Ancestors: The Humankind Odyssey – Recensione

Negli ultimi anni, complici i social network, si è tornati molto spesso a parlare delle teorie relative all’evoluzione della nostra specie e di coloro che contrastano questa visione scientifica. La domanda che sta alla base di tutte le discussione è sempre la stessa, ovvero come siamo arrivati a questo punto di evoluzione della specie umana? Panache Digital Games ha cercato di dare una sua interpretazione ludico-scientifica dell’origine della nostra specie attraverso il suo titolo di sopravvivenza hardcore: Ancestors: The Humankind Odyssey. E’ proprio una vera e propria odissea di sopravvivenza e ingegnosità umana nella quale ci fanno immergere gli sviluppatori di Panache. Il gioco ci  catapulta in un mondo selvaggio ed ostile solo attraverso l’uso di meccaniche intuitive, cercando di farci sfruttare al massimo il potere le nostre naturali curiosità e le dinamiche intrinseche del “problem solving” per spingere il gameplay in avanti con l’obiettivo finale dell’evoluzione. Non vi aspettate il tipico gioco di sopravvivenza ai quali finora siamo stati abituati, qua siamo di fronte ad un titolo che, seppur con qualche lato oscuro, tende a rivoluzionare il paradigma, facendoci sentire quasi dei paleo-neurobiologi in nuce, con il pesante obiettivo di far elevare la nostra specie dalle paludi  del nostro passato agli spazi infiniti del nostro futuro.

 

La storia inizia circa dieci milioni di anni fa in quella che orai è considerata la culla della nostra specie, l’Africa. In apertura ci viene presentato un filmato introduttivo abbastanza esplicito che riassume in poche ma spettacolari immagini il “cerchio della vita”, dove le creature più piccole e deboli  vengono mangiate da quelle più grandi e il mondo continua a girare insensibile a questi micro-drammi. Ci viene spiegato che tutto quello che verrà rappresentato nel gioco è basato su teorie scientifiche e che tutti gli strumenti che potremo utilizzare durante questa epica avventura di sopravvivenza ed evoluzione, saranno a nostra disposizione, ma i programmatori hanno anche deciso di non aiutarci troppo, lasciando a noi il compito di esplorare, provare, sperimentare, vivere e anche morire. E’ l’evoluzione, baby! Siamo chiamati ad assumere il ruolo di un branco di primordiali ominidi. Giocheremo con un ominide alla volta, ma lo scopo finale del gioco è quello di far evolvere l’intero gruppo, per questo dovremo curarlo e seguirlo nel suo assieme per garantirne la sopravvivenza. Come ben capite questo modello di gioco ha un ruolo importante nella nostra storia, poiché siamo e siamo sempre stati “animali sociali”, ovvero creature da branco e questa meccanica svolge un ruolo integrante nel processo evolutivo oltre alle attività della vita quotidiana che devono essere eseguite.

Ogni ominide ha una certa quantità di resistenza, che è fortemente collegata alla salute e all’aspettativa di vita complessiva. Ciò significa che è necessario dormire, mangiare ed evitare gravi lesioni per sopravvivere a lungo. Sembra facile, ma Ancestors adotta un approccio di sopravvivenza hardcore in cui non è sempre possibile trovare il cibo giusto o evitare di ferirsi gravemente, come ad esempio cadendo troppo forte tanto da rompersi un osso. Il gioco inizia mettendoci a disposizione una tabula rasa, un modello completamente privo di influenze, vergine ed intatto. L’obiettivo che dobbiamo perseguire è quello di evolversi, il che significa che gli ominidi iniziano ignorando qualsiasi cosa del mondo che li circonda. Attraverso l’uso della primordiale forma di  intelligenza degli ominidi, il mondo circostante può essere sperimentato attraverso i sensi, annusando, osservando, assaggiando, manipolando quello che la natura ci mette a disposizione. L’intelligenza diventa il fattore chiave nello sviluppo dei sensi degli ominidi per comprendere il mondo. È sicuramente gratificante raccogliere nuovi materiali, valutarli usando l’intelligenza e quindi imparare come possono essere utilizzati nell’ambiente. Senza rendersene conto queste attività di esplorazione ci portano a passare un sacco di tempo a scoprire cose, ma in maniera così piacevole ed interessante che lo ore passano come minuti. Mi sono ritrovato durante la prima partita a passare sei/sette ore solo a raccogliere oggetti, assaggiare piante, spulciare schiene senza nemmeno rendermene conto.

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo dall’ambiente circostante, l’esperienza evolutiva viene acquisita e nuove abilità evolutive vengono sbloccate. Ad esempio inizialmente potremmo non sapere come come utilizzare un bastone, ma dopo un po’ di sperimentazioni si è apprende che può essere affilato fino a un certo punto usando una roccia, e quindi usato per pescare o per costruire barricate. Ancestors fa fortemente leva sulla nostra naturale curiosità e anche i nostri  antenati sapevano come imbrigliare questa curiosità a completo beneficio della progressione. I suoi meccanismi di scoperta attirano il giocatore sempre più profondamente nelle trame di un mondo tutto da sperimentare, da scoprire, da indagare in ogni suo anfratto. L’identificazione delle risorse e dei loro usi aumenta la consapevolezza dell’ambiente circostante e aumenta l’intelligenza. Tuttavia, non tutte le risorse possono essere trovate nel territorio immediatamente circostante a dove abbiamo stabilito il sicuro riparo per il nostro clan. Ad un certo punto saremo costretti ad avventurarci sempre più lontano ed affrontare i pericoli della giungla.

Portare spedizioni nella giungla con una o più persone del gruppo significa scoprire nuove creature che condividono l’ecosistema, nonché scoprire nuove posizioni e avre la possibilità di espandere il nostro territorio. Ancestors rifacendosi direttamente a molta letteratura scientifica in ambito evoluzionistico, fa riferimento soprattutto alle risposte dei gruppi alla “paura”. Voler espandere il territorio di origine significa portare spedizioni nella giungla e incontrare aree sconosciute. Qua entra in azione il meccanismo legato alla “paura dell’ignoto”, che impedisce ai giocatori di avanzare e prendere decisioni razionali. L’ambiente sconosciuto deve essere lentamente sperimentato ed esplorato  per vincere la paura. Gli antenati svolgono un lavoro straordinario nel simulare le risposte evolutive umane a reazioni come lo stress, la paura e l’esaurimento, al fine di  creare un’esperienza realistica in cui ogni decisione è importante, se non addirittura vitale. Le caratteristiche evolutive sono visibili anche negli ominidi quando le nuove generazioni si evolvono con tratti migliori ed alcuni di questi tratti  possono anche essere “bloccati” all’interno dell’albero delle abilità in modo che diventino parte integrante delle generazioni future. La bellezza di Ancestors è che consente davvero al giocatore la libertà di esplorare come desidera e sviluppare la propria discendenza al proprio ritmo. C’è così tanto da esplorare all’interno del gioco che le molte ore trascorse in preparazione per la questa recensione non descrivono adeguatamente la dimensione del gioco. Sebbene ciò sia vantaggioso per quanto tempo si può trascorrere giocando a Ancestors, il titolo presenta comunque alcune “zone d’ombra” (non sono veri e propri difetti) legate proprio a questo sistema di gioco così aperto e libero.

Quando il gioco al principio ci avverte che non avremo molti aiuti, significa davvero che non essi non ci saranno. Sebbene ci siano dei semplici tutorial, creati soprattutto per farci capire la mappatura dei pulsanti e le relative abilità e movimenti legati ad essi quando inizia la vera sfida per l’evoluzione, non esiste alcuna road map, se non la generica indicazione di completare determinati traguardi (e anche allora, il gioco non ci dice esattamente ciò che siamo chiamati a fare, lasciandoci delle indicazioni molto generiche e anche troppo sibilline). A causa di una così grave mancanza di direzione, alla fine questo può lasciare i giocatori confusi, soprattutto nele fasi inziali, laddove invece ci sarebbe bisogno di alcune direttive chiare che ci possano introdurre gradatamente al gameplay,senza farci cadere nella disperazione di non capire cosa stiamo facendo e soprattutto perché lo stiamo facendo.Riconosco che gran parte di questo tipo di gameplay sia specificamente progettato per fare affidamento sulla nostro naturale predisposizione all’intuizione e curiosità per l’esplorazione, però quando il  il gioco dice “fai quello che vorresti per sopravvivere”, e uno prova a fare un sacco d’azioni senza ottenere alcun risultato apprezzabile, allora mi viene da chiedermi se gli sviluppatori effettivamente abbiano lasciato la possibiltà di avere diverse tecniche di sopravvivenza tutte efficaci, oppure solo alcune sono valide e le altre sono completamente inefficienti se non completamente fallimentari.

Ad esempio una delle pietre miliari dell’evoluzione è sicuramente quella di creare il fuoco. Questo evento è legato principalmente alla possibilità di cuocere alcuni cibi che potrebbero fare ammalare il nostro clan se mangiati crudi, ma anche per creare nuove tecniche costruttive, darci calore durante l’inverno e creare un punto di aggregazione e socialità all’interno del clan, per fa sviluppare maggiormente i legami. Ecco, creare il fuco è una delle cose più complicate che ci siano all’interno del gioco perché nonostante numerosi tentativi, attraverso una lunga serie di “trial&error”, ancora ad oggi non sono riuscito a capire come fare questa azione fondamentale e questo risulta veramente frustrante. Il livello di libertà di Ancestors offre sicuramente ai giocatori la possibilità di scegliere il modo in cui vogliono creare il loro personale stile di gioco, è anche un’arma a doppio taglio in quanto può effettivamente indurre i giocatori a tornare indietro sui propri progressi con la convinzione di aver dimenticato qualcosa di importante. Alla fine si passa dal livello “impegnativo” del gioco a quello “fastidioso”, dove il fastidio nasce essenzialmente dall’incapacità di capre effettivamente come svolgere alcune semplici azioni, che magari per i programmatori che l’hanno sviluppato sono palesi e semplici, ma a noi giocatori sembrano troppo criptiche ed intricate.

 

In Conclusione

Il pregio maggiore di Ancestors: The Humankind Odyssey è che continuamente sfida i giocatori a pensare fuori dagli schemi usando conoscenze moderne per creare un piano di sopravvivenza in un mondo preistorico. In qualche modo siamo chiamati ad usare l’amigdala, la parte più antica del nostro cervello, quella che conserva le memorie legate all’istinto,  per risolvere antichi problemi, come dove trovare cibo e come stare caldi nelle notti fredde. Panache Digital Games ha creato un ambiente davvero coinvolgente e lussureggiante, emozionante da esplorare, sperimentare, vivere a tutto tondo come protagonisti di una delle più grandi avventure mai viste sulla faccia della Terra. L’utilizzo dei nostri istinti naturali per la scoperta è davvero l’aspetto più geniale del gioco, in quanto ci premia per la risoluzione dei problemi in modi che ci accorgiamo che ancora oggi, nonostante milioni di anni di evoluzione, ci vengono spontanei, retaggio di una memoria collettiva che ancora vive nelle nostre menti.
È un’esperienza sicuramente gratificante vedere i nostri ominidi iniziare senza alcuna comprensione del mondo, per poi diventare creature  autosufficienti grazie alla scoperta e alla sperimentazione.L’unico punto negativo del gioco è legato al fatto che il livello di libertà che ci viene offerto, la mancanza di un sistema di guida nei momenti più complicati, potrebbe creare alti livelli di frustrazione a che cerca strade alternative, ma ripetutamente fallisce e deve ripartire da capo.
Il messaggio di base di Ancestors: The Humankind Odyssey è che è sempre necessario comprendere il nostro passato per aprire le  porte verso il nostro futuro e Panache Digital Games è riuscita nello scopo di farci rivivere a pieno una delle esperienze più gratificanti e coinvolgenti come la nostra evoluzione.


8
voto

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