Ashen – Recensione

Il genere soul-like sta lentamente assurgendo ad una tappa obbligatoria per tanti team di sviluppo, ansiosi di mettersi alla prova e speranzosi di riuscire a produrre un titolo in grado di competere con i capolavori di From Software. Nonostante i risultati siano stati altalenanti (anche se in alcuni casi decisamente meritevoli), questa corsa creativa continua e ci porta oggi ad Ashen, interessante titolo sviluppato da A44 Games e di recente sbarcato sulle piattaforme Microsoft tramite il programma Indie Pass.

La suggestiva introduzione del titolo racconta la storia dell’Ashen, un uccello leggendario che all’alba dei tempi ha di fatto dato origine alla vita con il suo respiro. Il continuo ciclo di morte e rinascita della creatura scandisce un susseguirsi di ere dominate da diverse razze, alternando periodi luminosi e periodi oscuri. Nei panni di un aspirante guardiano dell’Ashen, saremo quindi chiamati ad assicurarne l’ennesima rinascita per condurre il mondo ad una nuova e luminosa epoca. Inizia così un viaggio che ci porta ad esplorare un mondo punteggiato dalle rovine delle precedenti civiltà, incontrando personaggi più o meno amichevoli e pronti ad unirsi nella nostra missione e nella costruzione di una nuova civiltà. Questa costruzione avrà un ruolo abbastanza centrale all’interno del gioco, in un costante processo di sviluppo del nostro hub centrale che amplia le nostre possibilità e capacità. L’Asilo del Ramingo diventa quindi il cuore pulsante di una costante trasformazione dell’ambiente, una città la cui espansione rappresenta visivamente i nostri progressi all’interno del gioco meglio che qualunque quest log. Più che attraverso l’esposizione diretta, la storia è narrata attraverso l’esplorazione ambientale e la lettura delle varie descrizioni degl’oggetti, una tecnica già ampiamente sperimentata dalla saga dei Souls e che anche in questo caso riesce a fornire la giusta quantità di informazioni mantenendo sempre un certo alone di mistero. Accanto alla missione principale, si intrecciano le vicende dei vari npc che ci chiederanno aiuto in diverse occasioni, ma nonostante l’impegno del team nessuno dei personaggi secondari riesce a rimanere davvero impresso nella memoria del giocatore. Lo stesso si può dire della missione principale che ben presto diventa un semplice pretesto per il giocatore per esplorare nuove zone, mettendo in luce così una certa “vuotezza” del gioco che mostra una lore decisamente meno profonda e complessa di quella che inizialmente sembrava.

Il gameplay prende evidentemente ispirazione del genere soul-like, creando un’immediata sensazione di familiarità non appena si impugna il controller, ma allo stesso tempo apporta alcune modifiche non sempre azzeccate. La più evidente è la totale assenza di statistiche legate al nostro personaggio, delegando il miglioramento della nostra efficienza interamente al nostro equipaggiamento ed alla quantità di missioni secondarie svolte. Come detto in precedenza, ogni personaggio non ostile avrà una sua linea di quest (fortunatamente sempre ben visibile in un menù dedicato vista l’importanza nell’economia del gioco) divisa in varia fasi. Il completamento di ogni fase comporterà non solo un gradito aumento di salute e resistenza, ma anche l’evoluzione del nostro accampamento con conseguente apertura di nuove funzionalità come il miglioramento delle armi, la creazione di pozioni in grado di aiutarci in battaglia e la possibilità di creare ed equipaggiare talismani per aumentare ulteriormente le nostre prestazioni. L’esplorazione meticolosa del mondo di gioco diventa quindi fondamentale per completare le varie quest secondarie, ed è evidente come il team abbia puntato su questo aspetto per caratterizzare il suo titolo. I suoi ambienti ampi e ricchi di punti scalabili e da scoprire, strizzano piacevolmente l’occhio al genere open world ricorrendo solo di rado agli spazi chiusi. Purtroppo, proprio quando il titolo utilizza ambienti più claustrofobici il level design non si dimostra all’altezza della situazione con checkpoint mal posizionati e che obbligano il giocatore a ripetere sezioni molto lunghe in caso di errore. Due zone in particolare, poste rispettivamente a metà titolo e nella sua fase finale, avrebbero senza dubbio beneficiato di un checkpoint intermedio. La totale assenza della magia non solo limita le possibilità di gioco, ma riduce drasticamente anche la varietà della sfida offerta dai nemici. Per compensare questa mancanza, il titolo tende soprattutto nella fase finali a lanciarvi contro orde di nemici, difficilmente gestibili vista la mancanza di colpi ad area affidabili. Fortunatamente è sempre presente un compagno con noi, che in qualunque momento può essere silenziosamente sostituito da un giocatore reale, introducendo un elemento cooperativo potenzialmente interessante ma non adeguatamente sviluppato.

Visivamente il titolo richiama lo stile già visto in Absolver, con modelli privi di tratti somatici ma non per questo scevri di personalità. I vari equipaggiamenti disponibili nel titolo, sebbene non particolarmente numerosi, sono ben modellati e abbastanza dettagliati nonostante l’uso di texture quasi monocromatiche. Lo stesso si può dire dei modelli utilizzati per i nemici, anche se una maggiore varietà avrebbe senza dubbio giovato al titolo. Dove però il lavoro di A44 Games dà il suo meglio è senza dubbio nei vari livelli di gioco. Separate da barriere geografiche più o meno evidenti, ogni zona offre un’esperienza visiva a sé stante, attraverso una scelta accurata della palette cromatica ed un sapiente uso delle luci. Che siano i recessi sotterranei di una gigantesca caverna, dominata da imponenti blocchi di pietra squadrati, o l’elaborata architettura orientaleggiante di uno sfarzoso palazzo reale, ogni ambiente ha i suoi elementi distintivi che ne caratterizzano l’aspetto. Magistrale anche l’uso dell’illuminazione, che rende la nostra torcia una presenza costante nell’oscurità delle varie zone chiuse del titolo. Il lato audio offre una colonna sonora poco presente ma efficace, che sottolinea con la giusta attenzione le parti salienti del titolo. Il buon doppiaggio conferisce un pizzico di personalità in più ai vari npc, ma non riesce a farli davvero notare al giocatore. La localizzazione italiana dei testi mostra qualche imperfezione, con alcune linee di dialogo lasciate in inglese, un piccolo neo che si unisce ad alcuni cali di frame fastidiosi, tradendo così la natura decisamente indie del progetto. Se a questo aggiungiamo l’assenza di un NG+ (sostituito da una sorta di hard mode dove partirete con statistiche inferiori) e le limitate possibilità di sviluppo dei nostri personaggi, la richiesta economica del titolo appare senza dubbio leggermente eccessiva e non in linea con i suoi contenuti.

In conclusione

Nonostante questo Ashen è un titolo sicuramente interessante, che offre qualcosa di originale in un genere dove troppo spesso vediamo una tendenza a ripetere una formula senza comprenderne la natura. Certo, non mancano alcuni passi falsi soprattutto per quanto riguarda il bilanciamento della sfida ed il level design di alcune zone, ma sono facilmente ascrivibili ad una certa inesperienza con il genere. Ashen è un ottimo punto di partenza per uno sviluppo futuro e per quanto mi riguarda, un titolo assolutamente apprezzabile per ogni amante del genere soul-like in cerca di un’esperienza non sempre ottimale ma sicuramente interessante.

 


7
voto

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