Wolfenstein: Youngblood – Recensione

Quando Wolfenstein: Youngblood è stato annunciato nel corso della conferenza E3 2018 di Bethesda, buona parte del pubblico (incluso il sottoscritto) ha pensato che il celeberrimo sviluppatore fosse giunto al capolinea delle idee e che il futuro della serie Wolfenstein sarebbe stato costellato di spin-off e titoli secondari. Nonostante Wolfenstein: Youngblood non possa essere considerato né uno spin-off né un capitolo “ordinario” della serie, Bethesda ha comunque annunciato che in futuro vedremo un terzo capitolo della serie Wolfenstein che dovrebbe chiudere  l’arco narrativo di William “B.J.” Blazkowicz. In attesa del terzo capitolo della serie Wolfenstein, abbiamo avuto la possibilità mettere mano a Wolfenstein: Youngblood, titolo che vedrà come protagonista nientepopodimeno che le figlie del tanto amato Blazkowicz.

Ambientato alcuni anni dopo la fine degli eventi di The New Order, Wolfenstein: Youngblood vede l’Europa ancora succube del regime nazista che tiranneggia grazie alla guida del Fuhrer e del suo folle esercito di soldati. Blazkowicz e Anya hanno da tempo abbandonato le armi e hanno deciso di ritirarsi a vita privata in una ridente campagna, dove le loro due figlie Jessie e  Zofia vengono quotidianamente addestrate a sopravvivere sul campo di battaglia. Con un rapido salto  temporale la situazione precipita e le due sorelle sono obbligate a partire alla volta di Parigi per ritrovare il padre, le cui tracce sono improvvisamente scomparse. Senza fare ulteriori spoiler della trama, possiamo affermare che, nonostante Youngblood  non offra particolari colpi di scena, la storia è comunque efficace e riesce a integrarsi alla perfezione con le dinamiche di gioco che, sotto certi aspetti, fanno da apripista al futuro della serie. Con la sua frenesia e sconsideratezza, Wolfenstein: Youngblood è un gioco che mette a nudo la “malata e perversa” incoscienza adolescenziale delle due protagoniste, che in un primo momento si mostrano timorose all’idea di commettere un omicidio e solamente dopo qualche attimo iniziano a fare strage di nazisti come nulla fosse. Incoerenza? Follia? Non lo sappiamo, ma tutto questo ci piace!

 

Come mostrato fin dai primi trailer, Wolfenstein: Youngblood è un titolo che fa della cooperazione tra le due protagoniste il suo fulcro principale, con un perpetuo proporsi di vie parallele, azioni da eseguire assieme, la possibilità di eseguire gesti d’intesa e, addirittura, le “vite” condivise. In Wolfenstein: Youngblood è possibile affidare il controllo della seconda protagonista all’intelligenza artificiale oppure a un giocatore reale (meglio ancora se è un vostro amico): in quest’ultimo caso, l’avventura delle due sorelle si rivelerà più coinvolgente che mai. L’intelligenza artificiale, dal canto suo, offre un ottimo supporto e sembra avere le idee chiare su come si ci comporta sul campo di battaglia, senza creare particolari impedimenti al giocatore reale. Al contrario l’intelligenza artificiale sembra essere carente quando si parla dei nemici: vi sentirete realmente in pericolo solamente quando questi saranno in sovrannumero e magari, tra questi, sarà presente anche un qualche nemico di tipo corazzato.
Uno dei difetti più comuni degli FPS è l’estrema limitatezza per quanto riguarda gli ambienti di gioco. Nel corso della storia, infatti, non sono stati tantissimi i titoli in cui i giocatori potevano muoversi in ambienti veramente ampi, soprattutto se vogliamo considerare anche la possibilità di muoversi in verticale. In Wolfenstein: Youngblood i ragazzi di Arkane Studios hanno fatto un lavoro sopraffino e le mappe consentono al giocatore di muoversi liberamente all’interno dello scenario di gioco  e questo diventa ancor di più percettibile quando si è di fronte a scenari a più piani, in cui non sarà troppo difficile perdere di vista il proprio compagno di squadra. La città di Parigi è divisa in una sorta di macro-aree in cui i giocatori potranno decidere di tornare in momenti successivi per completare obbiettivi primari e secondari, assegnati dalla nerdissima Abby. Come accennato in precedenza le mappe di gioco sono ricche di percorsi principali e secondari, un dedalo di strade in cui può diventare quasi piacevole perdersi, sterminando di tanto in tanto nazisti oppure cimentandosi nella ricerca di denaro (per acquistare potenziamenti) o oggetti collezionabili.

Per dare una piccola svolta a quanto fatto fino a ora con la serie Wolfenstein e, magari, dare una nuova impronta al prossimo capitolo della serie, il team di sviluppo ha deciso di inserire un sistema di progressione ispirato ai più comuni giochi di ruolo. Massacrando nazisti è possibile ottenere alcuni punti esperienza che vi permetteranno di salire di livello e sbloccare nuovi contenuti all’interno dell’albero delle abilità, diviso a sua volta in tre aree: potenza, corpo e mente. E’ inoltre possibile procedre al potenziamento delle armi, raccogliendo le monete d’argento nascoste nei diversi livelli. Man mano che le due protagoniste crescono e diventano più forti, anche i nemici  crescono e cambiano sia i tipi di corazza utilizzati sia il tipo di armi impugnate.  Di contro però, se così possiamo definirlo, Wolfenstein: Youngblood non offre scenari di gioco interamente distruttibili o modificabili, neanche nel caso in cui iniziamo a svuotare interi caricatori contro oggetti o muri, certo è che questo non va a rovinare l’esperienza di gioco né rende Wolfenstein: Youngblood un titolo indegno di attenzione, ma ci sarebbe piaciuto riuscire a creare qualche danno ingente dopo tanto casino fatto.
Per la nostra prova di Wolfenstein: Youngblood abbiamo utilizzato una PlayStation 4 Pro e dopo ore e ore di test, sia in singolo sia in modalità cooperativa online, possiamo affermare con assoluta certezza che lultima fatica di Arkane Studios sia una vera e propria gioia per gli occhi. Sebbene il motore grafico utilizzato per il gioco sia più o meno lo stesso visto nel precedente capitolo della serie, Wolfenstein: Youngblood è un titolo bello da vedere, fluido, luminoso, ben definito e con un vastissimo campionario di effetti speciali che si faranno vivi praticamente in qualsiasi situazione di gioco. Il doppiaggio del gioco si presenta di ottima fattura ed è completamente in lingua italiana, mentre per la colonna sonora gli sviluppatori hanno optato per un vasto campionario di brani che si sposano alla perfezione con gli ambienti di gioco.

In Conclusione

In questa calda estate, dove l’offerta videoloudica al momento è decisamente povera, Wolfenstein: Youngblood può essere un ottimo modo per intrattenersi, grazie a una storia divertente e a delle meccaniche di gioco già collaudate ed efficaci. Più che un vero e proprio capitolo “principale”, Wolfenstein: Youngblood può essere considerato come un “capitolo-traghettatore” verso il futuro della serie Wolfenstein, grazie alle sue poche (ma buone) innovazioni. Bisogna anche considerare che Wolfenstein: Youngblood è venduto attualmente a un prezzo contenuto pur trattandosi di un titolo di nuova uscita e per questo motivo non abbiamo ragioni per sconsigliarvi l’acquisto di questo gioco che, ricordiamo, può essere giocato anche se non avete giocato gli altri capitoli della serie, premettendo comunque che potreste avere alcune difficoltà a capire alcuni dettagli della storia.


8.5
voto

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