Death’s Gambit – Recensione

Se quando sentite parlare di “Metroidvania” e “Souls-like” sentite una irresistibile attrazione, allora potete continuare a leggere la recensione di Death’s Gambit. Se invece questi sottogeneri vi hanno un po’ annoiato, vi consiglio comunque di leggere quello che sto per scrivere, non sia mai che vi venga nuovamente l’ispirazione per giocare a questo gioco.

Death’s Gambit si può tranquillamente descrivere come un gioco RPG d’azione in 2D con elementi platform, con una buona direzione artistica e alcuni spunti interessanti. In esso saremo messi nei panni, anzi nell’armatura di Sorun, un guerriero deceduto resuscitato dalla Morte in persona. Per ottenere l’agognata immortalità, avremo l’arduo compito di sterminare tutti gli immortali presenti nel mondo fantastico nel quale si svolge la nostra avventura. Invero la storia sembra abbastanza semplicistica messa in questo modo. Un’idea interessante, già vista ad esempio in Everspace, è che scopriremo il nostro ignoto passato tramite flashback che si verificano dopo morti o durante il gioco, parlando con altri personaggi. È sicuramente piacevole scoprire quanto più possibile sul mondo, mentre i retroscena del passato di Sorun non sono altrettanto intriganti. Sarebbe stato interessante avere un’idea di quelle che sono le vicissitudini e i segreti di dove sono ambientate le nostre peripezie, più che venire a conoscenza di aspetti della vita del protagonista, che sinceramente hanno ben poco di originale e convincente.

Il gampelay è strutturato come ogni gioco di ruolo classico, dove saremo lasciati liberi di impersonare una delle varie classi di partenza con relativa dotazione di armi, abilità e stili di gioco disponibili. Attraverso veri livelli interconnessi andremo alla ricerca dei vari boss che dovremo uccidere per diventare a nostra volta immortali. Il mondo di gioco è costruito in un modo da calarci in ambienti unici popolati di nemici e dai boss, come spesso accade. Per cui è il gameplay a determinare come saremo disposti ad affrontare la nostra avventura.

Armi e attrezzature disponibili sono legate alle statistiche e all’abilità del giocatore, mentre le azioni sono determinate dalla resistenza e dall’energia del personaggio che abbiamo scelto in partenza. Naturalmente i parametri di resistenza e di forza sono quelli di cui maggiormente dovremo tener conto, in quanto nei combattimenti dopo una serie di colpi ci stancheremo, per cui infliggere più danno possibile è necessario per poter avanzare più rapidamente, cercando di non subire troppi danni, pena la morte.
Il sistema di recupero degli HP persi durante i combattimenti è legato a delle piume che ci vengono date in dotazione. Esse possono essere usate come pozioni curative e ripristinate in determinati punti denominati Death Idols, ma le possiamo anche spendere per acquisire abilità superiori per innalzare il nostro livello di danno inferto. Questa modalità è molto interessante, in quanto fornisce al titolo una componente tattica, che lo fa discostare dalla platea di giochi simili.

C’è anche la possibilità di attivare la modalità permadeath, che ci rende mortali. Questo comporta il fatto che mentre nella modalità normale ad ogni nostra morte arriverà la nera Signora armata di falce a resuscitarci e portarci all’ultimo checkpoint attivato, con il permadeath il nostro gioco terminerà, aggiungendo una ulteriore sfida. Il livello di difficoltà non è così penalizzante come altri titoli del genere, alla fine si può avanzare abbastanza semplicemente passando da un boss all’altro senza grossi problemi. Ci sono certo dei nemici minori belli tosti, ma una volta capito come affrontarli, usando magari armi a distanza invece che spade, non è poi una sfida impossibile. Ho trovato invece alcune aree del gioco un po’ troppo semplici nella loro costruzione, tanto che ho pensato che celassero dei reconditi passaggi verso altre aree bonus, ma così non è stato.

Nel complesso, il combattimento nel gioco è abbastanza divertente, anche se devo fare un appunto al sistema di controllo. Ho provato la versione PC sia con un controller Xbox che PS4 ed in entrambi i casi i comandi mi hanno lasciato un po’ perplesso. I salti non sono mai abbastanza precisi e dover tenere premuto un tasto per salire o scendere le scale mi sembra una scelta alquanto particolare.

L’estetica generale del gioco, penalizzata solo da alcuni inspiegabili cali di frame-rate, è fantastica. Nonostante la risoluzione sia legata a una manciata di pixel, i dettagli del personaggio, dei nemici, dei boss e degli ambienti, sono curati in ogni particolare. Ottime le animazioni, sia per quel che riguarda il nostro Sorun che tutto il resto. La colonna sonora e gli effetti sono senza infamia e senza lode. Mi sarei aspettato dei pezzi di accompagnamento più epici e quello che a volte sorprende sono dei momenti di inspiegabile silenzio, tanto che ho dovuto controllare il volume delle casse per capire se si fosse abbassato a mia insaputa.

Death's Gambit è un solido gioco di ruolo con una solida componente Souls-like. Nel complesso appare fantastico e funziona bene la maggior parte del tempo, con un livello di sfida che non crea troppa frustrazione nei giocatori, e che alla fine risulta un po' troppo breve nella sua durata. Grazie a diversi modi con i quali affrontarlo, Death's Gambit garantisce comunque la possibilità di poterlo ritornare a giocare anche una volta terminato. Posso quindi tranquillamente affermare che rende giustizia alle sue fonti di ispirazione, anche se un maggior lavoro di rifinitura non avrebbe guastato.
7.5
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com