The Dark Pictures: Man of Medan – Recensione

The Dark Pictures: Man of Medan è la prima puntata dell’antologia horror realizzata dai creatori di Until Dawn, Supermassive Games. Dato che questo è un gioco esclusivo per PS4, alcuni potrebbero non aver avuto la possibilità di provarlo, ma questa volta Man of Medan esce come  un gioco multi-piattaforma ed è stato rilasciato anche per Xbox One, la quale versione abbiamo avuto la possibilità di testare. Vediamo assieme se la formula di Supermassive Games, che ha dato buoni risultati con il suo gioco precedente e  con MoM rimane completamente intatta, riesce ad essere ancora vincente, visto che è stata aggiunta anche la possibilità di affrontare l’avventura in compagnia di altri giocatori. Cerchiamo quindi di capire se effettivamente ci troviamo di fronte ad un vero «film horror interattivo» e come questo concetto funziona in Man of Medan.

Per chi ha giocato ad Until Dawn come il sottoscritto, iniziare questa nuova avventura di Supermassive Games, porta immediatamente ed inevitabilmente a fare dei confronti con questo Man of Medan. Il gioco si riallaccia senza discontinuità l sistema di gioco che gli sviluppatori hanno architettato per il loro gioco precedente. In entrambi i casi ci troviamo tra le mani  un gioco horror più vicino a un film interattivo che a un gioco d’azione o avventura, ma in cui la nostra interazione è fondamentale, poiché ad ogni bivio, ad ogni scelta, ad ogni azione corrisponde un bivio che permetterà alla storia di seguire un determinato percorso oppure un altro.
Come in Until Dawn, Man of Medan ha molteplici finali e al contempo anche molteplici modi attraverso i quali di dipanerà la trama, e tutti sono legati alle nostre decisioni e ai nostri successi (ed anche insuccessi)  nei pochi elementi giocabili del titolo, che sono in realtà QTE che si attivano nei momenti di maggiore tensione e che sono prevalentemente  di breve durata. Per il resto dovremo affrontare l’esplorazione  in scenari abbastanza chiusi, ma che ospitano un buon numero di segreti e oggetti collezionabili,  che rendono l’avventura più rigiocabile, assieme alla molteplicità dei finali. A tutto questo dobbiamo aggiungere un buon numero di decisioni, che dobbiamo prendere con ciascuno dei 5 personaggi giocabili che appaiono nell’avventura, attraverso dialoghi o momenti specifici in cui possiamo scegliere di eseguire una certa azione a discapito di un’altra.
All’apparenza Man of Medan sembra dare l’impressione che sia un titolo molto scarso in termini di meccanica giocabile, ma  la verità è che i suoi punti di forza sono nel gameplay che supporta il gioco e nell’imprevedibilità del processo decisionale e dei successi che abbiamo nel QTE o in alcuni specifici momenti di esplorazione. Non è un compito semplice cercare di raggiungere la fine del gioco senza che nessuno dei nostri 5 personaggi muoia, ma non è neanche così semplice il contrario, ovvero arrivare a perderli tutti. Tutte le opzioni sono ugualmente valide e il fulcro di tutto è che ci troviamo a giocare nel miglior modo possibile in base allo sviluppo che vorremmo dare alla trama.

Man of Medan è un titolo che non accetta mezza misure: o ti piace o non ti piace. e partendo da questo assunto, se vi piace la domanda che viene spontaneo porci è: siamo veramente di fronte ad un vero “film horror interattivo”? In realtà è sicuramente valido come gioco horror, poiché il suo sviluppo è intenso e attraente e i suoi personaggi sono abbastanza carismatici, ma nel complesso l’interattività è comunque sempre e comunque limitata ad una serie di scelte, un po’ come già accadeva nei vecchi LibroGame, quindi non c’è niente di così rivoluzionario da far urlare al “capolavoro”, come va di moda al giorno d’oggi.
Man of Medan ci racconta l’esperienza vissuta da un gruppo di amici che durante un’uscita per fare immersioni alla ricerca di relitti abbandonati, si trovano ad affrontare una situazione dapprima pericolosa che si evolve in un incubo horror. Non mi metterò a parlare della trama, poiché voglio evitare in ogni modo di rovinarvi anche solo un minima parte della trama. Posso però dire che il gioco ha un inizio interessante e nel suo sviluppo si distingue soprattutto per la messa in scena e l’impostazione. Sebbene gli scenari non siano diversi, a causa delle circostanze della trama, a livello tecnico siamo a livelli di reale eccellenza, con ambienti ben realizzati, un’ottimo utilizzo di ombre e luci, che ricreano l’atmosfera dei  migliori film horror. Nonostante la trama sia abbastanza interessante e ben strutturata,  ho provato una una sensazione di incompiutezza,  dovuta sicuramente alle aspettative che avevo leggendo del gioco prima della sua uscita.Il problema di fondo è che in definitiva Man of Medan non è un thriller, né uno slasher, come lo è stato Until Dawn. Anche la sua la sua breve durata (circa quattro o cinque ore per portare a termine una linea narrativa) non aiuta a sviluppare troppo interesse ed empatia per alcuni personaggi,  che non riescono a sviluppare la loro personalità o a livello individuale o attraverso i loro rapporti con gli altri protagonisti, rimanendo incompiuti e poco definiti.

Una menzione particolare va fatta al doppiaggio, un elemento essenziale per un titolo di queste caratteristiche. Bisogna riconoscere che lo sforzo e il lavoro di Bandai Namco a questo proposito di far uscire il gioco completamente localizzato in italiano è stato veramente grande e con risultanti più che soddisfacenti. Qualche piccola sbavatura sul lip-sync, ma il voice-acting è di ottima fattura e i protagonisti assumono una connotazione reale grazie alle voci dei doppiatori.

In Conclusione

Nonostante manchi della stessa presa emotiva e di personaggi ben definiti come quelli visti in Until Dawn, dopo aver completato Man of Medan in un paio di volte, il nuovo titolo di Supermassive mi ha lasciato soddisfatto e con il desiderio di saperne di più del mistero che avvolge tutta la vicenda. La formula del film interattivo è interessante, ma ancora non tale da rappresentare una vera e propria rivoluzione. Ci si rende conto che le nostre scelte, pur influenzando l’andamento della storia, cagionando anche l’eventuale morte dei protagonisti, ancora poco si distaccano dalle dinamiche già viste nei LibroGame degli anni ’80. Cambia la forma, da cartacea a digitale, ma la sostanza rimane la medesima. La nuova formula di gioco condiviso è comunque una proposta perfetta con la quale trascorrere una notte sia da solo che con gli amici, dal momento che ha multiplayer sia online che offline.
Un gioco in definita interessante che piacerà sicuramente a chi ha apprezzato Until Dawn e anche coloro che amano le storie maledetta. Speriamo che questa antologia di The Dark Pictures possa ancora darci molte gioie, o meglio, spaventi, e il traile del prossimo titolo, “Little Hope”, sembra promettere bene!


6.8
voto

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