Genesis Apha One – Recensione

Pieno di curiosità mi sono approcciato a Genesis Alpha One, perché dalle premesse i suoi contenuti mi avevano parecchio intrigato.

Un gioco che promette di poter fare: Esplorazione dello spazio/Costruire astronavi/Estrazione/Agricoltura/Gene-splicing e clonazione del tuo equipaggio/Combattere le infestazioni aliene, unite ad un sistema roguelite, o è un grande gioco o una ciofeca. Vediamo assieme da quale parte della bilancia propende il giudizio.

Come ogni gioco che abbia un minimo di compassione per noi poveri umani, visto che non esistono più manuali di istruzioni per capire da che parte raccapezzarci, GAO ci propone un bel tutorial per iniziare a muovere i primi passi nell’esplorazione della galassia. Un toccante prologo ci spiega che la Terra è diventata inabitabile, l’unica via per la sopravvivenza è guardare allo spazio e bla bla bla. Insomma lo stesso scenario che si trova in altre centinaia di giochi simili e che ai fini del gioco si colloca sullo sfondo sfocato.
In sostanza il nostro compito in qualità di comandante di una nave interstellare modulare, è quello di esplorare nuovi sistemi, recuperare risorse e affrontare quanto li troviamo, nemici alieni. Anche qua niente di nuovo sotto il sole.
La IA della nave nel tutorial ci fa da guida in ogni passaggio che dovremo compiere per raggiungere un minimo di indipendenza e acquisire i rudimenti necessari per avanzare nella nostra missione.
Il primo elemento interessante è che nonostante ci troviamo ad interfacciarci con un gestionale/esplorativo, i creatori hanno deciso di farci operare quasi tutto il tempo con una visuale in prima persona, che esula molto dalle UI classiche di questo tipo di giochi.

 

Le prime cose da fare sono ampliare la nostra nave mettendo i moduli aggiuntivi come il raggio traente o la serra. Ogni modulo aggiunto ha un costo in termini di risorse e consumo energetico, perciò dovremo stare attenti a come espanderci per no rischiare di avere poche risorse o andare in deficit di energia. Il raggio traente serve per portare a bordo detriti che il nostro radar individua all’interno del sistema che stiamo esplorando. Bisogna assegnare un membro dell’equipaggio ad ogni singola attività affinché essa risulti efficiente, ma bisogna stare attenti al fatto che creature aliene non penetrino all’interno del nostro scafo. Il consiglio che ci viene fornito dalla IA è quello di piazzare delle torrette mitragliatrici nei luoghi dai quali potrebbero entrare gli alieni, tipo la sala del raggio traente, ma sviluppando successivamente la nave, potremo avere a disposizione camere di sterilizzazione e porte di contenimento. In effetti la difesa del nucleo centrale della nave è importantissima, anche perché la maggior parte delle nostre attività avvengono in essa.
Passo passo capiremo come raffinare i minerali grezzi, accedere al mix genetico per creare cloni sia umani che intrisi di DNA alieno, migliorare la biosfero, creare armi potenti e devastanti, ampliare il raggio di azione delle nostre esplorazioni.
Esplorazioni che ci porteranno anche a indagare direttamente sulla superficie di pianeti sconosciuti. Per fare un esempio pratico, quello che succede quando andiamo nell’hangar e decidiamo di scendere sul suolo alieno è per così dire la versione light di quello che accade in Mo Man’s Sky. I pianeti, così come i sistemi solari che visitiamo, così come tutta la galassia a disposizione, sono generati proceduralmente, ma alla fine i biomi sono molto simili tra di loro. Una volta scesi dalla navetta possiamo dedicarci a estrarre materiali, oppure andare a cercare manufatti alieni che apriranno le porte della conoscenza di razze sconosciute, ma anche disintegrare frotte di fastidiosi esseri aggressivi che non faranno altro che cercare di masticarci le caviglie. Distruggerli ci porterà ad accumulare biomassa, utile per la creazione dei cloni e per curarci, ma anche materiale genetico alieno. A parte il fatto che non si capisce bene come mai degli esserini possano avere il pool genetico di razze umanoidi, a parte forse averle mangiate ed assimiliate nel corso del tempo, è molto utile raccogliere questi campioni. Quando ne avremo raccolti a sufficienza potremo andare nel nostro laboratorio di clonazione e fare gli scienziati pazzi. Mischiare le razze vuol dire creare degli ibridi che hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle dei due DNA di partenza. Questo sta a significare che magari potremo ottenere un clone intelligente ma debole, oppure uno coriaceo ma decisamente stupido.

I cloni sono importati perché rappresentano la nostra possibilità di andare avanti nell’esplorazione. Noi assumiamo il controllo di uno di loro che viene nominato Capitano della nave, ma se per qualche ragione moriamo, il suo posto verrà preso da un altro clone disponibile sulla nave. Se non ci saranno più cloni, fine dei giochi.

Alla luce di tutto questo e di altri mille dettagli che ci sono all’interno di GAO, le potenzialità in nuce del gioco ci sarebbero anche, peccato che tutto questo pot-pourri di generi funzioni abbastanza bene, ma non restituisca un vero e proprio feedback esaltante del gioco. Le situazioni in cui ci troveremo, nonostante la varietà dovuta alla generazione procedurale di ogni partita, sono sempre molto simili, per cui all’interno di ogni run faremo quasi sempre le stesse cose: raccogliere detriti, raffinarle materiali, creare cloni, sparare ad alieni e così via, per ore di gioco fintanto che il nostro ultimo clone non rimarrà in vita. Un po’ come nel film “Il giorno della marmotta”, ogni giorno che ci risvegliamo è sempre uguale a se stesso, dobbiamo fare sempre le stesse cose per andare avanti, senza soluzione di continuità. L’idea di farlo giocare in prima persona come se fosse un FPS è sicuramente carina, così come anche i comandi su console sono ben strutturati ed accessibili, ma alla lunga anche questo sistema mostra le sue pecche. Spostarsi velocemente da una parte all’altra della nostra nave quando l’avremo ampliata risulterà faticoso, anche perché per aggiungere moduli su moduli avremo sicuramente creato un dedalo di corridoi, paratie, stanze e laboratori, tra i quali sarà facile perderci.

Quello che è sicuramente un elemento positivo è invece l’estetica del gioco. Gli sviluppatori di Radiation Blue hanno dato un tocco che ricorda molto le serie scy-fi britanniche degli anni ’70, con anche degli evidenti richiami alle connotazioni visuali legati alla cosmologia di Alien, Starship Trooper e anche da un film semisconosciuto del 1972, Silent Runnig, che da noi fu chiamato paraculamente 2002 La Seconda Odissea, per agganciarlo a 2001 di Kubrick, con il quale aveva poco, o meglio niente da spartire. I computer sono massicci e con schermi a 4 colori, le tastier sono maledettamente rumorose, ogni rappresentazione grafica delle schermate informativa è rozza ma efficace. Questo aspetto,. unito ad una vena di umorismo sagace di fondo, sono sicuramente elementi apprezzabili.

In Conclusione

Genesis Alpha One è un titolo che sembrava troppo ambizioso per portare a compimento tutto quello che si prefissava nelle anticipazioni che cli sviluppatori di Blue Radiaton ci avevano dato. Diciamo che era troppo bello per essere vero. Il gioco alla fine oltre a non avere una vera e propria identità e collocazione in alcun genere definito, cosa che di per sé non sarebbe un male, purtroppo non riesce ad essere una amalgama convincete di tutti gli elementi che lo compongono. Il limite maggiore è che vuole fare troppo e non è che fallisce a riuscirci, ma che sembra arrivarci vicino, ma senza mai raggiungere l’obiettivo prefissato. E’ comunque un titolo divertente, longevo grazie alla generazione procedurale di ogni partita, ma che tende nel tempo a perdere di interesse vista la ripetitività degli schemi di gioco. Esteticamente è molto ben curato, ricreando la giusta atmosfera per un gioco di esplorazione spaziale non serioso, ma anzi con una vena di sottile ironia.
Un pregio è sicuramente quello di aver deciso di far interfacciare il giocatore attraverso la visuale in prima persona, che lo rende fruibile anche a chi decide di giocarlo su console. Avere anche tutti i menù tradotti in italiano è un buon ausilio per non stare troppo ad impazzire a cercare di capire cosa fare e come farlo.

 


5.5
voto

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