Persona Dancing: Endless Night Collection – Recensione

Il genere chiamato Rhytme Game punta da sempre all’abilità del giocatore fine a se stessa, senza se e senza ma. Non avremo equipaggiamento che aumenteranno le nostre statistiche o cose simili, potremo solo contare sulla nostra bravura nell’eseguire i passi richiesti tramite la pressione dei tasti che compariranno sullo schermo cercando di essere il più precisi possibile per ottenere in questo modo un punteggio sempre maggiore dimostrando di essere il migliore in classifica. Sulle console casalinghe non mancano brand prestigiosi e di successo che hanno avuto il loro capitolo basato su questo genere, più famoso tra tutti quello di Persona che tramite la sua collection chiamata Persona Dancing: Endless Night Collection che porterà tutti i gruppi, dai vecchi personaggi fino a quelli più recenti divisi per ogni capitolo che contiene, a unirsi per un unico scopo, ovvero ballare e divertirsi.

Atlus, uno degli studi di sviluppo avente un successo che va sempre di più consolidandosi nel tempo con sede nella capitale del Giappone, ovvero Tokio, ha ben pensato di confezionare una collection che farà felici numerosissimi fan di uno dei suoi brand di successo dal nome Persona. Persona Dancing: Endless Night Collection, questo il nome completo, è l’unione di tre titoli basati tutti sul genere rhytme-game ed essi sono: Persona 3: Dancing in Moonlight, Persona 4: Dancing All Night e Persona 5: Dancing in Starlight, ognuno dei quali farà vivere un’avventura diversa, o quasi, ai personaggi dei rispettivi capitoli a cui appartengono, ovvero Persona 3, uscito nel lontano 2006, Persona 4, uscito nel 2008, e Persona 5, l’ultimo capitolo uscito nel 2016. C’è da dire che il quarto capitolo si differenzia per alcune cose dal terzo e il quinto, che invece si assomigliano quasi del tutto tra loro, se non fosse per i personaggi che li caratterizzano e le musiche… ma procediamo con ordine. Inizierò a parlarne dal terzo: il nostro gruppo di protagonisti si ritrova misteriosamente in un luogo sconosciuto e l’ultima cosa che ricordano sarà quella di essere ognuno nella propria rispettiva stanza mentre dormiva. Un’affascinante ragazza di nome Elisabeth, che successivamente si farà chiamare Elle-P, ci spiegherà che il luogo in cui ci troviamo si chiama Velvet Room, una specie di Sala VIP, in cui siamo stati invocati dopo aver riconosciuto in ogni membro del gruppo la giusta abilità e capacità per aiutarla a risolvere una questione importante attraverso una pratica molto bizzarra per l’occasione, ovvero il ballo. A ognuno dei ragazzi infatti, viene chiesto di ballare incitando il pubblico quanto più può per riscuotere una quantità sempre crescente di successo col pubblico per il quale si esibiranno migliorando le loro capacità di ballo dopo ogni canzone. Noi prenderemo il ruolo di Makoto Yuki, il protagonista del rispettivo capitolo, con il quale potremo interagire con gli altri membri del gruppo, ovvero Ken, Aigis, Yukari, Fuuka, Junpei, Akihiko e Mitsuru, tramite la selezione di una risposta tra due o tre proposte pre-impostate alternandoci tra un ballo e una chiacchierata con gli altri personaggi.

Il quinto capitolo della collection ha una forma di base strutturata in maniera simile al capitolo prima descritto: il nostro gruppetto, i protagonisti del capitolo corrispondente, si risveglieranno in un luogo a loro sconosciuto, ma che noi abbiamo già visto prima e sapremo riconoscerlo, portati li dalle gemelle Justin e Caroline per un motivo: quello di aiutarle con un problema attraverso una pratica a loro inusuale, ovvero il ballo. Tra le due versioni cambieranno solo i protagonisti e le canzoni da ballare, ma per il resto sono totalmente uguali soprattutto per la storia che risulta scialba e non molto utile ai fini del gioco, un mero pretesto per darci il compito di ballare in pratica, come se fossero due versioni dello stesso gioco. In Persona 4: Dancing All Night invece, troviamo un impostazione diversa dai primi due. Tutto ha inizio con lo strano caso di una famosa idol che si toglie la vita in circostanze misteriose e la macabra scoperta del cadavere penzolante fatta da una sua giovanissima fan. Da allora un video compare misteriosamente in rete facendo scomparire chiunque lo guardi fino alla fine. Successivamente riprendiamo le vicende del gruppo di protagonisti ridotto a tre membri, ovvero Yu, Naoko e Rise anch’essi presi dal loro rispettivo titolo, che si alleneranno per partecipare a una gara di ballo per l’evento chiamato Love Meets Bound, che per comodità chiamerò LMB, a cui si uniranno quattro ragazze che faranno parte del nostro gruppo. Durante il giorno delle prove però misteriosamente scompaiono senza lasciare traccia e veniamo a conoscenza della leggenda su questo misterioso video, decidendo di provarne la veridicità. Non appena i nostri protagonisti finiscono di vederlo vengono risucchiati da un buco nero da cui fuoriescono dei nastri gialli che li portano nell’altra dimensione e, per riuscire a uscirne visto che qualcosa impedisce loro di richiamare le loro Persona, dovranno cimentarsi nel ballo con cui fare uno spettacolo e soddisfare tutte le anime malvagie che assistono e, concluso il ballo, riusciremo a evocare la nostra Persona che sconfiggerà tutti i malvagi spettatori eseguendo un piccolo assolo con uno strumento, diverso per ogni ballerino.

Il gameplay è l’unico aspetto che accomuna tutti e tre i titoli: avremo ai lati dello schermo tre tasti a sinistra e tre sul lato destro che dovremo schiacciare una volta che i simboli arriveranno nelle loro vicinanze partendo dal centro. Oltre alle note singole avremo anche la battuta doppia rapida, la pressione di due tasti contemporaneamente e, infine, abbiamo gli scratch e il Fever, da attivare con il movimento della levetta destra in una qualsiasi direzione vogliamo. La seconda si differenzia dalla prima per la sua capacità di far scatenare il nostro ballerino, dopo averne accumulate un po’ e quando raggiungeremo il momento giusto della canzone, che farà comparire anche il secondo protagonista a darci manforte con passi di ballo sempre più coreografi. In ognuno dei titoli sono presenti vestiti e accessori da sbloccare o comprare per diversificare i nostri personaggi e, prerogativa solo del terzo e del quinto capitolo, abbiamo anche degli eventi che ci permetteranno di interagire con gli altri protagonisti incoraggiandoli nel nostro compito per tirare fuori il meglio delle loro capacità.

Dal punto di vista tecnico Persona Dancing: Endless Night Collection si presenta con uno stile grafico diverso dai suoi predecessori, ma altrettanto valido. Colorato e cartoonesco, assomiglia a una classica graphic novel con i personaggi che compariranno su schermo quando dovranno conferire. Il comparto sonoro è composto interamente dalle musiche dei rispettivi capitoli, create interamente da Shogi Meguro che ha curato tutte le colonne sonore da Persona 3 in poi, realizzate in maniera assolutamente magistrale in cui traspare tutta la bravura del musicista. Da segnalare la presenza dei sottotitoli italiani e il doppiaggio in inglese e in giapponese, solo per il terzo e il quinto, mentre l’audio e i sottotitoli nel quarto sono soltanto in inglese.

 

In Conclusione

Persona Dancing: Endless Night Collection è uno di quei titoli da non perdere, anche se risulta totalmente slegato dalle storie principali. Un rhytme game coinvolgente e calzante senza nessun’ombra di dubbio che i fan non mancheranno sicuramente di aggiungere alla propria collezione. Le uniche due cose che potrebbero frenarvi sono due: il prezzo un po’ alto anche se il prodotto è di qualità e la compatibilità col VR di Sony, € 99.90 per tutti e tre o € 59.99 per il terzo e il quinto capitolo senza poter ottenere anche il quarto, e la mancanza del sub ita per il quarto capitolo che potrebbe far storcere il naso.


7.8
voto

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