Mega Man 11 – Recensione

Rinfrescati dal lancio nei mesi scorsi di ben quattro collection dedicate al blue bomber di Capcom, oggi il grande pubblico può salutare l’arrivo di un nuovo capitolo numerato di Mega Man malgrado l’uscita dalla scene del suo creatore, Keiji Inafune, già stimato autore di saghe come Dead Rising, che da tempo ormai ha salutato le grandi etichette per darsi all’industria dei videogiochi indipendenti.
Mega Man 11 non insiste sul percorso intrapreso dal nono e dal decimo capitolo, pubblicati qualche anno fa sull’onda del rinascimento della pixel art retrò delle prime iterazioni, preferendo approcciarsi ad una nuova generazione di videogiocatori con una veste estetica poligonale dal fascino anime. Sembra che Capcom abbiamo deciso di mettere finalmente fine allo sfruttamento becero dell’infanzia dei giocatori, impegnandosi questa volta per portare sulla tavola dei suoi affezionati un prodotto moderno, ma anche rispettoso del suo glorioso e storico passato.

Salta e spara!

Ed è così che pur rispettando il canone dei classici 8 schemi con temibili boss da sconfiggere e conseguente scalata di livelli ambientati nell’ennesimo covo misterioso del dott. Wily, Mega Man 11 permette comunque un approccio totalmente inedito all’azione introducendo la possibilità di rallentare l’azione su schermo temporaneamente oppure potenziare i propri colpi. Questa meccanica, unita ad un level design competente (ma mai brillante) riesce a rinfrescare un’anima ludica hardcore con radici ancora ben salde a consuetudini videoludiche risalenti alla prima metà degli anni ’90.  D’altronde non sarebbe un vero capitolo di Mega Man se il livello di sfida non fosse quantomeno impegnativo, ma la ripidità della curva di apprendimento è comunque calibrabile a seconda delle necessità del giocatore attraverso l’acquisto di consumabili ed equipaggiamenti fra un livello e l’altro, senza che il gioco mortifichi il giocatore in alcun modo (completisti a parte, s’intende). 

Ora, di fronte ad una formula di gioco così ben esplorata è difficile poter muovere delle accuse relative ad un’improbabile mancanza di originalità del tutto, poiché Mega Man rimane tutto sommato un genere a sé di “jump ‘n shooting” che poco ha a che vedere col platforming di Super Mario; questo undicesimo capitolo è stato pubblicato a grande distanza dal decimo, ma praticamente a ridosso della pubblicazione di collection dedicate sia alla saga Mega Man che a quella di Mega Man X. Non è ben chiaro se l’intenzione di Capcom fosse quella di dedicare alla sua mascotte un revival o un vero e proprio sequel, ma fatto sta che l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un capitolo più che degno di portare il nome di questa serie, ma totalmente incapace di stupire sotto qualsiasi fronte.

Il già citato level design dei livelli è tutto sommato competente, seppur l’esplorazione dei mondi irti da pericoli risulti a volte fin troppo lunga e ben più mortifera dei boss di fine scenario, decisamente sottotono rispetto a quanto visto in passato. Allo stesso modo non stupisce lo stile grafico adottato, che è una diretta evoluzione di quanto visto nell’ottavo capitolo pubblicato su console 32bit, malgrado alla pixel art si stata preferita una veste cosmetica tridimensionale baciata da un cel shading di ottima fattura. Il meccanismo del double gear, il dispositivo che permette di piegare lo scorrere del tempo e di potenziare il blue bomber, è sicuramente un’idea interessante – e combinabile anche all’utilizzo dei power up ottenibili completando ogni livello -, ma risulta forse un po’ fuori luogo in un contesto come quello della serie Capcom. L’idea dietro a questa saga è sempre stata quella di partire da una condizione di netto svantaggio rispetto ai rivali, ottenendo con lacrime e fatica dei risultati capaci di migliorare la propria resa sul campo. Questa introduzione risulta quindi sicuramente ottima per i neofiti e per introdurre le meccaniche di Mega Man a chi volesse finalmente approcciare un’icona del videogioco come quella della compagnia nipponica, ma al contempo stride con la filosofia che da sempre accompagna ogni sua incarnazione. E ancora non si è compreso che fine abbiano fatto Proto Man e Bass, personaggi controllabili nel decimo episodio e qui totalmente scomparsi e nemmeno nominati.

Ad adornare un’esperienza di gioco sicuramente solida malgrado l’assenza di particolari guizzi creativi troviamo una modalità extra che propone diverse sfide con tanto di leaderboard online con le quali sfidare amici e il mondo intero al punteggio migliore. Questa deriva arcade del titolo è un modo tutto sommato interessante per aumentarne la longevità proponendo variazioni sul tema che prevedono non solo il tornare negli schemi affrontati con obiettivi inediti, ma introduce anche degli schemi inediti (una volta completata la storia principale) che metteranno sicuramente alla prova l’abilità – e soprattutto la pazienza – degli appassionati della saga e dei completisti pronti a tutti pur di portare a casa l’achievement più raro. 

Mega Man 11 è il grande ritorno della storica mascotte Capcom dopo anni di silenzio. Un capitolo che più che di rinascita è avvertibile come opera di transizione, capace di accogliere un nuovo pubblico grazie ad una curva di difficoltà plasmabile secondo le proprie necessità e una vasta offerta di sfide post-game per stuzzicare l’appetito degli appassionati e dei giocatori masochisti. Speriamo che gli acuminati angoli di questo (grezzo) nuovo corso della saga possano essere perfezionati in futuri sequel.
7.8
voto

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