Resident Evil 2 – Recensione

Il 29 Gennaio del 1998 usciva in Giappone uno dei titoli che avrebbe fatto la storia dei videogiochi e consacrato una saga. Parliamo ovviamente di Resident Evil 2, pietra miliare del genere survival horror (a detta di alcuni suo ultimo vero esponente) e tassello fondamentale nella complessa cosmologia della saga. Resident Evil 2 infatti introduceva i fortunatissimi personaggi di Leon Scott Kennedy e Claire Redfield, divenuti parti fondamentali delle complicate vicende legate alla Umbrella. Dietro quello che è stato quindi uno dei capitoli chiave, si nasconde uno sviluppo abbastanza complesso caratterizzato dall’avvicendamento alla direzione del progetto di Hideki Kamiya a Shinji Mikami, creatore originale della saga. Pur mantenendo diverse parti del progetto originale, Kamiya diede un taglio più da cinema Hollywoodiano al titolo facendo così la fortuna del brand ed al tempo stesso impiantando l’embrione di quella deriva action tanto disprezzata. Decidere quindi di fare un remake di questo capitolo era potenzialmente un’arma a doppio taglio per Capcom, che si trovava il non facile compito di dover rimettere mano ad un capitolo particolarmente iconico non solo per la saga, ma per l’intero genere del survival horror. Dopo una prova abbastanza approfondita del titolo posso tranquillamente affermare che Capcom è riuscita nel difficilissimo compito di modernizzare il suo capolavoro senza snaturarlo. Pronti alla lunga notte di Raccoon City?

La trama prende il via due mesi dopo gl’eventi raccontati nel primo capitolo (disponibile nell’attuale generazione grazie alla riedizione del suo bellissimo remake), e vede la sfortunata Raccoon City oramai devastata dall’epidemia zombie. A nulla sono serviti i vari avvertimenti dei sopravvissuti del primo capitolo, e la città è compromessa oltre ogni possibilità di recupero. In questo scenario tutt’altro che ideale facciamo la conoscenza di Leon Scott Kennedy, giovane recluta appena assegnata al dipartimento di polizia di Raccoon e Claire Redfield, sorella di uno dei protagonisti del precedente capitolo, entrambi ignari della situazione che stanno per incontrare. Divisi da un catastrofico incidente stradale, i due eroi dovranno farsi strada nell’iconica stazione di polizia della città, alla ricerca di risposte e soprattutto di una via di fuga. Questo remake mantiene fondamentalmente inalterata la struttura narrativa del titolo, con una trama quasi interamente esposta attraverso diari e documenti che troveremo nelle varie zone di gioco. La storia si divide in due scenari paralleli che raccontano le vicissitudini dei due protagonisti, che varieranno in base al personaggio selezionato ed all’ordine di completamento. Se per la maggior parte del titolo la principale differenza saranno le armi a disposizione dei protagonisti, nella fase centrale andranno a cambiare anche alcune location e personaggi secondari, con Leon che si vedrà temporaneamente affiancato dalla misteriosa Ada Wong, mentre Claire dovrà prendersi cura della piccola Sherry Birkin. Questi due personaggi secondari vedono il loro peso nella trama aumentato dall’ampliamento delle sezioni a loro dedicate, che offrono due esperienze di gameplay decisamente diverse. Ada infatti potrà attivare le apparecchiature elettriche a distanza grazie ad un particolare dispositivo, aprendo strade altrimenti irraggiungibili. La parte dedicata a Sherry invece si concentra principalmente su elementi stealth, vista l’incapacità offensiva della piccola. Pur trattandosi di piccole sezioni, queste parti rappresentano un piacevole cambio di ritmo per il gioco che riesce brillantemente a riadattare queste sezioni al gameplay attuale.

Gameplay che è senza dubbio riuscitissimo nonostante la sua volontà di distaccarsi dal passato. Iniziamo subito col dire che il passaggio dalla telecamera fissa a quella posizionata alle spalle del nostro personaggio è molto meno traumatico di quanto inizialmente temuto e nulla toglie all’atmosfera di pericolo del titolo. Un sapiente bilanciamento di oggetti curativi e munizioni mantiene i giocatori costantemente in tensione, senza mai fornire una reale sensazione di sicurezza nemmeno nelle fasi più avanzate. Gli zombie infatti sono decisamente più coriacei che in passato, limitandosi ad andare temporaneamente (e sottolineo temporaneamente) al tappeto dopo ben 3 colpi alla testa con le armi standard. La capacità di rialzarsi salvo danni abbastanza ingenti, unita alla tendenza del gioco al backtracking, rende i nostri avversari assolutamente implacabili ed al tempo stesso mitiga un IA che non brilla particolarmente. Come detto in precedenza, il gioco non nasconde la sua tendenza al backtracking ma anzi costruisce attorno a questa scelta un level design di assoluto valore, che libero dalle restrizioni tecniche dell’epoca dona nuova vita ai corridoi della stazione di polizia di Raccoon City. Le varie zone sono collegate da numerosi passaggi, che sbloccandosi durante il procedere della storia vi forniranno nuove scorciatoie per attraversare la centrale sempre più rapidamente. Non vi nego che in diversi momenti ho dovuto fermarmi a consultare la mappa per valutare quale strada fosse potenzialmente più veloce o presentasse meno minacce potenziali. Anche la mappa presenta alcune feature decisamente importanti per il bilanciamento del gioco, come la possibilità non solo di vedere se una stanza ha ancora interazioni specifiche al suo interno o se è priva di oggetti da raccogliere, ma anche di sapere esattamente quali oggetti abbiamo lasciato indietro. Se da un lato questo semplifica la vita durante le nostre prime partite, dall’altro permette una concreta valutazione in termini di rischi e ricompense, che ci farà riflettere con attenzione prima di tornare indietro a prendere un determinato oggetto. Nonostante i timori iniziali, il titolo riesce abilmente a catturare le atmosfere survival horror del suo precursore, senza mostrare quella deriva action temuta da molti. I due scenari che lo compongono non mostrano grandi differenze dal punto di vista del gameplay se non per i differenti enigmi (interessanti ma mai particolarmente complessi) e le armi assegnate ai nostri personaggi. Se Claire infatti avrà a disposizione un arsenale più nutrito rispetto a quello di Leon, quest’ultimo vanta un maggior numero di potenziamenti per le sue armi (al prezzo di un maggiore spazio occupato nell’inventario dalle armi completamente potenziate). La difficoltà si mantiene abbastanza costante durante tutto il primo scenario, con un graduale aumento a partire dalla seconda metà, mentre il secondo scenario appare significativamente più impegnativo nella fase iniziali per poi allinearsi con il primo durante la metà finale del titolo.

Graficamente il titolo si attesa su livelli altissimi, grazie ad un magistrale uso delle luci ed una modellazione poligonale degl’ambienti di altissimo livello. La stazione di polizia, zona chiave del titolo, è stata riportata in vita magnificamente, con un fortissimo distacco cromatico tra le zone illuminate e quelle avvolte dalle tenebre dove la nostra fidata torica diventerà uno strumento fondamentale al pari delle nostre armi. Questa cura per i dettagli si estende a tutti i vari ambienti del gioco spaziando attraverso le fogne della città, con i suoi canali popolati da sporcizia e liquami, fino ad arrivare ai corridoi asettici dei laboratori della Umbrella. Certo, ogni tanto è presente qualche texture che fa un pochino storcere il naso rispetto all’ambiente circostante, ma non si tratta mai di difetti in grado di rovinare l’atmosfera del tiolo. La modellazione dei personaggi principali è convincente e ben realizzata, nonostante presenti alcune differenze rispetto ai modelli originali dei nostri eroi. La scelta di far apparire sempre più sporchi e segnati i nostri personaggi aumenta il realismo del titolo, anche se sul fronte delle animazioni facciali si sarebbe decisamente potuto fare di meglio soprattutto per quanto riguarda il modello di Claire. Altrettanto ben realizzati sono i modelli dei nemici che mostreranno in tempo reale l’effetto dei nostri attacchi, perdendo arti e parti del corpo in base alla posizione ed alla potenza dei nostri colpi. Una parola va indubbiamente spesa sul “gore” del titolo che dando alle zone interessate una patina lucida riesce veramente a far risaltare tessuti e sangue, con livelli veramente notevoli per quanto concerne i boss ed i modelli più complessi. Il fronte animazioni non convince sempre completamente, alternando interazioni con l’ambiente decisamente convincenti ed inaspettate (ad esempio uno zombie che cerca di proiettarsi oltre una scrivania per raggiungerci) ad altre decisamente meno adeguate. Il lato audio usa magistralmente il silenzio per creare atmosfera, affidandosi ad un ottimo comparto di effetti sonori per dare un’inquietante voce all’ambiente che ci circonda. La presenza dell’audio binaurale è indubbiamente una graditissima aggiunta e se possedete un buon paio di cuffie vi consiglio caldamente di provare il titolo con quelle in modo da garantire una totale immersione nell’ambiente di gioco. La presenza del doppiaggio italiano è indubbiamente un elemento a favore, anche se la qualità di quest’ultimo non è sempre all’altezza della produzione. La longevità del titolo si attesta sui tempi dell’originale, permettendo un completamento dei due scenari in poco più di 10 ore in prima partita. La possibilità di invertire però l’ordine dei personaggi, la presenza di più livelli di difficoltà, ed il ritorno dello scenario di Hunk e di Tofu, garantisce comunque una buona rigiocabilità.

In Conclusione

Resident Evil 2 è senza dubbio l’esempio da manuale di remake virtuoso, che rilegge in chiave moderna un titolo così importante per il genere e per Capcom. La scelta di modificare il gameplay poteva rivelarsi fallimentare, ma il team è stato in grado di bilanciare sapientemente l’esperienza di gioco mantenendone intatto il fascino e rendendolo decisamente più fruibile alle nuove generazioni di videogiocatori. Questa modernizzazione del titolo non compromette però né la sua natura di survival horror fortemente incentrato sul backtracking, né il suo impianto narrativo, elementi che lo rendono imprescindibile per i fan storici del titolo. Il mio giudizio su Resident Evil 2 è quindi assolutamente positivo, e lo consiglio caldamente sia ai fan storici sia ai nuovi videogiocatori interessati a provare una versione riveduta e corretta del capolavoro originale. Chiudo con una riflessione personale sull’operato futuro di Capcom; è di ieri (al momento della scrittura dell’articolo) la notizia da parte di un insider che Capcom sarebbe già a lavoro su Resident Evil 8 e sul remake di Resident Evil: Nemesis. Per quanto sia personalmente entusiasta all’idea di entrambi i titoli, non posso nascondere che Resident Evil: Nemesis è sempre stato l’esponente più debole della prima trilogia, anche a causa di una formula che mostrava evidenti segni di stanchezza che l’introduzione di Nemesis non riusciva a mitigare efficacemente. Considerando quindi che in questo remake Mr.X. mutua la maggior parte delle caratteristiche di Nemesis (il suo inseguirci senza sosta e la sua straordinaria resistenza ai colpi) espandendole in modo magistrale grazie alle tecnologie attuali, un remake di Resident Evil: Nemesis non si troverebbe di fatto con la sua feature principale già vecchia? A voi la parola nei commenti!


9
voto

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