Fade to Silence – Recensione

Il genere dei survival games ha conosciuto un periodo particolarmente fertile durante quest’ultima generazione, in particolar modo nel mercato PC dove i programmi di early access hanno portato alla luce numerosi titoli con risultati altalenanti. Fade to Silence è l’ultima fatica di Black Forest Games, un piccolo team tedesco, che dopo un fortunato early access su Steam è finalmente sbarcato nella sua versione finale su console e pc. In linea quindi con questo maggio che fatica a cedere il passo alla tanto attesa estate, prepariamoci quindi ad affrontare il gelido e perenne inverno di Fade to Silence.

Il titolo si apre senza eccessive spiegazioni, con una misteriosa e sovrannaturale entità che schernisce l’ultimo fallimento del nostro esamine protagonista, Ash. Il nostro accampamento è preda delle fiamme, i nostri compagni scomparsi o morti, e tutto il lavoro che avevamo fatto per contrastare il gelo che domina la terra è oramai perduto. Ma come la stessa entità dichiara, non è ancora giunta la nostra ora, e dopo una breve lotta con le creature che vagano per il campo verrà il momento di rimboccarsi le maniche e tornare a combattere contro l’ambiente straordinariamente ostile che ci circonda. Ash dovrà quindi costruire un rifugio per sé stesso e sua figlia, attirando o reclutando altri sopravvissuti, mentre cerca di sfuggire alle misteriose creature che hanno corrotto il mondo circostante. Come molti altri titoli survival, il titolo non pone una particolare enfasi sul fronte della narrazione che viene messa totalmente in secondo piano in favore del suo gameplay. Alcune brevi sequenze oniriche (che potremmo vedere mentre Ash dorme) gettano luce sulle cause del disastro che ha radicalmente cambiato il mondo, che invece appare abbastanza anonimo e privo di spunti interessanti per una forma di narrazione ambientale che avrebbe indubbiamente aggiunto fascino al setting. La scarsa caratterizzazione del nostro alter ego non aiuta un comparto narrativo debole, e lo stesso vale per i compagni che troveremo nel mondo di gioco. Le loro storie personali, per quanto drammatiche, non catturano l’attenzione del giocatore apparendo anzi fin troppo stereotipate. Nonostante il loro numero esiguo, che avrebbe agilmente permesso una caratterizzazione più approfondita, i compagni appaiono praticamente intercambiabili se non per le loro differenti abilità. Interessante invece l’idea di inserire un narratore negativo con l’entità che ci possiede, che sminuisce ogni nostro successo e si fa beffe dei nostri fallimenti. Fallimenti che non tarderanno ad arrivare vista l’elevata difficoltà del titolo e la sua natura.

Come ogni titolo Survival, Fade to Silence è un gioco basato sulle scelte. Esplorare quelle rovine in cerca di risorse per la costruzione o andare a caccia? Usare i materiali in nostro possesso per costruire una nuova stazione di crafting o conservarlo in caso di penuria futura? Prima di tutte queste scelte però, il titolo vi chiederà di scegliere quale modalità di gioco affrontare: esplorazione o sopravvivenza. La principale differenza tra le due, al netto di una minore difficoltà, è l’introduzione del permadeath. In modalità sopravvivenza infatti avrete un numero ben definito di morti a disposizioni, che una volta superato comporterà la distruzione del vostro accampamento riportandovi de facto alla situazione iniziale. Fortunatamente potrete non solo aumentare il numero di morti attraverso l’uso di un consumabile (non esattamente comune), ma progredendo nell’esplorazione otterrete alcuni preziosi punti che vi permetteranno di sbloccare dei talenti che renderanno meno punitiva la perdita dei progressi. Potrete infatti conservare alcune costruzioni, i vostri strumenti più preziosi, oppure iniziare la nuova partita con una discreta scorta di risorse. Queste scelte velocizzano alcune fasi delle partite successive, ma non riescono a controbilanciare il principale difetto del gameplay del titolo: la sua lentezza. Nonostante sia il protagonista, Ash è in grado di costruire solamente gli strumenti più basilari demandando ai suoi compagni la costruzione di strutture e strumenti avanzati.

La costruzione però è un processo molto lento, che impegna i nostri compagni per periodi di tempo considerevoli e che sottolinea l’inefficienza di Ash come raccoglitore rispetto ai suoi compagni. Dividere sapientemente i nostri collaboratori tra costruzione e raccolta sarà la chiave del successo, anche perché aumentare le dimensioni del campo aumenterà anche le risorse necessarie alla sopravvivenza. Nell’economia della sopravvivenza, Il nostro alter ego diventa quindi una sorta di apripista che deve utilizzare per primo un nodo di risorse in modo da sbloccarlo per i suoi compagni. Ash è quindi sempre in prima linea contro le creature ostili del mondo circostante, ed avrà bisogno di tutti gli strumenti disponibili per affrontare le creature che infestano le zone circostanti. L’elevata difficoltà del titolo, unita ad un combat system poco rifinito, vi porterà ad esplorare con molta cautela e solo dopo aver migliorato adeguatamente il vostro equipaggiamento. Purtroppo, la velocità di esaurimento dei principali nodi di risorse vi metterà spesso nella condizione di dover andare in zone troppo pericolose per le vostre capacità (rischiando una morte prematura e avvicinandovi al permadeath) oppure di aspettare i lunghi tempi di creazione dei vari equipaggiamenti girando fondamentalmente a vuoto. Sebbene l’aspetto survival sia meno pesante di altri titoli, il suo ritmo lento, le scarse capacità del protagonista e la minaccia sempre presente del permadeath creano un’esperienza di gioco non particolarmente accattivante se non per i fan più accaniti del genere.

Tecnicamente il titolo mostra il fianco a numerose critiche, a cominciare da una cosmesi visiva non particolarmente convincente. L’ambiente totalmente gelato del gioco, sebbene affascinante in un primo momento, diventa troppo rapidamente ripetitivo e poco accattivante, con un riciclo eccessivo delle strutture presenti. I modelli dei mostri mostrano un design originale ma il loro numero esiguo, insieme al ricorso al color swap per differenziarne il livello di forza, tradisce la sua natura di produzione minore. Lo stesso vale per le animazioni durante i combattimenti, decisamente grossolane e poco legate tra di loro. La situazione migliora però con i modelli dei vari personaggi, che risultano convincenti ed abbastanza dettagliati. Il comparto sonoro risulta tutto sommato nella media, con un buon doppiaggio inglese che non riesce comunque a conferire maggiore profondità ai vari personaggi ed una colonna sonora che svolge il suo compito senza particolari meriti o demeriti. Il titolo presenta ancora numerosi bug e glitch, che spaziano da personaggi che si posizionano al di sotto del livello del terreno a veri e proprio crash del gioco, facendo trasparire quello che sembra come un lancio troppo frettoloso del titolo che avrebbe sicuramente beneficiato di maggiore rifinitura su diversi fronti.

In Conclusione

La mia esperienza con Fade to Silence è stata decisamente altalenante, oscillando tra momenti interessanti e attimi di frustrazione pura. Il mio consiglio è quello di provare il titolo in modalità esplorazione prima di procedere alla partita vera e propria (il gioco è pensato per essere giocato a difficoltà sopravvivenza), in modo da ridurre l’impatto con la sua elevata difficolta ed il suo ritmo particolarmente lento. Purtroppo, un’economia di gioco non ben bilanciata, unita ad un combat system poco reattivo ed alla sempre presente ombra del permadeath, crea un’esperienza di gioco che scade nella frustrazione molto rapidamente. Forse in seguito a patch di bilanciamento e diversi bugfix il titolo sarà in grado di mostrare a pieno le sue potenzialità, ma per adesso il mio consiglio è quello di attendere prima di lanciarvi nelle sue tormente gelate a meno ché non siate fan del genere e non siate pronti ad un titolo che presenta diversi difetti.

 


6
voto

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