Just Cause 4 – Recensione

Just Cause è diventato il sinonimo di tutto ciò che è impossibile e irragionevole, ma che per qualche motivo risulta a modo suo logico; I giochi di questa serie, infatti, si sono evoluti cercando di reinventare le leggi del mondo e della fisica in strumenti di gameplay. L’ambientazione è quella dell’isola di Solis, afflitta dalla presenza di un gruppo bellico chiamato Black Hand; l’isola è trasferita in una enorme mappa di gioco in cui si alternano zone dal clima mite e luoghi soggetti a improvvise tempeste tropicali con tuoni e fulmini, lande desertiche dove si sollevano fortissimi venti che sollevano la sabbia e valli in cui si scatena la potenza di giganteschi tornado. Il compito dell’intramontabile Rico Rodriguez è ovviamente quello di ripristinare la pace, con l’aiuto della sua Army of Chaos. Rico tiene indubbiamente il palcoscenico, grazie a qualche battuta davvero ispirata ed un character design talmente tanto macchiettistico e stereotipato da risultare alla resa dei conti divertente e coinvolgente Just Cause 4 gira sul nuovo motore di gioco proprietario di Avalanche Studios denominato Apex Engine nato al fine di elevare tutti gli aspetti della fisica e dell’interazione ambientale su un nuovo e rinnovato piano. la mappa è così vasta che persino le auto e i veicoli in generale rappresentano l’ultima scelta in fatto di spostamenti. Passerete infatti gran parte del tempo in volo (o almeno è quello che ho fatto io) e ciò rappresenta qualcosa di abbastanza inedito in un action open-world.

Bastano davvero pochi minuti per ritrovare familiarità con il gameplay di Just Cause 4, che non si discosta da quanto visto nei precedenti episodi della serie se non per l’aggiunta di alcuni elementi, nella fattispecie i nuovi gadget per il rampino e la funzione di fuoco secondario delle tante armi che ci capiterà di impugnare nel corso dell’avventura, nell’ottica di un gunplay che abbiamo trovato spensierato ma divertente. Rico parte subito con un equipaggiamento completo che gli consente di spostarsi rapidamente utilizzando insieme il già citato rampino, il paracadute e la tuta alare. Just Cause 4 tira fuori il suo lato più spettacolare durante le sequenze con i tornado, dando vita a scene cariche di un’epicità muscolare degna del miglior Michael Bay. Finire trascinati a mezz’aria nel cuore pulsante di un colossale tornado, surfando tra le raffiche in groppa a un veicolo corazzato, è un’esperienza senza dubbio memorabile, così come lo è volteggiare a tutta velocità tra i fulmini di una tempesta perfetta. Just Cause 4 è l’ultimo erede di una casa videoludica da sempre votata al “cazzeggio” più spinto, inteso come la dissennata volontà di trovare soluzioni assurdamente complesse per trasformare ogni sterminio in uno sfoggio di sadismo cervellotico. Muoversi in Just Cause 4 è davvero divertente e immediato e certe combinazioni di comandi sono pura esaltazione, soprattutto se si concatenano i vari effetti del rampino. Notevole anche il feeling da shooter che trasmette il gioco, con ogni arma ben delineata

In questo senso, il titolo dello studio svedese raggiunge vette di follia decisamente stimolanti, offrendo agli appassionati un costante invito alla sperimentazione sanguinaria. Ognuna delle tecnologie del rampino può essere alterata sensibilmente con l’aggiunta di una gran varietà di effetti secondari, come una potente scarica elettromagnetica che si sprigiona al contatto dei due capi del Riavvolgitore, o un’ingente quantità di idrogeno infiammabile all’interno delle sfere aerostatiche del Sollevatore, magari contestualmente dotate di un involucro impenetrabile al fuoco nemico.
L’Apex Engine di Avalanche appare molto più solido, leggero e malleabile rispetto al passato, dall’altra Just Cause 4 si presenta agli occhi del pubblico in una forma non proprio smagliante. Il pregio estetico del titolo risulta infatti inficiato da una quantità fin troppo ingente di texture in bassa risoluzione, shader di vecchia generazione, animazioni ingessate e modelli poligonali “plastificati“, però, il motore riesce a gestire alquanto agilmente una mole decisamente consistente di interazioni fisiche, all’interno di un gigantesco sandbox carico di elementi distruttibili e continuamente scosso da esplosioni altamente spettacolari. Il vero punto di forza del comparto tecnico è però rappresentato da un livello di ottimizzazione eccellente che, nelle oltre 20 ore necessarie per raggiungere i titoli di coda (saltando molte delle attività secondarie), non ha mai mostrato cedimenti significativi.

In Conclusione

l nuovo capitolo della saga di Avalanche proietta i giocatori in uno scenario molto ampio e caotico, ricco di missioni e divertimento. A parte un comparto tecnico un pò sottotono, il gioco riesce a divertire e farsi giocare in tutta tranquillità. Seguire la trama risulterà piacevole e le nuove aggiunte alla fisica rendono Just Cause 4 estremamente divertente.  Il rischio, dopo una decina di ore di gioco però, è quello della ripetitività e ciò fa un po’ strano per un open world di questo genere, soprattutto se venite da esperienze ben più profonde come Assassin’s Creed Odyssey. Consigliato comunque a chi cerca un alternativa ai GTA.


8.0
voto

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