Firewall: Zero Hour – Recensione

Firewall: Zero Hour è il primo sparatutto multigiocatore tattico che viene pubblicato per PSVR. Le dinamiche di gioco si avvicinano molto a quanto visto in Rainbow Six Siege, ma riuscirà questo titolo ad essere fruibile in realtà virtuale? Scopriamolo assieme.

Partiamo subito dal controllo del gioco, che può essere effettuato sia tramite il Dualshock oppure con il PS4 Aim. Entrambe le modalità sono ben strutturate, però la mia predilezione va sicuramente all’Aim. Infatti con esso si ha la sensazione di essere proiettati direttamente nell’azione, mentre con il controller rimane la sensazione di simulazione.

La versatilità della realtà virtuale riesce a rendere Firewall: Zero Hour estremamente appagante. Il livello di interattività si percepisce nettamente: se voglio sbirciare dietro un muro, lo posso fare realmente spostandomi, senza dover utilizzare un tasto apposito. Questo approccio modifica completamente le tipiche tattiche degli sparatutto in prima persona.

Dopo il necessario tutorial, possiamo scegliere se cimentarci in partite locali, con avversari artificiali, oppure gettarci nella mischia del multiplayer.

Consiglio di fare un po’ di partite locali per prendere confidenza con i comandi e calibrare bene i nostri movimenti all’interno degli ambienti virtuali. La realizzazione tecnica è stupefacente. I livelli sono ambienti di dimensione media, non mappe sconfinate come quelle di Battlefield, ma realizzati con cura, piene di dettagli ed esplorabili in ogni loro anfratto. Inizialmente il senso di disorientamento si sente più forte, soprattutto quando dobbiamo spostarci velocemente e invertire la visuale per occuparci di avversari che ci attaccano alle spalle. Però dopo qualche partita ho iniziato a fare l’abitudine al movimento, per cui anche la temuta “motion sickness” tende a dileguarsi, lasciando il posto solo al divertimento più puro.

Quando mi sono sentito abbstanza tranquillo ho deciso di accedere alla sezione Contratti, che non è altro che la modalità PvP online. Due squadre di quattro persone ciascuna saranno suddivise tra attaccanti e difensori. La squadra che attacca deve tentare di accedere a dei punti di accesso e ad un firewall che riveleranno la posizione di un laptop. Esso deve essere hackerato per vincere la partita, mentre l’altra squadra, ovviamente, deve difendere l’obiettivo. Quello  che ho trovato incredibile è la community che gioca a questo titolo. In molte partite che ho giocato ho trovato giocatori, scelti casualmente, che comunque comunicavano con me e con gli altri, senza offendersi pesantemente, ma in un’ottica realmente collaborativa. In un periodo  pieno di tossicità nei giochi online, è consolante trovare una comunità così tranquilla. Se il gameplay in Firewall: Zero Hour è spettacolare, giocare a una partita PvP può essere incredibilmente frustrante.

I giocatori sono messi in lobby da otto, dove, come accade di solito, si può scegliere con quale personaggio giocare, ognuno con abilità diverse, creare il nostro loadout e….aspettare. Infatti una volta che la lobby è piena, partirà un conto alla rovescia di un minuto. Vi assicuro che questo sembrerà un’eternità se avete già scelto la vostra configurazione.

Una volta iniziata la partita, se l’host esce, tutti vengono buttati fuori dal gioco, poichè manca completamente la possibilità di migrazione dell’host.

Ogni partita ha una durata massima di cinque minuti, anche se la maggior parte finiscono tutte molto prima. Non esistendo round, quando la partita finisce, tutti sono riportati nella hall e si dovrà aspettare un altro minuto per giocare di nuovo, sempre a condizione che la lobby rimanga piena o che l’host non lasci la partita.

Nonostante il gioco sia una esperienza coinvolgente, stare ad aspettare interi minuti per potere continuare a giocare risulta essere realmente deprimente, e non permette di dare continuità all’azione.

La cosa positiva è che gli sviluppatori di First Contact Entertainment stanno ascoltando tutti i feedback della community, con la speranza che in un prossimo futuro venga rilasciata una patch per poter limare questi difetti.

Sarebbe interessante anche che le possibilità di personalizzazione del loadout fossero maggiori. Le armi non hanno moltissimi accessori, che possono essere sbloccati avanzando nel gioco e quelli che ci sono non aggiungono molto all’azione. Sarebbe stato più interessante introdurre più elementi per qumentare la varietà. Così come le ottiche dei fucili sono troppo basilari, limitandosi al red dot e all’olografico, senza avere la possibilità di ingrandimenti, che sarebbero stati un’ottima variante per i combattimenti a distanza.

Il gameplay è così coinvolgente e al contempo intuitivo, tutto quello che effettivamente ci si poteva immaginare da uno sparattutto in prima persona VR. L’interazione con l’ambiente, lo spostamento, sparare, mirare, tutto scorre liscio senza troppi intoppi, a parte i già noti limiti di tracciamento dell’headset Sony.

Firewall: Zero Hour è sicuramente il miglior FPS apparso fino ad ora su PSVR, sia come giocabilità che come resa grafica. Ha indubbiamente  la capacità di mettere il giocatore nei panni del suo alter ego digitale creando un'esperienza coinvolgente. Se molti appassionati di FPS tattici proveranno Firewall: Zero Hour correranno subito a prendere un PSVR per poterci giocare. Peccato che una realizzazione così accurata cada malamente sul sistema di gesione dei match, che può risultare davvero frustrante. Se arriverà, spero presto, una patch che riuscirà a correggere questo problema, allora sarà veramente un titolo perfetto e consigliato al 100%.
8.5
voto

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