Judgment – Recensione

Judgment arriva sul mercato occidentale, come esclusiva PS4, con un bel carico di aspettative e qualche problema legale (vedi arresto di uno degli attori protagonisti), ma la mia più grande preoccupazione è stata che questo titolo non avesse una sua propria autonomia rispetto alla serie del quale, in qualche modo, rappresenta uno spin-off, ovvero Yakuza. Il DNA della serie creata da Toshihiro Nakoshi è sicuramente presente in Judgment, ma il titolo riesce comunque ad avere una sua identità ben distinta, nonostante l’importante eredità che grava sulle sue spalle.

Ho passato molto tempo a fare un sacco di cose diverse in Judgment. Ho indagato sul brutale omicidio di un membro della banda yakuza, ho dovuto lottare per strada a mani nude, ho aiutato un barista dell’hotel perché non si faceva capire bene da turisti inglesi, ho malmenato dei molesti teppisti, ho incastrato un marito infedele, ho lottato usando una bicicletta contro altri teppisti per strada, ha giocato a black jack in un opulento casinò sotterraneo, ho preso a calci e malmenato con coni stradali altri teppisti per strada, ho giocato a dei classici Sega in sala giochi e uscendo ho anche, indovinate un po’, menato i soliti teppisti che mi ronzavano attorno. Leggendo tutto questo i fan di Yakuza potrebbero obiettare che alla fine si tratta sempre delle solite cose che si fanno in un qualsiasi degli altri titoli della serie, ma l’impianto complessivo si discosta abbastanza dalle dinamiche classiche tanto da dare a Judgment una sua impronta originale ed intrigante.

Prodotto da Ryū ga Gotoku e già uscito in Giappone il 13/12/2018 con il titolo originale Judge Eyes, la trama di Judgment segue le imprese dell’investigatore privato Takayuki Yagami mentre vive le sue giornate per le strade del distretto immaginario Kamurocho, cercando di dispensare giustizia ovunque possa. Precedentemente il giovane investigatore era avvocato per un piccolo studio legale locale, e raggiunge in poco tempo un clamoroso successo facendo assolvere un sospettato di omicidio da tutte le accuse, un’impresa considerata quasi impossibile, visto che in Giappone, a detta del gioco, il 99% dei processi finisce con una condanna.
La sua affermazione nel campo legale è purtroppo di  breve durata in quanto lo stesso sospetto viene catturato con l’accusa di aver pugnalato ripetutamente la sua ragazza, dando poi fuoco all’appartamento con il cadavere all’interno.
Repentinamente vediamo passare, tempo qualche minuto di gioco, Yagami da un avvocato vestito di tutto punto, ben  pulito e pettinato, ad un investigatore in giacca di pelle dai capelli arruffati mentre si dedica ad un pedinamento nel distretto di Kamurocho. Insieme a un ex yakuza, recentemente espulso dal clan Tojo,  chiamato Kaito, ha infatti  fondato la Yagami Detective Agency nel tentativo di riscattarsi per aver contribuito, con la scarcerazione del brutale assassino la prima volta, alla morte della ragazza, che era anche una cara amica del nostro eroe.
Kamurocho è il quartier generale della famiglia Matsugane, affiliata al potente e ben conosciuto dagli appassionati della serie Yakuza, clan Tojo. Il capo famiglia, Hamura, viene arrestato come principale sospettato nell’omicidio di un membro di una banda rivale, trovato morto con entrambi gli occhi rimossi in maniera brutale, terzo omicidio di una serie.
Dopo una prima missione che funge essenzialmente da tutorial, è  da questo caso che la storia di Judgment parte con Yagami, Kaito, e una sfilza di altri personaggi  che dovranno addentrarsi nei più misteriosi, percicolosi, ma avolte anche divertenti anfratti di Kamurocho, alla ricerca della verità.
Sicuramente i fan di Yakuza di sentiranno pienamente  a proprio agio con l’ambiente familiare composto da clan, bande, loschi individui e nomi molto familiari, ma la storia stessa è più incentrata sulla componente thriller più che sulle drammatiche storie dei componenti delle gang del crimine organizzato giapponese. In questo caso la costruzione di tutto l’impianto narrativo si regge benissimo grazie alla connotazione superba dei personaggi che ai dialoghi densi e ben strutturati, che creano un ambiente di mistero e di drammatica suspense che mi ha riportato alla mente le vicende pulp di LA Noir.

Un’altra differenza fondamentale rispetto agli altri giochi dell’universo Yakuza è che mentre in essi si ha la possibilità di interpretare personaggi multipli, in Judgment abbiamo solo il controllo di Yagami, che è  anche un esperto di arti marziale, in grado di utilizzare due stili di combattimento molto efficaci. Da una parte abbiamo lo stile della tigre,  usato principalmente per combattimenti uno contro uno, incentrati su colpi sfalsati e precisi e una miriade di proiezioni, tutti elementi perfetti per mettere kp teppisti solitari e boss. Ma nei combattimenti contro avversari multipli si deve optare per lo stile della gru, che  consente attacchi  più fluidi e ampi che aiutano a eliminare i gruppi più grandi di nemici in modo più efficiente.
Come per gli altri giochi targati  Ryu Ga Gotoku, il combattimento sembra una versione 3D dei classici picchiaduro arcade questo è sicuramente un punto positivo.
Il suo punto focale di ogni sezione di lotta è l‘azione EX, che si sblocca quanto si riempie la barra del misuratore EX. Una volta attivata questa modlità durante il combattimento, si possono eseguire una serie di colpi potenti e devastanti, come ad esempio quando si sta in piedi accanto ad un nemico atterrato e si può assestare un brutale calcio sul suo volto, oppure quanto si sbatte un impotente delinquente contro il muro e lo si annichilisce una devastante  ginocchiata in stile Muai Thai.
MA il massimo dell’azione EX si ha quando Kaito e altri personaggi si uniscono al combattimento, tanto da scatenare alcuni attacchi cinematografici con una appariscente combinazione di copi, che da impallidire anche il più spregiudicato film con Jackie Chan. Inoltre le azioni EX possono anche essere attivate tenendo oggetti e armi, per cui il divertimento viene ampliato andando a sperimentare una serie di attacchi concatenati e brutali interagendo con con l’ambiente. Una volta riempita la barra dell’azione EX  si può attivare anche la modalità Boost, per cui  gli attacchi di Yagami diventano più veloci. Ho apprezzato molto il fatto che il passaggio da uno stile all’altro è veramente  fluido, consentendomi combo più lunghe e al contempo anche l’annullamento degli attacchi nemici. Ho trovato il combattimento una degna evoluzione i quanto visto nelle ultime “puntate” della serie Yakuza, ma fortunatamente Judgment si differenzia in vari altri modi dalla serie.

Uno di questi è ad esempio il ruolo di detective che andremo a impersonare. Yagami è chiamato a svolgere una serie di compiti per ogni caso che assume, in modo da raccogliere prove concrete e rendere giustizia ai suoi committenti.
Uno dei compiti più frequenti è incentrare la nostra attenzione su una serie di obiettivi per trovare il maggior numero di  informazioni su di essi.
Durante le fasi di pedinamento  dovremo stare molto accorti nel non farci scoprire dai nostri bersagli, perchè altrimenti essi diventano subito sospettosi e cercheranno di scoprire la nostra presenza. Bisogna prestare attenzione in questa fase a non urtare le persone che si trovano nelle strade e nei vicoli, a non causare troppi problemi facendo cadere oggetti, pena il fallimento della missione. Ci sarà richiesto di fotografare i nostri bersagli  al momento giusto con lo smartphone o il drone, Esso è uno strumento molto utile, ma anche molto delicato. Infatti il controllo e l’accuratezza sono legati alle condizioni del vento, per cui per fare una foto perfetta è necessario impratichirsi bene con questo strumento, che però regala un sacco di soddisfazioni in campo investigativo. C’è poi una sezione dedicata alla ricerca di prove, per la quale viene utilizzata una speciale modalità di indagine sia su scene del crimine che per altre situazioni.
In questa modalità, siamo chiamati ad andare in giro alla ricerca di indizi e dettagli finché non viene completata una check list sulla destra dello schermo.
Al di là di questi compiti, Yagami si serve di altri strumenti e trucchi del mestiere per portare a termine ogni singolo lavoro, compresi ingegnosi travestimenti da barbone senzatetto o da riparatore. Il lato investigativo è veramente ben strutturato con piccoli compiti (come lo scassinare le serrature) che sono rappresentati come brevi mini-giochi, di cui Judgment, seguendo la scia classica dell’intesa saga di Yakuza, non ha fortunatamente carenza.

Un altro nuovo elemento sono gli eventi nei quali dovremo aiutare amici e conoscenti, che per molti versi sembrano essere molto simili ai legami sociali presenti nella serie Persona. Come detective che cerca giustizia, Yagami è pronto a dare una mano a una varietà di personaggi che vivono e lavorano a Kamurocho. Saremo chiamati quindi ad  eseguire  vari compiti che possono andare dal semplice parlare con essi, oppure difenderli da da teppisti spietati, oppure fare delle piccole commissioni a giro per il distretto. Questo permette di  aumentare il livello di amicizia con ogni singolo personaggio, il che a sua volta migliora la nostra reputazione all’interno di questo piccolo ma pulsante quartiere. Ogni relazione ha una propria serie di vantaggi che forniscono aiuto a Yagami in battaglia e in altre situazioni. Il sistema Friend Events è così complicato che ogni personaggio ha il suo retroscena e la sua personalità unici. Ben presto questo mi ha quindi trascinato verso una serie di missioni secondarie che mi hanno distolto dalle missioni principali, rendendo la mia esplorazione ancor più intrigante e sicuramente longeva mentre mi azzardavo a risolvere i casi. Ad un certo punto mi sono reso conto che ci sono all’interno della trama principale una serie di sub-trame romantiche possono essere trovate attraverso la costruzione della nostra amicizia con alcuni dei personaggi femminili. Stare al passo con le tue amicizie, come con quasi tutte le altre attività in Judgment, ti fornisce Punti Abilità che possono essere spesi per migliorare le abilità di Yagami in combattimento, lavoro da detective e situazioni sociali.

Ci sono anche gli immancabili QTE, che ormai i fan della serie Yakuza conoscono alla perfezione. Nonostante non ami molto questa modalità, ho apprezzato sinceramente la loro non eccessiva presenza e il fatto che si uniformino bene con l’azione complessiva, così da non spezzare il ritmo che si crea in ogni investigazione.

Graficamente Judgement è un prodotto di buon livello, con qualche carenza a livello di texture e costruzione degli ambienti, ma complessivamente è un piacere aggirarsi nei vicoli e nelle attività commerciali di Kamurocho. Sicuramente l’elemento grafico di maggior spessore è legato alla costruzione e alla caratterizzazione facciale dei personaggi, bastati su veri attori, ai quali hanno prestato ovviamente anche le voci. Il comparto audio è di ottimo livello, con un’ottima colonna sonora, un eccelso voice acting ed effetti sonori degni di una produzione cinematografica.

In Conclusione

Judgment, pur essendo dichiaratamente uno spin-off della serie Yakuza, ha al suo interno un elevato livello di complessità e una vasta gamma di attività che potrebbe essere tranquillamente inserito come un titolo principale della decennale saga creata da Toshihiro Nakoshi .
Il distretto di Kamurocho è vivo e vivace,  il voice acting  è superbo e la storia contiene abbastanza segreti e colpi di scena da invogliare anche il più disattento giocatore a voler scoprire cosa si celi nei capitoli successivi. Spostarsi per il quartiere e e parlare con la gente per dare una mano presenta un altro aspetto che si avvicina alla vita reale di questo angolo immaginario ma familiare di Tokyo.

Muoversi nel gioco sembra quasi come entrare in un parco giochi pieno di possibilità infinite, sia che uno stia cercando di far avanzare la storia oppure guadagnare un po’ di soldi attraverso i lavori secondari, cercare di conquistare la nostra anima gemella o semplicemente gettarsi per ore in una sala giochi a gustarsi i classici Sega.
I veterani della saga Yakuza apprezzeranno sicuramente l’impianto complessivo di Judgement, mentre per i nuovi adepti che poco conoscono i giochi leggendari realizzati dallo studio Ryu Ga Gotoku, rappresenta un’ottima introduzione all’universo che sicuramente li porterà a giocare anche gli altri capitoli della saga originale. Sappiate che una volta entrati nel gioco, difficilmente ve ne staccherete fintanto che non lo avrete terminato e sappiate anche che sarete sicuramente risucchiati da una miriade di attività secondarie, che vi terranno occupati per molte ore!


8.7
voto

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