Shadow of The Tomb Raider – Recensione

Ci siamo: come tutte le cose belle, anche la (nuova) trilogia di Tomb Raider doveva giungere a una fine. Tutto è iniziato, o meglio ricominciato, nel 2013 quando Square-Enix decise di rilanciare la serie Tomb Raider che già da qualche tempo era allo sbando, con gli ultimi capitoli veramente poco ispirati e grossolani. Ed è in quel momento che nacque una nuova Lara Croft, meno “morbida” e coraggiosa di quella conosciuta nella serie originale, ma che sicuramente ha avuto più strumenti e possibilità di far vivere ai giocatori un’avventura migliore, grazie  a un ritmo più incalzante e a una trama più sofisticata. 

Dopo il primo capitolo del reboot del 2013 ha fatto seguito verso la fine del 2015 Rise of The Tomb Raider, un sequel diretto del primo gioco dapprima esclusiva per console Microsoft poi successivamente pubblicato anche su PlayStation 4. Giungiamo così al 14 settembre 2018, giorno in cui Square-Enix ha pubblicato in tutto il mondo il terzo capitolo della nuova serie che, pare, sarà l’ultimo della trilogia.
La storia di Shadow of The Tomb Raider ha inizio nel Dia de Muertos in Messico, la festa dei defunti celebrata in maniera decisamente folkloristica, arricchita da canti e balli e da alcune maschere veramente spettacolari. Com’è facile pensare, Lara Croft non si trova lì per godere dei festeggiamenti, bensì per cercare di anticipare nella ricerca di un prezioso manufatto Maya la già nota organizzazione criminale presente anche nei precedenti capitoli: la Trinità. Non ci vorrà troppo affinché la situazione precipiti e  che la semplice ricerca dell’artefatto si trasformi in un vero e proprio tentativo di salvare il mondo da una imminente catastrofe.
Con nostro grande piacere, abbiamo notato quanto in Shadow of The Tomb Raider il team di sviluppo abbia voluto trattare tematiche più adulte,  anche mettendo a schermo situazioni spesso crude e violente: non ci vorrà troppo prima che assisteremo alla morte di un bambino oppure ci troveremo a nuotare tra decine di cadaveri galleggianti  A dare maggiore enfasi alle immagini a schermo, ci pensano scene e inquadrature ispirate ai migliori Colossal di Hollywood o, in alcuni casi, ad altri capolavori di questa generazione di console (qualcuno ha detto Uncharted 4?).
Al di là della possibilità che l’ultimo capitolo della serie creata da  Naughty Dog possa avere dato o meno ispirazione a Crystal Dynamics  per alcune meccaniche di gioco, Shadow of The Tomb Raider si presenta come un prodotto molto più completo dal punto di vista ludico, riuscendo a proporre alcune situazioni di gioco e alcune azioni fino a questo momento mai concepite in un titolo del genere. Per esempio questa volta Lara ha la possibilità sia di potersi mimetizzare con l’ambiente circostante sia di potersi coprire di fango al fine di risultare meno visibile dai vari nemici. Inoltre è possibile affrontare ciascuna situazione di gioco in diversi modi: preferite affrontare a viso aperto i soldati avversari, magari correndo il rischio di allertarne altri, oppure preferite un approccio più tattico aggirandoli, oppure, facendo sembrare tutto un semplice incidente?
In ogni caso, parallelamente a questo tatticismo del gioco, si sviluppa una componente molto più orientata all’azione, in cui saremo chiamati a far correre la nostra eroina, facendole scansare alcune trappole oppure facendole eseguire lunghi salti o scalate di ruvide pareti. Tornando per un attimo alla questione “nemici”, Lara avrà anche in questa avventura la possibilità di utilizzare diverse tipologie di armi contro i propri nemici: si va dal più silenzioso arco a un potente e rumoroso shotgun, passando per una rudimentale picozza utile per i combattimenti corpo a corpo. Non mancano neanche questa volta animali difficili da abbattere, ma utile per reperire materie preziose di cui vi spiegheremo l’utilità più avanti.

Rispetto al passato, Shadow of The Tomb Raider propone delle mappe di gioco molto più ampie che si sviluppano non solamente in larghezza ma anche in altezza e, per questo motivo, l’esplorazione delle diverse mappe non viene percepito dal giocatore come un “obbligo” bensì come un piacere o comunque un qualcosa di utile volto a migliorare le skills del proprio personaggio. Girando nelle varie mappe, raccogliendo i vari manufatti e sconfiggendo nemici, animali, raccogliendo materiali e oggetti vari è possibile ottenere punti abilità che potranno essere spesi all’interno dei tre diversi alberi delle abilità che, oltre a migliorare i parametri vitali della nostra eroina, le permetteranno di entrare in possesso di nuove abilità utili a completare in maniera più agevole le diverse missioni. Infatti, se all’inizio Lara sarà capace di eseguire attacchi e azioni basilari, procedendo nel gioco e sbloccando le nuove abilità sarà possibile produrre meno rumore in fase di caduta oppure saccheggiare automaticamente il cadavere del nemico se questi verrà ucciso in maniera silenziosa. Non mancherà ovviamente la possibilità di sbloccare nuove abilità e caratteristiche per le armi, al fine di renderle più resistenti oppure più precise; per migliorare le armi sarà necessario sfruttare le diverse risorse ottenibili. Abbiamo inoltre gradito la possibilità di poter utilizzare diversi costumi per Lara, alcuni dei quali capaci di donare alla protagonista una particolare abilità speciale (c’è più di una chicca retrò tra i costumi, ma riserviamo a voi il piacere di scovarle!)


Similmente a quanto accaduto nei precedenti capitoli, Shadow of The Tomb Raider propone numerose tombe da scovare e da esplorare in lungo e in largo, non senza qualche difficoltà dovuta alla presenza di  tranelli nascosti e intricati enigmi. A tal proposito bisogna segnalare che all’interno dei vari menù di Shadow of The Tomb Raider è possibile modificare anche nel corso della partita il livello di difficoltà oppure decidere, in alternativa, di rendere più semplice alcuni elementi e più complessi altri: potrete decidere di avere nemici più forti e, al contempo, affrontare degli enigmi più semplici.
Dal punto di vista tecnico Shadow of The Tomb Raider non offre sostanziali novità rispetto al passato, piuttosto presenta una maggiore cura dei dettagli delle ambientazioni e della realizzazione dei diversi effetti visivi, mentre non sempre risulta convincente la mimica facciale dei personaggi. Particolare menzione, invece, merita il sonoro del gioco che propone un doppiaggio in lingua italiana veramente soddisfacente, unito a un campionario di effetti sonori di ottima fattura. La colonna sonora di Shadow of The Tomb Raider offre un vasto numero di brani che si mescolano alla perfezione con le immagini a schermo.

Shadow of The Tomb Raider è un titolo che senza ombra di dubbio ha superato ogni nostra più rosea aspettativa. Sebbene il nostro timore era quello di trovarci di fronte a un prodotto già visto che nulla di nuovo aveva da proporre se non una trama nuova, i ragazzi di Crystal Dynamics sono stati capaci di sorprenderci, sfornando una delle più belle storie degli ultimi tempi e una degna conclusione di una eccellente trilogia. Se proprio dovessimo cercare un difetto in Shadow of The Tomb Raider, questo sarebbe da ricercarsi nello scarso tentativo di osare da parte del team di sviluppo, introducendo nel gameplay qualche elemento che fosse realmente rivoluzionario. In ogni caso Shadow of The Tomb Raider è uno dei migliori titoli di questa generazione e merita di essere acquistato, soprattutto se avete completato i primi due capitoli della serie (che ricordiamo devono essere giocati al fine di comprendere correttamente tutta la storia).
8.8
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.