The Forest – Recensione

Endlight Games ci propone la sua visione di gioco di sopravvivenza con elementi horror, The Forest, e devo ammettere che nonostante i miei dubbi iniziali, sono riusciti a fare qualcosa che non pensavo fosse possibile. Ormai il genere è pesantemente inflazionato, per cui è raro trovare esperienze coinvolgenti ed originali nel 2018. Ma The Forest, una volta entrati nelle meccaniche del gioco si è rivelato ai miei occhi come un prodotto affascinante. Ma non senza qualche pecca.

 

Il tutto inizia con un breve filmato introduttivo in prima persona a bordo di un volo commerciale, insieme a nostro figlio. Una improvvisa turbolenza ci fa precipitare verso un’isola che avevamo appena intravisto dal finestrino e così inizia la nostra terrificante avventura. Ci risvegliamo nella carlinga semidistrutta, il nostro pargolo sparito e a nostra disposizione avremo solo un manuale di sopravvivenza. Muoviamo i primi passi incerti verso l’uscita e la nostra attenzione viene subito catalizzata da un’ascia antincendio conficcata nel corpo di una hostess. Con riluttanza la estraiamo (lo farete molte volte, visto che la morte ci riporterà sempre a questo punto) e iniziamo a esplorare i dintorni.
Il gioco non ci da alcuna indicazione precisa di come si evolverà la linea narrativa. Sappiamo che dobbiamo trovare nostro figlio, ma il come rimane ignoto. Gli unici indizi che riceveremo saranno dei compiti da svolgere utilizzando il suddetto manuale di sopravvivenza. Inizialmente dovremo costruire un riparo e qualche rudimentale difesa di qualche tipo, iniziare ad esplorare e comune cercare Timmy. Fondamentalmente la sua ricerca è solo la scusa per spostarsi nell’isola.
Esplorando si iniziano a trovare luoghi di interesse e l’elenco delle cose da fare viene aggiornato con richieste di esplorazione ulteriori.
Le cose che troviamo in questi luoghi, come mappe o foto o disegni, costituiscono gli unici archi narrativi all’interno del gioco.
Ho trovato interessante passeggiare tra i resti dei vecchi campeggi e cercare di mettere insieme gli indizi per capire cosa sia accaduto alle persone che vi risiedevano, ma alla fine non è che sia poi un granché gratificante.

Non ci vuole molto tempo dopo che avremo iniziato a muoverci per l’isola per renderci conto che non siamo né solo e né oltretutto al sicuro.
La presenza di abitanti non proprio amichevoli è evidente dai totem creati con teste mozzate e corpi di turisti mutilati che lasciano per segnare il loro territorio. Dopo poco che avevo iniziato ad ampliare le mie esplorazioni lasciando di giorno il mio precario rifugio, ho sentito un fruscio tra le frasche attorno a me, ma invece di trovarmi di fronte ad un succulento coniglio che avrei ribattezzato Cena, mi sono accorto che tra i rami una figura curva e attorcigliata vagava minacciosamente verso di me. Ho deciso di affrontarlo, ma dopo aver cercato invano di colpirlo con l’accetta, mi sono ritrovato ben presto succube dei suoi colpi e naturalmente sono morto, o almeno pensavo di esserlo.
Vale la pena di sapere che invece la prima “morte” è gratis. Mi sono svegliato in una grotta, tirato su come un maiale al macello. Ho tagliato la corda, nel senso fisico del termine e ho dato un’occhiata attorno. Corpi sparsi, assieme ad alcuni oggetti preziosi come una mappa e una bussola, sono disseminati sul pavimento roccioso. C’è una corda che permette di risalire in superficie e un passaggio stretto che conduce a fondo nelle caverne oscure. Ora tutto inizia a farsi più chiaro: il nostro compito è quello di costruire e sopravvivere all’esterno per prepararci a venire quaggiù, per sterminare quella progenie abominevole e forse trovare lì il nostro piccolo Timmy.

Il processo di preparazione può essere tanto avvincente quanto qualsiasi processo di raccolta e costruzione presente in tutti giochi di sopravvivenza. Si raccoglie tutto quello che possiamo trasportare per poi poterlo usare e usali per creare armi, armature o strutture che ci aiuteranno a sopravvivere. Inizialmente si può fare un po’ di loot dai bagagli sparsi attorno alla carlinga dell’aereo, ma queste provviste non saranno sufficienti e con il passare dei giorni dovremo cercare nuove forme di approvvigionamento. Il cibo e l’acqua sono a disposizione nella natura che ci circonda, ma non sarà facile procacciarseli. Dovremo stare attenti a non bene acqua contaminata e trovare i modi più adatti per uccidere le prede. Potremo costruire armi e trappole, ma non pensate che anche in questa maniera sia semplice diventare dei provetti cacciatori.
Le armi ci serviranno anche per evitare di diventare noi delle prede da parte delle varie tribù che popolano l’isola di The Forest.
Attaccare gli avversari è al contempo gratificante quanto frustrante. Più ne uccidiamo, più ne arriverà la prossima volta. Dopo un po’ di tempo ho notato che anche se sembrano tutti uguali, non sono tutti della stessa tribù. Ma a prescindere da quale tribù provengano, i nemici sembrano avere una gamma di tattiche piuttosto varia e differenziata. Ad alcuni piace metterci alla prova da lontano, avvicinandosi piano piano, mentre altri ci attaccano in gruppo scendendo dagli alberi, con improvvise imboscate. Mi è capitato di inseguire uno di questi esseri fino ad una radura e solo dopo accorgermi che nel frattempo dei suoi sodali mi stavano accerchiando silenziosamente.
Sono molto territoriali e questo alla fine è un bene, perché non ci inseguono oltre i confini dei propri terreni di caccia. Ma hanno anche una buona IA, poiché rispondono in modo diverso ai tipi di armi con le quali li attacchiamo, alle barriere e alle trappole che installiamo attorno al nostro accampamento. Sicuramente questo è un valore aggiunto molto alto in The Forest e forse l’elemento che fa raggiungere al gioco una piena sufficienza.

Il combattimento purtroppo è la più grande barriera per riuscire a cacciarli via. Non importa quale arma usiamo, avremo sempre l’impressione di essere troppo goffi ed impacciati. E’ vero che i nemici si muovono molto velocemente, ma si ha costantemente l’impressione, durante i corpo a corpo, di non essere mai abbastanza vicini per colpire una creatura senza essere colpiti a nostra volta.
La tenacia dei cannibali è incredibile, servono un sacco di colpi per buttarli giù e dobbiamo sempre tenere d’occhio la nostra resistenza affinché quei pochi colpi a segno siano anche efficaci. Pensavo che usare il combattimento a distanza, con archi e fionde, sarebbe stata un’opzione migliore, peccato che manchi completamente un’interfaccia utente per mirare. Per colpire un bersaglio ci vuole un misto di fortuna e pratica.

Un altro elemento estremamente positivo è il design del suono, assolutamente eccellente. The Forest fa un ottimo lavoro nel renderci paranoici. Il vento che soffia tra gli alberi sembra un presagio, quando cammini e fai volare uno stormo di uccelli, hai paura che quel rumore possa allertare qualche degenerato cannibale nelle vicinanze, ogni fruscio dell’erba può nascondere sia una preda che un cacciatore. Se non siete dotati di un sistema surround, allora vi consiglio caldamente di giocarlo con un buon paio di cuffie.
Ci vogliono diverse ore di gioco per affinare i nostri sensi e renderci pronti a qualsiasi evenienza.

The Forest si basa troppo sulla vaghezza e in alcuni momenti ho trovato incostante lo sviluppo delle mie capacità. Se da una parte lo sviluppo del personaggio è legata ottimamente ad un sistema di prove ed errori, dall’altra ci si sente per troppo tempo abbandonati e anche puniti perché non abbiamo alcuna indicazione di cosa fare e come farlo. Il nostro manuale di sopravvivenza ci fornisce progetti per costruire strutture di diversi livelli, ma non descrive in nessuna maniera le differenze tra loro. Perché sprecare tanto tempo e risorse a costruire una cabina di tronchi, quando una semplice capanna di arbusti ha lo stesso risultato di protezione? A questo quesito, così come a molti altri, non sono riuscito a rispondere.
La sanità mentale del nostro alter-ego può portarci a commettere azioni anche riprovevoli se si degrada durante il gioco. Questo elemento è molto interessante, peccato che però non sia abbastanza significativo in termini di gameplay. Se si tende ad impazzire le nostre tattiche diventeranno più brutali ed efferate, ma alla fine il gioco rimane lo stesso, solo un po’ più violento e cruento.
Graficamente la versione PS4, che ho provato su una PS4 Pro, è ben realizzata, con una buona cura di particolari e dettagli. Un paio di volte il gioco è andato in “freeze” inspiegabilmente, dopo che si era verificato qualche strano glitch. Però nel complesso l’ho trovato stabile e decentemente fluido.

In Conclusione…

The Forest riesce a ricavarsi una nicchia nell’affollato mondo dei giochi di sopravvivenza. Sfruttando la complessa IA nemica in maniera ottimale e sovvertendo le aspettative questo genere, Endlight Games è riuscita a creare un ottimo ibrido tra horror, thriller ed avventura. Manca un po’ di coerenza nel gameplay e poteva essere messa una maggiore enfasi nella narrazione, ma in definitiva è un prodotto sicuramente solido. Da correggere sicuramente con patch successive sopratutto la presenza di alcuni glitch e bug che tendono ad interrompere brutalmente l’esperienza di gioco. Consigliato a chi ama immergersi in un mondo selvaggio e brutale e soprattutto impegnare molte ore del suo tempo ad esplorarlo.

Voto: 6,9

 


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