Onimusha: Warlords Remastered – Recensione

Sono passati 18 anni dal lancio di Onimusha: Warlords su PS2 e sinceramente non mi aspettavo questa remastered. Sicuramente il gioco ebbe un ottimo riscontro nel passato e molti si aspettavano un seguito sulle console di nuova generazione, ma Capcom ha sempre lascito il franchise dormiente, fino all’annuncio di questa versione rivisitata. Che sia il segno che stiano mettendo mano ad un nuovo progetto Onimusha? Intanto vediamo cosa abbiamo tra le mani oggi.

Onimusha: Warlords uscì all’epoca come una variazione sul tema rispetto a Resident Evil. In questo titolo però l’attenzione fu messa più sulle dinamiche hack’n’slash che non sulla risoluzione di complicati enigmi che trovavamo in RE. Questo restituiva un’azione più fluida e una trama che scorreva molto più linearmente, anche se comunque obbligava a ripercorre più volte i medesimi sentieri per recuperare elementi utili a proseguire.

La storia narrata in O:W è quella di Samanosuke, un guerriero incaricato di salvare una principessa da un esercito di demoni che sta cercando di conquistare il Giappone feudale. Samanosouke ottiene uno speciale “gauntlet” che gli consente di assorbire le anime dei suoi nemici caduti per poi usarle per potenziare le sue armi e poteri. Si possono sbloccare vari titpi di poteri che ci saranno utili sia per sconfiggere gli avversari che mano mano cresceranno di potenza, che per proseguire nel gioco. Infatti alcune aree dl castello sono bloccate da incantesimi che potranno essere sciolti solo dopo aver potenziato il nostro guanto magico e i poteri che esso contiene.
Il fulcro del gioco originale, che diventa anche quello di questa versione remastered, è sicuramente il sistema di combattimento.  Non lasciatevi ingannare dall’apparenza. Infatti ad una prima occhiata potrebbe sembrare semplice, essendo basato solo all’utilizzo di due pulsanti per l’attacco e uno per la parata, che permette a tutti di poter giocare senza troppi problemi. Ma il titolo Capcom, nonostante questo, permette anche di diventare esperti nell’utilizzo di colpi speciali, come l’Issen, combinando in maniera ottimale l’attacco con la difesa. L’utilizzo di questa ed altre tecniche prescinde dal fatto che si debbano imparare le routine di attacco di ogni avversario, per poter sfruttare i tempi morti a nostro favore e scatenare attacchi che porteranno come ricompensa un maggior numero di anime. Naturalmente se iniziate a giocare a O:W a livello “easy”, subito disponibile in questa remastered dall’inizio, non dovrete preoccuparvi troppi di diventare maestri di spada, ma se lo volete affrontare a livelli di difficoltà superiori, non potrete fare a meno di impiegare il vostro tempo a perfezionarvi con attacchi e difese.

Sino a qua non ci sono sostanziali differenze rispetto alla versione originale: la storia è la medesima e lo stesso vale per il sistema di combattimento. Passiamo quindi ad analizzare la componente grafica. Non vi aspettate il lavoro che è stato fatto per Resident Evil 2, scordatevelo proprio. In Onimusha Walrlords sono stati ripresi pari pari gli sfondi pre-renderizzati originali e su di quelli vengono fatti muovere i personaggi che hanno avuto un restyling grafico. Peccato che tutto sembri un teatrino delle marionette. Questo perché nonostante si sia portata la risoluzione Full HD sulle console (non su Switch), gli sfondi rimangono comunque ad una definizione inferiore rispetto a quella dei personaggi, per cui si avverte fortemente il senso di stacco. Purtroppo anche i modelli dei personaggi, soprattutto quello del protagonista, sembrano anche essere dei bambolotti senz’anima. Provate a fissare la faccia si Samanosuke per qualche secondo e sembra che il suo sguardo privo di vita vi scavi dentro: un sensazione abbastanza inquietante. I filmati sono invece di ottima qualità, anche se il riproporzionamento wide-screen poteva essere fatto in maniera migliore. Oltretutto lo scaling durante le sezioni di gioco a volte porta a perdere sezioni di quadro perché si ha il centraggio sull’azione. Questo comporta alcuni problemi sopratutto nelle fasi di combattimento più concitate, quando alcuni nemici rimangono fuori dal campo visuale. Si può riportare anche l’aspect ratio a quello originale, ma sicuramente poteva essere fatto un lavoro migliore nell’adattamento agli schemi moderni. Se si sceglie la versione giapponese del parlato si può accedere ad un video di trasformazione di un boss inedita nella versione originale europea (inedita è un eufemismo per dire censurata.)

Altro elemento da tenere di conto sono invece i controlli. Onimusha prevedeva una gestione affidata ai “tank controls”, mutuata dalla serie di Resident Evil e che spopolava in quegli anni. per chi non conoscesse questa modalità,  destra e sinistra permettevano di ruotare il personaggio sull’asse, mentre i tasti avanti ed indietro del d-pad permettevano di  avanzare o tornare indietro. In giochi strutturati con la camera fissa in ogni inquadratura che seguiva gli spostamenti in ambienti pre-renderizzati, permetteva di avere una esplorazione più fluida, che però adesso viene inficiata dall’utilizzo dello stick analogico. Avendo più gradi di libertà si perde spesso e volentieri il controllo del personaggio, poiché non si ha più la linearità “forzata” del tank control. Soprattutto nei combattimenti ho deciso di tornare ad utilizzare il d-pad, che per quanto possa sembrare desueto ed anacronistico, ha sicuramente una efficacia migliore ai fini della giocabilità. I puristi non apprezzeranno il fatto di poter cambiare le armi con i tasti dorsali, che invece ho trovato una soluzione molto più pratica rispetto ad entrare tutte le volete nel menù di gioco. All’interno del menù invece potremo selezionare le immancabili erbe medicali ed alcuni oggetti che ci serviranno per proseguire.
L’utilizzo delle armi da lancio rimane sempre poco intuitivo, ma dopo aver preso un po’ di confidenza dei controlli,  non è poi così ostico come sembra inizialmente

Sinceramente il gioco me lo ricordavo più difficile e sbloccare il trofeo che prevede di batterlo in meno di tre ore è sicuramente alla portata. Diciamo che per il 90% della prima run sono andato a memoria, il backtracking imposto da O:W non l’ho risentito, ricordandomi quasi alla perfezione ogni singolo passaggio, nonostante siano passati molti anni da quando l’ho giocato la prima volta. Anche i pochi enigmi presenti li ho risolti con agilità, perché comunque già nell’originale non erano così astrusi come alcuni passaggi della serie Resident Evil.

Si può scegliere se giocare con il doppiaggio delle voci in inglese, che è tremendo in quanto ancora ad oggi non ha un lip-sync adeguato ed una piattezza imbarazzante, o quello rimasterizzato giapponese. Per l’occasione è stato chiamato l’attore che aveva prestato la voce al titolo originale, nonché la faccia a Samanosuke, Takeshi Kaneshiro, per doppiare completamente il gioco. La colonna sonora è stata riscritta completamente ed è un ottimo compendio alle azioni.

In Conclusione

Onimusha: Warlords in questa sua versione remastered non può certo competere con titoli come RE2, poiché il lavoro effettuato da Capcom è solo quello di un restyling superficiale. Detto questo però il gioco è ancor oggi degno di essere giocato, nonostante i suoi limiti strutturali dovuti ad una concezione che risale a 18 anni fa. Sia la grafica che i controlli potevano essere revisionati in maniera migliore, però il fulcro del gioco, ovvero il sistema di combattimento, ancor oggi rappresenta una ottima sfida per padroneggiarlo. L’inserimento dei trofei, molti dei quali facilmente sbloccabili, farà la felicità dei completazionisti compulsivi e l’audio giapponese merita di essere ascoltato.
Quello che speriamo che questa versione sia una testa di ponte per introdurre un nuovo capitolo della saga che sebbene rimanendo sempre all’ombra del fratello maggiore, Resident Evil, ha avuto un grandissimo seguito in tutto il mondo. Chissà se effettivamente Capcom ha già in cantiere un nuovo Onimusha? Sareste contenti? Ditecelo nei commenti.


6.5
voto

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