Devil’s Hunt – Recensione

Dai nuovissimi autori di videogiochi Layopi Games nasce un nuovo titolo: Devil’s Hunt. Ispirato di sicuro ad altre famose saghe, come Devil May Cry di Capcom ed Infamous di Sucker Punch, il titolo si presenta con il combattimento come focus principale del gameplay, contornato a suo modo da una storia. Abbiamo avuto la possibilità di concludere il titolo prima dell’uscita su PC, piattaforma dove il gioco è adesso disponibile, ma uscirà presto anche su PS4, Xbox One e Nintendo Switch. È chiaro fin da subito che un sequel di Devil’s Hunt sia in programma, o forse addirittura in sviluppo, ma come si presenta il primo capitolo? Sarà riuscito il team indie a partorire un’opera, per quanto molto ispirata ad altre, originale e carismatica? Scopriamolo insieme in questa recensione!

Una volta selezionata la difficoltà, la lingua (anche quella italiana) e le impostazioni del menù, che risultano essere particolarmente accurate considerato il budget per nulla esoso, si viene catapultati nel mondo di gioco con le scritte che si allontano ed il nostro protagonista che, alzandosi, fa la sua prima apparizione. Un ragazzo normale, in una strana e buia caverna, dei rumori di sottofondo e tanta curiosità, che cosa sta succedendo? Chi siamo? C’è un solo modo per scoprirlo, proseguiamo! Mentre usciamo dalla caverna, con la semplice camminata e delle zone più strette da oltrepassare, il rumore si infittisce, fino a che non ci ritroviamo in una città in fiamme, con il caos in ogni direzione. Continuando nel percorso ecco che delle macerie stanno per schiacciarci, quando il braccio del protagonista diventa demoniaco, prende con leggerezza il peso insostenibile e lo sposta. Dei demoni ci braccano e dopo diversi combattimenti riusciamo a sconfiggerli ed a proseguire per iniziare a capire dove siamo. Ebbene, questo è l’inferno, non sappiamo chi o cosa sia l’uomo che stiamo comandando, ma le creature demoniache e l’atmosfera lasciano davvero pochi dubbi, siamo nella terra di Lucifero. Un inferno reso magnificamente, forse come mai prima in nessun’altra opera, distante da ogni canone e luogo comune, spudoratamente autoriale ed originale, ma è forse la parte più curata del titolo. I piccoli scorci accessibili sono realizzati maniacalmente, e sprigionano terrore, calore, ma magnificenza. Dopo queste brevi sequenze ci ritroviamo in una grande e lussuosa casa, dove il protagonista prende l’anello che intende usare per chiedere la sua ragazza, Kristen, in sposa. Prima di incontrare la sua metà, colui che scopriremo chiamarsi Desmond, si reca in un ufficio sfarzoso dove ha una pessima discussione con suo padre. La situazione diventa più chiara, abbiamo davanti un ragazzo abbastanza giovane, davvero molto ricco, che sta per sposarsi, cosa succederà ora? Cosa c’entra l’inferno? Questo starà a voi scoprirlo, vi basti sapere che il nostro protagonista si troverà faccia a faccia con Lucifero, in una trama che ha evoluzioni, a volte prevedibili, a volte incredibilmente inaspettate, ma che per colpa di una regia non al top è raccontata in modo piuttosto mediocre.

Le nostra avventura tra le fiamme del magnifico inferno ed un anonimissimo mondo umano si svolgono ovviamente attraverso il gameplay, che è interamente imperfetto. Abbiamo un protagonista che otterrà delle abilità in modo molto simile a Delsin di Infamous Second Son, e che sarà per almeno l’80% identico allo stesso, diventando quindi anch’esso molto poco carismatico. Desmond ha a sua disposizione dei poteri demoniaci, divisi però in categorie che si sbloccano sconfiggendo i nemici. Un’interessante albero delle abilità è quello che caratterizza la progressione. Non c’è molto da sbloccare, quello che si ottiene è poco caratterizzato e molto spesso inutile o cosi poco incisivo da poterlo considerare tale. Cos’ha allora l’albero delle abilità del nostro protagonista di particolare? Una sola e singola cosa, la versatilità! In base alle situazioni basterà riaprire il menù per ristabilire completamente e gratuitamente tutto quello che è già sbloccato, riottenendo i punti per ogni abilità dimenticata. Nonostante l’idea risulti davvero bella ed innovativa, la differenziazione delle varie specialità è pessima, visto che in fin dei conti risultano praticamente tutte uguali. Il gameplay è la parte più consistente dell’opera, che, a proposito, dura meno di 6 ore. Sarebbe descrivibile in una sola parola come “legnoso”, ma approfondiamolo insieme più nel dettaglio. Desmond può usare le magie a proprio piacimento, dovendo solo aspettare i tempi di ricarica, ma anche utilizzare i propri attacchi normali, con poche ma efficaci combo attuabili. Il vero problema è che non esistono lontanamente concatenazioni, ogni animazione è fine a se stessa e non legabile a nessun’altra, e l’abilità del giocatore risulta quindi spesso poco effettiva. Questo avviene anche nelle fasi di “platforming”, che sono riuscite davvero male e sostanzialmente inutili. Per platforming, in Devil’s Hunt, s’intende doversi avvicinare degli ostacoli e premere un comando, senza possibilità di errore alcuno. Il personaggio, una volta dato l’input, si ferma ed inizia l’animazione, in modo incredibilmente poco fluido e lento, per poi tornare a camminare. Tutto questo script mina ovviamente l’intero comparto di movimento, che è incredibilmente circoscritto e scriptato.

La grafica di Devil’s Hunt è molto altalenante, durante l’intero corso dell’esperienza. Come potete vedere dalle immagini, almeno quelle relative all’inferno, la resa a schermo su PC è abbastanza buona, nonostante si tratti di un titolo indie. I nemici non sono pochi e sono abbastanza ben caratterizzati, il personaggio è reso bene, come l’intero scenario ed i modelli. Il problema sono le animazioni e gli effetti, che non sono solo brutti, ma quasi satirici. Tutte le animazioni, salvo quelle di movimento, sono al limite del ridicolo, a partire dal sangue che per fortuna è poco presente, passando dal fuoco, arrivando ai movimenti facciali fondamentalmente assenti. Nonostante alcuni personaggi, anche nelle poche ore di gioco, sviluppino carisma, vederli parlare non comunica assolutamente nessuna emozione, vista la mancanza di movimento, salvo alcuni leggerissimi ma al pari di quelli Playstation 2. Ed infine veniamo alla parte che avrebbe potuto dare carisma all’avventura, ma che manca di esso anche più del resto, il level design. Devil’s Hunt è un gioco lineare, decisamente troppo, che non da la minima scelta al giocatore, né morale, né relativa al percorso da effettuare. Le strade sono sempre dritte e quasi sempre c’è una sola direzione in cui andare. Questo non dev’essere per forza un difetto, moltissime grandi opere hanno questa caratteristica ma sono riuscite nel loro intento, Devil’s Hunt non è però tra queste. Là dove il resto ha peccato incredibilmente, un’ampia varietà di strade, percorsi e scelte, avrebbero potuto rendere l’esplorazione piacevole ed invogliare il giocatore a percorrere gli scenari, oltre che delle maggiori possibilità per il giocatore ed un po’ di carisma a quest’opera.

In Conclusione

Devil’s Hunt è un titolo che non è riuscito nel suo intento, raccontare una storia interessante e farla al giocatore con un gameplay avvincente anche se lineare. Nonostante questo bisogna considerare, anche nella votazione, che parliamo del primo lavoro della software house e che è in programma un secondo capitolo che potrebbe risollevare la situazione, imparando dagli errori. Inoltre, la durata breve e la varietà di nemici sono un punto a favore per il gioco, che con una semplicità disarmante…si lascia giocare. Crea curiosità, voglia di andare avanti nonostante tutto e dare cazzotti ai demoni risulta anche piacevole una volta che ci si abitua a tutti i compromessi. Da criticare anche il finale, troppo tagliato in vista di un secondo capitolo, che da quasi l’idea che il titolo sia tagliato a metà.


6.3
voto

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