Indie Games, Mainstream … e il diverbio Phil Fish

2181287-xlarge-580x326

Prendo spunto dalla notizia del giorno per fare una riflessione e digressione sul panorama Indie.

Phil Fish, talentuoso ma al tempo stesso molto irascibile sviluppatore del popolare gioco Fez, ha recentemente annunciato non solo che non ci sarà il tanto bramato seguito, ma che addirittura si ritirerà dall’industria del videogaming!

A cosa è dovuto tutto ciò? Il tutto è partito da un commento  di Marcus Beer all’interno di Invisible Walls, il podcast video di GameTrailers.

Beer ha accusato Jonathan Blow (per chi non lo sapesse il creatore di Braid) e  Phil Fish di avere degli atteggiamenti da “fancazzisti” (libera traduzione), in particolare perché i due sviluppatori hanno rifiutato una richiesta di Game Informer, che voleva un commento dei due sulla recente news della possibilità di autopubblicare le proprie creaure su Xbox One. Argomento fra l’altro molto in voga recentemente e cardine della presentazione di PS4 all’E3 di quest’anno.

Beer ha battezzato la coppia “BlowFish”, ovvero “pesce palla”, un pesce che “è molto gustoso, ma che bisogna saper trattare nel modo giusto per evitare guai”, e poi è andato avanti ad accusare il duo (ma in particolare, di nuovo, Fish) di atteggiarsi troppo a rockstar, ammonendoli di ricordarsi sempre che “sono fortunati se i giornalisti gli danno tutta quest’importanza”.

Ciò ha scatenato l’ira di Fish. Molto più compassata invece la reazione di Blow, il quale comunque ha puntualizzato su come sia difficile mantenere la calma quando hai tutta internet contro.

Ma che cos’è un videogioco Indie e perchè la questione è così sulla bocca di tutti? (Ricordo che è da poco è uscito un film).

Un videogioco indipendente è un prodotto spesso sviluppato da una singola persona o da piccoli gruppi di programmatori, che lavorano senza l’ausilio economico di un editore. Spesso si punta sull’ideazione di meccaniche innovative più che sulla innovazione tecnologica, grazie anche all’assenza di una qualunque restrizione creativa da parte dell’editore ma anche dalle limitazioni implicite derivate dal numero limitato di persone coinvolte nella lavorazione, e fanno affidamento alla distribuzione digitale.

Un gioco indie nasce quindi con la volontà di accettare i rischi insiti nel dare la priorità alle scelte creative dell’autore. Per quanto poco tutti vogliono arricchirsi e uscire dall’anonimato.

Ci poniamo in una sorta di introspezione e ci sembra quasi che il videogaming torni alle origini; Invece sperimenta e si reinventa.

Tra i titoli più famosi e apprezzati usciti negli ultimi anni ricordo Portal, Braid, Limbo, Fez, Meat boy, Explosion Man, Trial, Machinarium e Bastion.

braid-04

Creare qualcosa di nuovo da ciò che sforna il mercato, invaso da seguiti e cloni di cloni, realizzati a ritmo serrato. I famosi “giochi tutti uguali“ (qualcuno ha detto COD?). Sicuramente, ci sono titoli brutti anche tra i giochi indipendenti, ma almeno spesso presentano soluzioni tecniche e gameplay più variegato rispetto alle solite produzioni essendo realizzati da programmatori appassionati che conoscono e capiscono le esigenze dei videogiocatori.

Il concetto stesso sfugge alle classificazioni. Per molte persone è un prodotto realizzato senza il supporto di un publisher.

Si tratta tuttavia di una definizione che tende a sfumare ogni anno sempre più.

Quest’anno all’ E3 Losangelina è andata in scena una cosa curiosa. Più che l’intrattenimento si è palesata la crisi; Una crisi economica che immancabilmente ha contagiato la creatività. Non è la prima volta che succede, l’universo videoludico soffre periodicamente sia di mancanza di idee che di strategie. È una costante e, per svariati motivi, si ripete, ma proprio in questi momenti, se si sposta lo sguardo dai tanto amati blockbuster e dai colossi che li producono, si incontrano realtà emergenti pronte a ridare nuovo ossigeno all’ambiente.

Ed ecco che la conseguenza è che i grandi publisher si accorgano degli svluppatori indipendenti, il cui lavoro, grazie anche al crescente diffondersi delle piattaforme di distribuzione digitale Steam e Origin, raggiunge la sua piena maturità.

I giochi stanno aumentando in dimensioni e qualità e questo perché i team di sviluppo stanno imparando come realizzare progetti che si adattino alle loro capacità e stili di lavoro, oltre che al puro e semplice talento creativo. Sicuramente quest’anno il mercato darà maggiore importanza alle loro produzioni e questo dovrebbe essere solo l’inizio di un nuovo modo di fare entertainment.

I grandi Publisher affermano di incoraggiare gli sviluppatori a ricordarsi che in ogni momento sono autonomi e che la prima cosa da fare quando qualcuno cerca di prevaricarli con questioni economiche, è quella di non ascoltarli. È il principio alla base del concetto d’indipendenza stessa: occorre commettere da soli i propri errori e raggiungere da soli i propri successi… staremo a vedere!

Dove un tempo gli indie game erano titoli di fascia media che giustificavano (qui mi mordo la lingua) il prezzo pieno dei blockbuster tripla A, ora ci sono meno punti di riferimento per applicare questo genere di distinzioni.

The Witness in Jonathan Blow (tra i titoli più interessanti in attesa) è stato finanziato con i milioni di dollari ottenuti vendendo centinaia di migliaia di copie di Braid, uno dei pochi titoli ad essere entrati di diritto nel mainstream.

Quindi, se la vostra opinione sui giochi indipendenti è di basso livello solo perchè sconosciuti o realizzati con pochi mezzi, probabilmente questo articolo riuscirà a farvi schiarire le idee a proposito di un settore dell’industry che riesce ancora a proporre al grande pubblico idee innovative senza limitazioni di sorta.

Non dimentichiamo che Portal è nato come gioco indipendente…

The Wild Sheep


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.