11-11: Memories Retold – Recensione

Chi ha detto che i videogiochi non possano essere usati come strumenti educativi? Chi ha detto che grazie a un videogioco non possa accendersi una scintilla di curiosità e spingere il giocatore a informarsi o documentarsi su di un certo argomento? Similmente a quanto accade per esempio con certi film o serie tv, alcuni videogiochi sono fonte di informazioni circa fatti perlopiù storici che spesso sono stati messi in secondo piano da altri eventi più importanti (o drammatici). La Prima Guerra Mondiale, per esempio, è una di quelle tragedie dell’umanità di cui se ne parla troppo poco, probabilmente perché messa in secondo piano dalla Seconda e dalla follia di Hitler. Fortunatamente, nel corso degli anni, diversi producer si sono interessati al suddetto argomento, ma chi ha raccontato nel migliore dei modi la Prima Guerra Mondiale è stato a nostro parere il team di Ubisoft Montpellier grazie al suo Valiant Hearts: The Great War, uno dei titoli più belli ed emozionanti degli ultimi tempi. Dalle ceneri di Valiant Hearts nasce 11-11: Memories Retold, un altro titolo che a modo suo racconta una storia fatta di umanità e debolezza…

Nata dalla penna di Yoan Fanise, la storia di 11-11: Memories Retold  vede come protagonisti Harry e Kurt, uno francese e l’altro tedesco, due anime assolutamente impreparate per la guerra ma spinte ad arruolarsi per diverse ragioni :Harry è convinto che partecipare alla guerra gli porterà un po’ di gloria, Kurt invece vuole avere notizie dal figlio (anch’egli soldato) di cui non sa niente da un po’ di tempo. La storia dei due protagonisti viaggia inizialmente su due binari completamente diversi ma paralleli ma procedendo nella storia questi si incroceranno in maniera indissolubile.
Categorizzare 11-11: Memories Retold è difficile in quanto potrebbe tranquillamente essere visto come un “film interattivo”, ma forse la definizione più appropriata è quella di avventura grafica poiché siamo di fronte a un titolo che, oltre a raccontare una storia interessante, richiede che i protagonisti interagiscano con altri personaggi, risolvendo di tanto in tanto qualche piccolo enigma. Non manca inoltre la possibilità di raccogliere alcuni collezionabili nascosti bene nella mappa, il cui unico fine è quello di fornire ulteriori dettagli al periodo storico senza però arricchire in alcun modo la narrazione o il profilo dei personaggi.
Nonostante nelle prime fasi di gioco la storia di 11-11: Memories Retold possa sembrare interessante, col tempo questa inizia a farsi sempre più scialba in quanto il Conflitto Mondiale passa praticamente in secondo piano e i protagonisti sembrano quasi indifferenti alle crudeltà della guerra, dando priorità alle proprie esigenze piuttosto che a ciò che sta accadendo intorno a loro, ma probabilmente la nostra delusione è dovuta al fatto che ci saremmo aspettati una storia dello stesso spessore di quella di Valiant Hearts.

Dal punto di vista tecnico, 11-11: Memories Retold  è un titolo che ha adottato una scelta abbastanza coraggiosa per quel che riguarda la veste grafica, abbandonando modelli poligonali perfetti e/o grafiche fumettose, per lanciarsi su uno stile che ricorda molto quello dei quadri impressionisti. Sia le ambientazioni di gioco sia i vari personaggi, saranno infatti definiti (o meglio non definiti) da una serie di pennellate di acquerello che, per quanto piacevoli, alla lunga possono provocare un senso di confusione a causa della imprecisa delineazione delle figure. Per quanto riguarda il sonoro, invece, gli sviluppatori si sono affidati alle voci di di Elijah Wood e Sabastian Koch per i due protagonisti  e alla British Philharmonia Orchestra per la realizzazione della colonna sonora.

 

In conclusione…

Giudicare 11-11: Memories Retold  non è affatto semplice perché se da una parte abbiamo una storia con un finale convincente e una realizzazione tecnica innovativa, dall’altra abbiamo un gameplay piatto, povero di elementi caratterizzanti e che può facilmente portare alla noia.  La storia è raccontata sicuramente con meno “leggerezza” rispetto a Valiant Hearts ed è forse l’assenza di una, per quanto possibile, leggerezza a rendere macchinoso e pesante il procedere nella storia fino a uno dei sette finali disponibili.

Voto: 7


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