Outward – Recensione

Una costante videoludica che spesso trascende il genere è quella che vede il nostro avatar come un predestinato, un prescelto dal fato, oggetto di qualche antica profezia o complessa cospirazione, che lo catapulta all’interno di una serie di eventi finalizzata alla sua elevazione allo status di eroe. Questa formula collaudata si ripete con diverse variazioni sul tema, in base al genere videoludico o alle specifiche dell’ambientazione, ma è talmente radicata nel media che finiamo col darla praticamente per scontata. I ragazzi di Nine Dots Studio hanno quindi deciso di scardinare questo preconcetto con Outward, primo titolo del team destinato alla grande distribuzione, che ci pone nei panni non di un prescelto ma semplicemente di qualcuno sommerso nei debiti e che ha come unica speranza dedicarsi alla rischiosa vita dell’avventuriero.

L’incipit di Outward chiarisce fin da subito la precaria condizione del nostro alter ego. La nostra famiglia è sommersa dai debiti, debiti che si tramando di generazione in generazione e che quindi ci portano a tentare la nostra fortuna in mare. Purtroppo per noi, un devastante naufragio rovina i nostri piani, obbligandoci a tornare a casa a mani vuote ed esponendoci alle conseguenze del nostro debito. La nostra unica speranza sarà quindi dedicarci all’avventura nel tentativo di saldare il nostro debito e sfuggire così ad un destino di miseria. È quindi evidente fin da subito come Outward ci tenga a farci capire come il nostro personaggio sia una persona qualunque, schiacciata da circostanze che vanno al di là del nostro controllo. Il fallimento infatti è una parte integrante della singolare esperienza di gioco offerta, che spesso lo usa proprio per creare situazioni inaspettate durante la nostra partita. Sebbene il mondo di gioco sia decisamente spietato, il titolo non vi permette di morire ma piuttosto crea una conseguenza alla vostra sconfitta. Durante le prime ore di gioco sono stato accerchiato da alcuni banditi e dopo una lotta serrata sono infine stato sconfitto. I banditi mi hanno quindi imprigionato all’interno di una miniera dove mi sono conquistato la fiducia dei vari prigionieri, ho appreso alcuni utili ricette, trovato un modo per guadagnare abbastanza denaro ed infine comprato la mia libertà. In una diversa occasione alcune bestie mi hanno sopraffatto ed una misteriosa creatura mi ha soccorso, facendomi risvegliare all’interno di una caverna e fornendomi preziose provviste. Ci sono stati altri casi, alcune volte sono stato soccorso da qualcuno che semplicemente mi ha trascinato al più vicino accampamento, oppure mi ha derubato mentre ero privo di sensi. Questi eventi praticamente casuali, che creano delle conseguenze difficilmente prevedibili, creano una sorta di narrazione personalizzata in grado di donare all’esperienza di gioco un notevole spessore. Sebbene il comparto puramente ruolistico e narrativo non si distingua per particolare originalità, offrendo una serie di missione primarie che variano in base alla fazione prescelta, la possibilità di vivere quella che si configura come una reale avventura soverchia la sensazione di già visto e diventa uno dei punti più interessanti della produzione.

Veniamo quindi al gameplay, che cerca di miscelare elementi da gioco ruolo all’interno di un sistema fortemente orientato verso il survival. Come detto in precedenza il mondo di gioco è estremamente ostile, non solo perché abitato da creature selvagge e banditi, ma anche per via delle intemperie e delle scarse risorse presenti. Dovremo sempre assicurarci che il nostro personaggio abbia mangiato e bevuto a sufficienza, che non sia troppo stanco e che sia vestito in modo adeguato ad affrontare le condizioni climatiche che l’attendono. La presenza di questi numerosi elementi survival fa sì che la gestione del nostro inventario sia un aspetto di primaria importanza, elevando così lo zaino a componente fondamentale del nostro equipaggiamento. Ogni zaino presente nel gioco ha una sua capienza, un suo ingombro in caso di combattimento, la possibilità di attaccare una lanterna ad esso in modo da tenere le mani libere e via dicendo, rendendo così la scelta di quale zaino utilizzare una delle più importanti. Al netto della sua importanza però la gestione dell’inventario si rivela estremamente macchinosa e poco pratica, da un lato andando a ricreare un certo realismo quando si cerca un particolare oggetto all’interno di uno zaino pieno di cianfrusaglie, dall’altro rallentando però il ritmo di gioco attraverso la navigazione tra menù poco intuitivi. Questo purtroppo penalizza l’accessibilità di un sistema di crafting veramente robusto ed interessante, che permette la creazione di oggetti anche quando non se ne conosce la ricetta attraverso la sperimentazione libera, minando così la sperimentazione che il sistema vuole incentivare. Anche il sistema di combattimento lascia spazio a numerose perplessità, a partire da una scarsa reattività del personaggio ai nostri comandi che spesso ci porta a subire attacchi nemici o non ci permette di attaccare in modo efficace. I nemici spesso sembrano non accusare i nostri colpi, e l’accento sulla componente survival fa sì che anche ferite minori possano dar luogo a fastidiose infezioni o malattie. L’esplorazione è indubbiamente uno dei cuori pulsanti del titolo ma l’impossibilità di vedere dove il nostro personaggio si trovi nella mappa (che mostra i principali punti d’interesse ma non la nostra posizione), unita ai numerosi pericoli presenti nel mondo, può frustrare i giocatori meno determinati e che non vogliono avere la costante sensazione di essersi persi.

Tecnicamente il titolo si rivela estremamente acerbo, non valorizzando adeguatamente il suo design abbastanza originale. Il mondo di gioco appare decisamente scarno e poco convincente, nonostante alcuni scorci suggestivi, con texture ambientali piatte ed una generale penuria di effetti visivi. Purtroppo, questo si estende anche ai modelli di personaggi e mostri, che appaiono poveri di dettagli e con animazioni fin troppo grossolane e poco convincenti. Il nostro protagonista non mostra una maggiore cura nell’animazione, con movimenti che appaiono infatti troppo scollegati tra di loro e troppo lenti rispetto al nostro input. Nonostante la bassa qualità visiva il titolo soffre di un frame rate incostante su console, rendendo veramente difficile valutare positivamente la componente visiva. Discorso diverso per quanto riguarda la colonna sonora, che riesce a colpire il giocatore alternando musiche d’atmosfera ad inquietanti silenzi, trasmettendo il senso di pericolo e meraviglia che caratterizza l’esplorazione. Come detto in precedenza l’interfaccia fatica a gestire le numerose componenti del gioco, dando vita a numerosi menù poco intuitivi e di difficile navigazione. I controlli si dimostrano poco reattivi ed imprecisi, una combinazione decisamente fastidiosa vista l’alta difficoltà del titolo. Il comparto tecnico tradisce quindi la poca esperienza del team con le piattaforme di questa generazione, e facendolo sfigurare anche in un confronto con diversi titoli della scorsa generazione.

In Conclusione

Outward è un titolo che parte da una premessa intrigante e che offre un’esperienza di gioco senza dubbio originale. L’idea che il nostro personaggio sia una persona qualunque obbligata dalla sfortuna e dai debiti ad andare all’avventura, unita alla scelta di far accadere svariati imprevisti in caso di fallimento, poteva dare vita ad un titolo interessante e particolare. Questi elementi però, vengono fortemente penalizzati da una gestione del nostro inventario scomoda e poco intuitiva, da un sistema di combattimento impreciso e poco soddisfacente, e da una realizzazione tecnica che appare manchevole sotto quasi ogni punto di vista.
Nonostante la richiesta economica ridotta rispetto alla media, è veramente difficile consigliare Outward se non ai più incalliti amanti del survival rpg, che potrebbero soprassedere sui numerosi difetti del titolo in favore dei suoi pochi punti di forza. Anche in questo caso però, mi sento di consigliare ai potenziali interessati l’attesa, nella speranza che qualche patch ed un calo di prezzo rendano il titolo più appetibile. Un vero peccato per Nine Dots Studio, che restano però da tenere sotto controllo augurandoci che il loro prossimo titolo riesca a conciliare le idee interessanti di Outward con un gameplay ed una cosmesi tecnica all’altezza della generazione attuale.


5.5
voto

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