Days Gone – Recensione

Vivere nell’Incubo

“Sono due anni che vivo nell’Incubo e non è un modo di dire. Dopo che è scoppiata l’epidemia e sono apparsi i Furiosi, gli Erranti, e tutta la malabolgia di infetti pensavamo di essere finiti in una serie TV, invece era tutto vero. Portland era distrutta, chi poteva scappare era scappato e noi ci siamo riusciti. Io e Boozer, randagi da una vita, abbiamo trovato rifugio nelle foreste vicino a Farewell, per cercare di vivere e non solo sopravvivere” (estratti del diario personale di Deacon St. John)

Days Gone ci porta in un mondo selvaggio, aspro, duro, dove il nostro protagonista deve combattere contro le minacce in un mondo ormai fuori controllo. Non è facile e noi dovremo fare di tutto per cercare di aiutarlo nella sua missione più ardua. Deacon St. John è un ex militare che ha deciso di diventare motociclista ritornando dalla guerra. Ma ad un certo punto il mondo è collassato, orde di infetti famelici si sono riversati nelle strade e l’unico modo per poter rimanere vivi era quello di lottare contro di essi, ma anche confrontarsi con gli altri sopravvissuti.

“Un filosofo, o forse uno scienziato, non ricordo, diceva che solo chi si sapeva adattare aveva la speranza di sopravvivere. E noi ci siamo adattati. E come noi anche altri. Peccato che i più forti, quelli che hanno avuto la forza di combattere ogni giorno, alla fine non erano i migliori rappresentanti della società. Ci sono Randagi, Predoni, Ripugnanti: in questo mondo capovolto gli ultimi sono diventati i primi, hanno preso le armi e con l’unica legge ormai in essere, quella della violenza, sono diventati i padroni di questo nuovo mondo. Ci sono anche dei sopravvissuti che non si sono voluti piegare alla barbarie, che hanno costruito dei campi dove cercare di ricreare una parvenza di società, ma gli equilibri sono sempre instabili. Ed io che faccio? Io cerco di rispettare il mio codice morale, vado a caccia di taglie per poter scambiare i crediti con cibo, armi e pezzi di ricambio della mia moto. Il nostro sogno, il mio e di Boozer, è quello di poter andare a Nord, scappare dall’Incubo”

La sopravvivenza è il fattore cruciale del gioco e ci impegnerà buona parte della nostra esplorazione. Dobbiamo reperire armi, carburante, rottami, che ci permetteranno di proseguire durante la nostra avventura. Saccheggiare macchine, abitazioni, uccidere animali sono i compiti che saremo chiamati a svolgere durante tutto il gioco. La nostra moto avrà bisogno di rottami, ovvero pezzi di ricambio, per poterci portare nelle varie location, così come avremo bisogno di benzina. Ci sono dei campi dove potremo scambiare le taglie per ottenere crediti. Le taglie vengono raccolte ogni volta che uccideremo gli infetti che popolano la regione. Essi hanno solo la parvenza di esseri umani, ma ormai di umano non hanno più nulla. Sono esseri che vivono di puro istinto, che cacciano da soli o organizzati in Orde. Le Orde sono composte da centinaia di essi e se vi trovate di fronte ad una di esse potrete anche affrontarle, ma sappiate che per farlo bisogna essere ben armati, perché altrimenti questi scontri vi metteranno a dura prova e quasi sicuramente vi risulteranno letali. Ci sono varie tipologie di infetti e dovremo scoprire quale sia la migliore tattica per affrontarli. Essi reagiscono al movimento e al rumore, per cui è possibile, dopo un po’ di pratica, ucciderli in maniera furtiva arrivandogli alle spalle. Oppure si può decidere di affrontarli in campo aperto, ma valutando sempre bene quanti di essi si trovano nell’area.

“Parafrasando un celebre film ho composto questa preghiera “Questa è la mia moto. Ce ne sono tante come lei, ma questo è la mia. La mia moto è la mia migliore amica, è la mia vita. Io debbo dominarla come domino la mia vita. Senza di me la mia moto non è niente; senza la mia moto io sono niente.” Rido di me stesso quando faccio certe cose, ma veramente senza la mia moto non sarei niente. Quando ero nei Mongrel per me la moto era un mezzo di libertà, oggi la mia moto è veramente la mia vita. Ogni giorno mi trasporta, mi accompagna, mi aiuta ed io la devo curare, come fosse una parte di me. E’ difficile, è faticoso, ma senza di essa sarei perduto”

Deacon si sposta su tutta la mappa con la sua fedele moto e per farlo, come dicevo, abbiamo necessità di tenerla sempre in ottime condizioni e con il serbatoio sempre pieno. Presso i meccanici che troveremo nei campi di sopravvissuti, potremo apportare miglioramenti, come motori più potenti, serbatoi più capienti, ruote che aumentano la trazione. Guidando lungo strade dissestate e ingombre di ostacoli ,avremo necessità di doverla aggiustare usando i rottami che troveremo all’interno di macchine abbandonate o perlustrando abitazioni. Il carburante può essere trovato lungo la strada in taniche oppure in distributori ancora (stranamente) funzionanti e pieni di benzina. I meccanici potranno riparare e rifornire la nostra moto, ma questa operazione ha un costo, per cui se volete risparmiare crediti, approvvigionatevi quanto più possibile nell’Incubo. Un consiglio che vi posso dare è quello di tenere sempre sott’occhio il livello della benzina e fare rifornimento quanto più spesso possibile. Mi è capitato di rimanere a secco e trovarsi in mezzo al nulla con la moto ferma, vuol dire camminare per parecchio tempo, con il rischio di essere assaliti e finire maciullati. La moto ci permette di effettuare un salvataggio veloce del gioco, altra cosa che consiglio di fare spesso, sopratutto prima dell’inizio di qualche missione rischiosa. Così, se dovesse andarvi male, potrete riprendere a giocare dall’ultimo salvataggio.

“Mi viene da pensare a quando qualcuno nei giorni andati, proponeva di mettere al bando le armi: lo vorrei vedere oggi senza pistola e fucile quanto tempo durerebbe là fuori.”

Il nostro arsenale è composto da un’arma principale, una secondaria, una da mischia e alcuni armi da lancio. Non possiamo portare più di un’arma per volta per ogni categoria, a parte le armi da mischia e quelle da lancio. L’arma principale è di solito un fucile, che può essere automatico o semiautomatico. L’arma secondaria è una pistola e quella speciale è di solito un’arma da distanza, oppure dei mitragliatori pesanti. Ogni arma ha un numero finito di proiettili. L’arma da mischia invece è un’arma che di degrada con l’utilizzo. In questa categoria ci sono armi come la mazza da baseball o travetti di legno, ma durante il gioco potremo costruirci anche armi artigianali più potenti e resistenti. La resistenza dell’arma da mischia è indicata da una percentuale e quando essa arriva a zero, l’arma si distrugge e passiamo automaticamente al coltello da fianco, molto meno potente, ma comunque utile. Per evitare che queste armi si distruggano, possiamo aggiustarle utilizzando anche in questo caso, come per la moto, i rottami. Ci sono poi le armi da lancio, che sono granate, molotov e altre armi esplosive, che causeranno sia danni che stordimento negli avversari. Alcune di esse possono essere create nel menù di sopravvivenza. Ad esso s accede con il tasto L1 del pad, che aprirà nell’angolo destro dello schermo una ruota delle armi. Se avremo oggetti a sufficienza (ad esempio per una molotov serve uno straccio, del cherosene ed una bottiglia) con il tasto R1 potremo procedere alla creazione.
Nello stesso menù potremo anche creare oggetti per la medicazione, che ristabiliranno quando usati, la nostra energia vitale.

“L’unica vestigia del passato sono gli avamposti NERO, cittadelle fortificate che custodiscono preziosi tesori. Ogni volta che ne trovo uno provo un brivido lungo la schiena, pensando con quanta superbia pensavano di poter arginare la minaccia degli infetti, con la loro tecnologia, tute hazmat, armi speciali. Ma anche essi sono diventati delle tombe sigillate, dei sepolcri dell’ottusità umana, oggi utili solo per essere razziati”

Il nostro Deacon può recuperare oggetti preziosi dagli avamposti NERO (acronimo che sta per National Emergency Response Organization, secondo me una branca della Umbrella ndr), ma entrare non è facile. Infatti ogni avamposto è ormai privo di energia elettrica, per cui per poter sbloccare le porte bisogna trovare il generatore che alimenta la rete, rifornirlo di benzina e poi farlo ripartire. Non sono operazioni difficili, ma farle mentre si è assaliti da frotte di Furiosi urlanti, non è proprio una passeggiata di salute. All’interno degli avamposti troveremo sia oggetti comuni molto utili, ma anche dei kit fondamentali. Essi infatti permettono di far aumentare permanentemente i livelli di energia vitale, resistenza e concentrazione del protagonista. Mentre l’energia vitale sappiamo bene a cosa serva, analizziamo le altre due caratteristiche. La resistenza si consuma se scattiamo velocemente, cosa che inizialmente farete molto spesso per sfuggire ai combattimenti più tosti, oppure quando facciamo attacchi di mischia. Quando la barra raggiunge lo zero, bisogna spettare qualche secondo che si ripristini, ma in Days Gone qualche secondo è sempre di troppo. Si possono utilizzare anche medicamenti speciali che ne aumentano il ripristino, ma vi consiglio sempre di tenerla d’occhio. La concentrazione invece serve per migliora la mira di Deacon, rallentando brevemente il tempo per essere più accurati possibile quando spariamo. Anche in questo caso ci sono alcuni medicinali che possiamo utilizzare per ripristinarla velocemente.

“Che giorno è? che mese è? che stagione è? Non lo so più, ho perso la cognizione del tempo, viaggiando nella pioggia, nella neve, nel fango, nella polvere, spostandomi da un campo all’altro, a cercare taglie, sopravvissuti, cibo. Qualche volta vedo un cervo che viene aggredito da un infetto, e subito dopo arriva un lupo che attirato dal sangue pensa di trovare da mangiare, ma da predatore anche lui diventa preda. Quando piove trovo gustosi funghi che i cuochi dei campi mi pagano bene, oppure piante che nemmeno conosco, ma che Sarah sicuramente conosceva bene, ma che sono sicuro possano essere cucinate. La natura ci aiuta, inconsapevole scenario di questa brutale tragedia che è la nostra quotidianità”

In Days Gone il tempo scorre e cambia. Il giorno piovoso ci conduce ad una notte bagnata che diventa un’alba brumosa. I temporali sono annunciati da potenti tuoni e la pioggia porta nuovi pericoli. Gli infetti sono meno visibili, il loro grugniti sono meno evidenti e rischiamo di cadere in pericolose imboscate. Il giorno si rifugiano nelle loro tane, i Nidi, che possiamo distruggere, ma è meglio farlo di notte, perchè da essi emergeranno meno furiosi che vorranno vendicare la distruzione della loro “casa”. Il gioco comprende vari biomi, che hanno a loro volta climi diversi, come la foresta umida e piovosa o le falde dei monti nevose. Non c’è bisogno di cambiarsi d’abito, perché il buon Deacon con il suo gilet dei Mongrel non teme né il caldo né il freddo. Teme però la fauna locale, sopratutto se si tratta di lupi o altri grandi predatori che potrebbero darci del filo da torcere. Gli altri animali presenti sono solo i cervi, forse perché le altre specie sono state decimate dai sopravvissuti o dagli infetti, oppure stormi di neri uccelli che volteggiano su zone altamente infette. I cervi sono una buona fonte di approvvigionamento di carne, che però non saremo noi a cucinare, ma che dovremo vendere alle cucine dei campi per ricavarne crediti e popolarità. La flora è invece più varia, potendo contare su un sacco di specie vegetali e funghi da raccogliere. Essi potranno essere lo stesso venduti, oppure alcuni utilizzati per la creazione di medicamenti speciali.

“Passo da un accampamento all’altro, facendo commissioni e a volte mi domandano “Perché non ti fermi, Randagio?” Non lo so il perché oppure non me lo voglio chiedere. Sono libero quando sono sulla mia moto, quando il vento accarezza la mia barba, quando i pensieri, anche quelli tremendi, si sommano alla mia velocità e mi proiettano lontano, dove il dolore e la gioia non esistono, dove posso essere come quell’aquila che passa la vetta del monte e vede un mondo diverso. Non ho radici, non voglio legami, perché affezionarsi porta al Dolore e io c’è l’ho già troppo nel mio cuore, dove è colato come piombo fuso da quando quella notte misi Sarah sull’elicottero e non la rividi più”

Deacon raccoglie missioni dai vari campi, missioni che portano popolarità, soldi e punti esperienza. La popolarità serve a ottenere armi migliori e nuovi pezzi di moto dai vari negozi, i soldi servono a comprarli e i punti esperienza servono ad acquisire maggiori abilità. Nel solco di quanto già visto in giochi similari a questo, come Tomb Raider oppure Mad Max, gli XP ci faranno salire di livello e acquisire punti abilità. Questi potranno essere spesi in tre diverse categorie: Mischia, A Distanza, Sopravvivenza. La prima ci permette di migliorare gli attributi del combattimento corpo a corpo, la seconda quella dell’utilizzo delle armi a distanza e la terza aumenta le nostre capacità di sopravvissuto. Le prime due sono abbastanza ovvie, per cui mi soffermo specificatamente sulla terza. Deacon è dotato di quella che viene denominata la “Vista del Sopravvissuto”, anche qua mutuata da altri titoli, come il già citato Tomb Raider o da Assassin’s Creed e Read Dead Redemption 2. Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Premendo il tasto R3 il nostro campo visuale verrà migliorato, evidenziando gli oggetti di particolare interesse presenti in una determinata area. Questa capacità è utile per scoprire oggetti nascosti e in alcune sezioni del gioco, ci permetterà di seguire le tracce sul terreno, ma non vi aspettate la stessa ricchezza di utilizzo che abbiamo provato in RDR2. La scansione del terreno diventerà a poco a poco un’abitudine durante tutto il gioco e aumentarne la portata attraverso l’albero delle abilità è una cosa che vi consiglio caldamente.
Le missioni sono suddivise tra quelle principali della storia e quelle secondarie, che sono veramente tante, sia come numero che come tipologia. Per sbloccare alcune missioni Storia sarete comunque costretti a fare missioni secondarie ed alcune di esse sono belle toste, soprattutto nelle prime fasi del gioco. Migliorando però le nostre caratteristiche vedrete che alla fine nessuna missione è insuperabile. Ci sono anche alcune di esse che prevedono necessariamente di utilizzare le capacità stealth di Deacon. Non vi aspettate niente di particolare, perché esse si riducono a camminare acquattati per non fare rumore, nascondersi nei cespugli per non farsi vedere, lanciare dei sassi per distrarre guardie altrimenti inamovibili.

“Nel silenzio della tramonto, mentre la luce svanisce lentamente dietro le montagne, osservo questa terra, che oggi chiamiamo Incubo, ma che potrebbe essere il paradiso in momenti come questi. Il fiume sussurra alla luna che appare alle mie spalle, silenziosa e inconsapevole degli orrori che si consumano sotto i suoi raggi. E penso che forse un giorno tutto questo incubo non ci sarà più e potremo finalmente tornare a sognare.”

La realizzazione tecnica dell’open world di Days Gone è di alto livello, con una grafica che rasenta quasi la perfezione raggiunta vista in RDR2, e da il meglio si sé su un TV 4K HDR e giocando con una PS4 Pro. Ci sono infiniti dettagli e pochi rallentamenti. Ogni tanto  qualche texture  rimane a bassa definizione, ma durante tutte le ore di gioco che ho macinato non ho mai avuto alcun problema di sorta legato a freeze o errori di sistema.
La caratterizzazione facciale dei personaggi è davvero ottima, con espressioni realistiche e una cura maniacale del particolare. C’è anche una buona varietà nella realizzazione degli accampamenti da conquistare, che hanno tutti una loro conformazione e costruzione diversa l’uno dall’altro, non rischiando quindi di dover fare missioni secondarie che altrimenti sarebbero sembrate estremamente ripetitive. Un altro elemento degno di nota è sicuramente il voice-casting. Ho giocato a Days Gone in italiano, anche se di solito cambio sempre la lingua in inglese lasciando i sottotitoli, perché odio il doppiaggio, ma in questo caso ho dovuto fare un’eccezione. L’interpretazione del doppiatore di Deacon è magistrale, così come quella degli altri protagonisti del gioco, arrivando anche ai più inutili PNG. Sono rimasto veramente colpito dall’eccelso voice-acting e spero che anche in futuro si possa avere in altri giochi una simile cura.

“Come tutto ha avuto inizio, tutto avrà fine e non avrò paura del giudizio, perché nel bene e nel male sono sempre stato me stesso, Deacon St. John.”

Completare solo la storia principale di Days Gone vi impegnerà per una trentina di ore, sempre che vada tutto liscio e non dobbiate ripetere alcune missioni più volte, come è successo a me. Se poi ci mettete tutte le missioni secondarie, allora aggiungeteci un’altra decina di ore e se siete dei platinatori indefessi, sommatecene un’altra decina. Come dicevo si può procedere dritti solo per la storia principale, ma secondo me fareste bene a fare anche le sub-quest, perché servono a contestualizzare i fatti narrati e a dare più corpo ai personaggi.
Ci sono poi un sacco di collezionabili sparsi per il gioco, come piccoli registratori audio o note, che servono anch’essi a farci immergere nel mondo di Deacon, creando un mosaico di informazioni che rende viva e realistica l’esperienza. La storia nel suo complesso è ben strutturata, con un sacco di momenti rivelatori, intrighi e trame che vi appassioneranno, senza scadere nella banalità, anche se un tocco di originalità in più non avrebbe fatto male. Gli sviluppatori e gli autori di Bend Studio sono stati sicuramente ispirati da una molteplicità di fonti, e fortunatamente non si sono limitati a copiare, ma sono riusciti a creare una narrazione coerente e coinvolgente.

In Conclusione

Days Gone è onestamente un buon titolo, con una trama discreta seppur non estremamente originale, un comparto audio video di tutto rispetto, ma che non è riuscito a trasmettermi nessun messaggio di originalità. Bend Studio ha confezionato un prodotto indubbiamente intelligente e ben fatto, ma alla fine non ha infuso il gioco di una sua reale personalità. L’esplorazione e la parte survival sono riprese pari pari da quanto visto in Tomb Raider e anche nel Mad Max di Avalanche Studio, così come lo schema delle missioni e l’albero delle abilità. Su Mad Max sembra essere anche stato modellato Deacon, che ha scambiato la V8 con una moto, ma che ha comunque una migliore caratterizzazione come personaggio.
L’amalgama di tutti questi elementi funziona bene, la storia appassiona e porta a terminarlo, ma non ha la stessa anima che ad esempio Naughty Dog ha infuso in The Last od Us. Manca quel quid, quel fattore K, direbbe qualcuno, che lo avrebbe reso un gioco perfetto sotto ogni punto di vista. Ed è un peccato perché bisognerebbe giocarlo solo per la caratterizzazione facciale dei personaggi, per ammirare la bellezza dell’Oregon selvaggio, per godere del doppiaggio impeccabile anche in italiano.
Days Gone è comunque in grado di tenervi occupati per moltissime ore e non deluderà sicuramente i fan di film e serie Z (dove Z sta per Zombie), ma anche coloro che amano l’esplorazione e non si spaventano a dover affrontare missioni su missioni per portare a termine un gioco.


7.5
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.