The Blackout Club – Recensione

L’enorme mondo dei titoli early access comprende giochi di ogni genere, ma nell’ultimo periodo il filone fortemente incentrato sulla cooperazione ha visto emergere diversi progetti potenzialmente meritevoli. Tra questi c’era senza dubbio The Blackout Club, secondo titolo del piccolo team americano Question composto da diversi veterani del settore, che miscelava meccaniche stealth e cooperazione con un’atmosfera intrigante. Uscito dall’early access il 30 Luglio, il titolo mi ha tenuto compagnia durante diversi notti e dopo una prova abbastanza corposa sono finalmente pronto a dare il mio parere.

La trama alla base del titolo è indubbiamente accattivante. Vestiremo i panni di un gruppo di teenager alle prese con la scomparsa di una loro amica, legata a dei misteriosi casi di sonnambulismo che stanno colpendo la cittadina di Redacre (che si trova in una zona d’ombra per quanto riguarda internet ed i cellulari) e che sembrano coinvolgere esclusivamente gli adulti. La missione che fa da prologo e da tutorial al gioco getta le basi di questo intrigante incipit mostrandoci come al dì sotto della città ci sia un vero e proprio labirinto di gallerie dove tutti gli adulti lavorano incessantemente in uno stato di trance delirando riguardo ad una misteriosa entità. Dovremo quindi aggirarci furtivamente durante la notte alla ricerca di prove in grado di fare luce su questo mistero, intercettando misteriosi pacchi ed avventurandoci nei sotterranei della città. Purtroppo però, questo spunto interessante viene rapidamente abbandonato dal gioco che con la sua struttura fortemente procedurale non sviluppa mai adeguatamente l’enorme potenziale narrativo della sua storia. Bastano poche ore infatti per vedere come i vari obbiettivi di missione sono totalmente slegati tra di loro, vittime di un sistema che li genera casualmente senza cercare di dare forma ad una storia. L’eccellente spunto di trama quindi si perde progressivamente con il susseguirsi dei nostri (apparentemente futili) sforzi, che non ci fanno mai comprendere davvero quale sia la fonte di questa misteriosa epidemia di sonnambulismo, quale sia lo scopo del labirinto sotterraneo presente sotto la città, o quale sia la vera natura della misteriosa creatura che sembra governare la mente di tutti gli adulti. Il lato narrativo del titolo quindi appare decisamente carente, limitandosi a gettare le basi di una storia senza mai portarla avanti.

Dal punto di vista del gameplay il gioco è uno stealth fortemente incentrato sulla cooperazione e strutturato in missioni indipendenti e generate proceduralmente. Nei panni di uno dei nostri giovani investigatori, dovremo farci strada durante la notte all’interno delle varie abitazioni del quartiere (e nella ben più affascinante sezione sotterranea) portando a termine una serie di obbiettivi e stando attenti a non farci catturare dai vari adulti in giro. Questi si dividono principalmente in due categorie: gli sleepers ed i lucids. I primi rappresentano il grosso della minaccia nemica, incapaci di vedere ma in grado di sentire ogni rumore che facciamo. Ben più pericolosi sono invece i lucids, armati di torcia ed in grado di vedere il nostro alter ego anche a discrete distanze allertando i vari sleepers nelle vicinanze. La disparità di forza tra noi ed i vari adulti è soverchiante, accentuata dal fatto che nella maggior parte dei casi potremo solo stordirli temporaneamente per evitare la cattura. Anche in quel caso però il pericolo non è scongiurato perché essere “visti” troppe volte, o abusare dei gadget a nostra disposizione, farà aumentare il nostro indicatore di sin (rigorosamente invisibile se non a fine missione) causando la comparsa della Shape. La Shape è un figura che ci darà la caccia senza sosta, immateriale e percepibile come una sagoma luminosa solamente quando il nostro personaggio rimane ad occhi chiusi. Una volta comparsa, la Shape non si arrenderà fino alla nostra cattura complicandoci notevolmente la vita e portando al fallimento la nostra missione nella maggior parte dei casi.

Per difenderci avremo a disposizione un piccolo arsenale di gadget monouso (fatta eccezione per il rampino) che pone ulteriormente l’accento sulla vena cooperativa del titolo. L’inventario a nostra disposizione è abbastanza limitato e sarà fondamentale lavorare di squadra per distrarre i vari adulti senza sprecare preziose risorse. La difficoltà del titolo, che si attesta a livelli medio alti, dipende grandemente dal posizionamento casuale di obbiettivi e nemici. Mi è capitato durante le mie partite di assistere a posizionamenti che lasciavano totalmente incustoditi oggetti chiave, mentre altre volte il posizionamento delle guardie rendeva il successo quasi impossibile. Questo elemento randomico finisce col penalizzare ingiustamente il giocatore sfortunato, sfociando spesso nella frustrazione e disincentivando la prosecuzione della partita. Purtroppo anche i compiti assegnati durante la missione sono pochi e ripetitivi, e dopo poche ore di gioco si fa strada la sensazione che il gioco abbia già mostrato tutto quello che poteva offrire. La presenza di un sistema di sviluppo attraverso l’acquisto di apposite abilità non riesce a mantenere l’interesse del giocatore, visto che le meccaniche del gioco tendono a “punire” i giocatori che fanno troppo affidamento su queste. Per quanto sia possibile giocare anche “da soli”, mi sento di sconsigliarlo caldamente perché la difficoltà aumenta in modo vertiginoso. Una nota finale riguarda la possibilità di permettere al gioco di registrare le comunicazioni vocali in modo da riutilizzarle durante le partite per aumentare l’atmosfera. Sebbene l’idea sia indubbiamente originale, pochi giocatori si sentono davvero a proprio agio pensando che le conversazioni in game saranno registrate, rendendo questa feature una voce inutilizzata nel menù.

L’aspetto tecnico è forse uno dei punti di maggior pregio della produzione. Visivamente il titolo sfoggia uno stile molto pulito ed essenziale, che predilige un massiccio uso di luci ambientali per creare un’atmosfera familiare ma al tempo stesso inquietante. Le luci dei lampioni, la tenue illuminazione del monitor di un pc o di un faretto da giardino, concorrono a creare una tensione palpabile basata sulla mancanza di sicurezza in un ambiente così familiare. Le cose cambiano drasticamente una volta entrati nel Maze, l’enorme labirinto che si snoda sotto la città. I suoi cunicoli circolari che si aprono in gigantesche stanze popolate da macchinari dallo scopo incomprensibile, le sue forme morbide ed al tempo stesso quasi aliene, rendono ogni peregrinazione al suo interno un viaggio ricco di suggestioni e tensione. Lo stesso livello di cura non è stato riposto nella creazione dei vari modelli dei protagonisti che non riescono a convincere appieno, complici delle texture abbastanza blande ed una modellazione non eccellente. Il design dei vari antagonisti invece è indubbiamente più convincente, in particolar modo quello dei Lucids che più volte mi ha ricordato i lavori del maestro Masahiro Ito. Il lato audio vanta un ottimo sonoro tridimensionale, che merita assolutamente di essere goduto con un buon paio di cuffie per garantire la massima immersione. I vari effetti sonori, che rompono il silenzio del gioco, sono ben eseguiti ed contribuiscono efficacemente a creare la giusta atmosfera. Il netcode si è dimostrato soddisfacente ma migliorabile, con qualche disconnessione di troppo ma rimanendo entro limiti accettabili.

 

In Conclusione

The Blackout Club è un titolo che avrebbe senza dubbio beneficiato di uno sviluppo più lungo e ponderato. Al netto di un incipit interessante e di un gameplay tutto sommato efficace, la seconda opera di Question non riesce mai a capitalizzare davvero il suo notevole potenziale. La natura fortemente procedurale del titolo impedisce un vero sviluppo della trama, e le missioni soffrono per via della loro ripetitività e per la difficoltà fortemente incostante. Dopo poche ore, diventa quindi evidente come il titolo non sia in grado di intrattenere a lungo un gruppo di giocatori, che può facilmente trovare esperienze più appaganti a prezzi inferiori. Allo stato attuale è quindi veramente difficile consigliare il titolo, che finisce così nel mucchio dei tanti early access che non sono stati all’altezza delle aspettative.


5
voto

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