A Plague Tale: Innocence – Recensione

Sviluppato da Asobo Studios, A Plague Tale: Innocence è un netto allontanamento dalle loro precedenti produzioni. Scavando nella storia di una giovane ragazza e del suo fratellino malato durante la guerra dei 100 anni, mentre tentano di sopravvivere nelle terre selvagge della Francia lacerata dalla guerra, dall’Inquisizione e dallo scoppio della pestilenza, ci fanno immergere a tutto tondo in un’avventura che mescola orrore e affetto in un sapiente mix.
Il viaggio dei due fratelli ha come elemento predominante il dolore, intinto di sobrio realismo delineato dalle vicende che appaiono sullo sfondo e che fanno da cornice a questa opera che ci porta anche a esplorare il mondo dell’alchimia e del soprannaturale.

Nel gioco seguiremo la storia di Amicia De Rune, la figlia di un nobile che vive una vita spensierata nei loro possedimenti nella campagna francese. Ha un fratello, il piccolo Hugo, che è sempre stato malato, rinchiuso all’interno della sua camera, assistito costantemente dalla loro mamma. Improvvisamente irrompe l’Inquisizione nella loro bucolica routine, radunando i servi in ​​una ricerca disperata per trovare Hugo. Questo porta al tutorial del gioco che ci permette di apprendere i meccanismi di base necessari per il futuro. Veniamo addestrati alla furtività, a creare distrazioni dei nemici, a usare la nostra fidata fionda, tutti elementi  per sopravvivere durante l’avventura. Amicia sarà in grado di usare la sua fionda per distrarre le guardie, rompere le catene o una serie di altri effetti che scopriremo progredendo nel gioco. Inizialmente si può pensare che la necessità di tenere sempre Hugo al sicuro sia una sorta di limite per le nostre azione, ma scopriremo ben presto che le dinamiche sono molto diverse da quello che ci si aspetta.

Hugo terrà la mano di Amicia mentre esplorano assieme, lasciandosi andare solo se lei gli ordina di farlo. Il bambino può essere indirizzato verso spazi angusti per sbloccare le porte, per poi tornare rapidamente al suo fianco. Questo lo fa percepire più come un elemento attivo che come un fardello. Ma per quanto Hugo possa essere utile, ma non possiamo lasciarlo troppo tempo da solo, perché si spaventerà e rischierà di far rivelare la nostra presenza. Durante i 16 capitoli nei quali è suddiviso APT:I incontreremo anche altri giovani personaggi che ci aiuteranno in una varietà di modi che, sebbene estremamente utili, sembrano una sorte di corte dei miracoli di minorenni unita contro l’Inquisizione. Questo è forse l’unica nota stonata nel gioco, per la sua inverosimiglianza che poco si adatta alla profonda e sinistra narrazione in cui veniamo coinvolti. L’altra protagonista del gioco è la Piaga, un male crudele, oscuro, violento e raccapricciante.

Una delle caratteristiche distintive di APT:I è la sua maniacale attenzione ai dettagli. Mentre il doppiaggio può essere incostante sulla sua qualità, i personaggi hanno accenti francesi accurati con i fratelli De Rune che hanno un tono da persone istruite,  mentre la plebe parla un linguaggio semplice e rozzo. Esteticamente, l’ambiente di gioco è bellissimo e affascinante. La foresta sembra viva, i muri dei villaggi sono decadenti, le strutture ricreate in maniera perfetta, dalle più umili casupole ai castelli in rovina, passando per sontuose cattedrali e oscuri laboratori alchemici.
Camminare sulle foglie, sul selciato o sulla neve produce ad ogni passo il suono corrispondente perfetto. Un plauso ulteriore va al fatto che gli sviluppatori di Asobo Studios hanno deciso di rimuovere completamente l’HUD, per cui senza bussola e senza marcatori spetta al giocatore ascoltare attentamente i dialoghi e osservare con attenzione ciò che ci circonda per trovare il nostro percorso.
Questo crea un livello di immersione così potente che vi farà rimanere attaccati al pad per ore senza nemmeno rendersene conto. Il comparto audio, anch’esso di elevata fattura, ci trasporta in questo mondo corrotto da malattia e guerra, con una colonna sonora piena di pathos ed effetti incredibilmente realistici.

Gli sviluppatori sono riusciti alla perfezione a fondere il realismo del mondo, gli orrori della guerra, della peste e della morte, con un elemento soprannaturale che non risulta invadente, lasciando a noi scoprire come tutti i tasselli della storia andranno a combaciare fino al finale rivelatore. Il rapporto tra Amicia e Hugo si evolve durante tutto il gioco, elevando anche in questo caso la narrazione ad un livello superiore, dove l’iniziale livello di dipendenza del bambino rispetto alla sorella cambia nel tempo, diventando un rapporto più maturo e complesso.

La meccanica di base di APT:I si basa  sull’esplorazione stealth e la risoluzione di puzzle ambientali. Cercando di sfuggire alla onnipresente Inquisizione scopriremo che ci sono diversi modi per progredire: si può lanciare un vaso per provocare una distrazione, oppure colpire un oggetto di metallo con una pietra, spegnere il fuoco per attirare i purulenti ratti. Ma si può anche tentare un approccio più diretto, anche se più pericoloso, andando ad attaccare e uccidere le varie guardie con una varietà di munizioni, che potremo costruire usando l’alchimia.
Impareremo varie ricette alchemiche durante tutto il gioco, ognuna delle quali ha effetti diversi, e per realizzarle dovremo  raccogliere materiali sparsi nelle varie location. Questi  serviranno anche per  per migliorare la fionda, la bisaccia porta munizioni ed altri elementi del nostro corredo. Gestire il nostro inventario e capire come vengono utilizzati e combinati i vari elementi diventa assolutamente vitale per la sopravvivenza. Il rischio è quello di essere a corto di elementi fondamentali nel momento del bisogno, ma gli sviluppatori ci vengono in aiuto, disseminando sul nostro cammino varie scorte di essi quando più ne avremo bisogno, per cui difficilmente vi troverete bloccati. Può accadere invece che alcuni enigmi vi possano mettere in difficoltà, in quanto non è sempre chiaro come affrontarli, ma dopo qualche tentativo si sorpassano abbastanza agilmente. Mi sono trovato in difficoltà solo un paio di volte, ma solo perché non avevo tenuto in considerazione la possibilità di combinare più effetti dell’inventario che avevo a disposizione.

Una menzione obbligatoria va fatta al terzo protagonista, della storia, ovvero l’orda di ratti. Sono tecnicamente impressionanti, perché non solo hanno un comportamento realistico, ma perché la loro funzione all’interno del gameplay è fondamentale. Non sono infatti un elemento di disturbo, ma possono essere in qualche modo utilizzati a nostro favore, ma naturalmente questo richiede una certa perizia. Molte volte, a causa di un movimento errato, un piccolo passo fuori dal cono di luce che ci protegge da loro, mi sono ritrovato sommerso da questi famelici roditori dagli occhi luminosi.

Il gioco si porta a termine in una decina di ore, ma per portarlo a compimento al 100% è necessario rigiocare alcune sezioni, in quanto ci sono un sacco di collezionabili che possono esservi sfuggiti ed alcune azioni che potreste non aver eseguito.

In Conclusione

A Plague Tale: Innocence è un’esperienza  inquietante e al contempo coinvolgente. La relazione tra Amicia e Hugo si sviluppa in modo naturale e credibile, sullo sfondo perfetto e dettagliato della Guerra dei 100 anni e dell’Inquisizione, in un mondo ricreato in maniera meticolosa ed accurata. Esteticamente, l’atmosfera del gioco è ben rappresentata nel suo complesso livello di design, dal comparto audio e dai personaggi che popolano la Francia del 1300. L’unica nota stonata sono i personaggi, un gruppo di ragazzini disadattati che lottano da soli contro l’imponente esercito dell’Inquisizione, che stride con il realismo che Asobo Studios ha infuso nel gioco. Per il resto rimane comunque una meravigliosa avventura che vi coinvolgerà, anche grazie ad un gameplay intelligente e ben strutturato.


8.5
voto

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