Control – Recensione

I fan di Remedy si possono grossomodo suddividere in due filoni: quelli che hanno amato Max Payne e quelli che hanno idolatrato Alan Wake. Certo, i due insiemi possono avere molti punti di contatto, ma vista la diversa natura dei due giochi, il loro gameplay e la loro trama, è facile capire che ci possano essere due fazioni diverse. C’è poi anche chi ha apprezzato l’ambizioso quanto imperfetto Quantum Break,  ma sicuramente sono una piccola parte rispetto ai due titoli sopra citati. Per la gioia di tutti Remedy ha quindi deciso di creare Control, un gioco che cerca di unire le tematiche dei suoi giochi di punta. Ci troviamo nuovamente di fronte ad un progetto che si spinge oltre le reali possibilità degli sviluppatori finlandesi? Scopriamolo assieme in questa recensione.

Come gli appassionati dei titoli Remedy ben sanno, la casa finlandese ha sempre puntato molto sopratutto sullo sviluppo narrativo del gioco, facendo immergere i giocatori in mondi virtuali che niente hanno da invidiare alle opere letterarie. Anche Control non è da meno e rimanendo sempre in tema letterario, ho avuto la fortuna di giocarlo dopo aver letto questa estate la Trilogia dell’Area X” dello scrittore statunitense Jeff VanderMeer. Apro e chiudo una piccola parentesi per sottolineare come i tre libri di VenderMeer (Annientamento (dal quale è stato tratto anche un film presente su Netflix) – Autorità Accettazione) siano strettamente connessi con la trama di Control, ma mi fermo qua perchè non amo fare inutili e perniciosi spoiler, ma solo dimostrare quanto letteratura e videogiochi possano influenzarsi reciprocamente nel creare storie uniche ed originali.

In Contol vestiremo i panni di Jesse Faden, che è stata modellata e ha la voce dell’attrice Courtney Hope, già vista nel personaggio di Beth in Quantum Break che varca la soglia del quartier generale dell’FBC (Federal Bureau of Control), nel centro di New York. Il luogo, denominato “The Oldest House” racchiude un “potere” che ben presto si manifesterà nella sua pienezza, trascinandoci in un’avventura oltre i confini della nostra immaginazione, in un mondo deformato da eventi misteriosi e che si rimodella a seconda delle nostre azioni. In Control si viene proiettati in un ambiente mistico e morfologicamente alterato. La nostra eroina scopre di avere un ruolo focale in questo susseguirsi di eventi e deve scoprire come respingere la mistica minaccia che tutto pervade e contamina. A nostra disposizione avremo un’arma, anch’essa mutata e mutante , ma sopratutto la nostra volontà di scoprire cosa stia succedendo nella “The Oldest House” e alla nostra vita. Penso che già con queste basilari informazioni di avervi svelato anche troppo e sicuramente ho stuzzicato la vostra curiosità, per cui mi fermo qui e lascio a voi la scelta di volere procedere, giocando con Control.

Sicuramente un elemento del quale posso parlarvi senza reticenza è il fatto che  Remedy, a differenza di quanto accadeva nei suoi precedenti titoli, ha abbandonato la linearità, creando un gameplay ricco e coinvolgente, abbinandolo ad una accattivante visuale in terza persona. L’intero gioco è ambientato nel dedalo di stanze, corridoi, saloni, uffici che costituiscono la struttura della “The Oldest House” e a Jesse è permesso di tornare liberamente nelle aree esplorate in precedenza. All’inizio questo backtraking non sembra avere molta utilità, ma acquisendo nuove abilità e accesso a chiavi magnetiche in grado di aprirci nuovi percorsi di esplorazione,  è possibile scoprire sempre più segreti della Casa. Durante  gran parte della parte iniziale, Control può apparire, ingannevolmente, molto, se non troppo, lineare,ma abbiate fiducia, perchè a metà dell’avventura  Jesse avrà a disposizione tutte le abilità necessarie per scoprire effettivamente quali siano i più reconditi, sconcertanti, travolgenti segreti che il quartier generale dell’FBC custodisce nella sua metamorfica struttura.

In Control, oltre l’esplorazione e la raccolta di documenti per ricostruire tassello dopo tassello la nostra storia e quella del FBC, un altro punto di forza è sicuramente il sistema di combattimento con la nostra fidata pistola “mutante”. Control si concentra su sparatorie di vecchia scuola e ci riesce bene, rendendo gli scontri appassionanti, impegnativi e divertenti. La pistola è un’arma modulare che può passare da una modalità all’altra, diventando  una pistola semi-automatica standard, un fucile a pompa ed altre interessanti configurazioni che lascio a voi il piacere di scoprire. Questi vari moduli possono essere ulteriormente personalizzati nella sezione di modifica delle armi, in modo da alterarne i danni inflitti, la velocità di ricarica, l’accuratezza e numerosi altri fattori.

Come dicevo gli scontri sono impegnativi perchè i nostri avversari hanno a disposizione molta salute e potenza di fuoco, in grado quindi di ridurci ad una poltiglia sanguinolenta in pochi secondi. Ma per evitare troppe morti premature e frustranti,  Jesse è stata dotata di poteri e abilità che fanno invidia ai Maestri Jedi. Usando l’abilità Lancio, Jesse può raccogliere e lanciare oggetti dall’ambiente contro i nemici. Avanzando nel gioco apprenderemo altre abilità eccezionali, da usare sia in forma offensiva che difensiva e naturalmente potenziare anch’esse come già detto per l’arma. Tutte queste abilità costano Energia, che però si ricarica rapidamente, così come le munizioni si rigenerano automaticamente nel nostro caricatore, un po’ come già visto nel primo Mass Effect. Questo meccanismo di gioco ci porterà ad affrontare gli scontri calibrando con attenzione il momento nel quale dedicarci all’attacco e quando invece battere in ritirata per ricaricare i nostri strumenti. Ho trovato che questa forma di tattica dettata dal ricaricarsi delle barre d’energia e di munizioni rende dinamico ed avvincente ogni scontro, facendoci ragionare sui tempi dell’azione.

Dal punto di vista tecnico sono rimasto piacevolmente stupito dal livello di distruzione ambientale che c’è  in Control. Quasi ogni proiettile ha un effetto distruttivo sul mondo, causando la rottura degli con la relativa creazione di una brillante esplosione di effetti particellari. Gran parte del pacchetto visivo è altrettanto sorprendente, a partire dalle  geometrie intricate e strabilianti con le quali è costruita l’intera struttura di ogni ambiente della The Oldest House, fino alle incredibili animazioni facciali sui personaggi, anche se a volte il motion capture di alcune espressioni rende i volti abbastanza inquietanti. Però per la maggior parte del gioco la recitazione e le espressioni facciali si fondono alla perfezione, dando luogo a intermezzi che sembrano tratti direttamente da riprese reali e non ricreate con personaggi digitali. Il voice-acting è all’altezza di tuta la produzione, raggiungendo livelli che difficilmente si vedono in produzioni più blasonate.

Ho provato il gioco su PlayStation 4 Pro (copia personale), dove il tanto acclamato Ray Tracing della versione PC è completamente assente, ma devo dire che alla fine il gioco ha un ottima resa grafica anche su console. Il limite dei 30 FPS è in parte addolcito da effetti cinematografici di motion blur, ma il framerate a volte diventa “ballerino, soprattutto durante alcuni combattimenti particolarmente frenetici.

L’asse portante di Control rimane comunque la trama, che riesce ad unire una storia fondamentalmente semplice con derive mistiche e inaspettate rivelazioni. In Control proprio come Jesse viene portata in un mondo inquietante ed alterato, anche noi ci troviamo portati in un altro mondo, in un’altra dimensione dove la normalità è rappresentata da cose straordinarie, da eventi che titillano la nostra immaginazione e stuzzicano il nostro appetito insaziabile di sondare l’ignoto, che ha però la forma di un mausoleo fondato sulla burocrazia.

Ogni stanza in Control ha uno scopo, ci sono documenti storici e segmenti di azione che sembrano non avere coerenza od importanza, ma che poi si intersecano perfettamente con la narrazione,  creando al contempo la sensazione costante di mistero, ma anche di coerenza al contesto. Control è ambientato in un ambiente coinvolgente e credibile, pieno di storie che portano ad essere scoperte. Alcune di esse sono inerenti alla quest principale, alcune si basano su temi e personaggi e altre sono deliziosamente bizzarre. L’unico problema di Control è  che la trama ci porta fino ad un certo punto, ci conduce verso corridoi di interessante esplorazione, ma poi si interrompe bruscamente, troppo a mio avviso, con l’obiettivo di vendere i futuri DLC, ma lasciando una sensazione malevola di incompiutezza. In riguardo ai DLC, come ben saprete, ci sono indizi che uno di essi ci porterà nel mondo di Alan Wake, ma ad oggi non ci sono notizie precise in merito a questo, a parte l’immagine che appare negli store.

In Conclusione

Control riesce a coniugare alla perfezione i pilastri che caratterizzano le opere di Remedy, ovvero uno storytelling approfondito e un sistema di combattimento adrenalinico, all’interno di un  gameplay basato sull’esplorazione e su di un intero universo al contempo alieno e tradizionale, ovvero un mix sicuramente affascinante ed originale nella sua totalità. Sappiate che ci sono molte storie da raccontare nel regno del Federal Bureau of Control e che l’avventura di Jesse Faden nella The Oldest House è solo una faccia di un gioiello produttivo dai molteplici risvolti. Control vi affascinerà per svariati motivi, ma ancor più importante vi coinvolgerà in un turbine narrativo degno del miglior romanzo di fantascienza, con una base thriller di grossa portata. Il tutto reso coerente e gradevole da un comparto tecnico di alto livello.


8.5
voto

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