Assassin’s Creed Odyssey – Recensione

Partire con la recensione di Assassin’s Creed Odyssey non è mai semplice. La produzione di Ubisoft è particolare in quanto ci ha accompagnati per lunghi anni, dai primi anni della scorsa generazione alla fine di questa, e probabilmente continuerà ancora per la prossima. Oggi spendiamo qualche parola su Assassin’s Creed Odyssey, l’undicesimo capitolo della saga che è disponibile su Xbox One, PS4, PC e Nintendo Switch in un particolare formato cloud, che porta non poche novità alla struttura di Assassin’s Creed, innanzitutto partendo proprio dall’introduzione di una narrazione rpg-oriented. Saranno riusciti i ragazzi di Ubisoft a continuare quanto di buono fatto con Assassin’s Creed Origins lo scorso anno? Vediamolo insieme

Forgia il tuo Destino

La storia del gioco è ambientata nel 431 a.C, esattamente quattrocento anni prima di Assassin’s Creed Origins, anche se in un primo momento impersoneremo Leonida, il capo dell’esercito Spartano durante il 480 a.C per introdurci al gioco. Dopodiché ci verrà data la possibilità di scegliere tra due personaggi di sesso diverso: maschio e femmina, corrispettivamente Alexios e Kassandra, due nipoti di Leonida che, in base alla nostra scelta, saranno protagonisti di un drammatico evento. Il discendente in questione, infatti, sarà in possesso della punta della lancia di Leonida, che si presupponeva avesse un potere sovraumano da donare a chiunque la possedesse, ma che in giovane età si allontanò dalla sua casa, dalla sua città. Fu poi adottato da un trafficante, e successivamente, negli anni a venire, diventò un mercenario. Con questa introduzione noi abbiamo le prime fasi narrative di Assassin’s Creed Odyssey, ma la storia del gioco si muove si binari decisamente più grandi. Innanzitutto è da confermare che la scelta del personaggio non porta nessun tipo di cambiamento alla storia del gioco: Alexios e Kassandra sono due fratelli e come tali non hanno grosse differenze se non quelle relative al sesso, ma la narrazione sarà identica per entrambi i personaggi. Nelle prime fasi di gioco ci troviamo a Cefalonia, dove siamo cresciuti, e siamo lì per risolvere alcuni problemi che riguardano Marco, il nostro genitore adottivo. Dopo qualche missione qui e là e dopo aver padroneggiato al meglio i comandi di gioco, iniziamo a vivere missioni che ci riportano ad affrontare il passato che ci tormenta sempre di più, scopriamo delle cose sulla nostra famiglia a cui non possiamo sottrarci e che faranno da perno per tutta una serie di situazioni che avverranno per tutta la campagna. 

Rispetto ad Origins, si è fatto qualche passo indietro sulla mera narrazione di gioco. La trama essendo passata ad un’impronta più RPG, lascia a noi la possibilità di alcune scelte, tra cui quella di orientarci con Atene e la lega delio-attica oppure la lega peloponnesiaca guidata da Sparta. Purtroppo la storia non è priva di cliché e banalità su tanti fronti, e soprattutto dopo Origins ci si aspettava un ulteriore passo avanti in questo frangente. Attenzione, questo non significa che si progredirà forzatamente, anzi, nonostante nel complesso non rappresenti una delle migliori della saga, quanto meno spinge il giocatore a voler continuare. Il doppiaggio è di buona fattura: alcuni personaggi sono diretti molto bene, qualcuno meno, ma il vero problema lo si trova nelle situazioni che prevedono dei grossi cambiamenti al tono, che sia un momento disperato, di pianto o l’opposto, si nota come di verosimile abbia molto poco. Ed è per questo che consigliamo ai più appassionati, o come molti direbbero ai “più fissati” di giocare il titolo con il doppiaggio originale, sicuramente superiore su certi aspetti. La regia è nella norma, anche se si cerca di enfatizzare principalmente certe scene di azione, che però non tutte sono riuscitissime. 

Ma il gameplay?

Già dalle primissime fasi di gioco, Odyssey non sembra tanto diverso da Origins. Mi spiego meglio: ricordate tutte le evoluzioni, gradite e non gradite, di Assassin’s Creed Origins? In Odyssey abbiamo soltanto un miglioramento di queste, senza realmente vedere tantissime differenze. Il Combat System per esempio è sicuramente migliorato rispetto al precedente, ma è diventato decisamente più action, relegando le sezioni stealth a scelta del giocatore. A causa della stessa struttura del gioco, così come delle abilità, la modalità furtiva viene presente sempre meno, risultando quasi inutile. Passando alle novità più grandi, abbiamo le battaglie navali esattamente come in Black Flag, solo che qui non abbiamo cannoni o altri macchinari e sistemi per attaccare i nemici, ma dovremmo reclutare diversi uomini che poi colpiranno con armi dalla distanza, come per esempio l’arco. Sarà possibile speronare e attaccare le navi che navigano nell’arcipelago greco, dandoci la possibilità di fare un arrembaggio oppure distruggerle definitivamente. Questo ovviamente è a discapito del giocatore, che potrà decidere per l’una o l’altra possibilità, dove una richiede maggior tempo e più ricompense, l’altra invece è più immediata ma meno generosa. La nave sarà ovviamente potenziabile in tutti i suoi aspetti, dall’estetica alla potenza.

Non manca la modalità esplorazione, ossia la possibilità di poter giocare all’avventura senza le indicazioni classiche del gioco. Saremo soltanto noi nella grossa mappa di gioco, e per svolgere le missioni dovremo da soli capire dove andare e soprattutto cosa fare. Ci saranno ovviamente degli indizi sui luoghi che dovremo esplorare, ma toccherà soltanto alla nostra abilità di ragionamento e soprattutto di occhio intravedere la soluzione. Questa modalità sarà interessante anche durante alcune fasi investigative, presenti anche in Origins: ogni dettaglio che noi dovremmo raccogliere oppure osservare non sarà indicato finché non ci avvicineremo così tanto da renderlo disponibile, rendendo il tutto più immersivo per il giocatore, anche se si perde un po’ l’effetto relativo alla pura realisticità delle cose. Per esempio, il cavallo, lo si cavalca in modo assolutamente irrealistico, con movimenti assurdi e impossibili da fare nella realtà, ma che funzionano nel gioco proprio per l’immediatezza, lo stesso nei movimenti del personaggio, gli attacchi per esempio sono spesso cinematograficamente spettacolari, oppure la raccolta degli oggetti avviene senza nessun tipo di animazione, esattamente come in Origins, ma qui maggiormente accentuata. Ovviamente si tratta di piccolezze di poco conto e soprattutto coraggiose: all’ennesimo baule da aprire o oggetto da raccogliere, o ancora all’ennesima collina da superare con il cavallo, la realisticità delle animazioni potrebbe quasi essere un ostacolo, mentre l’immediatezza rende il gioco più fruibile, anche se all’inizio fa storcere un po’ il naso.

La Grecia e il mondo di gioco.

Una cosa su cui Assassin’s Creed ogni volta non sbaglia mai è la cura per il mondo di gioco. Sia dal primo capitolo uscito su Xbox 360 e PS3, sia Odyssey, ogni volta è uno spettacolo per gli occhi. Sulla mera apparenza visiva, Odyssey fa un passo indietro rispetto ad Origins, ma ciò non significa che sia brutto da esplorare, anzi. Osservare le grosse ed incredibili statue disseminate lungo il mondo di gioco è splendido, e ammirare le spiagge e l’acqua è davvero una gioia per la vista, anche se mancano dei monumenti architettonici davvero sorprendenti come in Origins. La mappa è enorme è incredibilmente densa di cose da fare, ma che alla lunga possono tediare il giocatore: infatti se siete intenzionati a platinare il gioco finendolo al 100%, sappiate che oltre a richiedere tanto tempo, richiederà anche tanta pazienza. Ogni zona è determinata da un particolare livello per i nemici: la progressione infatti vuole che il giocatore si muova quanto più nella porzione di mappa in cui si trova per affrontare missioni primarie e secondarie, per poi spostarsi nelle altre ad un livello idoneo. Andarci prima significa morire brutalmente, in quanto i nemici resisteranno a tutti i tipi di attacco, anche furtivi e mortali, quindi si consiglia di raggiungere un livello accettabile e poi spostarsi nelle varie nuove zone per progredire, anche se ciò richiede un levelling da parte del giocatore quasi forzato e, a tratti, noioso. Per quanto concerne la grafica di gioco, Assassin’s Creed Odyssey è un titolo che splende e che offre un impatto visivo imponente e soddisfacente, in linea con le migliori produzioni odierne.

Tirando le somme sul gioco, considerando che è un blockbuster come i precedenti, non si può non premiare per tanto lavoro effettuato sulla tecnica, sulle poche ma interessanti novità introdotte e sull’aspetto RPG del gioco. La vera domanda è: parliamo ancora di Assassin’s Creed quando ormai del Credo degli Assassini non se ne parla quasi più? Lo stesso dicasi per il gameplay, decisamente più action e meno rispettoso di quelle meccaniche che abbiamo apprezzato nei primi capitoli del gioco come l’origliare, il seguire furtivamente, l’uccidere in modo del tutto silenzioso. Lo stealth in questo capitolo sembra inserito giusto per, pochi veramente usufruiranno di questa meccanica, soprattutto con l’introduzione di quelle maggiormente RPG. Ancora, la trama di gioco non è più interessata a focalizzarsi sulla lotta tra assassini e templari o sugli ormai lontani frutti dell’Eden, ma cerca di relegare queste cose in piccole sezioni quasi inutili, giusto per giustificare il nome Assassin’s Creed. A conti fatti siamo di fronte ad un buon gioco, ma che ormai ha perso la sua vera natura.
7.8
voto

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