[In Retro We Trust] SoulCalibur

Con l’uscita del sesto capitolo di SoulCalibur, settimo se consideriamo Soul Blade, mi è sembrato opportuno spendere qualche parola sul titolo che ha dato inizio a questa saga di picchiaduro e che rimane uno dei miei prediletti del genere.

Era il 1998 quando in Giappone venne lanciato il Dreamcast, e tra i titoli di lancio appaeve ai miei occhi il primo SoulCalibur, seguito di quel Soul Blade apparso nel 1999 su PlayStation, Soul Calibur mi affascinò tanto da farmi comprare la console d’importazione ed effettivamente si rivelò una delle prime, imprescindibili killer application della console, un capolavoro del genere picchiaduro 3D, un degno concorrente del già popolare Tekken.

SoulCalibur è ambientato nel XVI Secolo e narra la storia di diversi guerrieri che sono tutti alla disperata ricerca di una formidabile e temibile spada nota come Soul Edge. Essa è impregnata di malvagità, talmente potente da corrompere e sottomettere coloro che la impugnano, conferendo al contempo un immenso potere. Come lo Ying e lo Yang esiste un’altra spada leggendaria, la SoulCalibur, che invece è piena di energia positiva in grado di controbilanciare la nefasta Soul Edge. Quando le due spade si incrociano, prende vita ad un duello epocale, talmente potente da cambiare le sorti del mondo.

Con il suddetto Soul Blade, vero capostipite della saga, Namco aveva già aperto la strada per definire un nuovo paradigma nell’ambito dei picchiaduro. Con SoulCalibur però riesce a far evolvere il concetto di base migliorando ogni singolo aspetto, creando uno dei più curati, fluidi ed appassionanti picchiaduro 3D mai concepiti.
Con l’implementazione delle armi il sistema di combattimento ci regala duelli spettacolari fatti di duelli a fil di spada e contatti fisici. Gli  attacchi possono variare da orizzontali, verticali, si possono eseguire fantastiche proiezioni e creare spettacolari combo fino ad arrivare a devastanti attacchi speciali. Il grande parco mosse, alcune piuttosto semplici da eseguire, altre invece più complesse, permette la concatenazione per dare vita a dolorose ed incredibili serie di colpi.
Una grande differenza rispetto a Tekken, sono i passi laterali che in SoulCalibur permetteno di muovere il nostro personaggio lungo un asse a 360°, per  poter aggirare con scioltezza l’avversario oppure allontanarsi dal suo raggio d’azione.
Le parate, oltre che e a difenderci dall’offensiva nemica possono diventare un utile contrattacco se eseguite con la giusta tempistica. Questo spezzerà l’azione del nostro avversario consentendoci di avere un brevissimo lasso di tempo dove mettere a segno la nostra mossa che infligge danni lievemente maggiori, come già visto ad esempio in Virtua Fighter.

Tutto questo si mescola alla perfezione con l’impianto dei picchiaduro tradizionali nei quali per vincere si dovranno vincere un determinato numero di round. La durata e uil numero dei round sono modificabili nelle opzioni, osì da avere la più ampia scelta possibile di modalità di gioco.
Soul Calibur ha anche l’indubbio pregio di essere immediatamente accessibile alle varie tipologie di giocatori: i controlli sono immediati, tali da mettere a loro agio anche chi non è pratico del genere.

Si possono settare livelli di difficoltà più bassi per affrontare la sfida ed impratichirsi dei comandi, fino a migliorare per arrivare a sperimentare i livelli superiori di sfida, dove si vive a pieno il potenziale di Soul Calibur.
Attenzione però, questo non significa che sia un titolo elementare e semplificato perché il gioco Namco si rivela al contrario complesso e profondo, Affrontandolo ai maggiori livelli di difficoltà ci si rende conto di quanta parica e studio di ogni singola mossa siano necessari per potersi destreggiare. Non è uno di quei giochi dove premere tasti a casaccio premia e questo non è altro che un pregio

I contenuti sono un altro fiore all’occhiello di SoulCalibur.
Già la rosa dei lottatori vede schierati una decina di personaggi subito disponibili, ai quali si aggiungeranno gli altri nove da sbloccare completando più volte l’Arcade Mode.
Da Soul Edge  ritornano in campo 9 personaggi, tra i quali cito per brevità solo Siegfried, Mitsurugi, Taki, Voldo ed il pirata Cervantes. Ad essi  vengono affiancati  combattenti nuovi di pacca, tra le quali spicca il fluesuoso Kilik con il suo bastone, oppure Maxi, con i letali Nunchaku,  complesso da padroneggiare ma devastante, che pa il paio con Ivy, guerriera procace quanto letale dotata di una spada che può diventare una frusta.

In SoulCalibur vediamo anche l’esordio di un altro personaggio iconico, ovvero Nightmare,  possessore della Soul Edge, lento ma dagli attacchi potenti.
Due dei peronaggi sbloccabili sono  Edge Master ed Inferno, entrambi in grado di  gli stili di lotta degli altri, come il Mokujin visto nella saga di Tekken.
Visto che parliamo di Tekken, non posso non nominare il mitico Yoshimitsu, il quale stile di lotta, amato nell’altro picchiaduro della Namco, viene riadattato per essere più in linea con lo stile di SoulCalibur, dove la katana fa da protagonista.

Le arene di combattimento sono create tenendo di conto della possibilità del “ring out”, che permette di scagliare l’avversario fuori dall’area di combattimento. Molte volte questa particolarità mi ha permesso di ribaltare completamente le sorti di uno scontro che sembrava irrimediabilmente perso. Molti all’epoca considerarono questa eventualità una pecca nell’impianto generale di un gioco che rasenta la perfezione, in quanto l’elemento casualità non fu ben accolto.

Le modalità di gioco non sono poi tanto dissimili dagli altri picchiaduro presentando oltre l’Arcade anche  Time Attack, Survival, Team Battle fino e Practice Mode.
Inoltre c’è il Mission Mode,che spicca tra le modalità selezionabili. Attraverso esso avremo modo di sbloccare non solo una grandissima quantità di Extra come costumi bonus, nuove arene ed artwork vari, ma anche nuove Missioni che consistono in sfide con regole speciali di difficoltà sempre crescente, da affrontare con il personaggio che riteniamo adatto per il titolo di sfida e le nostre abilità.

Attraverso il  Gallery Mode potremo visualizzare quanto sbloccato con ore ed ore di gioco, tra profili e finali dei personaggi, simulazioni di arti marziali ed i vari artwork ed immagini ottenute nel Mission Mode.

I 128 bit del Dreamcast permisero di dare al gioco un impianto tecnico di tutto rispetto
Fluido, perfettamente animato e con un frame-rate costantemente ancorato ai 60fps. Vederlo girare con il VGA Box su un buon monitor era un’esperienza affascinane, ma anche sulle normali televisioni faceva la sua porca figura.
I personaggi avevano una caratterizzazione estetica impressionante, cosi come ogni singole arena era piena di dettagli e animazioni da far rimanere chiunque a bocca aperta davanti a una tale realizzazione artistica.
L’epicità di ogni scontro veniva garantita anche da un comparto audio pompato al massimo, con musiche evocative ed effetti unici.

Posso affermare che SoulCalibur è uno dei più grandi picchiaduro 3D mai creati. Prendendo un prodotto valido come Soul Blade, Namco l’ha elevato all’ennesima potenza, grazie anche alla capacità di calcolo del Dreamcast, regalando ai giocatori un gioco dal gameplay estremamente fluido, corroborato da un fenomenale contorno estetico, fatto di una cura nei dettagli al limite del maniacale e con un accompagnamento sonoro superlativo.
Il roster dei 19 personaggi giocabili dotati di un incredibile  parco mosse lo rende a tutt’oggi uno dei picchiaduro più interessanti sui quali abbia messo le mani e anche i suoi successori hanno degnamente reso onore al capostipite.
Non ci aspetta altro che mettere le mani sul sesto capitolo di SoulCalibur per sapere se Namco sarà riuscita nuovamente a creare un nuovo capolavoro.


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