Mutant Year Zero: Seed of Evil Nintendo Switch – Recensione

Alla fine di questo caldo luglio, The Bearded Ladies, ovvero gli autori di Mutant Year Zero: Road to Eden, hanno rilasciato il loro titolo strategico a turni, o TBS, sulla console ibrida di Nintendo, grazie anche al publishing di Funcom. Nel porting è incluso anche il DLC Seed of Evil e le Prove dei Persecutori. Come si presenta il titolo? Sarà stata la riedizione di qualità nonostante la software house in questione sia di piccola dimensione? Scopriamolo insieme in questa recensione.

Il gioco inizia con un dialogo tra i due personaggi principali, Dux e Bormin, di cui inizialmente non si sa nulla, se non che sono due mutanti. Essi si recheranno all’arca, un quartiere generale volante, in cui ci sono negozi d’interesse ed inizia la vera storia, attraverso l’anziano. Nel tentativo di trovare un nostro compagno perduto ci addentreremo nella zona, dove affronteremo i Ghuls, creature simili ad umani completamente pazze, e riceveremo, secondo dopo secondo, sempre più dubbi e quesiti sull’affascinante mondo di gioco e sui personaggi che lo caratterizzano. Nel corso dell’avventura i nostri personaggi parleranno piuttosto spesso, il loro rapporto verrà approfondito e cambierà anche nel tempo, rendendo l’esplorazione ed i combattimenti sempre interessanti anche semplicemente per questo, oltre che per lo straordinario doppiaggio, solo in lingua inglese di cui il titolo può vantare . Il mondo di gioco ha, inoltre, una lore poco più che accennata, che più che colmare i dubbi del giocatore ne instaurerà altri, essa sarebbe potuta essere stata gestita meglio, ma risulta a volte piacevole. I temi trattati sono maturi,  i personaggi che vivono in quest’apocalisse, comunicando e trattando vari argomenti di discussione, lasciano spesso perle di saggezza sul comportamento dei predecessori, ovvero gli umani che sono ormai estinti dalla terra, ma affrontano anche ironici ed iconici dialoghi particolarmente divertenti, con il mondo di gioco e le loro conformazioni fisiche come tema, imparando a farsi amare ed empatizzando con il giocatore. Ogni volta che si ritorna all’arca vengono sbloccati dei dialoghi con l’anziano, che diventa parte integrante dell’avventura con le sue, quanto lentissime, tanto interessanti, narrazioni. Purtroppo le conversazioni tra i nemici che si possono ascoltare nel corso dell’avventura, specialmente mentre si pianifica un attacco, non sono altrettanto curate. In quanto pazzi, i Ghuls,  parlano spesso di cose incomprensibili o senza senso, facendo perdere, dopo un po’, la voglia al giocatore di ascoltarli. Il comparto narrativo risulta quindi piuttosto buono e sfaccettato, ma presenta un gravissimo problema, la vera storia è cortissima e si sviluppa realmente in pochissime situazioni, mal spalmate nel corso di tutto il titolo. I dubbi che il giocatore ha si trasformeranno quindi spesso in frustrazione, visto che i luoghi dove si vedranno dei veri passi avanti saranno risicati. La vera narrazione avrebbe dovuto avere più contenuti ed essere meglio dilazionata nel corso delle ore di gioco, che non sono poche. La mal gestione del comparto spinge comunque il giocatore ad andare avanti, visto che resterà comunque interessato all’intero contesto nelle ore di gioco, anche se a volte viene appunto scoraggiato.

A farci proseguire nella storia è ovviamente il gameplay, sempre presente visto che le cutscenes, per quanto curatissime sia a livello video che uditivo, saranno piuttosto risicate. Il genere del titolo è piuttosto particolare, si tratta di un gioco stealth, RPG, a turni, che farà sentire spesso le sue origini, ovvero un omonimo gioco da tavolo. Il gameplay consiste prima di tutto in una continua esplorazione, dove le ambientazioni maniacalmente curate e disegnate al millimetro, richiedono di essere percorse per trovare risorse e nemici. A parte leggeri glitch grafici, che sono facilmente risolvibili attraverso il cambio del personaggio in uso, non ci sono altri problemi riguardo gli scenari, che sono la parte più curata dell’avventura, in quanto incredibilmente realistici per l’universo in questione, ed immersivi, al punto che sembrerà davvero di non essere in un videogioco. L’esplorazione risulta però piuttosto lenta, spesso per mettere ansia e lasciar al giocatore la possibilità di godersi lo scenario, oltre che gli ottimi dialoghi tra i personaggi già citati. Lo spegnimento della torcia rende i protagonisti incredibilmente lenti, l’accensione rende più facile per i nemici individuarli, ma in cambio non da quindi chissà quale velocità. Col passare delle molteplici ore di gioco, l’esplorazione non diventerà poi cosi accattivante, ma a volte un ostacolo per il proseguo dell’avventura, specialmente visto che le risorse da trovare sono sempre le stesse, senza mai delle variazioni casuali o degli incentivi. Nonostante la varietà grafica delle ambientazioni, esplorare il primo livello sarà identico ad esplorare l’ultimo per le risorse, il che sarebbe potuto essere sistemato aumentandone i tipi, la quantità, o aggiungendo risorse tipiche per ogni scenario, che non sono assolutamente presenti.

I combattimenti sono piuttosto frequenti, sia per ingaggio del giocatore, sia se capita di essere scoperti mentre si esplora. Come già detto il sistema di combattimento è a turni, nonostante la piccola portata del team, il lavoro compiuto nel combattimento è davvero ottimo. Poche azioni da fare, tutte però efficaci, intuitivo ma difficile da imparare nelle sue sfaccettature più sottili, divertente ed accattivante, praticamente perfetto. I veri problemi del gioco, però, si riscontrano in quello che sta intorno al combattimento, soprattutto riguardo la progressione. I nostri personaggi parono dal livello uno e raggiungono, verso la fine del titolo, numeri vicini al 100. Essi salgono di livello prendendo esperienza dopo ogni combattimento, ma la progressione è a dir poco rudimentale, spesso inutile, spesso fastidiosa. Salire di livello non aumenta delle statistiche, ma da dei punti abilità per un albero dei potenziamenti, che permetterà di ottenere nuove mosse per i personaggi ed alcuni potenziamenti passivi. Il problema della gestione, si può trovare però in entrambe le cose. Le statistiche sono praticamente inutili, sarebbe possibile finire il titolo senza ottenerne nessuna, inoltre non avranno un minimo di varietà. I personaggi giocabili non hanno praticamente differenza in questo settore, i potenziamenti passivi saranno praticamente identici per tutti e non caratterizzeranno minimamente i personaggi, anche perché appunto spesso, quasi completamente, inutili. Le abilità attive, invece, avrebbero dovuto caratterizzare particolarmente i personaggi, ma molte di esse non avranno nulla a che fare con i protagonisti e renderanno l’albero delle abilità anonimo, un vero peccato. Alcune abilità saranno addirittura in comune tra i personaggi, che diventeranno quindi in molte occasioni identici. Nonostante ciò, alcune, poche, abilità saranno caratteristiche della conformazione fisica e del carattere dei personaggi. Un miglior lavoro sarebbe potuto essere svolto sia per quanto riguarda il doverle ottenere, visto che sono poche ed ognuna richiede molto tempo per essere sbloccata, sia sulle abilità stesse, che per quanto utili e decisive per lo svolgimento dei combattimenti, non sano appunto spesso caratterizzanti. La difficoltà del gameplay è invece piuttosto bilanciata, e può essere scelta prima dell’inizio dell’avventura come in molti altri titoli. Con il giusto ragionamento tutti i combattimenti sono possibili, però, la difficoltà influenzerà lo stato di salute dei personaggi alla fine delle battaglie, che non è mai buono a meno che non si scelga la difficoltà minima, il fatto quindi che i personaggi non vengano curati oltre un certo limite non premia i giocatori, che, anche se finiranno i combattimenti senza subire danno, non otterranno una rigenerazione della salute. Viene inoltre data la possibilità di attivare, all’inizio dell’avventura, la modalità  iron mutant, che aggiunge la permadeath a qualunque difficoltà si sia scelta. Per ottenere le abilità sarà quindi necessario livellare, il che va in contrasto con il genere stealth del titolo. Nonostante spesso sia possibile evitare i nemici, bisogna comunque cercare di ripulire interamente le zone per ottenere esperienza e nuovi oggetti, cosa che non è facoltativa, poiché il giocare completamente stealth diventa invalidante per l’esperienza. Il peggior difetto, purtroppo, si trova invece nella grandezza del team di gioco. Parliamo di tre personaggi per volta, non uno di più. Apparentemente la cosa sembra all’inizio buona, ma con il passare del tempo, quando si incontrano nuovi mutanti e si uniscono al team, bisogna sempre scegliere chi lasciar giocare, appunto solo tre di tutti. Ciò non permette ai personaggi di evolvere delle relazioni, che vengono quindi a volte interrotte per questioni di gameplay. La cosa è pessima, sarebbe bastato permette ai personaggi di parlare anche se non presenti a schermo, o semplicemente allargare con il tempo l’ampiezza del team, che avrebbe reso il gioco più complicato e sfaccettato, oltre che le inutili miriadi di armi e oggetti trovati, in qualche modo utilizzabili. Le granate, all’inizio poche e da usare con il contagocce, diventano anch’esse inutili, poiché non migliorano nel corso dell’esperienza, risultando quindi verso la fine troppo deboli, restando quindi in un infinito inventario che ne contiene migliaia, fino ai titoli di coda. Anche le risorse rappresentano appunto un grosso problema. Esplorando  anche solo decentemente si trovano subito le risorse necessarie per arrivare alle sei armi al livello massimo, dato che basta averne due per ogni compagno di team. Una capienza della squadra più grande avrebbe permesso al giocatore di scegliere a chi lasciar delle armi più forti, ma cosi non è, visto che si possono dare delle armi potenziate al massimo a tutti i membri, con molte risorse che avanzano e diventano del tutto inutili, stesso vale per le armature ed i cappelli, che anche se con skin diverse fanno tutte le stesse cose, e non sono poi neanche potenziabili. I nemici sono anch’essi molti pochi e molto poco variegati, saranno praticamente più i personaggi giocabili che i tipi di nemici, che si divideranno in qualche categoria di Ghul, qualche categoria di Robot, per cui ci sono specifiche abilità e granate, e nei cani. Tutti questi difetti rendono l’esplorazione, all’inizio magnifica, poi del tutto inutile, oltre che quindi angosciante e noiosa verso la fine del gioco. Chiudendo la questione del gameplay, la morte, che all’inizio può sembrare chissà quale problema, è inutile. Una volta che tutti i membri del team sono deceduti, il gioco riprende semplicemente dall’ultimo salvataggio, che viene fatto in automatico prima degli scontri o manualmente dal giocatore quando lo desidera, senza alcuna variazione o penalità, cosa che crea monotonia e frustrazione.

Nel titolo è presente, anche nella versione per Nintendo Switch, gratuitamente, una modalità aggiuntiva fine a se stessa e non canonica con la storia, ovvero le “Prove dei persecutori”, o Stalker Trials. Si tratta di una modalità in cui il gameplay la farà del tutto da padrone, le abilità del giocatore verranno messe alla prova in delle apposite arene, che saranno le classiche aree di gioco della campagna, ma saranno ripopolate da nuovi nemici, non classici. Il barista Pripp vi attende fuori dalla zona ed ha preparato queste apposite sfide per i mutanti, con dei particolari modificatori dei nemici e dei moltiplicatori dei punteggi in caso di determinate azioni compiute. I migliori risultati, che riescono a scalare la leaderboard di tutti i giocatori, permettono a chi li consegue di avere il suo nome impresso sui nemici che gli altri giocatori incontrano nelle Stalker Trials. La modalità non è di certo il solo buon motivo per comprare il gioco, ma nonostante anche essa sia affetta dai problemi riscontrati, è di sicuro valida per svagare nel corso della campagna o per approfondire le meccaniche già scoperte una volta che essa è conclusa.

 

Il gioco, oltre che negli scenari, ha nei piccoli dettagli una minuziosa cura. Le Cutscenes sono infatti graficamente ineccepibili, oltre che con un comparto artistico indifferente, gli scenari, come già detto, hanno una cura minuziosissima, come i vari modelli ed i personaggi. Non fanno parte di questo elenco, purtroppo, le animazioni facciali, che fan ritornare immediatamente alle scorse generazioni di console, con la loro pessima qualità. Nonostante il titolo, presenti tutte queste minuzie grafiche nelle sue edizioni per PC, PS4 ed Xbox One, l’edizione di Nintendo Switch che abbiamo potuto giocare non ha avuto la stessa fortuna. Il porting per la console ibrida di Nintendo, risulta a dir poco pessimo. Tutte le qualità grafiche, gli effetti e le minuziosità che il team ha confezionato vengono completamente annullate da un comparto tecnico che invidia indubbiamente alcuni giochi playstation 2. La risoluzione è particolarmente bassa sia in modalità docked, dove allargando la visuale lo si può notare molto di più, sia in modalità portatile, dove resta comunque fastidiosa rende l’esperienza praticamente ingiocabile. Si perdono poi la maggior parte dei dettagli, degli effetti e delle qualità grafiche, che vengono sommersi da continui, insopportabili, artefatti grafici a schermo. Le uniche qualità del porting sono le cutscenes, che restano invariate dalle altre edizioni, il framerate a 30 fotogrammi stabile, visto che sono comunque pochi, ed i sottotitoli dei dialoghi e delle scene d’intermezzo, che sono, per fortuna, in alta definizione, cosa che sfigura maggiormente il resto presente a schermo. Nonostante il titolo base fosse di buona qualità, in generale almeno, un budget fin troppo risicato ed un publishing da parte di Funcom non evidentemente sufficiente, hanno portato su Nintendo Switch un prodotto tecnicamente del tutto insufficiente.

Anche evitando spoiler sulla trama, si può tranquillamente dire, senza troppi problemi, che il finale dell’opera base è altamente insufficiente, o meglio, inesistente. L’opera si concluderà infatti completamente a caso, sul più bello possiamo dire, senza alcun criterio. Per fortuna il DLC Seed of Evil, che è giocabile anche senza aver finito la campagna principale nonostante la cosa non abbia molto senso, mette una pezza al finale del gioco, espandendolo e continuandone la trama. Una volta quindi concluso il gioco base, senza nessun distacco, si verrà catapultati con la propria squadra ed i propri equipaggiamenti, nella nuova area di gioco, che risulterà anch’essa una boccata di aria fresca con la sua ambientazione. Sarà anche possibile, come già detto, iniziare l’avventura del DLC senza aver concluso il gioco base, poiché magari lo si ha già fatto su un’altra piattaforma, nel caso in cui si faccia questa scelta prima d’iniziare l’avventura, verrà fornita al giocatore una squadra di mutanti già equipaggiata al livello 60, che è più che sufficiente per continuare. Il DLC, oltre che una storia che prosegue, questa volta decisamente meglio, contiene anche nuovi contenuti. I nemici, anche se praticamente uguali, saranno diversi, poiché infetti dal seme del male, che è meglio non approfondire per evitare spoiler, ci sarà inoltre qualche nuovo nemico inedito. Vengono anche aggiunti nuovi oggetti e nuove armi, che saranno per forza più forti quelle trovabili nella versione base del gioco, oltre che alcune abilità già ottenute potenziabili per effetti leggermente migliorati. L’espansione risulterà decisamente più complessa, anche per le maggiori possibilità date al giocatore, ma principalmente per i nemici, che saranno molti e molto più agguerriti. L’aggiornamento aggiunge quindi importante modifiche al gioco, ne risolve molti problemi, lasciando però invariati i problemi tecnici per la versione Nintendo Switch, approfondendo le meccaniche e permettendo, grazie ad un escamotage, un rinnovo delle vecchie zone che saranno ripercorribili e rinnovate. Il sistema di progressione rimarrà però poco efficace, dato il suo leggerissimo miglioramento delle abilità, come anche la diluizione della storia, che anche se più veloce avrà comunque pochi contenuti. Il finale questa volta sarà di sicuro soddisfacente e completo, anche se non perfetto.

In Conclusione

Mutant Year Zero: Road to Eden è un buon titolo, che nonostante moltissimi difetti resta godibile per gli amanti degli strategici a turni, come per chi si approccia al genere con il gioco in questione. Il suo DLC Seed of Evil mette delle pezze a molti problemi, soprattutto riguardanti la storia, ma non riesce ad aggiustare realmente nulla, migliorando solo leggermente la situazione e mostrando comunque il fianco su praticamente gli stessi aspetti, anche se, comunque, molto di meno. La versione per Nintendo Switch uscita a fine luglio è gravemente insufficiente in quasi tutti i suoi aspetti grafici e tecnici, solamente le cutscenes riescono a salvarsi dagli artefatti e dalla pessima risoluzione e qualità grafica. Il gioco è sicuramente consigliato per tutti, purché si sia disposti sin da subito a comprare il DLC per vedere una degna conclusione della storia. Il gioco base è anche attualmente gratis sull’Epic Games Store ed è incluso nell’Xbox Game Pass, oltre ad avere comunque un prezzo non troppo alto. La versione per Nintendo Switch, invece, è fortemente sconsigliata, a meno che non sia l’unica possibilità per fruire del gioco, che gira anche su configurazioni PC non troppo esose, è meglio evitarla, o prepararsi ad un’esperienza a dir poco fastidiosa.


6.4
voto

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