L’ ironia nei Videogames

Cos’hanno in comune la serie Monkey island (rappresentata da Guybrysh Threepwood), quella di Katamari (con Katamari) e Portal (nei suoi massimi esponenti Weatley/ Cave Johnson / Gladoss )? L’ironia appunto. Ovviamente per fare solo alcuni esempi.
Potrei citare tutte le avventure grafiche della Lucasart, passare attraverso i vari GTA e arrivare inaspettatamente al recentissimo The Witcher 2.

L’ironia è un aspetto a mio avviso troppo spesso sottovalutato e trascurato. Un’opera che sa farci divertire e strappare qualche sorriso ovviamente guadagna punti. Non tutti i titoli devono avere questa caratteristica e dipende molto dal contesto. Questa è apprezzata, se ben studiata e mirata ottiene sempre gli effetti desiderati, purtroppo però quando è forzata sortisce l’effetto opposto (Gears of War).

Come dimenticare i duelli a colpi di insulti fra Guybrysh e il pirata di turno. Addirittura la LucasArt stessa nella documentazione dei giochi rassicurava sempre il giocatore sul fatto che nessuna scimmia fosse stata maltrattata durante la creazione del gioco.

Come non tirare un sospiro di serenità e speranza nel potere positivo dei videogiochi nella profonda importanza data alla curiosità, all’umorismo, alle assurdità da Katamari.

Infine chi mai partirebbe nel 1950 a fondare un’azienda che produce tende da doccia per poi nel tempo farla diventare il più grande e contorto centro di ricerca che il mondo abbia mai visto (o non visto)

Dialoghi, scritte e situazioni pungenti che fanno da contorno a un gameplay consolidato (ognuno nel proprio genere), animazioni studiate e alla freschezza narrativa.
La ricetta vincente? Non direi… ovviamente la longevità, la profondità e il gameplay appunto giocano un ruolo preponderante. L’ironia è un’aspetto aggiuntivo, che viene fuori un po’ alla volta e per certi aspetti è marginale quanto la storyline stessa per un’opera videoludica. Dark Soul recentemente ce lo ha insegnato: la narrativa e il finale sono subordinati alla profondità di gioco, atmosfera e al percorso che ti conduce ad esso.
Ci tengo a precisare che umorismo non è sinonimo di semplicità e spensieratezza, o per lo meno non lo è per la maggior parte dei casi.

Mai come in questo caso la verità non sta nel mezzo ma è frutto di logiche commerciali legate alle vendita (Sparatutto e Sportivi in primis) e alla spinosa questione dell’autocensura degli sviluppatori stessi.

L’ indimenticato Tim Schafer in proposito disse che l’industria videoludica è ricolma di ottimi scrittori pieni d’ironia ma che si scontrano con una logica comune: “No, non posso farlo. Tagliamolo perché qualcuno potrebbe esserne infastidito”. Sembra incredibile ma è così (anche la Rockstar sta andando in quella direzione).

Un bellissimo film uscito di recente intitolato “INDIE GAMES” , racconta le vicende degli sviluppatori indipendenti che stanno dietro a capolavori come Braid, Limbo, Meat boy e Minecraft. Squattrinati ma non legati alle logiche del mercato. Pensieri liberi, ma non per questo i loro prodotti meno ispirati.

Non è il talento a mancare e neanche le buone idee. Tutto ciò ci farebbe fare veramente dei passi avanti!! Ma questa è un’altra storia…

Per citare il buon Takahashi da Namco Bandai, ex Gotha e ormai relegato a sviluppatore indipendente :” Le grosse major limitano il mio divertimento e se non mi diverto non creo! ” .
Come controcitazione gli dedicherei l’eterno Master Chief: “You got to believe”… sennò siam perduti !

The Wild Sheep


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