The Division 2 – Review in Progress

Vista la particolare natura del titolo quella che faremo sarà una recensione in più fasi, aggiornata non solo in base al nostro esplorare il suo endgame, ma anche in base al rilascio delle prime patch di contenuti da parte dei programmatori. Per questo motivo il voto finale potrebbe variare o essere totalmente assente in base al momento nel quale leggerete questo articolo.

 

Nel lontano 2013 The Division fu mostrato al pubblico con uno spettacolare trailer di gameplay che colpì tutti con il suo gameplay cover-based, il suo fenomenale comparto tecnico e la sua ambientazione suggestiva. Come spesso accade con i trailer dell’E3, l’aspetto tecnico purtroppo fu radicalmente ridimensionato in seguito ma nonostante il downgrade grafico ed alcune incertezze iniziali facilmente ascrivibili alla poca esperienza del team con questo tipo di giochi, il titolo è riuscito a crearsi una nutrita schiera di fan grazie al costante impegno messo dai ragazzi di Massive nel migliorare il loro prodotto dopo il lancio attraverso patch e dlc (dlc che furono addirittura ritardati per migliorare l’infrastruttura generale del gioco e migliorarne l’esperienza). Storica a questo riguardo è la patch 1.4 che non solo portò una tale mole di miglioramenti da renderla per certi versi quasi un secondo lancio del gioco, ma rese chiaro l’impegno del team nel voler fare tutto il possibile per rendere il titolo all’altezza delle aspettative dei fan. L’uscita di un seguito, visto il suo finale aperto e le notevoli possibilità offerte dalla trama, era praticamente scontato ed a 3 anni di distanza, forte dell’esperienza accumulata, The Division ritorna con un nuovo capitolo che sebbene mantenga alcuni dei punti deboli del predecessore, capitalizza abilmente sui suoi punti di forza. È giunto quindi il momento di imbracciare nuovamente le armi, preparare le nostre torrette, e liberare Washington.

The Division 2 inizia alcuni mesi dopo la fine del primo, con una New York innevata che lascia il passo ad una Washington estiva e verdeggiante, dove la natura ha rapidamente ripreso il possesso di quanto è stato lasciato incustodito dall’uomo. Una chiamata d’emergenza infatti farà dirigere il nostro agente verso la capitale americana, dove lo attenderà una situazione simile (se non peggiore) a quella della Grande Mela. La città è totalmente in mano a gruppi di rivoltosi che dopo l’epidemia hanno preso il controllo delle strade, costringendo i superstiti a riunirsi in piccole comunità nel tentativo di sopravvivere. Partendo quindi dalla Casa Bianca, ultima base operativa della Divisione, inizieremo una vera e propria guerriglia urbana per riconquistare la città un quartiere alla volta. Sebbene non abbia ancora totalmente completato ogni sfumatura della trama non avendo esplorato a fondo l’endgame, è pacifico come questa non si distacchi dallo schema non particolarmente esaltante del primo capitolo e come funga da mero pretesto per motivare l’azione a schermo. Il team ancora una volta non è riuscito a creare un cast di personaggi effettivamente interessante o memorabile, e dopo qualche ora di gioco avrete difficoltà a ricordare i nomi o i volti dei personaggi principali della storia. Purtroppo, lo stesso accade con le storie narrate durante le missioni secondarie sparse per la mappa e con i vari insediamenti, che al netto delle differenze visive sono potenzialmente intercambiabili dal punto di vista della storia. Il coinvolgimento è relativamente scarso anche per quanto concerne i vari audio ed i diari trovati per la città, che finiscono per raccontare piccoli spaccati della vita dei sopravvissuti ma senza particolare entusiasmo. È quindi con una certa delusione che ci si accorge di come Massive ripeta lo stesso errore compiuto con il primo capitolo, non sfruttando in modo soddisfacente il potenziale narrativo offerto dall’ambientazione e preferendo focalizzare gli sforzi sul versante del gameplay, rendendo la trama e la narrazione uno degl’aspetti più carenti del titolo.

Fortunatamente quello che manca alla trama, il titolo lo recupera grazie al suo gameplay che riesce a capitalizzare i punti di forza mostrati nel precedente capitolo. Come il suo predecessore, il titolo è uno shooter in terza persona cover based, con un ritmo di gioco che alterna fasi più “esplorative” dell’ambiente di gioco a conflitti a fuoco serrati ed incalzanti. Sebbene il gioco risulti meccanicamente familiare ai giocatori del primo capitolo, fin da subito è evidente come le sparatorie siano più soverchianti con nemici che circondano rapidamente i giocatori e si muovono per fiancheggiarlo mentre lo tengono inchiodato alla sua copertura con una pioggia di proiettili. La varietà di approccio nemica, che differenzia in modo più efficace le varie fazioni presenti, valorizza non solo l’uso attento delle coperture ma anche quello delle varie abilità sbloccabili attraverso un sistema a punti molto più flessibile rispetto al passato. Piazzare una torretta per avere fuoco di copertura durante uno spostamento, usare un drone o una mina a ricerca per costringere un nemico a lasciare un riparo, diventa una parte essenziale della nostra strategia di gioco insieme ad un uso più frequente dei consumabili a nostra disposizione. Queste caratteristiche portano ad una difficoltà percepita decisamente maggiore rispetto al passato, che gratifica il giocatore dopo ogni sparatoria grazie anche ad un sistema di loot che fin da subito fornisce set bonus e possibilità di modifica delle armi permettendoci così una maggiore personalizzazione del nostro stile di gioco.

A questo riguardo non possiamo tralasciare una grande novità introdotta ovvero le specializzazioni, una sorta di classe che il nostro personaggio potrà scegliere arrivato all’endgame con una sua progressione ed una speciale arma distintiva. Sebbene siano presenti solo 3 specializzazioni al momento attuale, il team ha dichiarato che ne saranno rilasciate altre in futuro e sono veramente curioso di vedere come il metagioco sarà influenzato nel tempo da questa meccanica. Fortunatamente le attività per i giocatori non mancano, in una mappa di gioco che anche se non appare esageratamente estesa si dimostra ricca di contenuti ed eventi da completare. Le missioni principali sono senza dubbio il cuore dell’offerta contenutistica, e mostrano l’abilità del team nel creare incontri intensi ed interessanti attraverso le iconiche strutture cittadine. A queste si affiancano le attività secondarie, numerose e ben distribuite sulla mappa, tra le quali spiccano i vari avamposti nemici. Questi possono essere riconquistati per ospitare sopravvissuti che avranno bisogno di assistenza nel recupero delle risorse necessarie e nella successiva difesa contro le varie fazioni presenti. Far prosperare i vari insediamenti del gioco per migliorare il supporto alla base operativa, correre in aiuto di un avamposto o rispondere alla richiesta di soccorso di un giocatore, diventano gli elementi fondanti di un gameplay che almeno nella fase di progressione si è dimostrato abbastanza corposo e soddisfacente. Chiaramente è da appurare quanto queste attività possano dimostrarsi rilevanti una volta che la community si sarà stabilizzata nell’endgame, ed in che modo il team riuscirà a supportare il prodotto (che per adesso prevede un primo anno di contenuti aggiuntivi totalmente gratuiti ma con accesso anticipato per chi possiede il season pass).

Tecnicamente il titolo si distacca poco dal primo capitolo, offrendo una cosmesi visiva che offre alcuni miglioramenti ma senza sconvolgere l’osservatore. La nuova ambientazione mostra una palette cromatica molto più accesa rispetto a quella desaturata del passato, valorizzando la maggiore presenza di vegetazione nello scenario di gioco. Anche se le strade di Washington richiamano per certi versi quelle di New York, l’aspetto quasi paludoso di molte zone con diversi edifici parzialmente invasi dall’acqua e conquistati dalla flora dona alle varie location un feeling molto diverso rispetto a quello offerto dalle strade invase dall’immondizia del predecessore. Un buon level design valorizza la verticalità dei vari ambienti, offrendo scenari di combattimento abbastanza vari e ricchi di spunti di gameplay. Le varie texture ambientali sono abbastanza dettagliate, rendendo giustizia al fascino del mondo di gioco ma il motore grafico mostra qualche incertezza nel loro caricamento soprattutto nelle versioni console. I nostri personaggi appaiono convincenti, ricchi di dettagli e ben modellati, grazie anche ad un editor che offre una maggiore personalizzazione rispetto al passato (ma ancora lontano dalle possibilità offerte da altri titoli). Anche il design dei nemici risulta abbastanza gradevole, pur non innovando l’immaginario già stabilito dal franchise. Il lato audio offre un doppiaggio italiano discretamente recitato, ma che non riesce assolutamente a valorizzare una storia già di per sé poco interessante. Anche l’accompagnamento musicale si dimostra adeguato all’azione a schermo ma non colpisce mai particolarmente il giocatore, soverchiato da una serie di effetti audio che rendono molto bene l’intensità degli scontri a fuoco. Per quanto concerne l’aspetto online ho raramente riscontrato un lag percettibile, riuscendo a giocare ad ogni orario praticamente senza code (se non di qualche secondo). Il team sta lavorando alacremente per iniziare ad eliminare i primi bug (anche io sono stato colpito dal bug delle skill che si disattivavano dopo pochi secondi) ma considerando che si tratta di un titolo appena lanciato non posso che ritenermi soddisfatto dal livello di pulizia mostrato finora.

 

In Conclusione

La recensione di un gioco come The Division 2 si porta fisiologicamente dietro più dubbi che certezze. La sua natura di gioco in divenire, in continua evoluzione grazie a patch e dlc, limita chiaramente il valore di un giudizio che lo fotografa in un determinato momento e per questo motivo mi riservo di modificare la mia valutazione in seguito ad una prolungata esplorazione del suo endgame qualora lo ritenessi necessario. Detto questo non posso che ritenermi sodisfatto dal titolo sebbene commetta gli stessi errori del passato sul fronte narrativo, non riuscendo a costruire un cast ed una storia in grado di catturare l’attenzione del giocatore. Fortunatamente il team è riuscito a valorizzarne e migliorarne il gameplay minuto per minuto creando un’esperienza di gioco che riesce a sopperire ampliamente alle mancanze della trama. Il suo mondo di gioco ricco di suggestioni ed attività, unito ad un gunplay incalzante ed appagante, fornisce una solida base per la successiva evoluzione del titolo. Ansioso di vedere come il gioco si evolverà in futuro, mi sento di consigliare assolutamente il titolo a tutti coloro che hanno amato il primo capitolo e che sono disposti a soprassedere sulla trama poco coinvolgente per farsi catturare dal suo gameplay.

 

 


8.5
voto

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