Legend of Heroes: Trails of Cold Steel – Recensione

Composta da ben 14 episodi, con diverse serie al suo interno, la saga di The Legend of Heroes è forse la produzione di punta del team Nihon Falcom, uno dei baluardi storici per quanto concerne le software house giapponesi specializzate in jrpg. Nonostante la crisi del genere, che ha colpito duramente quel settore dell’industria, la Falcom non ha interrotto la fortunata serie che con la sua qualità ha conquistato il cuore di numerosi fan. Legend of Heroes: Trails of Cold Steel è quindi l’occasione perfetta per avvicinarsi a questa serie, che finalmente arriva in edizione rimasterizzata anche nel mercato occidentale grazie a Marverlous Europe, in modo da prepararci all’arrivo dei successivi capitoli previsti per il prossimo futuro.

La trama generale del titolo non si distacca particolarmente dai canoni classici del genere jrpg, ma non per questo appare realizzata con meno cura del dovuto. L’azione si svolge nel continente di Erebonia, non dissimile per estetica all’Europa di fine 1800, un territorio attraversato da forti tensioni sociali e politiche accentuate dalla ferrea divisione in caste (nobili e comuni) della popolazione. In questo scenario faremo la conoscenza del giovane Rean Schwarzer, cadetto della prestigiosa accademia militare di Thors. Dopo una brevissima introduzione in media res, verremo quindi portati indietro all’inizio dell’anno accademico che vede il nostro protagonista inserirsi nella Classe VII, una sorta di corso sperimentale dove nobili e comuni studiano e lavorano assieme nel tentativo di accorciare il divario sociale. Quello che ne consegue è quindi un racconto di formazione, dove potremo assistere alla maturazione ed alla crescita del nutrito cast di personaggi che accompagna il nostro eroe nelle complesse vicende narrate dal titolo. Parallelamente a questa crescita vedremo anche l’evoluzione (o la degenerazione) della situazione politica internazionale, con i delicati equilibri che reggono il regno messi costantemente in pericolo da gruppi di ribelli e relazioni diplomatiche quanto mai fragili. Questo complesso mosaico è composto con innegabile maestria dal team di sviluppo, che riesce sia a creare un intrigo geopolitico convincente sia a tratteggiare in modo efficace le contraddizioni e le debolezze che contraddistinguono il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Maestosa è la cura per il dettaglio, che emerge dall’enorme mole di informazioni presenti nel gioco. Libri, dialoghi con personaggi secondari, programmi radiofonici, tutto concorre a creare un mondo verosimile ed affascinante in grado di catturare e convincere il giocatore. Altro aspetto di assoluto pregio è la mancanza di facile retorica, in particolar modo nei confronti dei gruppi antagonisti che appaiono sempre ben tratteggiati e convincenti. Tutta questa cura però comporta che il titolo proceda ad un ritmo abbastanza lento, sacrificando l’azione in favore di lunghe esposizioni e dialoghi tra i vari personaggi, richiedendo una certa attenzione da parte del giocatore in modo da non perdersi tra nomi ed eventi. Nonostante questo potenziale difetto, il comparto narrativo di Trails of Cold Steel è eccellente e rappresenta senza dubbio uno dei punti più forti della produzione. Ricordate però che si tratta del primo capitolo di una saga, e questo chiaramente influenza la conclusione del titolo ma non dirò altro per non rovinare i colpi di scena finali.

Non da meno si dimostra il gameplay, che prende palesemente spunto da numerosi capisaldi del genere per creare un mix efficace e stimolante. Il sistema di combattimento è a turni, con l’ordine d’azione dei vari partecipanti mostrato lateralmente. In base alle abilità utilizzate o ai colpi subiti quest’ordine può variare, ritardando le nostre azioni o quelle dei nostri avversari, in alcuni casi persino cancellando l’azione che avevamo programmato. Se già questa scelta basterebbe a conferire al titolo una discreta profondità strategica, la presenza di numerosi attacchi ad area rende di primaria importanza anche il posizionamento dei nostri personaggi che dovrà sempre tenere conto della portata della loro armi e delle loro capacità offensive e difensive. Le nostre abilità verranno determinate dai Quartz, che similmente alle Materia di Final Fantasy VII andranno equipaggiate in appositi slot per conferire all’utilizzatore nuove capacità. I Quartz a nostra disposizione sono veramente numerosissimi e si dividono principalmente per colore e per tipo. La divisione per colore indica nella maggior parte dei casi un’affinità elementale del relativo Quartz, mentre la divisione per tipo differenzia i Quartz minori da quelli maggiori. Se quelli minori si limitano a conferire abilità e modesti incrementi alle nostre statistiche, quelli maggiori forniscono anche numerose capacità passive e si svilupperanno con l’utilizzo da parte dei personaggi. Ogni personaggio ha uno schema ben preciso per l’inserimento dei Quartz, che andrà espanso in modo da ampliare le sue opzioni strategiche. Ultimo ma non meno importante è il sistema dei link, che consente di unire due personaggi per fare in modo che collaborino in battaglia al presentarsi di certe condizioni. L’equipaggiamento a nostra disposizione sarà ugualmente importante e dovremo sempre assicurarci di migliorare armi ed armature attraverso un sistema di crafting funzionale anche se u n po’ troppo semplice se paragonato alle altre meccaniche del titolo. L’elevata difficoltà del gioco spinge l’utente a sfruttare al massimo i numerosi elementi tattici presenti, ma i tutorial poco esplicativi possono mettere in difficoltà i giocatori meno smaliziati. Ognuno dei sottosistemi presenti nasconde infatti diversi elementi più o meno nascosti (ma comunque relativamente intuibili) che forniscono nuove possibilità di sviluppo e massimizzazione per i nostri personaggi, rendendo però il tutto decisamente meno accessibile. Ultima nota non proprio positiva sono le missioni secondarie del titolo, che troppo spesso abusano del modello fetch quest, trattando i nostri personaggi come banali fattorini. Sebbene la trama del gioco riesca comunque a motivare e giustificare questi incarichi minori in modo abbastanza convincente, resta la sensazione che si sarebbe potuto fare di più su questo fronte.

Il versante tecnico del titolo non nasconde di certo le sue origini della precedente generazione, ma la remastered ha fatto guadagnare una pulizia visiva considerevole. Ambienti e modelli appaiono abbastanza dettagliati e ben realizzati, anche se è presenta una certa ripetizione di alcuni elementi soprattutto per quanto concerne gli scenari. I modelli dei mostri comuni sono realizzati in modo accettabile anche se avrebbero giovato di una maggiore definizione, in particolar modo per le creature con meno varietà cromatica. I protagonisti invece sono ben caratterizzati ed animati in modo adeguato, peccando solo sul fronte del design che non si distacca dagli stilemi classici del genere. Le varie zone del titolo non sono particolarmente estese, retaggio della sua natura di titolo per portatile, ma fortunatamente i caricamenti quasi inesistenti minimizzano l’impatto di questo aspetto. Il lato audio offre una colonna sonora di sicuro impatto, che sottolinea con maestria i momenti fondamentali del titolo e fornisce la giusta enfasi ai suoi combattimenti più impegnativi. Il doppiaggio (che non è completo ma copre la maggior parte delle scene del titolo) permette la scelta tra le voci originali e quelle inglesi, con una recitazione in quest’ultimo caso qualitativamente incostante ma nel complesso accettabile. La localizzazione è interamente in inglese, scelta facilmente ascrivibile alla natura fortemente di nicchia del titolo. Sul fronte della longevità, il titolo si attesta sulla media del genere con una trama principale completabile in circa 60 ore che arrivano quasi a raddoppiare se si cerca di completare ogni quest presente, senza contare poi la presenza di diversi livelli di difficoltà e del new game+.

In Conclusione

Tirando le somme Legend of Heroes: Trails of Cold Steel è un jrpg classico, che riesce sapientemente a coniugare una trama ben scritta ad un combat system profondo ed appagante. Il suo mondo dettagliato e convincente, i suoi personaggi profondi e sfaccettati, sono raccontati con maestria in un titolo che non ha paura di rallentare il ritmo per lasciare spazio all’esposizione ed all’approfondimento. Questa scelta però, unita ad un livello di difficoltà abbastanza elevato ed al suo sistema di tutorial che non riesce a fare adeguatamente luce sulle complesse meccaniche del titolo, rischia di renderlo ad esclusivo appannaggio dei fan più appassionati del genere. Il mio consiglio è quello di fornire un’opportunità a questo validissimo titolo che nonostante la sua natura di remastered e la sua aderenza ai canoni più classici del genere, riesce a fornire tantissime ore di contenuti di grande qualità.

 


7.8
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.