[In Retro We Trust] Wild Arms

Con l’annuncio della line-up della Playstation Classic, la mini console di Sony, quale migliore momento per parlare nuovamente di Wild Arms?
Il gioco di svolge su Filgalia, un mondo un tempo ricco e fertile, capace di soddisfare le richieste dei suoi abitanti con tutto ciò che la natura poteva offrire. Ma l’arrivo dei  Metal Demons, temibili creature di latta e di metallo, creò il caos più totale tra gli abitanti del pianeta. Le razze dominanti del pianeta, gli Human, gli Elw e  i Guardians decisero di unire le loro forze e sconfissero la minaccia dei demoni. Sono passati 1000 anni sa quei tempi e  una nuova invasione minaccia Filgalia. Indovinate un po’ a chi tocca salvare di nuovo il pianeta? Esatto proprio a noi! Questa la storia (molto in breve)  di Wild Arms, un gioco JGDR vecchio stile, che all’epoca, si parla del 1999, che Sony decise di tradurre completamente in italiano per la PSX.
Wild Arms iniziava con una bella presentazione in stile anime, che  ci introduce brevemente i tre personaggi principali del gioco: Cecilia, una giovane principessa proveniente da Filgalia, addestrata sin dall’infanzia all’uso della magia; Rudy, un cacciatore di sogni in grado di utilizzare le armi dell’antica civiltà; Jack, un cacciatore di tesori, che viaggia in compagnia di Hanpan , un simpatico topo ragno.
Inizialmente affrotermo il gioco utilizzando i tre personaggi da soli, fintanto che il gruppo non si incontra per proseguire poi assieme.

Anche se la grafica non era al passo con i tempi, ricordando più un gioco a 16 bit che non a 32, bisogna però riconoscere la cura dei dettagli che i programmatori inserirono in Wild Arms.
Durante le varie esplorazioni del gioco, i personaggi e gli ambienti sulla mappa sono ripresi in grafica bidimensionale mentre gli scontri invece i personaggi ed i nemici sono ripresi in grafica tridimensionale. FU il primo GDR quindi che visualizzava scene di combattimento in completo ambiente 3D poligonale.
La telecamera dinamica permetteva di visualizzare l’attacco da molteplici angolature.
Quando il vostro party arriva in una delle città, troverà molteplici negozi dove rifornirsi di armamenti, di  items oltre che bar, locande e Gilde Magiche. Qua sarà possibile creare magie bianche (curative e protettive) o nere (destinate invece all’attacco dei nemici), Le arti magiche, impresse su pergamente, potranno essere utilizzate solamente da Cecilia, mentre Jack può utilizzare alcune abilità apprese durante il gioco, e Rudy utilizza solamente le ARMI degli antichi.

Un elemento intrigante in Wild Arms è l’atmosfera western che è intrisa in tutto il mondo di Filgalia, che lo fa esulare dai soliti canoni fantasy per regalarci un titolo divertente e per l’epoca innnovativo sotto questo aspetto. Molto bella la colonna sonora, anch’essa inspirata dal Far West, che ci accompagna piacevolmente per tutto il gioco.
Il confronto naturale all’epoca venne fatto con Final Fantasy VII, che pur essendo successivo, in Europa era comunque uscito prima, a gennaio 1997, mentre Wild Arms venne pubblicato nel 1998, nonostante fosse già uscito in Giappone due anni prima. Anche se non era all’altezza degli standard fissati da Square, rimase comunque un gioco ben accolto dalla critica, ma anche dai giocatori.
Lo presi più per curiosità che per reale interesse, anche perché ero rimasto affascinato dal FFVII e pensavo che difficilmente avrei trovato un prodotto all’altezza, ma alla fine mi conquistò tanto da finirlo in meno di un settimana. 

L’ambientazione western/fantasy, un ottimo sistema di combattimento mettevano in secondo piano una grafica non eccelsa e la ripetitività degli enigmi. Un prodotto valido che non mi stupisce che sia stato anche inserito nella lista di giochi presente in Playstation Classic.

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