiamati ad interpretare il ​​ruolo di un guerriero vichingo caduto (possiamo sceglierne il sesso e una delle quattro classi di personaggi iniziali, che non variano poi tanto una da l’altra) che deve trovare i pezzi di un antico manufatto per costruire un portale per Valhalla e godersi l’eterno riposo.

Per fare ciò dobbiamo esplorare una mappa ampia e variegata, piena di dungeons e aree nascoste. Al contempo dobbiamo anche procacciarci il cibo, cucinarlo, creare un castello, costruire fornaci per forgiare nuove armi, scavare in miniera per recuperare vari elementi fondamentali, diventare degli esperti alchimisti per creare pozioni, oppure degli abili distillatori di birra ed altri succulenti alcolici. come vedete in Niffelheim ci sono tutte le classiche componenti che fanno parte di un qualsiasi gioco che fonde crafting e sopravvivenza, sia che si tratti dall’ormai consolidato Minecraft o dal più recente Conan Exiles. Naturalmente il tutto ricreato però in maniera più artigianale, quindi non sperate di trovarvi di fronte ad un monumentale impianto grafico mosso da un potente motore 3D. Il gioco si basa invece su una gradevole grafica bidimensionale, che con uno stile artistico tenue, pittorico e visionario, che  inizialmente ho trovato intrigante ed attraente, ma dopo qualche ora di gioco mi sono reso conto di come i paesaggi di Niffelheim diventano sempre più ripetitivi. Il problema è legato al fatto che molti elementi vengono continuamente riciclati e riproposti, salvo piccole variazioni e l’unico elemento di varietà è dato dall’esplorazione distinta delle quattro terre principali nelle quali è suddivisa la mappa del mondo. Anche il comparto sonoro, sebbene la componente musicale sia  efficace variando a seconda del momento o della scena nella quale ci troviamo, a livello di effetti sonori è terribilmente limitato, soprattutto quando si parla degli effetti ambientali o dei suoni derivanti dal combattimento.

Visto che l’ho appena introdotto, devo evidenziare che proprio il combattimento è una delle aree più deboli di tutto il gameplay di Niffelheim. Viene difatti utilizzato un singolo  pulsante per controllare i nostri attacchi, con una solo ed unica animazione per tutto il gioco, sia che affrontiamo terribili mostri leggendari o cerchiamo di abbattere una rana per nutrirci. Purtroppo anche il sistema di puntamento e di rilevamento dei colpi e talmente impreciso da risultare molestamente frustrante. Va un po’ meglio quando si tratta di utilizzare ami da distanza, ma nel complesso il blando metodo di controllo applicato al combattimento in combinazione con nemici brutali e spietati, rende i numerosi scontri spiacevoli, fino a farli in esisti  fatali, per noi, ovviamente. La morte significa che il personaggio, dopo esser stato resuscitato presso la base principale, deve ritornare fino al punto dove è stato ucciso nei panni del suo spirito per ri-abitare il proprio corpo, un meccanico che richiede tempo e non è affatto divertente, soprattutto se la morte è avvenuta ad una certa distanza.

Altre meccaniche che non ho trovato particolarmente divertenti sono ad esempio il comparto multiplayer di Niffelheim, Esso offre ai giocatori invasori l’opportunità di saccheggiare e distruggere le strutture di base degli altri giocatori, ma considerando il tempo che uno ci impiega per rafforzare e creare un “campo base” abbastanza fortificato, vedere distrutte ore ed ore di duro lavoro di crafting, di raccolta dei materiali, di ricerca dei materiali e di esplorazione di dungeon, vanificate in pochi minuti di combattimento è una forma di sadismo inusitata. Altra cosa è che in questo gioco c’è la possibilità di fare un sacco di cose, ma in nessuna maniera vengono dati degli indizi chiari, a parte un veloce tutorial nei primi minuti. Tocca a noi rimboccarci le maniche e scoprire cosa si nasconde all’interno delle dinamiche del gioco, all’interno dei menù, all’interno delle varie funzioni che possiamo o dobbiamo sbloccare per proseguire. Non dico certo che si debba accompagnare per forza il giocatore mano nella mano, ma sono sicuro che nonostante abbia passato almeno una ventina di ore all’interno del gioco, ho scoperto solo una minima parte delle potenzialità di Niffelheim. Mi metto nei panni di giocatori meno vogliosi di dover esplorare ogni singolo anfratto del gioco, che inevitabilmente saranno portati ad abbandonarlo per noia dopo qualche ora, andando poi a valutarlo negativamente.

Ho verificato che rispetto alla versione PC, anche la versione PS4 è perfettamente fruibile attraverso l’uso del pad, che non pregiudica quindi la giocabilità

In Conclusione

Niffelheim è un gioco che riesce a non dispiegare adeguatamente il suo pontenziale a causa di un approccio troppo ermetico alle sue dinamiche. Nonostante ci siano alcuni evidenti difetti, nel complesso non sarebbe un gioco disprezzabile, peccato che si riesca a vedere solo una minima parte della opzioni che ci potrebbe offrire. Dopo qualche ora di gioco siamo in grado di capire alcune dinamiche più profonde, ma rimane comunque l’impressione ch sotto questi primi strati ci sia qualcosa di più che non si riesce mai a raggiungere. Forse questo limite è anche dovuto al fatto che come dicevo all’inizio dell’articolo, quando si vuole creare un titolo che riesca a combinare assieme molti elementi eterogenei, si rischia di creare qualcosa che invece risulta slegato e poco fruibile nella sua interezza. Ad esempio il combattimento e la parte RPG soffrono di alcune pesanti lacune, mentre la parte del crafting e di sopravvivenza, seppur interessanti, sono troppo complesse quando ci si addentra a livelli superiori del gioco. Questa evidente perdita di equilibrio, unita anche ad una componente grafica ed audio troppo risicata, lo fanno sfiorare la sufficienza, ma senza arrivare ad essere un titolo imprescindibile per gli amanti del genere..


5.9
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.