Recensione: Splinter Cell Double Agent

Recensioni Videogiochi 1.0 Videogiochi

Il tormentato Sam

La saga di Splinter Cell è diventata uno dei punti di riferimento del genere stealth sin dal primo episodio uscito. Il titolo vede protagonista l’agente dell’NSA Sam Fisher, inviato a compiere missioni al limite dell’impossibile per scongiurare attacchi terroristici. Con questo quarto capitolo però, Sam è destinato ha vivere una esperienza del tutto diversa dalle precedenti, e avrà a che fare con scelte difficili che lo costringeranno a scegliere cosa sia giusto e cosa sbagliato, e quanto sia labile il confine che separa questi due estremi.

In questo episodio Sam diventa un agente infiltrato all’interno della cellula terroristica chiamata JBA (da qui “Double Agent”), una missione rischiosissima che lo costringerà a scegliere come agire, dal momento che seguire gli ordini impartitogli dall’NSA faranno calare la fiducia dei terroristi e viceversa.

La nuova avventura della spia Fisher è quindi una storia di tradimenti e doppio gioco, ben orchestrata e meno macchinosa dei precedenti episodi. Riuscirà a rivelarsi anche migliore del terzo, inossidabile, Splinter Cell?

Nessun alleato tranne il buio

Splinter Cell: Double Agent non si discosta dalla tradizione della saga, e ancora una volta nostro alleato principale sarà l’oscurità, necessaria per avanzare senza essere individuati dai nostri nemici. Ecco quindi che si aggiungono i classici strumenti di infiltrazione di Sam, primi fra tutti gli occhiali da visione notturna, simbolo stesso della saga. Tramite questi potremo vedere chiaramente nelle zone in ombra, oppure rilevare le tracce termiche dei nostri nemici o ancora individuare le fonti di energia elettromagnetica. A cambiare le carte in tavola ci saranno però dei livelli in piena luce, in cui Sam dovrà trovare altri modi per sgattaiolare via dalle grinfie dei nemici, e rappresentano una novità molto interessante e ben sfruttata.

Saremo inoltre affiancati da un arsenale di tutto rispetto, che spazia dalla classica pistola e fucile d’assalto, passando a proiettili stordenti fino a cavi ottici. Al giocatore la decisione di come sfruttare tali possibilità, cercando però sempre di evitare lo scontro diretto: i nostri avversari saranno infatti quasi sempre in numero considerevolmente maggiore al nostro, il che ci costringerà ad usare il cervello e non la forza bruta, individuando ad esempio passaggi nascosti.

Sam ovviamente non è solo addestrato ad usare armi da fuoco, ma è anche un provetto combattente. Tramite la semplice pressione di un tasto dorsale potremo atterrare un soldato oppure eliminarlo definitivamente con l’uso del nostro coltello. La scelta  di usare attacchi violenti o non-letali rappresenta una delle novità del titolo, dal momento che Emile Dufraisne (capo del JBA) ci fornirà un arsenale diverso in base alla condotta da noi seguita nella missione precedente.

L’elemento cardine di Double Agent è infatti questo: quanto si dovrà spingere Sam per assicurarsi la fiducia dei terroristi?

Al di là del bene e del male

Nel corso delle varie missioni, Sam avrà a che fare con scelte sempre più difficili: eliminare dei civili aumenterà la barra di fiducia della JBA ma abbasserà quella della NSA, e l’azzeramento di una delle due porterà al gameover.

E’ un peccato constatare come però questo sistema sia nettamente diverso da quello presente su console old gen. In queste ultime infatti era presente una singola barra, ai cui estremi si trovavano l’NSA e il JBA, mentre su console di settima generazione abbiamo due barre separate, e non ci vuole molto tempo prima che si comprenda quanto questa scelta degli sviluppatori sia meno convincente.

Nonostante ciò, questa novità in seno alla saga porta una ventata d’aria fresca, e giova sia alla trama che alla rigiocabilità, dal momento che sarà interessante ricominciare più volte l’avventura per cambiare le nostre azioni.

Un ruolo particolare è inoltre rivestito dalla base della JBA, divisa in zone comuni, dove potremo camminare senza pericolo, e altre ad accesso ristretto, in cui troveremo informazioni da inviare alla NSA, facendo attenzione a non essere individuati dai terroristi.

Nel complesso, la “svolta doppiogiochista” del buon Fisher risulta essere una variante di grande spessore, interessante e profonda.

La spia che si rifaceva il look

SC: DA propone un comparto grafico di grande spessore: texture, ombre e effetti particellari sono stati realizzati con molta cura e regalano scorci di grande impatto. Ciò si unisce al nuovo HUD, quasi completamente vuoto, al contrario di quanto avveniva nei precedenti episodi. Anche l’immancabile indicatore di furtività è stato eliminato, sostituito da un piccolo indicatore posto sulle spalle di Sam. Tutto ciò giova alla capacità del titolo di immedesimare il giocatore, pur senza allontanarsi dai canoni della serie, che di fatto sono rimasti immutati quasi nella loro totalità, forse anche troppo.
E per “troppo”  ci riferiamo all’IA dei nemici, da sempre uno degli elementi più delicati di uno stealth game. Certo le migliorie si notano ma si sente la necessità di un lavoro più certosino a riguardo. Soldati che si “inceppano” o che si bloccano senza alcun motivo in mezzo ad un corridoio sono solo alcuni problemi in cui incappa ogni tanto l’intelligenza artificiale. Fortunatamente questi casi si manifestano solo in alcune occasioni.

Il comparto sonoro è invece come sempre di grande livello, con una piacevole colonna sonora ed un doppiaggio in italiano buono, che soffre però della mancanza della storica voce di Luca Ward per Sam Fisher, sostituito da Dario Oppido, che riesce comunque a regalare una ottima performance.

Da segnalare però come la versione PS3 sia nettamente penalizzata sotto il punto di vista tecnico: frame rate scandaloso e svariati bug riescono ad intaccare persino il gameplay, rendendo l’azione di gioco talvolta troppo confusionaria. Ai possessori di entrambe le console è consigliato dirigere il proprio acquisto in direzione Microsoft.

La spia che mi amava

Torna ancora una volta la modalità online, più curata rispetto al passato, e che ci metterà nei panni dei mercenari Upsilon o delle spie.

Il numero di giocatori è ancora esiguo (massimo 6), ma l’azione di gioco riesce ad essere avvincente ed appassionante, ma avrebbe meritato maggior attenzione, rimanendo ancora una volta un breve diletto con cui passare il tempo completata la modalità single player.

Ciò non toglie che alcune partite possano essere particolarmente frenetiche, lasciando in fondo un buon ricordo di questa modalità online di Double Agent.

Licenza di stealth

Ubisoft riesce a far centro con questo capitolo delle avventure di Sam Fisher. Il solido gameplay, il comparto tecnico di livello e la componente doppiogiochista del titolo riescono a soppesare i difetti sopra citati, regalando una esperienza stealth di grandissimo spessore, anche se non al pari del precedente Chaos Theory. Double Agent è un acquisto obbligato per i fan della saga, ma è consigliato a tutti gli amanti del genere, a patto di evitare il più possibile la versione PS3, davvero realizzata con poca cura.

PRO

  • Gameplay molto buono ed avvincente
  • Il sistema di fiducia dà una ventata d’aria fresca alla serie, nonché una maggior rigiocabilità
  • Tecnicamente ottimo
CONTRO
  • Sistema di fiducia non sempre convincente
  • Porting su PS3 ridicolo
  • IA talvolta deficitaria
  • La mancanza di Luca Ward potrebbe non esser accettata dai fan di vecchia data
  • Multiplayer migliorato ma necessita ancora migliorie
GRAFICA: 8.5
SONORO: 8.8
DIVERTIMENTO: 8.7
LONGEVITA’: 8.2
TOTALE: 8.5

Lascia una Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Password Persa

Sign Up